Acque Federali: un patrimonio gestito e curato per i nostri iscritti
Un patrimonio di valore unico, una risorsa condivisa pensata per tutti i pescatori alla ricerca dei migliori luoghi dove esprimere al massimo la propria passione.
È questo il contributo che FIPSAS mette a disposizione degli angler che investono energie e risorse per pescare in contesti d’eccellenza: ambienti acquatici di straordinaria bellezza, fiumi e laghi in cui le popolazioni ittiche prosperano e gli ecosistemi sono protetti dalle principali minacce come inquinamento, bracconaggio, abbandono e svasamenti incontrollati.
Acque Federali
Canale Cavrato
VEDalla chiusa con il fiume Tagliamento al ponte " della Bruna ".
Concessione: A.P.S. Martin Pescatore - acque convenzionate F.I.P.S.A.S.
Come arrivare: Uscita Autostrada A4 (VE-TS) Portogruaro Strada per Bibione Mare dove sovrappassa il corso d'acqua in località Cesarolo.
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
A.P.S. Martin Pescatore via Conciliazione 146 - Cesarolo di San Michele al Tagliamento
Cave Praello
VEN° 2 cave comunicanti tra loro site in località S. Liberale del Comune di Marcon.
Alimentate parzialmente dal Canale Fossa d'Argine e da risorgive.
Superficie complessiva mt 70.000 c.ca. Sponde praticabili e pescabili per oltre i 2/3.
Come arrivare: Uscita autostradale Quarto d'Altino (A4) strada provinciale per Marcon
Tecniche di pesca
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Regolamento interno
Divieto di pesca da natante.
Divieto di pesca nelle giornate in cui si svolgono competizioni di Carp-Fishing.
Adda
CRtratto del fiume Adda che viene identificato dal ponte vecchio di rivolta d'adda posto al confine del territorio cremonese fino a monte del ponte medesimo
Come arrivare: S.S. Rivoltana in Comune di Rivolta d'Adda.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Canale Grassaga
VEDal confine con la Provincia di Treviso fino all'incrocio con i canali Piavon e Brian.
Come arrivare: Autostrada A28 - uscita Noventa di Piave - strada locale per località Grassaga (San Donà di Piave)
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
Fiume Zero
VE- Tratto del Fiume Zero che va dal Canale Fossa D'Argine compreso il Bacino "Del Poian"fino alla confluenza col Fiume Dese.
Concessione all'A.S.D. Dream Carp Revolution, affiliata alla FIPSAS.
Acque Convezionate FIPSAS Venezia
Regolamento interno
Lago San Nicolò
VEEX Cava Privata, di estrazione
Come arrivare: Uscita autostradale di Portogruaro, seguire indicazioni Mc Donalds ed troviamo il lago attaccato.
Tecniche di pesca
Regolamento interno
Tutto No Kill
Taglio Nuovissimo
VEDall'innesto con il Naviglio Brenta in località Mira Centro fino a mt. 300 a valle del salto d'acqua di Ca' Molin
- Nei primi 500 mt vige il divieto di pesca per Riposo Biologico
Come arrivare: Autostrada (A4) uscita Mestre Strada Provinciale Riviera del Brenta fino al centro di Mira
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Regolamento interno
TORRENTE TALVERA
BZIl Talvera è un torrente di pianura con caratteristiche montane che scorre nel centro di Bolzano. Leader incontrastata delle sue acque è la trota fario. E’ sicuramente un fiume per pescatori esperti che vogliono mettersi alla prova con acque veloci, forti, che si alternano ad insenature e rivoli d’acqua più dolci. I due tratti Fipsas sono lunghi complessivamente 2.600 metri: dal ponte di Sant’Antonio fino alla passarella Rosmini consentita la sola pesca a mosca. Fino al ponte della pista ciclabile alla confluenza con l’Isarco permesso anche lo spinning con amo singolo. Le strutture naturali con prevalenza di massi sparsi non rendono facile l’azione ma di sicuro ne aumentano il fascino. Il popolamento ittico è costituito prevalentemente di trote fario e secondariamente di marmorate, ibridfi e qualche iridea. Nei periodi di acqua chiara, i pesci sono molto prudenti e la pesca risulta impegnativa. Un’acqua leggermente velata consente invece la cattura di prede di dimensioni maggiori. Si consiglia la mosca a secca: ninfe scure, medio-grandi, leggermente piombate. Sono vietate le ancorette. Periodo migliore: primavera-estate.
Come arrivare: Il tratto in convenzione si raggiunge dalla strada (indicazioni da Bolzano) della Val Sarentino e del Passo di Pennes. A monte della località “Moarhäusl“ (dopo il vecchio tunnel stradale all’altezza dello sbocco dell’affluente destro Rio Avigna) l’accesso al torrente è relativamente semplice. A valle si trovano alcune vie d’accesso: dalla località Sill (deviazione al ponte a monte di Castel Roncolo fino al campo di pattinaggio), in prossimità del “Johanniskofel“ (ponte sospeso sopra la gola, sentiero Nr. 4, parcheggi lungo la strada dopo 2 brevi tunnel) e circa 500 m a monte di questi nei pressi di un vecchio tunnel stradale in disuso.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Fipsas point:
Pesca Sport
viale Druso, 9 - Bolzano
tel. 0471/281251
Pesca Fogato
via Resia, 114 - Bolzano
tel. 0471/917014
Pesca 2000
Viale Venezia, 3 - Bolzano
tel. 0471/262364
Fischer
Piazza Mazzini, 18 - Bolzano
tel. 0471/270777
Bar Lidia
Via Firenze, 9 - Bolzano
tel. 348/2639051
Tutto per la pesca
Via Nazionale, 49 - Bronzolo
tel. 0471/967014
Regolamento interno
243/B – Zona mosca e spinning
Dal ponte di S. Antonio fino alla passerella posta a monte del ponte Talvera è consentita oltre ai sistemi a mosca, la pesca a spinning con artificiale, armati di amo singolo 1 cm. di apertura senza ardiglione (ancorette vietate).
243/A – Zona mosca NO KILL
Dalla passerella posta a monte del ponte Talvera fino al ponte della ciclabile (ponte giallo) è consentita solo la pesca a mosca senza prelievo – “NO KILL”.
E' d'obbligo il possesso della Tessera Federale e del permesso giornaliero.
Vacchelli canale
LODall’edificio di regolazione in comune di Merlino località Marzano (LO) al suo termine in località Tomba Morta in comune di Genivolta.Divieto di pesca nel tratto corrente fra il ponte di roggia Acquarossa (progr. km 12.288) e il ponte di roggia Alchina (progr. km 14.060) in territorio di Bagnolo Cremasco.Zone di pesca NO KILL per Marmorata e Temolo.
Il Vacchelli deriva dall'Adda in località Marzano-Bocchi, nel comune di Merlino (in provincia di Lodi), ove si utilizza una chiusa del fiume per convogliare le acque nel canale, presso la morta del Bocchi che dà il nome alla località. Attraversa quindi la pianura lodigiana con andamento nord ovest-sud est passando per Spino d'Adda, Palazzo Pignano, Vaiano Cremasco e Trescore Cremasco, per poi giungere a Crema di cui attraversa, pensile, la periferia settentrionale. Scavalca il fiume Serio mediante un ardito ponte e quindi prosegue verso Salvirola. Qui il suo corso si divide: un braccio va a confluire nel Naviglio di Cremona, mentre il ramo principale prosegue verso sud ovest terminando alle Tombe Morte, importante nodo idraulico, ove le sue acque vanno a miscelarsi con quelle del già citato naviglio di Cremona e del naviglio Grande Pallavicino che qui si incontrano.
Situazione ambientale
Il percorso del Vacchelli è quasi interamente rettilineo e le poche curve sono diventate zone caratteristiche. Grazie alla scelta del Consorzio irrigazioni cremonesi di limitare al minimo gli scarichi fognari che entrano nel canale, la acque hanno conservato una buona qualità e sono ricche di fauna ittica pregiata: trote marmorate, temoli, alcuni dei quali addirittura nidificano nel Vacchelli, inoltre è possibile trovare cavedani, carpe e rarissimi lucci italiani. Il canale è difatti mèta di alcuni recuperi volti alla conservazione delle specie ittiche autoctone.
I suoi trentaquattro chilometri di lunghezza sono mèta di escursioni e gite: in particolare è possibile percorrerli in bicicletta, lungo una delle due strade alzaie, trasformata in pista ciclabile con fondo in terra battuta che, essendo percorso anche da carri agricoli, s'è velocemente deteriorato, pur mantenendo una sufficiente percorribilità.
Permessi in vendita presso: Colpo In Canna S.A.S., Negozio Pesca 3 P, Un "Po" Di Pesca, Passione Pesca
Come arrivare: Dall'autostrada del Sole (A1) tratto Milano/Bologna prendere l'uscita per Lodi. Da Lodi prendere la SS235 per Crema.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Acque Alte canale
CRdallo sbocco della chiavica di San Martino in comune di San Martino del Lago fino a sfociare nel fiume Oglio in loc. S.Pietro di Gazzuolo (MN)
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Scandolara Ravara, San Martino del Lago, Solarolo Rainero, S.Giovanni in Croce, Casteldidone, Spineda, Rivarolo Mn., Bozzolo, San Martino Argine (MN), Gazzuolo (MN).
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Adda
LOIn sponda DESTRA dalla cascina Guastimone situata tra i confini di Turano Lodigiano con Bertonico fin subito a valle dello sbocco del colatore Muzza in Adda, mentre in sponda SINISTRA nei comuni di Moscazzano, Montodine, Ripalta Arpina,Gombito e Formigara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Adda
CRsponda destra lodigiana dal colatore Calandrone nel comune di Merlino (LO), in doppia sponda, fino alla cascina Rina in comune di Zelo Buon Persico (LO)e in sponda sinistra fino alla cascina Erbatico in comune di Spino d' Adda.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Adda
CRFiume di bellezza unica ricco e pescoso tratto che inizia da Ponte di Rivolta, ma non è possibile pescare dal sopracitato ponte fino a valle del salto quindi circa 400m sulla sponda sinistra e 260m sulla sponda destra. Il diritto riguarda solo la sponda destra.
Come arrivare: S.S. Rivoltana
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Adda Fiume
CRin doppia sponda, con inizio: in sponda DESTRA dalla Cascina Boscone in comune di Camairago (LO) fino al cippo in granito in loc. Valentino in comune di Camairago. In sponda SINISTRA dalla cascina Magna in comune di Formigara fino all' attraversamento del gasdotto posto in prossimità della cascina Manna in comune di Pizzighettone.
Come arrivare: Comune di Formigara ( CR) porto fluviale per imbarco natanti
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
ANIENE (Fiume Aniene)
RML’Aniene è il corso d’acqua a salmonidi più importante della provincia di Roma e proprio nel tratto che scorre a Subiaco attrae sia il pescatore generico sia l’agonista. Sempre ricco d’acqua, velocissimo, alterna tratti quasi canalizzati che lo fanno assomigliare a un chalk stream ad altri più irregolari che ospitano gare di kayak e rafting. Ideale punto di partenza dell’itinerario è il ponte di San Francesco, situato a valle di Subiaco. Da qui, risalendo, si può pescare nel tratto adibito a campo di gara, dove la presenza di pesce è sempre garantita da massicce immissioni. Presente anche una buona popolazione di trote selvatiche. La pesca con esche naturali è la più redditizia con una lunga teleregolabile da 10 o 11,50 metri. La zavorra ideale è una sfera di piombo variabile tra 8 e 15-20 grammi, a seconda dei livelli d’acqua. In alternativa, lunghe e pesanti corone da 8-12 grammi realizzate con pallini del n.0. Vermi e camole del miele le esche migliori. Periodo migliore da fine aprile a fine settembre.
Come arrivare: Chi proviene da Roma tramite la Via Tiburtina, dopo la stazione di Mandela Scalo, girando a destra per Sambuci transiterà direttamente sopra lo stesso ponte sulla SP 41a. Subito dopo il ponte, sulla sinistra c'è una strada sterrata che conduce alla ZPC 3. Va percorsa l asciando l'auto esclusivamente press o il parcheggio dell’InfoPoint “Le Roscelle”. Chi proviene dall'Abruzzo, percorrendo l'Autostrada A24 uscita Vicovaro-Mandela. A 400 metri da questa uscita, in direzione Subiaco, si percorre la SS Tiburtina affianco al fiume Aniene, girando a d estra per Sambuci si transita proprio sopra al ponte sulla SP41a che dalla SS5 Tiburtina conduce a Sambuci. Il ponte costituisce il limite i nferiore della ZPC 3 e l’inizio delle acque convenzionate FIPSAS - Regione Lazio
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
ARGENTINA
IMIl tratto convenzionato con la Fipsas va dalle sorgenti, percorre tutta l'asta principale e i suoi affluenti e arriva fino al ponte autostradale, escluso Rio Carpasina.
Il bacino dell'Argentina ha caratteristiche torrentizie.
Dalla sorgente e sino a Molini di Triora è zona troticola, a valle di Molini di Triora e fino a Taggia è mista trote/ciprinidi; da Taggia al mare non è pescabile a causa di secche estive.
Il torrente Carpasina è in concessione al Comune.
Nel tratto di categoria B vengono effettuate periodiche immissioni di trote pronta pesca.
Come arrivare: Lasciata l' autostrada A10 al casello di Taggia, dopo circa 1,5 Km ci si innesta sulla SS. Aurelia in direzione di Imperia. Al primo bivio a sinistra si prende la SP della Valle Argentina in direzione Taggia/Molini di Triora/Triora. Si costeggia tutto il fiume sino a Molini di Triora. Per la zona alta a Molini di Triora si prende a destra per Triora.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Nella tratta compresa tra le sorgenti e il Ponte Romanico di Lucca e il tratto del Rio Capriolo dalle sorgenti al Molino di Pio viene istituita una zona a regime particolare denominata "Zona Montana Valle Argentina".
In queste ultime tratte è consentita la pesca con un solo amo privo di ardiglione.
Il permesso aggiuntivo è reperibile c/o il negozio La Strega di Triora in Triora.
Regolamento interno
E' consentito l'uso di tre ami (cucchiaino/ancoretta) per la pesca con esche artificiali.
Vige Regolamento Regionale.
Acque di categoria A: dalle sorgenti fino a Molini di Triora.
Acque di categoria B: da Molini di Triora al Viadotto autostradale di Taggia.
Vige divieto di pesca nel Rio Boetto (dal ponte dell'Sp 548 alla confluenza del Torrente Argentina)e nel Rio Gavano (dal ponte Romanico alla confluenza con l'Argentina).
Zona no-kill da 50 m a valle della confluenza con il Rio Boetto sino a 50 m a monte del Ponte della Ferriera (Molini di Triora).
Tratta invernale: dal Ponte Autostradale al Ponte della Cava.
ARROSCIA
IMTratta scorrente nel Comune di Pieve di Teco comprensivo degli affluenti (Arogna, Zerencà, Giara di Rezzo) e tratta scorrente nel Comune di Vessalico.
Tratto a carattere torrentizio.
Nella tratta di categoria B vengono effettuate periodiche immissioni di trote pronta pesca.
Come arrivare: Lasciata A 10 all'uscita Imperia Est si svolta a destra in direzione Torino, dopo circa 20 Km si arriva all'abitato di Pieve di Teco.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
tel 0183296735
Vige regolamento Regionale.
E' necessario il possesso della tessera Federale, licenza Governativa (versamento) e libretto segna catture Regionale.
Regolamento interno
E' altresì consentito l'utilizzo di tre ami (cucchiaino/ancoretta) per la pesca con esche artificiali.
Tratte convenzionate.
Divieto di pesca: Torrente Arogna, dal Lago degli Angeli fino alla confluenza con l'Arroscia.
Tratto invernale: dal cimitero di Pieve di Teco al Ponte Medioevale di Borghetto d'Arroscia.
ARS TRONTO (tratto 1)
APIstituita nel 2007, l’Area a Regolamentazione Specifica ARS TRONTO ubicata nel centro cittadino di Ascoli Piceno, presenta importanti novità a partire dalla stagione 2019. La FIPSAS gestisce la riserva tramite il suo club affiliato Fly Fisherman Club, che vanta 31 anni di storia e che fin dall'inizio porta avanti le numerose attività legate alla riserva (cura e pulizia del fiume, ripopolamenti, manutenzione dei sentieri, tabellazione, controlli ecc..). Negli anni di gestione, tantissimi sono stati i frequentatori provenienti da diverse regioni, confermando Ascoli Piceno come una città capace di offrire, oltre alla pesca ricreativa pura e semplice, un ampio spettro di offerte turistiche di alto livello che vanno dall’enogastronomia al contenuto storico-culturale. Pur trovandosi in un’area urbana, il contesto scarsamente antropizzato e le sponde del fiume molto incassate, rendono l’ARS Tronto un habitat altamente rustico e naturalistico.
Rilascio permessi
Oltre al permesso di pesca è necessario essere muniti di licenza governativa in corso di validità. La pesca nella riserva ARS Tronto è consentita dal 1 Gennaio al 31 dicembre
Ulteriori info nonché i regolamenti completi per ogni singolo tratto sarà possibile trovarli visitando il sito www.flyfisherman.it o consultare la pagina facebook “@arstronto”.
Regolamento interno
Limite superiore della riserva dal ponte di Porta Solestà fino al collettore del Circolo tennis “Morelli” (zona stadio). La conformazione di questo tratto varia ogni 50 mt e permette qualsiasi tipologia di approccio, secca, ninfa e streamer. Le lente e piatte acque della zona dei due ponti sono il punto preferito per gli amanti della pesca a secca, le schiuse non mancano e le bollate si manifestano in tutti i periodi dell'anno. Particolare attenzione andrà prestata nell’approccio a tale sito ed evitare di disturbare i pesci sospettosissimi, muovendosi in acqua con estrema cautela.
Il consiglio è di scegliersi una zona e rimanere fermi, dopo poco le bollate inizieranno sicuramente abbondanti
Salendo, iniziano i primi raschi, buche e correntine in cui è possibile trovare i pesci praticamente ovunque, anche e soprattutto nel sottoriva; è essenziale muoversi con accortezza evitando, almeno all'inizio, di entrare in acqua; la sponda di mano (orografica sinistra) è quasi sempre la migliore e questo facilita la pesca e le catture.
La pesca a streamer rende il massimo nei buconi anche se è attuabile comunque pescando a risalire, nei sottoriva. La pesca a ninfa è quella che dà maggiori risultati in quanto permette di pescare durante tutto l'arco della giornata in quasi tutte le condizioni; ovvio che nei momenti in cui i pesci saranno attivi in superficie, intenti a bollare, bisognerà approfittarne ed essere pronti per pescare a secca. Nelle correnti a margine dei buconi, ottimi risultati si potranno avere, specie nei periodi più caldi, pescando in caccia con formiconi o terrestrial.
Regolamento: TRATTO 1 (SOLO MOSCA) -
• Delimitazione e regolamento: dal ponte di Borgo Solestà al collettore in zona Campi da Tennis Morelli;
• Tecniche consentite: solo tecnica con la pesca a mosca sistema inglese e tenkara No Kill; la pesca è consentita esclusivamente con una sola canna, attrezzata con coda di topo o lenza per tenkara, ed uso di una sola mosca artificiale provvista di amo senza ardiglione o con ardiglione schiacciato;
• E’ vietato l’uso di piombi lungo la lenza (coda di topo e finale) e/o galleggianti di qualunque tipo, ad eccezione degli indicatori denominati “indicatore di abboccata” (strike indicator);
Le tipologie di permesso:
• Giornaliero: al costo di € 10,00
• Annuale: al costo di € 50,00
ARS TRONTO (tratto 2)
APIstituita nel 2007, l’Area a Regolamentazione Specifica ARS TRONTO ubicata nel centro cittadino di Ascoli Piceno, presenta importanti novità a partire dalla stagione 2019. La FIPSAS gestisce la riserva tramite il suo club affiliato Fly Fisherman Club, che vanta 31 anni di storia e che fin dall'inizio porta avanti le numerose attività legate alla riserva (cura e pulizia del fiume, ripopolamenti, manutenzione dei sentieri, tabellazione, controlli ecc..). Negli anni di gestione, tantissimi sono stati i frequentatori provenienti da diverse regioni, confermando Ascoli Piceno come una città capace di offrire, oltre alla pesca ricreativa pura e semplice, un ampio spettro di offerte turistiche di alto livello che vanno dall’enogastronomia al contenuto storico-culturale. Pur trovandosi in un’area urbana, il contesto scarsamente antropizzato e le sponde del fiume molto incassate, rendono l’ARS Tronto un habitat altamente rustico e naturalistico.
Rilascio permessi
Oltre al permesso di pesca è necessario essere muniti di licenza governativa in corso di validità. La pesca nella riserva ARS Tronto è consentita dal 1 Gennaio al 31 dicembre
Ulteriori info nonché i regolamenti completi per ogni singolo tratto sarà possibile trovarli visitando il sito www.flyfisherman.it o consultare la pagina facebook “@arstronto”.
Regolamento interno
Il tratto 2 va dal collettore in zona Campi da Tennis Morelli fino alla passerella pedonale di Monticelli. E' consentito pescare con tutte le tecniche, sempre con amo singolo senza ardiglione. Anche qui è obbligatorio il Catch and release.
Questo tratto si trova a valle rispetto al primo, si snoda alla periferia est della città e lo scenario è sicuramente più wild, incassato in un dislivello di circa 50 mt, scorre tra pareti di tufo e vegetazione rigogliosa per poi allargarsi, una volta giunto nel fondovalle, fino al confine che delimita il tratto stesso.
Anche qui ci sono numerosi spot interessanti, il livello di difficoltà è maggiore ma la taglia dei pesci presenti è più alta e la soddisfazione delle catture è direttamente proporzionale all'impegno e la caparbietà messe in campo.
A differenza del primo tratto, qui abbiamo a che fare con pesci che vengono insidiati con tutte le tecniche (Spinning, Mosca, Tenkara, Pesca al tocco) con una pressione di pesca sicuramente diversa che nel tempo rende le trote sospettose e difficili da insidiare.
Per quanto riguarda la tecnica d'approccio, valgono gli stessi consigli dati per il primo tratto visto che la conformazione è molto simile.
Regolamento: TRATTO 2 (TUTTE LE TECNICHE NO KILL)
• Tecniche consentite: pesca con artificiali e con esche naturali No Kill.
• “pesca con artificiali”: la pesca è consentita esclusivamente con una sola canna ed uso di un solo cucchiaino, o pesce finto muniti di un solo amo senza ardiglione o con lo stesso schiacciato, di una sola mosca artificiale provvista di amo senza ardiglione o con lo stesso schiacciato;
• “pesca con esche naturali”: la pesca è consentita esclusivamente con una sola canna con lenza munita di un solo amo senza ardiglione o con lo stesso schiacciato;
• E’ vietato l’uso delle ancorette; è vietata ogni forma di pasturazione e l’utilizzo e detenzione di attrezzi atti a contenere il pescato (cestino porta pesci e/o altri contenitori);
Le tipologie di permesso:
• Giornaliero: al costo di € 10,00
• Annuale: al costo di € 50,00
ARS TRONTO (tratto 3)
APIstituita nel 2007, l’Area a Regolamentazione Specifica ARS TRONTO ubicata nel centro cittadino di Ascoli Piceno, presenta importanti novità a partire dalla stagione 2019. La FIPSAS gestisce la riserva tramite il suo club affiliato Fly Fisherman Club, che vanta 31 anni di storia e che fin dall'inizio porta avanti le numerose attività legate alla riserva (cura e pulizia del fiume, ripopolamenti, manutenzione dei sentieri, tabellazione, controlli ecc..). Negli anni di gestione, tantissimi sono stati i frequentatori provenienti da diverse regioni, confermando Ascoli Piceno come una città capace di offrire, oltre alla pesca ricreativa pura e semplice, un ampio spettro di offerte turistiche di alto livello che vanno dall’enogastronomia al contenuto storico-culturale. Pur trovandosi in un’area urbana, il contesto scarsamente antropizzato e le sponde del fiume molto incassate, rendono l’ARS Tronto un habitat altamente rustico e naturalistico.
Rilascio permessi
Oltre al permesso di pesca è necessario essere muniti di licenza governativa in corso di validità. La pesca nella riserva ARS Tronto è consentita dal 1 Gennaio al 31 dicembre
Ulteriori info nonché i regolamenti completi per ogni singolo tratto sarà possibile trovarli visitando il sito www.flyfisherman.it o consultare la pagina facebook “@arstronto”.
Regolamento interno
Il tratto 3 si snoda a valle dei tratti 1 e 2, dalla passerella pedonale di Monticelli al ponte raccordo stradale tra SS4 Salaria e SP Bonifica in località Brecciarolo dove ha termine tutta la riserva. Il fiume in questa fase si allarga e risulta meno incassato rispetto ai due tratti a monte. Rimane comunque molto bello in termini di rusticità ambientale anche se costeggiato da una pista ciclabile. Sarà possibile in questo tratto trattenere tre salmonidi. La tecnica alla passata costituisce ovviamente in questo tratto la più adeguata per insediare sia i ciprinidi che i salmonidi.
Regolamento: TRATTO 3 (TUTTE LE TECNICHE CON PRELIEVO)
• Tecniche consentite: pesca con artificiali e con esche naturali con possibilità di prelevare 3 salmonidi della misura minima di 30 cm.
• “pesca con artificiali”: la pesca è consentita esclusivamente con una sola canna ed uso di un solo cucchiaino, o pesce finto muniti di un solo amo senza ardiglione o con lo stesso schiacciato, di una sola mosca artificiale provvista di amo senza ardiglione o con lo stesso schiacciato;
• “pesca con esche naturali”: la pesca è consentita esclusivamente con una sola canna con lenza munita di un solo amo senza ardiglione o con lo stesso schiacciato;
• E’ vietato l’uso delle ancorette; è vietata ogni forma di pasturazione;
Le tipologie di permesso:
• Giornaliero: al costo di € 10,00
• Annuale: al costo di € 50,00
Bacchiglione
PDIn Comune di Padova dal Ponte del Bassanello a valle fino al Ponte di Voltabarozzo. Lunghezza mt. 3.000 - Larghezza mt. 50/60. Oltre i limiti la gestione delle acque è della Provincia di Padova.
Come arrivare: Dal centro del Comune di Padova prendere Corso Milano, girare a sud per via San Bendetto, proseguire per Riviera Paleocapa, proseguire per Via Giotto, girare a Via Salerno ed arriverete alla Localtià Bassanello dove si trova il tratto di Fiume convenzionato FIPSAS.
Regolamento interno
Balcario Dugale
CRl'intero corso dalla sua origine nella fraz. di San Salvatore in Comune di Sospiro allo sbocco nel Riglio Delmonazza in comune di Celle Dati
Come arrivare: Comuni di Sospiro e Celle Dati
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Balcario Vecchio
CRl'intero corso d'acqua, dalla sua origine in comune di Cella Dati nei pressi della cascina Castelletto fino al ponte sotto la strada di Castelletto al suo sbocco nel Riglio Delmonazza in fregio alla strada Dosso de Frati nella fraz. di Solarolo Monasterolo in comune di Motta Baluffi
Come arrivare: da Cella Dati a Motta Baluffi
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
BEVERA
IMDal Confine di Stato al ponte di Collabassa.
Il bacino del Bevera presenta caratteristiche torrentizie con portata strettamente legata alle precipitazioni.
Come arrivare: Lasciata l' autostrada A10 al casello di Ventimiglia, ci si innesta sulla SS.20 in direzione di Tenda, la si percorre sino alla località San Michele deviazione per Olivetta San Michele. Raggiunto l'abitato si scende verso il torrente in località Bossarè
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Occorre altresì un permesso aggiuntivo rilasciato c/o la Riserva turistica di pesca Val Roia
Regolamento interno
- amo senza ardiglione;
- artificiale con amo singolo;
- catture max 2 salmonidi al giorno misura minima 35 cm.
Bolla Cavo
CRL' intero corso d' acqua, dalla sua oorigine in corrispondenza del Cavo Ciria Vecchia in comune di Vescovato alla sua immissione nel Cavo Diversivo Magio in comune di Torre Picenardi.
Come arrivare: Comuni attraversati : Vescovato, Cicognolo, Cappella de Picenardi, Pessina Cremonese e Torre Picenardi
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
NEGOZI CONVENZIONATI:
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Bonetti Dugale
CRl' intero corso d'acqua, dalla sua origine posta sul lato destro della Via Giuseppina, all' altezza della strada per S.Giacomo L. fino al suo sbocco nello scaricatore Reale in comune di Bonemerse
Come arrivare: la sua origine posta sul lato destro della Via Giuseppina, all' altezza della strada per S.Giacomo L. fino al suo sbocco nello scaricatore Reale in comune di Bonemerse
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Bonetto di Isolello
CRl' intero corso d'acqua, dalla sua origine nella fraz. di Isolello ( cimitero ) in comune di Cappella Picenardi al suo sbocco nel canale Tagliata in comune di Derovere.
Come arrivare: dalla fraz. di Isolello ( cimitero ) in comune di Cappella Picenardi al suo sbocco nel canale Tagliata in comune di Derovere.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
BORMIDA DI MILLESIMO
SVIl tratto va dalla confluenza col Rio Nero a valle, sino al ponte per Rio Freddo.
Come arrivare: Da Savona prendere la A6/E717 in direzione Genova – Ventimiglia – Autoporto. Proseguire in direzione Torino – T1 –T2 – T4. Proseguire in direzione Millesimo – Montezemolo. Prendere l’uscita Millesimo – Montezemolo. A Millesimo girare a sinistra per SS28BIS / SP28BIS in direzione Murialdo. Girare a sinistra per Via Gabriele d’Annunzio. Continuare su Via Enrico del Carretto. Alla rotonda prendere la 2° uscita e continuare sulla SP51. Girare a destra per Via Ferdinando Gavasi. Girare a destra per la SP51 / Borgata Ponte e proseguire fino a Murialdo
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
necessario il tesserino segnacatture
Regolamento interno
E’ obbligatorio munirsi del tesserino segnacatture rilasciato gratuitamente.
- Catture -
Per ogni giornata di pesca è consentita la cattura di 10 salmonidi (per tutte le altre specie ittiche vale il regolamento provinciale).
- Misure minime -
Trota fario: cm. 20
Trota iridea: cm. 20
Salmerino: cm. 22
Per tutte le altre specie ittiche vale il regolamento provinciale.
- Giornate di pesca consentite -
Nei tratti “A” (Tabelle con scritta rossa) lunedi’ – mercoledi’ – sabato – domenica e festiviNei tratti “B” (Tabelle con scritta nera) tutti i giorni escluso il venerdì.
- Tratti a regolamentazione particolare -
In Comune di Carcare è presente un tratto debitamente tabellato ed esclusivamente riservato ai ragazzi di età inferiore ai 15 anni, tratto nel quale vige il seguente regolamento:
E’ severamente vietata la pesca agli adulti i quali possono solo aiutare i “pierini” a slamare il pesce e inserire l’esca. Per gli adulti sorpresi a pescare in questo tratto, la penalità è da un minimo di €. 50,00 ad un massimo di €. 100,00. Nel tratto in oggetto la pesca è consentita tutti i giorni salvo il venerdì.
BORMIDA DI PALLARE
SVCaratteristiche del corso d'acqua: regime torrentizio. Il tratto in convenzione è quello che va dal ponte in loc. Romana a Bormida a valle, sino al ponte sulla SS 28 in Carcare.
Come arrivare: Uscita A6 per Altare, proseguire per Carcare ( sp. 29). Poi prendere la Provinciale per Pallare e Bormida (sp.15).
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
E’ obbligatorio munirsi del tesserino segnacatture rilasciato al costo di €. 3
- CATTURE -
Per ogni giornata di pesca è consentita la cattura di 10 salmonidi (per tutte le altre specie ittiche vale il regolamento provinciale).
MISURE MINIME
Trota fario: cm. 20
Trota iridea: cm. 20
Salmerino: cm. 22
Per tutte le altre specie ittiche vale il regolamento provinciale.
- GIORNATE DI PESCA CONSENTITE -
Nei tratti “A” (Tabelle con scritta rossa) lunedi’ – mercoledi’ – sabato – domenica e festivi
Nei tratti “B” (Tabelle con scritta nera) tutti i giorni escluso il venerdì
- TRATTI A REGOLAMENTAZIONE PARTICOLARE -
In Comune di Carcare è presente un tratto debitamente tabellato ed esclusivamente riservato ai ragazzi di età inferiore ai 15 anni, tratto nel quale vige il seguente regolamento:
E’ severamente vietata la pesca agli adulti i quali possono solo aiutare i “pierini” a slamare il pesce e inserire l’esca.
Per gli adulti sorpresi a pescare in questo tratto, la penalità è da un minimo di €. 50,00 ad un massimo di €. 100,00.
Nel tratto in oggetto la pesca è consentita tutti i giorni lunedì- mercoledì - sabato -domenica e festivi. -
Calciana Cavo
BGL' intero corso d' acqua, dall' edificio di regolazione in comune di Calcio alla sua immissione nel Naviglio Grande Pallavicino in comune di Soncino ( loc. strada comunale Melotta.Soncino)
Come arrivare: Attraversa il Comune di Calcio ( Bg) e Soncino
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
NEGOZI CONVENZIONATI:
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Calore
AVIl fiume Calore nel tratto iniziale ha caratteristiche tipiche del torrente appenninico mentre nel tratto di valle diviene un fiume di portata d'acqua maggiore e ampiezza che in alcuni punti supera 20 metri.
Nel tratto di monte, con predominanza di salmonidi, sono da preferire tecniche mirate alla cattura degli stessi. Il tratto da Luogosano fino al ponte di Calore (tratto di valle) e' ben popolata da ciprinidi, e altre specie di pesci come triotti, scardole, alborelle e anguille. La pesca consigliata e' la passata con bolognese di medie dimensioni 5/6 metri.
Come arrivare: Per raggiungere il fiume Calore uscita Autostrada AV/EST proseguire in direzione Lioni uscire a Montella e seguire le indicazioni Ponteromito fraz. si Nusco, li inizia il tratto di fiume convenzionato e finisce al ponte di Calore.
Tecniche di pesca
Rilascio permessi
Regolamento interno
CANAL BIANCO
VRIl Tartaro-Canalbianco-Po di Levante è un canale navigabile dell'Italia nordorientale che sbocca nel mare Adriatico fra l'Adige ed il Po, formato dal collegamento di parte dell'alveo di due fiumi, il Tartaro ed il Fissero con il Canalbianco, che è un canale scavato seguendo l'antico letto del fiume Tartaro.
Il tratto convenzionato FIPSAS va dalla confluenza del Fiume Tregnon a valle fino alla sbarra in località Torretta di Legnago per circa km 7,300 km. Il canale ha una profondità costante di circa 4 metri, per una larghezza di 70 metri; il fondale è liscio e la leggera corrente è influenzata dalla chiusura o apertura della diga di Torretta di Legnago.
Come arrivare: Da nord la ss.Transpolesana uscita Cerea seguire indicazioni per Castelmassa e S. Teresa in valle al ponte del C.Bianco a sinistra e a destra inizia il tratto di fiume in concessione.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Rilascio permessi
Regolamento interno
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessivo superiore a mt. 10.
Il bilancino è vietato.(decr.Amm.Prov. 7/4/99 n. 16). Si può detenere ed usare Kg.1 di larve di mosca carnaria (bigattini) e Kg. 4 di pastura asciutta.
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 maggio al 30 giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle "boilles".
E' vietata la pesca da natante se non espressamente autorizzata per Manifestazioni.
Regolamenti particolari:
Per l'utilizzo del campo di gara è necessaria l'autorizzazione della FIPSAS Sezione Provinciale di Verona che, a sua volta, verrà autorizzata dalla Regione Veneto,
Nelle competizioni l'uso degli sfarinati asciutti è di Kg. 4,0 per manifestazioni ad invito, Provinciali e regionali per i Campionati Italiani e Internazionali necessità chiedere la deroga e Kg. 1,0 di bigattini ( larva di mosca carnaria)
Nelle competizioni non è mai proibito l'uso del mais.
Per accedere al campo di gara, in qualsiasi giorno, è necessario munirsi di tesserino e chiave della sbarra.
CANAL BIANCO PO DI LEVANTE
ROIl tratto in Concessione va dal ponte azzurro SP41 a valle fino alla conca di Volta Grimana, Comuni interessati Adria e Loreo.
il Tratto ha una larghezza che va da 80/100 metri con una profondità che va dai 5/7 metri, acque di media velocità soggette a Marea fino ad un metro.
Come arrivare: Dal Comune di Loreo SP45 fino all'autodromo in zona Smergoncino in comune di Adria, da Porto Viro SP8 verso Loreo.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
N.B i permessi vengono rilasciati solo per le manifestazioni.
Regolamento interno
Canale Brian
VETratto compreso tra l'impianti idrovora di Staffolo in Comune di Torre di Mosto ed il Cimitero di San Giorgio di Livenza in Comune di Caorle
Come arrivare: Autostrada A28 - uscita Noventa di Piave o Cessalto poi strade locali per Torre di Mosto o San Giorgio di Livenza
Tecniche di pesca
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
Canale Caluso
TOIl Caluso è un canale irriguo e nel suo percorso alimenta alcune centraline per la produzione della corrente. La funzione irrigua a seconda della stagionalità evidenzia delle variazioni di portata a volte sensibili ma solo un mese all’anno (generalmente gennaio/febbraio) va in asciutta per lavori di manutenzione. Alcuni tratti hanno la sponda di cemento altri hanno un letto naturale, l’acqua è generalmente cristallina, proviene da una derivazione del fiume Orco che nasce ai piedi del Gran Paradiso e sfocia nel PO a Chivasso. Il canale Caluso è una derivazione del torrente Orco in regione Spineto di Castellamonte (TO) ha uno sviluppo totale di 32 Km e sfocia nella Dora Baltea a Mazzè. Il tratto interessato dalle immissioni di trote iridee è compreso dalle sue origini al comune di ARE. Nonostante alcuni tratti difficilmente raggiungibili per la presenza di vegetazione invasiva e spontanea, conserva alcuni chilometri di sponda praticabile e facilmente pescabile. Nel suo percorso si segnalail "vecchio mulino di Bairo" oggi B&B. Un antico mulino della seconda metà del 1500, recuperato e restaurato dai nipoti dell‘ultimo mugnaio, ha trovato nuova vita come agriturismo e location per eventi. Immerso nel verde della campagna canavesana, a 40 Km da Torino e a breve distanza dai principali centri d’interesse della zona, l’agriturismo offre 9 eleganti camere in stile rustico, tutte con bagno privato e tv satellitare. Il Vecchio Mulino è la location ideale per cerimonie, eventi e meeting aziendali in un ambiente rilassato ed ospitale. Il Mulino di Bairo è il luogo ideale per un week- end di pesca o in compagnia della famiglia, per celebrare momenti importanti o semplicemente per rigenerarsi e rilassarsi a contatto con la natura in un’oasi di benessere e tranquillità.
Permessi in vendita presso: Carlo Pesca Terrin, Pesca e Sport Piero, Effe Sport, Gigapesca, Hobby Pesca Sport, Mattioda, Victoria Sport, Capostagno Luigino, Pesca In, Sezione Provinciale
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Sistema di pagamento PAGOPA tramite l'apposito servizio "Licenza di pesca" su Sistemapiemonte:
http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/agricoltura/servizi/971-licenza-di-pesca.
Tessera FIPSAS acquistabile online sul SIF della Federazione oppure nei negozi di pesca (FIPSAS-POINT). Il costo è di 30,00 euro per gli adulti e 6,00 euro per i giovani.
Libretto segna catture € 10,00 acquistabile presso i negozi in elenco.
Regolamento interno
CANALE CALUSO - RISERVA DI BAIRO
TOLa riserva occupa circa 1800 metri del Canale Caluso e precisamente nel Comune di Bairo. Il Caluso è un canale irriguo e nel suo percorso alimenta alcune centraline per la produzione della corrente. La funzione irrigua a seconda della stagionalità evidenzia delle variazioni di portata a volte sensibili ma solo un mese all’anno (generalmente gennaio/febbraio) va in asciutta per lavori di manutenzione. Alcuni tratti hanno la sponda di cemento altri hanno un letto naturale, l’acqua è generalmente cristallina, proviene da una derivazione del fiume Orco che nasce ai piedi del Gran Paradiso e sfocia nella Dora Baltea a Mazzé. Il canale Caluso ha uno sviluppo totale di 32 Km e sfocia nella dora Baltea. Tutto il tratto della riserva è costeggiato da una strada rurale non asfaltata ma ben tenuta. E’ perciò un tratto facilmente avvicinabile anche da persone anziane.
Permessi in vendita presso: Gigapesca, Mattioda, Sezione Provinciale
Come arrivare: Dalla autostrada Torino-Aosta A5 uscita s. Giorgio Canavese. Statale Torino-Chivasso-Caluso- Ivrea.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Tesserati (No Kill mosca) € 15,00
Ospiti (Kill) € 25,00
Ospiti(No Kill)€ 18,00
Regolamento interno
Canale Cavetta
VETutto il corso d'acqua - dal fiume Sile - Piave Vecchia in Jesolo paese fino al fiume Piave in località Cortellazzo.
Sensibile al cuneo salino.
Come arrivare: Autostrada A4 uscita Mestre. Strada provinciale Jesolana. Autostrada a San Donà di Piave - strada argine fiume Piave fino alla località Cortellazzo.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
CANALE CAVOUR FT Novara blu
NOCanale artificiale che nasce a Chivasso dal Po e conclude il suo percorso in Ticino. Riceve acqua lungo il suo tratto dalla Dora Baltea, dal Diramatore alto Novarese e dal canale Regina Elena.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Giornaliero €5.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CANALE CAVOUR FT Novara blu NO-KILL
NOCanale artificiale che nasce a Chivasso dal Po e conclude il suo percorso in Ticino. Riceve acqua lungo il suo tratto dalla Dora Baltea, dal Diramatore alto Novarese e dal canale Regina Elena.
In particolare il tratto no-kill è compreso tra la ferrovia nord di Galliate e il diramatore Vigevano.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Giornaliero €5.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU NO KILL
1. Il pesce catturato va immediatamente rilasciato.
2. E' consentito tenere il pesce in nassa solo in occasione di manifestazioni agonistiche autorizzate.
3. Pesca consentita con la sola canna (massimo 2 in 3 mt.).
4. Pesca del siluro consentita anche con il vivo detenendo i soli pesci innescati (max 2, ovvero 1 x canna) che devono essere di lunghezza superiore ai 25 centimetri.
http://www.fipsas.novara.it/
CANALE COLATORE ADDETTA
MILe acque del canale fluiscono in provincia di Milano per tutto il percorso. In entrambe le sponde sono tutte sottoposte a convenzione fipsas. (d.d.) La lunghezza è di circa 9 chilometri.
a monte del comune di Zoate è vietata la pesca, la èzona segnalata, campi di golf.
Generalità
L’Addetta nasce dalla Muzza a Paullo e sfocia nel Lambro a monte di Melegnano. Più che un canale ha l’aspetto di un piccolo fiume. Lungo il percorso attraversa un territorio caratterizzato prevalentemente da campi coltivati, prati e aree boschive. La sua larghezza media oscilla tra i 12 e i 15 metri; la sua profondità varia tra 50 centimetri e 2 metri. Si possono trovare delle pozze profonde anche 4-5 metri. Il fondo è composto da ghiaia, con presenza di erbe ed ostacoli sommersi.
Campo gara
In sponda destra di fronte alla cascina Caluzzano, frazione di Zoate, comune di Tribiano. La capienza è di 25 concorrenti.
Permessi in vendita presso: Alex Pesca Sport
Come arrivare: Per giungervi da Milano si deve seguire la statale n. 9, via Emilia, fino a Melegnano; quindi si devono seguire le indicazioni per Melzo e Paullo.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
tel. 022043952
mail: segreteria@fipsasmi.it
Regolamento interno
Regolamento regionale n° 2/2018
regolamento di bacino n°4
CANALE DELLA FILATURA FT Novara rosso
NOCanale artificiale costruito per scopi industriali, nasce da Sesia nei pressi di Grignasco per poi immettersi nel suo corso nuovamente vicino a Prato Sesia.
Il tratto in questione finisce alle porte rosse compreso lo scaricatore di Grigniasco.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
Canale Malgher - Fosson
VEDal confine provinciale con Treviso fino al ponte sulla S.S. 14 - Corso di buona portata con acque medialmente correnti.
Come arrivare: Autostrada A.4 (Venezia - Trieste) uscita Santo Stino di Livenza - Km 1 circa verso il centro abitato del paese.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
La cattura di trote di qualunque varietà è limitata ad un massimo di 4 capi al giorno
CANALE MUZZA (Milano - canale Muzza (muzza morta ) 10379)
MII comuni interessati sono quelli di Cassano d’Adda,Albignano,Truccazzano, Lavagna, Conterico, Paullo, Villambrera e Cassino d'Adda..
Generalità
Il canale Muzza ha origine dall’Adda presso Cassano dalla confluenza del canale Linificio e Adda. Dopo un percorso di circa 50 chilometri attraversando i comuni di Albignano, Trucazzano, Lavagna, Conterico, Paullo ,Villambrera e la lanca di Muzza Morta valle di Lodi, nel comune di Castiglione d’Adda.
Il canale, oltre a fornire acqua per l’irrigazione delle campagne che attraversa, serve alle centrali elettriche dislocate lungo il suo percorso.
Ha una larghezza che si mantiene costante nei diversi tratti, compresa tra 30 e 50 metri. La profondità è anch’essa relativamente costante e in genere si mantiene attorno ai 2,5 metri. Corrente di media portata, questi contribuiscono ad ossigenare l’acqua, sempre chiara. Il corso d’acqua subisce variazioni dovute alle piene del fiume Brembo, che si immette in Adda qualche chilometro a monte della derivazione.
Permessi in vendita presso: Alex Pesca Sport
Come arrivare: Per giungervi da Milano si deve oltrepassare il paese di Cassano d’Adda: sia prima sia dopo il ponte che oltrepassa Muzza e Adda, si può accedere al canale.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Rilascio permessi
tel. 022043952
mail: segreteria@fipsasmi.it
Regolamento interno
Regolamento regionale 2/2018
Regolamento di bacino n°4
Zone di protezione e ripopolamento
dallo scaricatore (colatore) della Muzza (I, II, III, IV) fino al ponte di Rivolta d'Adda. Lungo il loro percorso attraversano un territorio caratterizzato prevalentemente da campi coltivati, prati e aree boschive. Nel corso dell’anno risentono di notevoli riduzioni di portata. Dal ponte di Rivolta d'Adda per 300 metri a valle è divieto assoluto di pesca.
CANALE NUOVO FT Novara blu
NODiramazione del fiume Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CANALE QUINTINO SELLA FT Novara Blu Veveri
NOCanale artificiale con sponde in cemento,attraversa la parte "commerciale" di Veveri.
Acque di derivazione dai Canali Cavour e Regina Elena,con relativa varietà di specie ittiche.
Permessi in vendita presso: La Boutique Della Pesca, Triesport Pesca Sportiva
Come arrivare: Uscita A4 Novara Est, prendere Tangenziale direzione lago maggiore, uscire alla prima uscita loc. Veveri.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Giornaliero €5.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CANALE QUINTINO SELLA FT Novara Rosso
NOCanale artificiale con sponde in cemento.
Acqua formata in parte dalle acque del canale Cavour e in parte dal canale Regina Elena.
Tratto interessato da immissione di salmonidi pronta pesca (vedi tesserino FT).
Permessi in vendita presso: La Boutique Della Pesca, Triesport Pesca Sportiva
Come arrivare: Uscita A4 Novara Est. il tratto scorre parallelo a C.so Della Vittoria nel Comune Di NOVARA
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Rilascio permessi
Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €15.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
CANALE QUINTINO SELLA NO-KILL FT Novara Rosso
NOCanale artificiale con sponde in cemento. Acqua formata in parte dalle acque del canale Cavour e in parte dal canale Regina Elena. A monte del tratto interessato immissione di salmonidi pronta pesca (vedi tesserino FT).
Come arrivare: Inizio tratto in Comune di Novara Via Domenico Maria da Novara, ramo sinistro fino a Via Giovanni Visconti.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €15
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
CANALE QUINTINO SELLA NO-KILL FT Novara Blu Veveri
NOBacino formato a valle della centrale sul Quintino Sella in località Veveri, piccolo bacino artificiale che da inizio al Canale Quintino Sella e relativo tratto di canale Q.Sella.
Qui le acque del canale cavour e Regina Elena si mescolano creado un insieme di specie ittiche più vario possibile.
Permessi in vendita presso: La Boutique Della Pesca, Triesport Pesca Sportiva
Come arrivare: Percorrendo la SS32 direzione Novara,arrivo sul ponte Canale Cavour in Loc. Veveri. parcheggio sulla destra dopo il ponte.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Giornaliero €5.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU NO KILL
1. Il pesce catturato va immediatamente rilasciato.
2. E' consentito tenere il pesce in nassa solo in occasione di manifestazioni agonistiche autorizzate.
3. Pesca consentita con la sola canna (massimo 2 in 3 mt.).
4. Pesca del siluro consentita anche con il vivo detenendo i soli pesci innescati (max 2, ovvero 1 x canna) che devono essere di lunghezza superiore ai 25 centimetri.
http://www.fipsas.novara.it/
CANALE REGINA ELENA FT Novara Rosso
NOCanale artificiale con sponde incementate, abbastanza profondo con forte corrente.
all'interno del tratto le diverse centraline creano dei piccoli bacini sopra e sotto di esse.
Nasce da presa sul Ticino in comune di Varallo Pombia (NO), quindi sono presenti molte specie ittiche del lago Maggiore.
Tratto che costeggia SS32 per buona parte del suo percorso,fino ad immettersi nel Canale Cavour in località Veveri.
Permessi in vendita presso: La Boutique Della Pesca, Pes.Ca.Vo. Srl, Pesca e' Sport, Triesport Pesca Sportiva
Come arrivare: Uscita A4 casello di Novara est,proseguire in direzione Lago Maggiore. uscita Tangenziale di Novara SS32 il tratto scorre parallelo alla statale sia in direzione Novara che in direzione Lago Maggiore
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Rilascio permessi
Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €15.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
Canale Revedoli
VEDalla chiusa sul Fiume Piave in prossimità della foce fino al ponte di Torre di Fine.
Acqua Salmastra
Come arrivare: Autostrada (A28) uscita Noventa di Piave poi strada locale per Eraclea Mare
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Regolamento interno
CANALE ROGGIA MORA FT Novara Rosso
NOCanale artificiale in parte con sponde naturalizate e in parte con sponde cementate.
Come arrivare: Uscita Ghemme/Romagnano Sesia A26. Tratto che scorre all'interno dei paesi Ghemme,Sizzano,Fara Novarese, Briona.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €15.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
Lungo tutto il canale è obbligatorio l'uso di un guadino
http://www.fipsas.novara.it/
CANALE ROGGIA MORA NO-KILL FT Novara rosso
NOTratto Roggia Mora No Kill rosso (con presenza di salmonidi) che scorre nelle località di Briona-Proh-San Bernardino-Cesto.
Canale artificiale con sponde sia cementate che naturalizzate,sponde alte ma possibilità di effettuare azione di pesca all'interno del corso d'acqua.
Il tratto comprende dal salto Passerella Merlini in comune di Briona, a confluenza con torrente Agogna in comune di Novara.
Pesca consentita tutto l'anno, con un tratto dedicato esclusivamente alla pesca con la mosca (tratto viola sulla cartina).
Presenza sia di salmonidi che ciprinidi.
Come arrivare: Uscita autostrada A4 casello Novara Ovest,proseguire direzione Valsesia sulla SP299, la mora scorre parallela alla destra della provinciale. La Mora scorre all'interno del territorio di Briona-Proh-San Bernardino-Cesto
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €15.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
Lungo tutto il canale è obbligatorio l'uso di un guadino
http://www.fipsas.novara.it/
Canale Serenissima (Idrovia Veneta Mira)
VEIn comune di Mira da località Cà Molin all'innesto con il Canale Bondante di Sotto (Laguna Veneta).
Da Ca' Molin alla chiusa fauna Ittica d'acqua dolce. - dalla chiusa al Bondante di Sotto fauna Ittica Marina
Come arrivare: Autostrada A4 prendere l' uscita Mestre poi la strada Romea per Chioggia
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
Canale Serenissima (Idrovia Veneta Vigonovo)
VEDal Confine con la Provincia di Padova in Comune di Vigonovo fino all'innesto con il fiume Brenta
Come arrivare: Autostrada A4 prendere l' uscita Padova Est poi la strada per Saonara e Vigonovo
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
CANNOBINO
VBTorrente che si snoda nella valle Cannobina fino a sfociare nel Lago Maggiore. Il tratto in questione è quello che scorre dal Sasso di Finero fino alla foce.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
Canobbia Nuova Cavo
CRL' intero corso d'acqua, dall'origine del corso d'acqua, presso la casa cantoniera del Consorzio lungo la strada Olmeneta-Gallarana in comune di Olmeneta, al suo termine in comune di Gabbioneta Binanuova.
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Olmeneta, Corte de Frati, Scandolara R/O, Grontardo e Pescarolo
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
NEGOZI CONVENZIONATI:
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Canobbia Vecchia Cavo
CRL'intero corso d'acqua, dall'origine in località Graffignana ( presso Cascina Graffignana) in comune di Casalbuttano, fino alla sua immissione nel Cavo Ciria Nuova presso la casa Cantoniera del Consorzio lungo la strada Olmeneta-Gallarana in comune di Olmeneta.
Come arrivare: dall'origine in località Graffignana ( presso Cascina Graffignana) in comune di Casalbuttano, fino alla sua immissione nel Cavo Ciria Nuova presso la casa Cantoniera del Consorzio lungo la strada Olmeneta-Gallarana in comune di Olmeneta.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
NEGOZI CONVENZIONATI:
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Casellone Canale
CRdalla sua origine in comune di Isola Dovarese, nei pressi della Latteria Coop del paese, fino allo sbocco nel colatore Laghetto in comune di Drizzona.
Come arrivare: da Isola Dovarese a Drizzona
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
CAVA DI BAGAGGIOLO (Cava Bagagiolo)
TVCava di estazione degli anni 40 con un perimetro di circa 1200mt per una profondità media 3.5 mt
acque di risorgive alimentate dalle falde del fiume Sile .
Permessi in vendita presso: Linea Sport, Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino, Hobby Pesca
Come arrivare: dal casello dell'autostrada Treviso Sud proseguire in direzione Roncade segire i cartelli Musestre Bagaggiolo e troviamo la cava sulla Sx
Tecniche di pesca
Spinning da Belly Boat
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Rilascio permessi
Permesso spinning annuale € 100.00
Permesso spinning Settimanale € 20.00
Permesso spinning giornaliero € 5.00
Permesso Carpfishing annuale € 100.00
Permesso Carpfishing Settimanale € 20.00
Permesso Carpfishing giornaliero € 5.00
Permesso Feeder annuale € 100.00
Permesso Feeder Settimanale € 20.00
Permesso Feeder giornaliero € 5.00
Permesso gare € 100.00 tutto il lago un giorno più 20,00 per ogni giorno in più
Permesso gare di Campionato Gratuito
Permesso per natante carpfishing o spinning € 10,00 A prenotazione
Regolamento interno
Tel 0422 848082 www.fipsas-tv.i
REGOLAMENTO DI PESCA
Permesso spinning annuale € 100.00
Permesso spinning Settimanale € 20.00
Permesso spinning giornaliero € 5.00
Permesso Carpfishing annuale € 100.00
Permesso Carpfishing Settimanale € 20.00
Permesso Carpfishing giornaliero € 5.00
Permesso Feeder annuale € 100.00
Permesso Feeder Settimanale € 20.00
Permesso Feeder giornaliero € 5.00
Permesso gare € 100.00 tutto il lago un giorno più 20,00 per ogni giorno in più
Permesso gare di Campionato Gratuito
Permesso per natante carpfishing o spinning € 10,00 A prenotazione
CAVA DI CASALE SUL SILE GRANDE (Cave di Casale)
TVDa sempre meta delle più diverse tipologie di pescatori, le cave di Casale sul Sile divenute famose già dagli inizi anni '90 per la generosità delle sue preziose acque, ora sono finalmente entrate a far parte del Parco del Sile.
La cava è alimentata da una serie di canali oltre ad avere delle sorgenti, queste cave vennero scavate negli anni 50 per l'estrazione di sabbia, hanno una profondita che va dal metro e mezzo fino ai tre e mezzo.
Permessi in vendita presso: Sport Sile S.R.L., Linea Sport, Tutto Per La Pesca By Achille, Poloniato Marino, Big Fish Srl
Come arrivare: dal casello dell'autostrada Passante di Mestre uscita Pregaziol seguire in direzione Casale sul Sile frazione Lughignano a circa 5 km troviamo le cave .
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Piazza San Antonio 6, Biancade TV
Tel 0422 848082 www.fipsas-tv.i
REGOLAMENTO DI PESCA
ALLEGATO ALLA CONVENZIONE ENTE PARCO SILE – FIPSAS PER LA GESTIONE
DELLA PESCA SPORTIVA E DILETTANTISTICA SUL FIUME SILE
Art. 1 Limiti geografici della concessione.
Il presente regolamento si applica nel tratto del Fiume Sile che,
entro i confini della Provincia di Treviso, va dal tratto a valle della centrale idroelettrica di Silea fino al ponte dell’autostrada A4 Venezia-Trieste, compreso il ramo morto di Villapendola di Casier, il ramo morto in località Lughignano di Casale sul Sile, il ramo morto in località Sant’Elena di Silea, le cave dette di Biondi e le cave in località Lughignano di Casale sul Sile.
All’interno di questo tratto sono istituite le seguenti zone di ripopolamento e riposo biologico ove la pesca è sempre vietata:
1. dalla centrale idroelettrica di Silea per la lunghezza di 200 mt a valle;
2. il braccio morto del Fiume Sile in località Sant'Elena di Silea nella sua diramazione a valle fino all’inizio dei pontili;
3. l'ansa di fiume sulla sponda idrografica sinistra del fiume Sile delimitata dalle bricole antistante il porto fluviale di Casier;
4. la sponda idrografica destra del Fiume Sile nella zona denominata i Burci in località Casier, per l'intera lunghezza dei pontili in legno e per una distanza di circa 6 metri dagli stessi.
5. In tutto il territorio oggetto della presenta concessione di pesca è vietato:
- abbandonare anche temporaneamente rifiuti
- accendere fuochi o adottare qualsiasi comportamento che possa generare rischi di incendio
- raccogliere o danneggiare flora, prodotti di sottobosco, fauna e insetti
- introdurre specie animali e vegetali alloctone
- accedere con veicoli motorizzati
- navigare con natanti a velocità superiore a 8 km/h
- lasciare animali da affezione senza guinzaglio
- installare tende senza specifica autorizzazione
Le inosservanze ai divieti verranno segnalate all’Ente Parco per l’irrorazione delle relative sanzioni.
Le GGV in forza della Convenzione con l’Ente Parco del Sile sono autorizzate dallo stesso a rilevare le generalità dei trasgressori alle norme sopracitate.
E’ sempre consigliato l’utilizzo del salvagente per la pesca da barca.
Art. 2 Modalità di pesca NO KILL
Salvo quanto previsto ai successivi artt. 5 e 6 e comunque in tutto il territorio in concessione in cui vige il Regolamento Speciale 1- di cui al successivo articolo 5, la cattura delle specie sotto elencate è consentita solo in modalità NO KILL (con obbligo di rilascio immediato dopo la cattura):
? luccio (Esox lucius );
? carpa (Cyprinus carpio);
? tutte le specie di storione (Acipenserspp.);
? tinca (Tinca tinca);
? trota marmorata (Salmo truttamarmoratus).
? pigo (Rutiluspigus).
Art. 3 Permesso di pesca
L’esercizio della pesca nell’area di gestione è consentita ai titolari di licenza di pesca e del permesso del Concessionario previo rilascio di un permesso annuale o di un permesso giornaliero contenente: il regolamento vigente nella concessione; le norme di comportamento all’interno del Parco; le sanzioni per i trasgressori; i confini del territorio della concessione; le norme generali, i recapiti e la composizione del comitato di gestione della concessione. gratuitamente ai soli possessori di tessera F.I.P.S.A.S., necessaria per la copertura assicurativa dei soci dei fruitori della concessione. Il permesso giornaliero sarà rilasciato anche ai non iscritti F.I.P.S.A.S, purché in possesso di licenza di pesca, al costo di Euro 8,00 e di Euro 5,00
per i minori di anni 14 (quattordici). Per i minori di anni 14 il costo del permesso giornaliero sarà dovuto
solo per la prima giornata di pesca per garantire l’assicurazione personale, i permessi giornalieri successivi
all’interno dello stesso anno solare saranno gratuiti. I permessi annuali o giornalieri verranno rilasciati
presso, la sede F.I.P.S.A.S in Via Sant’Antonio n. 6 loc. Biancade di Roncade (TV) e nei punti di distribuzione
ed esercizi convenzionati tra i quali:
? Linea Sport di Bruno Dotto via San Antonio n. 8 Roncade loc. Biancade (TV);
? Sport Sile Via Internati 1943/45 n.37/A Silea (TV);
? Trattoria Casa Mia, Piazza Pio X° , Casier (TV);
? Boscolo Sport, Preganziol (TV)
? Tutto Pesca da Achille, Ponte di Piave (TV);
? Giorgio Sport, Conegliano (TV);
? Polo Pesca, Crocetta del Montello (TV);
? Top Fisch, Gorgo al Monticano;
? Zero Pesca, Zero Branco (TV);
? Armeria Diana, Castelfranco (TV);
? e tutte le società affiliate alla F.I.P.S.A.S.
L’aggiornamento dei punti di distribuzione sarà indicato sui siti web www.parcosile.it e www.fipsas-tv.it , a
fine stagione e comunque entro e non oltre il 15 gennaio dell'anno successivo, il libretto va restituito al
punto di rilascio (negozio, esercizio o società) da cui è stato rilasciato.
Art. 4 Esche e tecniche consentite
La pesca è consentita con un numero massimo di tre canne per ogni pescatore, armate massimo di 2 ami
per canna senza ardiglione o con ardiglione schiacciato, ad esclusione di ami con apertura minore di cm
0,5. Sono consentite le seguenti esche naturali e la relativa pasturazione (ad esclusione del pesciolino vivo)
bigattino o larva di mosca carnaria, crisalide, camole, vermi di terra, vermi d’acqua, boiles, mais e altre
esche vegetali, uva , pellets, impasti di sfarinati vegetali, pane.
Sono consentite le seguenti esche artificiali armate con ami o ancorette senza ardiglione o con ardiglione
schiacciato: cucchiaini, spinnerbaits, jigs, pesci finti (rapala), minnows, jerkbait, crankbait, softshad,
topwater), esche siliconiche (vermi, creatures, tubes, lizards, rane di gomma, hairjig, dawgs, shad), mosche
artificiali (secche, sommerse, streamers).
Chiunque usi la tecnica del pesce morto può usare una sola canna e non sono consentite altre tecniche
contemporaneamente
Art. 5 REGOLAMENTI SPECIALI
Regolamento speciale “Zona 1”: (Che comprende :da 200 mt a valle della centrale idroelettrica di Silea, al
Braccio morto di San Michele Vecchio escluso, compresi il ramo di Villapendola, le cave dette di Biondi in
località Casier e Le cave di Lughignano dette di Casale sul Sile) la cattura delle specie sotto elencate è
consentita solo in modalità NO KILL (obbligo di rilascio dopo la cattura) - tranne per l’anguilla per cui vale
quanto specificato all’art. 7:
LUCCIO (Esoxlucius ) - CARPA (Cyprinus carpio) tutte le specie di STORIONE (Acipenserspp.) - TINCA (Tinca
tinca )TROTA MARMORATA (Salmo truttamarmoratus) PIGO (Rutiluspigus)
Di tutte le specie alloctone è vietata la re immissione in acqua e vige l’obbligo del trattenimento.
Disposizioni particolari e divieti:
1) divieto assoluto di pesca con utilizzo di pesci vivi come esca;
2) Divieto di pesca con pesciolino morto dal 1 Gennaio al 15 Aprile
3) Dal 1 gennaio al 15 APRILE compreso, di ogni anno durante il periodo di riproduzione del Luccio, è
vietata la pesca a spinning da natante e da Belly Boat in tutte le acque della concessione., Inoltre è vietata
la pesca a spinning nei tratti del Ramo Morto di S. Elena , nel Ramo Morto di Lughignano, e nel Morto di
Silea (Porto turistico di Silea), tali tratti sono da intendersi sino alla confluenza nell’asta principale del
fiume. A parziale deroga in tale periodo è consentita la pesca con esche artificiali (TECNICA LIGHT GAME) di
gomma o silicone non superiori a 5 cm (nel computo non si comprende l’eventuale lunghezza della testina
piombata) e tutte le esche HARDBAIT (esca rigida) non superiore ai 6 cm. (la misura si considera con amo
montato) montate con solo amo. Tutte le esche siliconiche o gomma e hardbait devono essere montate
con amo singolo,terminante con un solo dardo senza artiglione,con apertura massima di cm 1.
4) divieto di pesca con la tecnica Carpfishing ( hair rigs) nel periodo 15 Maggio 30 Giugno
5) divieto di utilizzo Carpsac o nasse dal 01/01/ al 31/12 di ogni anno per il trattenimento del pesce;
6) Divieto di utilizzo di retina metallica per bigattini
7) divieto di pesca a traina;
8) divieto di utilizzo di strumenti dannosi per il salpaggio del pesce quali gaffe, raffi, boga grip (è invece consentito l'uso del guadino);
9) Obbligo dell'utilizzo di terminale d'acciaio di almeno 25 cm. di lunghezza nell'impiego delle esche artificiali di misura superiore a sei cm di lunghezza e del pesce morto manovrato, dal tale divieto sono esclusi mosche artificiali , vermi, grubs e craw siliconici;
10) Divieto di pesca con il bilancino e la bilancia in ogni sua forma.
11) Durante la pesca col pesce morto (es. morto manovrato, mort manie, tecnica drakovic) è vietata la detenzione di pesci vivi sul luogo di pesca. Regolamento speciale “ZONA 2”. (comprende la zona dall’abitato di San Michele Vecchio (termine della zona ZPS) dall’ingresso del Braccio Morto fino al termine della concessione sul confine della Provincia di Venezia al ponte dell’autostrada VE-TS per la parte ricadente sotto la Provincia di Treviso).
Nel territorio sopraindicato è permesso trattenere il pescato e
praticare la pesca come previsto dalle disposizioni presenti sul Regolamento per L’Esercizio della Pesca
nelle Acque Interne della Provincia di Treviso tranne che per le tre seguenti disposizioni:
1. divieto di pesca con pesciolino vivo per esca;
2. dal 1 gennaio al 15 APRILE compreso, di ogni anno durante il periodo di riproduzione del Luccio, è vietata la pesca a spinning dalla barca . ( Natante )
3) divieto di pesca con la tecnica Carpfishing ( hair rigs) nel periodo 15 Maggio 30 Giugno
Art. 6 Pesca all’anguilla e al Persico Reale
E’ consentita la cattura e il trattenimento di un numero massimo di 3 esemplari di anguilla e di 10 di Persico Reale per giornata o battuta di pesca su tutto il territorio della concessione, comunque
non superiore al peso di Kg. 5. La pesca dell’anguilla è consentita anche con l’uso della tecnica del
Bocon o Mazzacchera. E’ inoltre vietata la pesca dell’anguilla nel periodo dal 1° gennaio al 31 marzo, come da Decreto del Presidente della Regione Veneto n. 91 del 18/05/2012.
Art. 7 Obblighi
Prima di iniziare la pesca è obbligatorio compilare l’apposito tesserino o permesso indicando la giornata e la zona di pesca con un segno indelebile ( X ).E’ altresì obbligatorio, ai fini statistici di monitoraggio della fauna ittica indicare le catture dei seguenti pesci con le lettere corrispondenti:
L = LUCCIO, C = CARPA, T = TINCA, A = ANGUILLA.
Come da regolamento della concessione di questi pesci è consentito il trattenimento della sola Anguilla nel numero massimo di 3 esemplari. Gli altri andranno rilasciati immediatamente dopo la cattura , ad eccezione del tratto in concessione dove vige il Regolamento Speciale “zona 2.
E' fatto obbligo consentire, agli organi di Vigilanza preposti, che dimostrino la loro identità, il controllo dei documenti di generalità, della tessera FIPSAS, del libretto o permesso di pesca della concessione del Parco Naturale, delle catture effettuate e della regolarità dell’azione di pesca.
Art. 8 Cattura di specie alloctone
Nel territorio della concessione è assolutamente vietata l’immissione e la REIMMISSIONE in acqua dei pesci alloctoni catturati durante l’azione di pesca . Si intendono specie alloctone quelle indicate nell’allegato A del regolamento per l’esercizio della pesca in acque interne della Provincia di Treviso.
Art. 9 Utilizzo del Natante
Come da Regolamento Provinciale e dal Piano Ambientale del Parco Naturale Regionale del fiume Sile, la navigazione nel tratto concessionato è consentita anche con uso di motore a scoppio e velocità non superiore agli 8 km/h sul corso del fiume. Relativamente alle cave di Lughignano dette di Casale sul Sile la pesca da natante è consentita senza motore a scoppio. E’ invece consentito l’uso dei remi, del motore elettrico e l’utilizzo del belly boat.
Art. 10 Attività di vigilanza
La vigilanza sul rispetto del presente Regolamento è affidata a tutti i corpi di Polizia e alle Guardie Giurate Volontarie riconosciute dalla Provincia ai sensi dell’art. 63, D. Lgs. 112/1998.
Art. 11 Indennizzi e risarcimenti (Sanzioni)
Nel caso di inosservanza delle convenzioni che precedono verranno esigite le seguenti somme a titolo di risarcimento del danno patrimoniale ed extra patrimoniale:
1. Trattenimento di esemplari soggetti a NO KILL € 250,00 per ogni capo trattenuto
2. Uso e detenzione di esche non consentite € 100,00
3. Salpaggio di pesci mediante raffi, gaffe e boga grip ove vietato € 50,00
4. Pesca con attrezzi non consentiti o in numero superiore € 100,00
5. Mancato utilizzo del cavetto d’acciaio ove obbligatorio € 50,00
6. Mancata riconsegna del permesso pesca giornaliero € 15,00
7. Pesca in zona vietata o riposo biologico € 100,00
8. Mancata compilazione del tesserino € 20,00
9. Pesca senza permesso del concessionario giornaliero o annuale € 50,00
10.Cattura dell’anguilla in numero superiore a tre esemplari e del pesce Persico di 10 esemplari, comunque non superiore a kg. 5. € 50,00 per capo.
11. Uso di tecniche vietate o non consentite € 100,00
12. Chiunque abbandoni sul luogo di pesca materiale di qualsiasi origine € 100,00
13. Il comportamento antisportivo di qualsiasi genere comporta il ritiro del libretto catture e una sanzione di € 100,00
Art. 12 Sequestro
Ai sensi dell’articolo 13 della Legge n. 689/1981 il pubblico ufficiale con mansioni di vigilanza ittica può procedere al sequestro amministrativo degli attrezzi e attrezzature utilizzate per l’esercizio ittico.
Art. 13 Pesca Professionale
La pesca professionale è consentita, previo permesso del concessionario, all’interno di tutto il territorio della concessione ai titolari di apposita licenza con gli attrezzi e le modalità previste dalle disposizioni del Regolamento Provinciale per l’esercizio della pesca nelle acque interne, con esclusione del tremaglio.
PER TUTTO QUANTO NON DISPOSTO DAL PRESENTE REGOLAMENTO DELLA CONCESSIONE DEL PARCO NATURALE VIGE IL REGOLAMENTO PER L'ESERCIZIO DELLA PESCA NELLE ACQUE INTERNE DELLA PROVINCIA DI TREVISO E RELATIVE SANZIONI PER I TRASGRESSORI.
Il presente regolamento potrà subire delle variazioni, preventivamente comunicate.
NORME DI COMPORTAMENTO. IL FRUITORE DELLA CONCESSIONE E’ INOLTRE TENUTO A:
LASCIARE PULITO IL LUOGO DI PESCA;
NON DETURPARE L'AMBIENTE NE’ DANNEGGIARE LA FLORA RIPARIA E SOMMERSA NEL TERRITORIO DEL PARCO;
RISPETTARE GLI ALTRI PESCATORI, I PROPRIETARI DEI FONDI E TUTTI i FRUITORI DEL PARCO NATURALE ANCHE NON PESCATORI;
RISPETTARE IL PERSONALE ADDETTO ALLA VIGILANZA E COLLABORARE ATTIVAMENTE ALLE ISPEZIONI DI CESTINI,SACCHE E MEZZI DI TRASPORTO;
COMPORTARSI SECONDO LE REGOLE DEL BUON PADRE DI FAMIGLIA COME DISPOSTO DAL CODICE CIVILE
CAVA DI CASALE SUL SILE PICCOLA (Cave di Casale)
TVDa sempre meta delle più diverse tipologie di pescatori, le cave di Casale sul Sile divenute famose già dagli inizi anni '90 per la generosità delle sue preziose acque, ora sono finalmente entrate a far parte del Parco del Sile.
La cava è alimentata da una serie di canali oltre ad avere delle sorgenti, queste cave vennero scavate negli anni 50 per l'estrazione di sabbia, hanno una profondita che va dal metro fino ai due metri
Permessi in vendita presso: Sport Sile S.R.L., Linea Sport, Poloniato Marino, Big Fish Srl, Hobby Pesca
Come arrivare: dal casello dell'autostrada Passante di Mestre uscita Pregaziol seguire in direzione Casale sul Sile frazione Lughignano a circa 5 km troviamo le cave .
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Piazza San Antonio 6, Biancade TV
Tel 0422 848082 www.fipsas-tv.i
REGOLAMENTO DI PESCA
ALLEGATO ALLA CONVENZIONE ENTE PARCO SILE – FIPSAS PER LA GESTIONE
DELLA PESCA SPORTIVA E DILETTANTISTICA SUL FIUME SILE
Art. 1 Limiti geografici della concessione.
Il presente regolamento si applica nel tratto del Fiume Sile che,
entro i confini della Provincia di Treviso, va dal tratto a valle della centrale idroelettrica di Silea fino al ponte dell’autostrada A4 Venezia-Trieste, compreso il ramo morto di Villapendola di Casier, il ramo morto in località Lughignano di Casale sul Sile, il ramo morto in località Sant’Elena di Silea, le cave dette di Biondi e le cave in località Lughignano di Casale sul Sile.
All’interno di questo tratto sono istituite le seguenti zone di ripopolamento e riposo biologico ove la pesca è sempre vietata:
1. dalla centrale idroelettrica di Silea per la lunghezza di 200 mt a valle;
2. il braccio morto del Fiume Sile in località Sant'Elena di Silea nella sua diramazione a valle fino all’inizio dei pontili;
3. l'ansa di fiume sulla sponda idrografica sinistra del fiume Sile delimitata dalle bricole antistante il porto fluviale di Casier;
4. la sponda idrografica destra del Fiume Sile nella zona denominata i Burci in località Casier, per l'intera lunghezza dei pontili in legno e per una distanza di circa 6 metri dagli stessi.
5. In tutto il territorio oggetto della presenta concessione di pesca è vietato:
- abbandonare anche temporaneamente rifiuti
- accendere fuochi o adottare qualsiasi comportamento che possa generare rischi di incendio
- raccogliere o danneggiare flora, prodotti di sottobosco, fauna e insetti
- introdurre specie animali e vegetali alloctone
- accedere con veicoli motorizzati
- navigare con natanti a velocità superiore a 8 km/h
- lasciare animali da affezione senza guinzaglio
- installare tende senza specifica autorizzazione
Le inosservanze ai divieti verranno segnalate all’Ente Parco per l’irrorazione delle relative sanzioni.
Le GGV in forza della Convenzione con l’Ente Parco del Sile sono autorizzate dallo stesso a rilevare le generalità dei trasgressori alle norme sopracitate.
E’ sempre consigliato l’utilizzo del salvagente per la pesca da barca.
Art. 2 Modalità di pesca NO KILL
Salvo quanto previsto ai successivi artt. 5 e 6 e comunque in tutto il territorio in concessione in cui vige il Regolamento Speciale 1- di cui al successivo articolo 5, la cattura delle specie sotto elencate è consentita solo in modalità NO KILL (con obbligo di rilascio immediato dopo la cattura):
? luccio (Esox lucius );
? carpa (Cyprinus carpio);
? tutte le specie di storione (Acipenserspp.);
? tinca (Tinca tinca);
? trota marmorata (Salmo truttamarmoratus).
? pigo (Rutiluspigus).
Art. 3 Permesso di pesca
L’esercizio della pesca nell’area di gestione è consentita ai titolari di licenza di pesca e del permesso del Concessionario previo rilascio di un permesso annuale o di un permesso giornaliero contenente: il regolamento vigente nella concessione; le norme di comportamento all’interno del Parco; le sanzioni per i trasgressori; i confini del territorio della concessione; le norme generali, i recapiti e la composizione del comitato di gestione della concessione. gratuitamente ai soli possessori di tessera F.I.P.S.A.S., necessaria per la copertura assicurativa dei soci dei fruitori della concessione. Il permesso giornaliero sarà rilasciato anche ai non iscritti F.I.P.S.A.S, purché in possesso di licenza di pesca, al costo di Euro 8,00 e di Euro 5,00
per i minori di anni 14 (quattordici). Per i minori di anni 14 il costo del permesso giornaliero sarà dovuto
solo per la prima giornata di pesca per garantire l’assicurazione personale, i permessi giornalieri successivi
all’interno dello stesso anno solare saranno gratuiti. I permessi annuali o giornalieri verranno rilasciati
presso, la sede F.I.P.S.A.S in Via Sant’Antonio n. 6 loc. Biancade di Roncade (TV) e nei punti di distribuzione
ed esercizi convenzionati tra i quali:
? Linea Sport di Bruno Dotto via San Antonio n. 8 Roncade loc. Biancade (TV);
? Sport Sile Via Internati 1943/45 n.37/A Silea (TV);
? Trattoria Casa Mia, Piazza Pio X° , Casier (TV);
? Boscolo Sport, Preganziol (TV)
? Tutto Pesca da Achille, Ponte di Piave (TV);
? Giorgio Sport, Conegliano (TV);
? Polo Pesca, Crocetta del Montello (TV);
? Top Fisch, Gorgo al Monticano;
? Zero Pesca, Zero Branco (TV);
? Armeria Diana, Castelfranco (TV);
? e tutte le società affiliate alla F.I.P.S.A.S.
L’aggiornamento dei punti di distribuzione sarà indicato sui siti web www.parcosile.it e www.fipsas-tv.it , a
fine stagione e comunque entro e non oltre il 15 gennaio dell'anno successivo, il libretto va restituito al
punto di rilascio (negozio, esercizio o società) da cui è stato rilasciato.
Art. 4 Esche e tecniche consentite
La pesca è consentita con un numero massimo di tre canne per ogni pescatore, armate massimo di 2 ami
per canna senza ardiglione o con ardiglione schiacciato, ad esclusione di ami con apertura minore di cm
0,5. Sono consentite le seguenti esche naturali e la relativa pasturazione (ad esclusione del pesciolino vivo)
bigattino o larva di mosca carnaria, crisalide, camole, vermi di terra, vermi d’acqua, boiles, mais e altre
esche vegetali, uva , pellets, impasti di sfarinati vegetali, pane.
Sono consentite le seguenti esche artificiali armate con ami o ancorette senza ardiglione o con ardiglione
schiacciato: cucchiaini, spinnerbaits, jigs, pesci finti (rapala), minnows, jerkbait, crankbait, softshad,
topwater), esche siliconiche (vermi, creatures, tubes, lizards, rane di gomma, hairjig, dawgs, shad), mosche
artificiali (secche, sommerse, streamers).
Chiunque usi la tecnica del pesce morto può usare una sola canna e non sono consentite altre tecniche
contemporaneamente
Art. 5 REGOLAMENTI SPECIALI
Regolamento speciale “Zona 1”: (Che comprende :da 200 mt a valle della centrale idroelettrica di Silea, al
Braccio morto di San Michele Vecchio escluso, compresi il ramo di Villapendola, le cave dette di Biondi in
località Casier e Le cave di Lughignano dette di Casale sul Sile) la cattura delle specie sotto elencate è
consentita solo in modalità NO KILL (obbligo di rilascio dopo la cattura) - tranne per l’anguilla per cui vale
quanto specificato all’art. 7:
LUCCIO (Esoxlucius ) - CARPA (Cyprinus carpio) tutte le specie di STORIONE (Acipenserspp.) - TINCA (Tinca
tinca )TROTA MARMORATA (Salmo truttamarmoratus) PIGO (Rutiluspigus)
Di tutte le specie alloctone è vietata la re immissione in acqua e vige l’obbligo del trattenimento.
Disposizioni particolari e divieti:
1) divieto assoluto di pesca con utilizzo di pesci vivi come esca;
2) Divieto di pesca con pesciolino morto dal 1 Gennaio al 15 Aprile
3) Dal 1 gennaio al 15 APRILE compreso, di ogni anno durante il periodo di riproduzione del Luccio, è
vietata la pesca a spinning da natante e da Belly Boat in tutte le acque della concessione., Inoltre è vietata
la pesca a spinning nei tratti del Ramo Morto di S. Elena , nel Ramo Morto di Lughignano, e nel Morto di
Silea (Porto turistico di Silea), tali tratti sono da intendersi sino alla confluenza nell’asta principale del
fiume. A parziale deroga in tale periodo è consentita la pesca con esche artificiali (TECNICA LIGHT GAME) di
gomma o silicone non superiori a 5 cm (nel computo non si comprende l’eventuale lunghezza della testina
piombata) e tutte le esche HARDBAIT (esca rigida) non superiore ai 6 cm. (la misura si considera con amo
montato) montate con solo amo. Tutte le esche siliconiche o gomma e hardbait devono essere montate
con amo singolo,terminante con un solo dardo senza artiglione,con apertura massima di cm 1.
4) divieto di pesca con la tecnica Carpfishing ( hair rigs) nel periodo 15 Maggio 30 Giugno
5) divieto di utilizzo Carpsac o nasse dal 01/01/ al 31/12 di ogni anno per il trattenimento del pesce;
6) Divieto di utilizzo di retina metallica per bigattini
7) divieto di pesca a traina;
8) divieto di utilizzo di strumenti dannosi per il salpaggio del pesce quali gaffe, raffi, boga grip (è invece consentito l'uso del guadino);
9) Obbligo dell'utilizzo di terminale d'acciaio di almeno 25 cm. di lunghezza nell'impiego delle esche artificiali di misura superiore a sei cm di lunghezza e del pesce morto manovrato, dal tale divieto sono esclusi mosche artificiali , vermi, grubs e craw siliconici;
10) Divieto di pesca con il bilancino e la bilancia in ogni sua forma.
11) Durante la pesca col pesce morto (es. morto manovrato, mort manie, tecnica drakovic) è vietata la detenzione di pesci vivi sul luogo di pesca. Regolamento speciale “ZONA 2”. (comprende la zona dall’abitato di San Michele Vecchio (termine della zona ZPS) dall’ingresso del Braccio Morto fino al termine della concessione sul confine della Provincia di Venezia al ponte dell’autostrada VE-TS per la parte ricadente sotto la Provincia di Treviso).
Nel territorio sopraindicato è permesso trattenere il pescato e
praticare la pesca come previsto dalle disposizioni presenti sul Regolamento per L’Esercizio della Pesca
nelle Acque Interne della Provincia di Treviso tranne che per le tre seguenti disposizioni:
1. divieto di pesca con pesciolino vivo per esca;
2. dal 1 gennaio al 15 APRILE compreso, di ogni anno durante il periodo di riproduzione del Luccio, è vietata la pesca a spinning dalla barca . ( Natante )
3) divieto di pesca con la tecnica Carpfishing ( hair rigs) nel periodo 15 Maggio 30 Giugno
Art. 6 Pesca all’anguilla e al Persico Reale
E’ consentita la cattura e il trattenimento di un numero massimo di 3 esemplari di anguilla e di 10 di Persico Reale per giornata o battuta di pesca su tutto il territorio della concessione, comunque
non superiore al peso di Kg. 5. La pesca dell’anguilla è consentita anche con l’uso della tecnica del
Bocon o Mazzacchera. E’ inoltre vietata la pesca dell’anguilla nel periodo dal 1° gennaio al 31 marzo, come da Decreto del Presidente della Regione Veneto n. 91 del 18/05/2012.
Art. 7 Obblighi
Prima di iniziare la pesca è obbligatorio compilare l’apposito tesserino o permesso indicando la giornata e la zona di pesca con un segno indelebile ( X ).E’ altresì obbligatorio, ai fini statistici di monitoraggio della fauna ittica indicare le catture dei seguenti pesci con le lettere corrispondenti:
L = LUCCIO, C = CARPA, T = TINCA, A = ANGUILLA.
Come da regolamento della concessione di questi pesci è consentito il trattenimento della sola Anguilla nel numero massimo di 3 esemplari. Gli altri andranno rilasciati immediatamente dopo la cattura , ad eccezione del tratto in concessione dove vige il Regolamento Speciale “zona 2.
E' fatto obbligo consentire, agli organi di Vigilanza preposti, che dimostrino la loro identità, il controllo dei documenti di generalità, della tessera FIPSAS, del libretto o permesso di pesca della concessione del Parco Naturale, delle catture effettuate e della regolarità dell’azione di pesca.
Art. 8 Cattura di specie alloctone
Nel territorio della concessione è assolutamente vietata l’immissione e la REIMMISSIONE in acqua dei pesci alloctoni catturati durante l’azione di pesca . Si intendono specie alloctone quelle indicate nell’allegato A del regolamento per l’esercizio della pesca in acque interne della Provincia di Treviso.
Art. 9 Utilizzo del Natante
Come da Regolamento Provinciale e dal Piano Ambientale del Parco Naturale Regionale del fiume Sile, la navigazione nel tratto concessionato è consentita anche con uso di motore a scoppio e velocità non superiore agli 8 km/h sul corso del fiume. Relativamente alle cave di Lughignano dette di Casale sul Sile la pesca da natante è consentita senza motore a scoppio. E’ invece consentito l’uso dei remi, del motore elettrico e l’utilizzo del belly boat.
Art. 10 Attività di vigilanza
La vigilanza sul rispetto del presente Regolamento è affidata a tutti i corpi di Polizia e alle Guardie Giurate Volontarie riconosciute dalla Provincia ai sensi dell’art. 63, D. Lgs. 112/1998.
Art. 11 Indennizzi e risarcimenti (Sanzioni)
Nel caso di inosservanza delle convenzioni che precedono verranno esigite le seguenti somme a titolo di risarcimento del danno patrimoniale ed extra patrimoniale:
1. Trattenimento di esemplari soggetti a NO KILL € 250,00 per ogni capo trattenuto
2. Uso e detenzione di esche non consentite € 100,00
3. Salpaggio di pesci mediante raffi, gaffe e boga grip ove vietato € 50,00
4. Pesca con attrezzi non consentiti o in numero superiore € 100,00
5. Mancato utilizzo del cavetto d’acciaio ove obbligatorio € 50,00
6. Mancata riconsegna del permesso pesca giornaliero € 15,00
7. Pesca in zona vietata o riposo biologico € 100,00
8. Mancata compilazione del tesserino € 20,00
9. Pesca senza permesso del concessionario giornaliero o annuale € 50,00
10.Cattura dell’anguilla in numero superiore a tre esemplari e del pesce Persico di 10 esemplari, comunque non superiore a kg. 5. € 50,00 per capo.
11. Uso di tecniche vietate o non consentite € 100,00
12. Chiunque abbandoni sul luogo di pesca materiale di qualsiasi origine € 100,00
13. Il comportamento antisportivo di qualsiasi genere comporta il ritiro del libretto catture e una sanzione di € 100,00
Art. 12 Sequestro
Ai sensi dell’articolo 13 della Legge n. 689/1981 il pubblico ufficiale con mansioni di vigilanza ittica può procedere al sequestro amministrativo degli attrezzi e attrezzature utilizzate per l’esercizio ittico.
Art. 13 Pesca Professionale
La pesca professionale è consentita, previo permesso del concessionario, all’interno di tutto il territorio della concessione ai titolari di apposita licenza con gli attrezzi e le modalità previste dalle disposizioni del Regolamento Provinciale per l’esercizio della pesca nelle acque interne, con esclusione del tremaglio.
PER TUTTO QUANTO NON DISPOSTO DAL PRESENTE REGOLAMENTO DELLA CONCESSIONE DEL PARCO NATURALE VIGE IL REGOLAMENTO PER L'ESERCIZIO DELLA PESCA NELLE ACQUE INTERNE DELLA PROVINCIA DI TREVISO E RELATIVE SANZIONI PER I TRASGRESSORI.
Il presente regolamento potrà subire delle variazioni, preventivamente comunicate.
NORME DI COMPORTAMENTO. IL FRUITORE DELLA CONCESSIONE E’ INOLTRE TENUTO A:
LASCIARE PULITO IL LUOGO DI PESCA;
NON DETURPARE L'AMBIENTE NE’ DANNEGGIARE LA FLORA RIPARIA E SOMMERSA NEL TERRITORIO DEL PARCO;
RISPETTARE GLI ALTRI PESCATORI, I PROPRIETARI DEI FONDI E TUTTI i FRUITORI DEL PARCO NATURALE ANCHE NON PESCATORI;
RISPETTARE IL PERSONALE ADDETTO ALLA VIGILANZA E COLLABORARE ATTIVAMENTE ALLE ISPEZIONI DI CESTINI,SACCHE E MEZZI DI TRASPORTO;
COMPORTARSI SECONDO LE REGOLE DEL BUON PADRE DI FAMIGLIA COME DISPOSTO DAL CODICE CIVILE
CAVO ARGINE FT Novara blu
NOPiccolo canale che scorre vicino a Cameri.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
Cavo Basso Dugale
CRdalla sua origine posta sul lato destro della Via Giuseppina al Km 11,700 in comune di Sospiro allo sbocco nel Ducale Balcario a sud della strada Pugnolo-Fontana in comune di Celle Dati.
Come arrivare: dalla sua origine posta sul lato destro della Via Giuseppina al Km 11,700 in comune di Sospiro allo sbocco nel Ducale Balcario a sud della strada Pugnolo-Fontana in comune di Celle Dati.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
CAVO CATTEDRALE FT Novara Rosso
NOPiccolo cavo con sponde naturali e cementate,scorre in mezzo alle campagne dei comuni di San Pietro Con Mosezzo,Casalgiate,Lumellogno,Granozzo Con Monticello fino a confine provinciale.
Tratto Fishing Tour Novara Salmonidi con immissione di salmonidi pronta pesca.
Permessi in vendita presso: La Boutique Della Pesca, Triesport Pesca Sportiva
Come arrivare: Tratto inizia da canale Cavour in località san Pietro. Prendere strada comunale per Nibbia (laghi FIPSAS) e percorrere alzaia Canale Cavour risalendo il Cavour. Cavo Cattedrale sulla sinistra dell'alzaia. scorre in parte parallelo alla Via Dante Alighieri San Pietro con Mosezzo
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €15.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO CID FT Novara blu
NOCavo nei dintorni della città di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO DECARLIS FT Novara blu
NORoggia che scorre vicino a Casalbeltrame.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO DEI PRINCIPI FT Novara blu
NOPiccola roggia che scorre vicino a Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO DI SOZZAGO FT Novara blu
NOCanale che scorre nei dintorni di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO DI VEVERI FT Novara Rosso
NOCanale artificiale con sponde cementate.
Piccolo canalino che prende principalmente acqua dal Canale Regina Elena e Cavour,scorre all'interno del comune di Novara nello specifico attraverso le campagne delle località Veveri e San Rocco.
Comprende anche bacino a monte della centrale sul Quintino Sella.
Vengono effettuate immissione di trote pronta pesca con date scadenzate durante l'anno (vedi tesserino FT).
Obbligo Tessera Fipsas e Annuale Fishing Tour Salmonidi (ROSSO).
Permessi in vendita presso: Triesport Pesca Sportiva, La Boutique Della Pesca
Come arrivare: Percorrendo la SS32 direzione Novara,arrivo sul ponte Canale Cavour in Loc. Veveri. parcheggio sulla destra dopo il ponte.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €15.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO FILARELLO FT Novara blu
NOPiccola Roggia che scorre vicino il paese di Mandello Vitta.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO LAURA FT Novara blu
NOPiccola roggia che scorre attraverso il paese di Cameriano.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO NUOVO
VRIl tratto gestito dalla FIPSAS va dalla strada che da Casaleone porta in località Boccare, fino alla strada comunale che porta da Sustinenza a Castellazzo(2.5 km)
L'acqua del canale ha un leggero movimento con una profondità variabile tra 30/60 cm.
Come arrivare: Da nord autostrada Verona Sud ss. transpolesana uscita Cerea seguire le indicazioni per Casaleone e Sustinenza
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Regolamento interno
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessivo superiore a mt. 20.
Il bilancino è vietato.(decr.Amm.Prov. 7/4/99 n. 16). Si può detenere ed usare Kg.1 di larve di mosca carnaria (bigattini) e Kg. 1 di pastura (asciutta).
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 maggio al 30 giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle "boilles".
CAVO PLEZZA FT Novara blu
NOPiccolo canale che scorre vicino il confine provinciale con Pavia.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
CAVO SAN PIETRO FT Novara blu
NOCavo che nasce dal Diramatore Vigevano nei pressi di Galliate.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
Cidallara canale
CRdallo S.S.10 Padana Inferiore loc. Dosso Pallavicino fino a sfociare nel Canale Piave, attraversa i comuni di Isola Dovarese, Torre Picenardi, Pessina Cremonese, Cappella Picenardi e Cicognolo.
Come arrivare: da Cicognolo a Isola Dovarese
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Cingello canale
CRl' intero corso d'acqua, dalla sua origine a monte della strada comunale Casanova Offfredi - Gattarolo in comune di Cà d' Andrea al suo sbocco nel canale Cingia al Km 24,00 della Via Giuseppina in comune di San Martino del Lago.
Come arrivare: dalla sua origine a monte della strada comunale Casanova Offfredi - Gattarolo in comune di Cà d' Andrea al suo sbocco nel canale Cingia al Km 24,00 della Via Giuseppina in comune di San Martino del Lago.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
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Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Cingia Dugale
CRl' intero corso d'acqua dalla sua origine in comune di Derovere al suo sbocco nel canale Acque Alte. Attraverso i comuni di Derovere, Cingia de Botti, Cà d'Andrea, Solarolo Rainerio e San Martino del Lago.
Come arrivare: origine in comune di Derovere al suo sbocco nel canale Acque Alte. Attraverso i comuni di Derovere, Cingia de Botti, Cà d'Andrea, Solarolo Rainerio e San Martino del Lago.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
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Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Ciria Nuova Cavo
CRLa Ciria è un canale artificiale della provincia di Cremona.
La Ciria Nuova è il più recente dei due rami che alimentano il sistema irriguo imperniato nella Ciria. Venne scavato ex novo nel XVIII secolo allo scopo di accrescere la portata della Ciria Vecchia.
Deriva direttamente dal Naviglio Grande Pallavicino, dal quale si stacca sul lato sinistro in prossimità del cimitero di Mirabello Ciria (frazione di Casalmorano). Scavalca il Naviglio Civico per mezzo di una robusta navazza[5] e si dirige, compiendo numerose curve, verso sud-est, attraversando i comuni di Casalbuttano ed Uniti, Corte de' Cortesi con Cignone e Olmeneta. Nella campagna a nord di quest'ultimo centro abitato, vi si distacca verso est la Canobbia Nuova, un canale ad uso irriguo che dispensa le utenze della zona, e vi confluisce subito dopo la Canobbia Vecchia, che assieme alla Ciria Vecchia costituisce la prosecuzione del Naviglio.
Presso la ferrovia Cremona-Brescia, confluisce nella Ciria Vecchia originando la Ciria propriamente detta.
Come arrivare: Uscire da Cremona e prendere la SS45BIS per 7,5 km attraversando Bettenesco Girare a sinistra: SP95. Girare a destra: SP65 e proseguire fino al comune di Olmeneta. Attraversa i comuni di Casalmorano, Casalbuttano, Corte de Cortesi e Olmeneta.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Ciria Vecchia cavo
CRAcque eccellenti, forte presenza di specie ittiche di pregio. Consigliate per una buona sessione di pesca. Le origini della Ciria Vecchia, uno dei canali più antichi della provincia di Cremona, risalgono al XV secolo. Il cavo, all'epoca una roggia di modeste dimensioni, traeva alimentazione da alcune risorgive (oggi totalmente scomparse) collocate nei pressi della Cascina Graffignana, nel territorio comunale di Casalbuttano ed Uniti, e dai coli provenienti dai campi circostanti. Un più ampio canale venne fatto scavare nel XVI secolo dal nobile Carlo Ciria, proprietario di ampi appezzamenti di terreno nella zona. Il 28 maggio 1632 il marchese Giorgio Pallavicino, discendente di Galeazzo che realizzò l'omonimo Naviglio, acquistò la Ciria e iniziò i lavori di collegamento tra quest'ultima e il Naviglio Grande Pallavicino. Il 3 luglio 1667 i lavori risultarono ultimati e da allora la Ciria Vecchia rappresenta la naturale prosecuzione del Naviglio, ove esso termina il suo corso, all'altezza dell'attuale ponte lungo la strada provinciale 86. Nel medesimo punto origina anche la Canobbia Vecchia, un canale scavato nel 1588 che confluisce nella Ciria Nuova.
La Ciria Vecchia raggiunge Olmeneta dopo meno di 3 chilometri di corso. Questo tratto è caratterizzato da un alveo di piccole dimensioni, in quanto la maggior parte della portata in uscita dal Naviglio si riversa nella Canobbia Vecchia anziché nella Ciria. Immediatamente dopo aver sottopassato la linea ferroviaria Cremona-Brescia si unisce alla ben più ampia Ciria Nuova, proseguendo in direzione est con un alveo notevolmente più largo.
In località Brazzuoli, nel comune di Pozzaglio ed Uniti, la Ciria attraversa un importante nodo idraulico. Qui, in corrispondenza del ponte lungo la ex Strada statale 45 bis Gardesana Occidentale, si trova lo spartiacque tra il bacino del Po e quello dell'Oglio. Verso sud si stacca il Cavo Robecco, che costeggia la ex strada statale raggiungendo Cremona ove entra a far parte del suo sistema di canali sotterranei, mentre verso nord-est si dipartono, paralleli, il Dugale Grumone e lo Scaricatore Grumone. Quest'ultimo svolge la funzione di scolmatore tramite un sistema automatico di regolazione[4] scaricando gli eventuali eccessi di portata della Ciria in Oglio.
Dal nodo di Brazzuoli il corso della Ciria si sviluppa nei territori comunali di Corte de' Frati, Grontardo, Pescarolo ed Uniti, Vescovato, Cicognolo, Cappella de' Picenardi e Torre de' Picenardi, ove termina confluendo nel Cavo Bolla, un canale di bonifica realizzato nel XVIII secolo.
Come arrivare: Da Cremona a Casalbuttano: Da Cremona prendere la SS498 per 10 km attraversando Castelverde e San Martino in Beliseto. Proseguire fino a Casalbuttano. Da Cremona a Torre de' Picenardi: Uscire da Cremona e prendere la SS10 per 11 km. A Cicognolo, Alla rotonda, prendere la 2° uscita Continuare su: SS10 per 8 km. Girare a destra prendendo la SP29 per 2 km fino a Torre de' Picenardi.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Civate e Suello Isella
LCcomune di Civate, località isella vicinanza centro revisione grigne 45°82'0953'' - 09°34'0931''in sponda sinistra; 45°821734 - 09324750 in sponda destra canneto vicino SS 36, linea centro lago segnalato da boe bianche
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
COLLETTORE DEL FUCINO
AQIl tratto in concessione alla Fipsas va dal Ponte di Strada 40 fino alla Centrale di Sollevamento a Borgo 8000. E’ un canale di bonifica rettilineo, largo 24 metri e profondo tra i 2 e i 3 metri. Ogni chilometro è attraversato da un ponte. Le sponde sono praticabili anche in auto. particolarmente adatto a sessioni di pesca al colpo.
Le acque sono di cat. B. le specie presenti sono carpe, carassi, scardole, gardon, alborella,spinarelli e trote
Come arrivare: Uscire da Avezzano Via Roma (Tiburtina Valeria) direzione Trasacco Arrivati a Piazza Cavour prendere via Nuova, direzione Fucino.
Tecniche di pesca
Rilascio permessi
Negozi di articoli da pesca (nelle vicinanze):
Armeria Sidoni
Via Camillo Corradini, 16 - 67051 Avezzano
tel. 0863/412786
Pescasport Venditti
Via Fratelli Rosselli, 29 - 67051 Avezzano
tel. 0863/415798
Regolamento interno
Massimo kg 3 di pescato (tranne le gare).
Collettore Fissero-Tartaro-Canalbianco (Acque ex-demaniali)
MNIl canal Bianco in provincia di Mantova ospita tra i principali campi gara provinciali: Formigosa, Cà Vecchia, Garolda e Ostiglia.
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
COLLETTORE FOSSA MAESTRA
VRIl tratto gestito dalla Fipsas va dal Bastion San Michele a Ponte Rosso, in Provincia di Verona, per un tratto di circa 9 km (confine di Rovigo).
Come arrivare: Transpolesana 434 uscita Vangadizza direzione Torretta di Legnago.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Rilascio permessi
Regolamento interno
esche artificiali è consentito avere ami con più dardi.
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio superiore a 10 metri .
Il Bilancino è vietato ( decr.Amm.Prov. 07/04/99 n. 16)
Si può detenere ed usare un massimo di kg 0,500 di larve di mosca carnaria ( bigattini) e kg.2,0 di pastura asciutta
il doppio bagnata.
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta
a stordire i pesci.
Dal 15 Maggio al 30 Giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle boilles.
E' Vietata la pesca da natante.
Regolamenti particolari:
Si deve essere in possesso della Tessera Federale e licenza Regionale.
Di seguito i nomji dei pesci presenti e i relativi periodi di pesca: Alborella (periodo di divieto dal 15 Maggio al 30 Giugno) max 1 kg. Giornaliero.
Anguilla
Barbio
Carassio
Carpa (Periodo di divieto dal 15 Maggio al 30 giugno)
Persico sole
Persico trota
Persico reale (periodo di divieto dal 1° Aprile al 31 Maggio)
Scardola (periodo di divieto dal 15 Maggio al 30 Giugno)
Tinca (periodo di divieto dal 15 Maggio al 30 Giugno)
Triotto
Vairone
COLLETTORE PADANO (Chiavica Pignatta - Conca)
RODalla chiavica pignatta a valle fino alla conca di navigazione e botte sifone via Pioppa comuni interessati Adria, Loreo.
Il Collettore Padano ha una larghezza di circa 50/60 metri per una profondità che va dai 2 metri ai 2,50.
le sue acque scorrono molto lentamente.
Come arrivare: Da Baricetta SP4 verso Adria continuando in località piantamelon
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
N.B i permessi vengono rilasciati solo per le manifestazioni.
Regolamento interno
comune di Bardello
VADalla chiusa del Lago di Varese fino al ponte della strada comunale via Quaglia -via Ticino
Come arrivare: dall'uscita di Buguggiate direzione Gavirate.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
comune di Cortenova
LCtratto a pesca facilitata, dal ponte di San Pietro ( ponte via Trento SP 65) sino a valle dopo il torrente Rossiga in linea con i campi di calcio.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
comune di Merate lago di Sartirana
LCdiritto esclusivo di pesca FIPSAS
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Cona canale
CRl' intero corso d'acqua, dall'inizio del corso nella fraz. di Solarolo Paganino in comune di San Daniele Po fino al suo sbocco nel colatore Riolo di Sotto in comune di Motta Baluffi.
Come arrivare: dalla fraz. di Solarolo Paganino in comune di San Daniele Po fino al suo sbocco nel colatore Riolo di Sotto in comune di Motta Baluffi.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Cortenova e Taceno
LCcomune di Cortenova ( fine pesca facilitata) a valle sino alla diga di Taceno
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Cravenza (Roggia Cravenza)
PVnasce nei pressi cascina calderari in comune di Pavia e sbocca nel naviglio vecchio a valle del mulino cassinino nello stesso comune
Permessi in vendita presso: Centro Pesca
Come arrivare: accessibile da entrambe le sponde
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Regolamento interno
MISURE MINIME E QUANTITA’ DI CATTURA
È vietata la cattura e la detenzione di pesci la cui lunghezza sia inferiore alle seguenti misure:
- Pesce persico (Perca fluviatilis): centimetri 22;
- Luccio (Esox lucius): centimetri 40;
- Tinca (Tinca tinca): centimetri 25;
- Barbo (Barbus plebejus): centimetri 22;
- Anguilla (Anguilla anguilla): centimetri 30;
- Carpa (Cyprinus carpio) al di fuori dei CPP: centimetri 35;
- Persico trota (Micropterus salmoides): centimetri 25;
- Lucioperca (Stizostedion lucioperca): centimetri 40;
Per ogni giornata di pesca il pescatore dilettante non può catturare e detenere più di:
- 2 capi di luccio;
- 5 kg. complessivi di pesce, comprese le specie precedenti. Detto limite può essere superato nel caso di cattura di un ultimo esemplare di grosse dimensioni.
Crocettone
PVCumula canale
CRdalla sua origine in corrispondenza del Canale Diversivo Casalasco in fraz. di Brugnolo in comune di Rivarolo del Re fino allo sbocco nel canale Sabbioncelli.
Come arrivare: Rivarolo del Re
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Delmona canale
CRdalla fraz. di Castelponzone, comune di Candolara Ravara fino all' impianto idrovoro di S. Matteo
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Delmona Vecchia Dugale
CRl' intero corso d'acqua, dalla sua origine nella fraz. di Castelnuovo Gherardi in comune di Pozzaglio fino al suo sbocco nel Dugale Tagliata in comune di pieve San Giacomo
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Pozzaglio, Persico Dosimo, Gadesco Pieve Delmona, Vescovato e Pieve San Giacomo
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Delmoncello Dugale
CRdalla sua origine in comune di Pieve San Giacomo, in corrispondenza della strada comunale, fino al suo sbocco nel Riglio Delmonazza in comune di Cingia de Botti.
Come arrivare: attraversa i comuni di Pieve san Giacomo, Cella Dati e Cingia de Botti
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Delmoncina Dugale
CRdallo sbocco del canale Delmoncello fino alla strada comunale di Pieve San Giacomo
Come arrivare: da Pieve San Giacomo a Cingia de Botti
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Dervio
LClago di Como, nel territorio comunale di Dervio dalla riva fino a meta lago a partire dallo sbocco sulla spiaggia di via Della Capona fino al confine con il comune di Bellano
Permessi in vendita presso: Caccia Pesca Moiola
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Spinning da Barca
DIGA ALENTO
SAIn provincia di Salerno a pochi chilometri dalla città di Agropoli, nella zona del Cilento, si trova la diga Alento, campo gara e luogo privilegiato per la pesca al colpo. Le sponde sono molto pratiche ed è addirittura possibile fermarsi con la propria auto in prossimità del picchetto scelto. Anche la strada per arrivare è assolutamente praticabile durante tutte le stagioni. Si tratta di un invaso artificiale, di notevole profondità; a poca distanza dalle sponde si raggiungono infatti, subito, già 6 metri di profondità.
Come la sponda anche il fondale è costituito prevalentemente da sassi obbligando i frequentatori a una pesca a sfiorare con roubaisienne, canne fisse e inglese. La pesca a feeder è impraticabile, non adatta al fondale. Non c’è corrente e la visibilità è sempre ottima, insieme alla trasparenza dell’acqua.
Le catture possibili sono rappresentate da carpe, cavedani e alborelle
Come arrivare: autostrada A3, Salerno - Reggio Calabria, uscita Battipaglia. Prendere S.S. 18 e proseguire in direzione Agropoli. Continuare sulla variante S.S. 18 in direzione Vallo della Lucania. Uscita Diga dell’Alento. - ore 10.00: raduno dei partecipanti (mezzi propri) davanti al cancello di ingresso / biglietteria dell’Oasi - Località Piano della Rocca - 84060 Prignano Cilento (SA)
Tecniche di pesca
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
DIRAMATORE ALTO NOVARESE (DAN) FT Novara blu
NOIl Diramatore Alto Novarese nasce dal canale Regina Elena a sud del comune di Bellinzago Novarese per terminare il suo corso nel Canale Cavour a Recetto.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
DIRAMATORE VIGEVANO FT Novara Blu
NOCorso d'acqua artificiale che nasce nei pressi di Galliate dal Canale Cavour, attraversa alcuni comuni come quello di Cerano e Vigevano per poi sfociare nel Torrente Terdoppio vicino a Gambolò.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
DIVERIA
VBIl torrente Diveria nasce dal Passo del Sempione a 2005 m d'altezza in territorio svizzero, dopodiché attraversa alcuni comuni in provincia Verbano Cusio Ossola per poi sfociare nel Toce. Il tratto in questione è quello che scorre nel comune di Varzo, dalla presa Enel al ponte romano (200 metri a valle della galleria San Giovanni)
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
il tratto in località Spagna, dalla passerella a valle per circa 550m fino alla briglia di recente costruzione, a partire dalla seconda domenica di maggio alla prima domenica di ottobre si effettuerà la pesca turistica (regolamento all'interno))
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
Diversivo Casalasco
CRdall'origine del corso d'acqua ( strada Lama ) fino al canale Navarolo ( cascina Colombarolo Ponte )
Come arrivare: attraversa i comuni di :Scandolara Ravara, Gussola, Martignana Po, Casalmaggiore e Rivarolo del Re.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Diversivo Magio cavo
CRdalla sua origine in corrispondenza del cavo Nuovo Delmona in loc. Case Redondesc in comune di Pieve s. Giacomo fino al suo termine nel Fiume Oglio in loc. San Paolo Ripa d'Oglio in comune di Piadena.
Come arrivare: attraversa i comuni di : Pieve s.Giacomo, Cappella de Picenardi, Torre de Picenardi, Drizzona e Piadena.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Dosolo Dugale
CRl'intero corso d'acqua, dalla sua origine in loc. Ronchetto in comune di Malagnino fino al suo sbocco nel Dugale Pozzolo in comune di San Daniele
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Malagnino, Bonemerse, Stagno Lombardo, Pieve d'Olmi e San Daniele Po.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Dugale Delmoncello
CRDallo sbocco a monte della S.P. Giuseppina loc. cascina Nuova fino al canale Riglio Delmonazza.
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Cingia de Botti, Cella Dati, Pieve san Giacomo.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
DUGALE TERRAZZO
VRIl tratto gestito dalla FIPSAS va da Canove, ai confini della provincia di Padova, per un tratto di circa 3,5 km nel comune di Terrazzo
Come arrivare: ss. Transpolesana uscita Legnago seguire le indicazioni per Canove - Terrazzo
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Regolamento interno
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessivo superiore a mt. 20.
Il bilancino è vietato.(decr.Amm.Prov. 7/4/99 n. 16). Si può detenere ed usare Kg.1 di larve di mosca carnaria (bigattini) e Kg. 1 di pastura (asciutta).
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 maggio al 30 giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle "boilles".
Erbognone (torrente erbognone)
PVdal travacchino (conca) della cascina erbogna busca in comune di Ferrera Erbognone e sbocca nel torrente Agogna dello stesso comune
Permessi in vendita presso: Centro Pesca, Bricchi Rosolino
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
È vietata la cattura e la detenzione di pesci la cui lunghezza sia inferiore alle seguenti misure:
marmoratus): centimetri 40;
- Pesce persico (Perca fluviatilis): centimetri 22;
- Luccio (Esox lucius): centimetri 40;
- Tinca (Tinca tinca): centimetri 25;
- Barbo (Barbus plebejus): centimetri 22;
- Anguilla (Anguilla anguilla): centimetri 30;
- Pigo (Rutilus pigus): centimetri 25;
- Lasca (Chondrostoma genei): centimetri 18;
- Savetta (Chondrostoma soetta): centimetri 22;
- Carpa (Cyprinus carpio) al di fuori dei CPP: centimetri 35;
- Persico trota (Micropterus salmoides): centimetri 25;
- Lucioperca (Stizostedion lucioperca): centimetri 40;
Per ogni giornata di pesca il pescatore dilettante non può catturare e detenere più di:
limite tassativo di:
- 2 capi di luccio;
- 5 kg. complessivi di pesce, comprese le specie precedenti. Detto limite può essere superato nel caso di cattura di un ultimo esemplare di grosse dimensioni.
Ferrera scaricatore
CRDalla foce del Cavo Magio fino allo sbocco nel Delmona Tagliata
Come arrivare: da Torre Picenardi a Cà d'Andrea
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
FIUME ADDA (Tra Canonica d'Adda loc. Salice fino a e Fara d'Adda confine con Milano)
BGTratto compreso tra lo sfocio del fiume Brembo, in sponda sinistra, nel fiume Adda in località Salice nel comune di Canonica d’Adda a nord fino al confine di provincia (Milano) del comune di Fara Gera d’Adda a sud
Permessi in vendita presso: Adda Pesca Sport, Fuselli Sport, Caccia Pesca Carrara, Ravasio Pesca Caccia, Tutto Pesca Ranzanico
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
tel. 035 232586
mail: bergamo@fipsas.it
Regolamento interno
regolamento regionale n° 2/2018
regolamento di bacino n° 6
FIUME ADDA (Diritto Pozzali in Lodi)
LOtratto cittadino Fiume Adda a Lodi. (pescando in città)
La stragrande maggioranza degli abitanti di Lodi vive il fiume solo nei momenti di piena ( purtroppo frequenti in anni recenti ) affacciandosi in massa sul muraglione del lungo fiume incuriositi più che preoccupati delle condizioni del fiume. Ma i pescatori sanno che c’è qualcos'altro per cui valga la pena di viverlo e che va oltre la passione alieutica, è ormai nota a tutti la proverbiale sportività del pescatore “moderno”preposto alla filosofia del cattura e rilascia, e vera e propria sentinella del fiume 365 giorni l’anno, impegnato nella salvaguardia degli habitat naturali e nella preservazione dei derivati ecosistemi. Ma poi si sa si va a pescare e anche in un contesto urbano il fiume Adda sa regalare emozioni e non poche sorprese, per gli amanti della pesca al colpo la zona si presta bene,sponde pulite di facile fruizione e ampio parcheggio nelle vicinanze. Un tratto di fiume in sponda destra ospita un campo gara FIPSAS, barbi e cavedani sono presenti in buon numero. Per chi pratica la pesca con esche artificiali il sotto riva ricco di prismate si presta per la ricerca del persico reale utilizzando piccoli grub in gomma innestati su mono ami a loro volta piombati a dovere. Diversamente per la ricerca del luccio la musica cambia, un tempo assiduo frequentatore di queste acque ora il nostro amico esocide soprannominato ( il Rè del fiume)si trova a pari rischio di estinzione con ( la Regina del fiume)la trota Marmorata, specie endemica dell’Adda. Anche se il luccio gode di una misura protettiva di 60 cm. limite minimo consentito per la sua detenzione, suggeriamo agli amici pescatori il gesto sportivo del rilascio ricordando che un esemplare di quelle dimensione è un potenziale riproduttore, fondamentale per la continuità a salvaguardia della specie. Infine ogni anno durante il rilascio di trote iridee da parte di una associazione di pesca situata appena a monte del tratto FIPSAS, all’ultima domenica di febbraio in concomitanza dell’apertura della pesca alla trota ci si può divertire col simpatico salmonide usando come esca piccoli rotanti e ondulanti di grammi ridotti o con i soliti pesciolini in balsa o plastica di misura non superiore a cm.4.
Testo e foto di Cesare Lorandi
Permessi in vendita presso: Holding Ferrari S.R.L.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Spinning da Belly Boat
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
tel. 022043952
mail: segreteria@fipsasmi.it
Regolamento interno
regolamento regionale n° 2/2018
regolamento di bacino n° 6
FIUME ADDA (Loc. Rocchetta in comune di Cornate D'Adda - diritto eredi corneo)
MBdal Santuario " la Rocchetta" a cava edison a valle
Permessi in vendita presso: Arva Pesca Sport, Gi.Ma Snc Pesca Sport
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Regolamento Regionale n° 2/2018
regolamento di bacino pesca n°6
Fiume Adda
LOdal ponte di Lodi (napoleonico) fino al primo ponte del comune di Cavenago d'Adda; escluso la zona di riserva di pesca denominata zerbaglia dallo sbocco in Adda dalla morta di Cavenago in comune di Cavenago d'Adda fino allo sbocco in Adda della Menabò in località Guastinone in comune di Turano Lodigiano (Lo) comuni: Credera, Rubbiano, Moscazzano, Casaletto Ceredano.
Permessi in vendita presso: Caccia Pesca Sport
Come arrivare: inizio tratto strada provinciale n° 26 Lodi Cremona termine ponte SP 106 in comune di Cavenago d'Adda
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Fiume Adda
LOLanca di Ca del conte-Soltarico. ( Un paradiso da coltivare e preservare )
Nata da una piena del fiume Adda a fine anni 70, suddetta lanca conserva tutt’oggi tutte le caratteristiche morfologiche di habitat naturale. I suoi sette chilometri di sponde disegnate a forma di ferro di cavallo rientrano nel comprensorio di due comuni del lodigiano, San Martino in strada e Cavenago d’Adda. Zona umida di particolare interesse avifaunistico la lanca con l’andar del tempo è diventata territorio stanziale di varie specie alieutiche tipiche di questi luoghi come lucci, persici trota, persici reali e lucioperca citando specie predatorie e svariati ciprinidi come carpe, tinche, scardole, abramidi ecc. Le tecniche di pesca più praticate sono il carp fishing e lo spinning, le postazioni di pesca non sono molte a causa della vegetazione arborea che di logica ha fatto e fa il proprio corso, per gli amanti dello spinning c’è una possibilità in più derivata dall’uso del belly-boat (cianbellone) quì consentito, le esche più usate sono quelle siliconiche di varie forme e colori rigorosamente montate con monoami visto che anche la vegetazione acquatica è ricca di ostacoli naturali quindi oltre a non arrecare danni ai nostri amici pinnuti a buon intenditor ……
Situata ad una manciata di minuti dalla città di Lodi la lanca è parte integrante del Parco Adda sud, i parcheggi purtroppo sono una annosa lacuna, solo a Cavenago d’Adda in località Cascina Emilia esiste un ampio spazio fruibile, negli altri due siti i posti auto si contano sulle dita di una mano.
Testo e foto di Cesare Lorandi
Permessi in vendita presso: Caccia Pesca Sport
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Fiume Adda
LOFiume Adda,Castelnuovo bocca d’Adda:La mecca del ledgering.
L’Adda, fiume lombardo per antonomasia, conclude il suo lungo percorso di 313 km gettandosi nel Po presso il paese di Castelnuovo, toponimo non per nulla precisato dal successivo “Bocca d’Adda”.
Prima del suo termine, il fiume non manca di regalarci un ultimo interessantissimo spot di pesca raggiungibile dalla località Brevia. Si tratta di un lungo sbarramento in massi, che ne rallenta la corrente, posto a breve distanza dalla foce, dove trovano rifugio tutte le specie ittiche presenti in queste acque. Moltissime quelle interessanti per la pesca. Predatori come siluro, aspioe perca raggiungono qui taglie davvero notevoli e hanno preso da tempo stabile dimora delle profonde tane nascoste dall’impetuosa corrente e si possono insidiare sia con la tecnica dello spinning che con esche naturali rappresentate in genere da pesci vivi o morti di varia taglia. Anche altre specie come carpa, breme, blicca risalgono stagionalmente dal Po trovando fondali adatti alla riproduzione ma il vero protagonista dello spot è senza dubbio il barbo europeo pescato con la classica tecnica del ledgering. La taglia raggiunta, la combattività esaltata dalle consistenti correnti e l’importante numerosità dei branchi presenti ha reso questa località una delle più frequentate dagli amanti di tale tecnica presenti circa in ogni stagione dell’anno. Ugualmente proficua la classica pesca alla passata col bigattino. Da segnalare infine la provvisoria presenza di branchi, più o meno numerosi a seconda delle annate, di cheppie in risalita durante il periodo primaverile legato alla riproduzione. Negli ultimi anni alla cheppia si sono aggiunti i cefali che anno dopo anno si stanno facendo sempre più numerosi, trovando sempre maggiori estimatori fra i pescatori che li insidiano con miscele di pane e formaggio.
Come raggiungere Brevia:
Per chi viene da Milano, occorre percorrere l’autostrada Milano-Bologna fino all’uscita Basso Lodigiano, per seguire poi la strada statale 10 per Cremona e giunti al paese di San Nazzaro attraversare il Po in direzione Castelnuovo Bocca d’Adda. Da lì una stretta strada porta in un paio di km alla località Brevia nei pressi dello sbarramento sulla sponda destra dell’Adda. Occorre tenere conto che esistono due parcheggi consentito dal Parco Adda Sud da usare tassativamente per non incorrere in spiacevoli sanzioni.
Testo e foto di Mario Narducci
Permessi in vendita presso: Negozio Caserini
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
FIUME ADIGE
BZSono ben sette gli spot convenzionati Fipsas sul fiume Adige e molte le possibilità che hanno i pescatori, questo perché gli scenari sono piuttosto vari. Dal ponte di confine, a scendere, fino a Glorenza, il fiume ha carattere prevalentemente torrentizio. Dopo il ponte di Spondigna digrada dolcemente a corso di pianura e tocca i centri abitati di Lasa, Merano, Lena, Gargazzone e Terlano, fino alla confluenza con l’Isarco nei pressi di Bolzano sud. Dunque davvero numerose le tecniche permesse, vista la varietà dell’ecosistema. Le principali: la mosca, lo spinning, la pesca con il pesciolino morto e il verme. Sono consentite tutte le esche citate nella legge provinciale, a eccezione dell’alto corso nei territori di Malles Venosta, Glorenza e Prato allo Stelvio, dove sono obbligatori cucchiano armato di amo singolo privato d’ardiglione e 2 mosche artificiali con sistemi a mosca con coda di topo. Periodi di apertura: in generale dalla seconda domenica di febbraio fino al 30 settembre, con regolamenti particolari a seconda del tratto e della specie insidiata.
Come arrivare: Queste le varie uscite per i rispettivi tratti: 1)Uscita autostradale della A22 del Brennero consigliata: Ora o Bolzano sud. 2)Dall’ uscita autostradale della A22 del Brennero, a Bolzano sud, si seguono le indicazioni della superstrada per Merano . Uscita consigliata Terlano . 3)Dall’ uscita autostradale A22 del Brennero, Bolzano sud, si seguono le indicazioni della superstrada per Merano. Uscita consigliata Merano sud . 4)Dall’ uscita autostradale della A22 del Brennero, a Bolzano sud, si seguono le indicazioni stradali per il centro città e via Resia, quindi le indicazioni per Appiano – Strada del vino. Nei pressi di Ponte Adige, confluiscono le fosse. 5)Dall’ uscita autostradale della A22 del Brennero, a Bolzano sud, si seguono le indicazioni della superstrada per Merano . Uscita consigliata, Gargazzone.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Fipsas point:
Pesca Sport
viale Druso, 9 - Bolzano
tel. 0471/281251
Pesca Fogato
via Resia, 114 - Bolzano
tel. 0471/917014
Pesca 2000
Viale Venezia, 3 - Bolzano
tel. 0471/262364
Fischer
Piazza Mazzini, 18 - Bolzano
tel. 0471/270777
Bar Lidia
Via Firenze, 9 - Bolzano
tel. 348/2639051
Tutto per la pesca
Via Nazionale, 49 - Bronzolo
tel. 0471/967014
Regolamento interno
Visitate anche il sito Fipsas:www.fipsasbz.it
FIUME ARALT
TVdelimitato a nord dai Ponti Cei e Follegot (nei suoi due rami Aralt e Fosso Gravon) ed a sud fino a 500 metri del confine del Comune di Gaiarine, in territorio del Comune di Orsago.
il fiume ha una larghezza media di metri 3,5/4,00 con una profondità media di circa un metro, lungo il tratto si possono trovare delle buche fino al metro e mezzo / due metri.
le sue acque limpide scorrono ad una media velocità.
Permessi in vendita presso: Sport Sile S.R.L., Linea Sport, Poloniato Marino, Hobby Pesca, Big Fish Srl
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Linea Sport Via S. Antonio, 6 Biancade -TV-
Sport Sile Via Internati 37/a Silea -TV-
Polo Pesca Via Erizzo, 33 Crocetta del Montello (TV)
Tutto per la pesca by Achille Via Sottotreviso 33, Ponte di Piave
Hobby Pesca Via Ca' Larga 9, Mareno di Piave
Dan Fisherman Via Liberazione, 35, San Vendemiano TV
Regolamento interno
Via San Antonio 6, Biancade TV
Tel: 0422 848082 www.fipsas-tv.i
Regolamento Zona A/B 2019
ART.1 Premessa:
In tutta la Concessione l’attività di pesca è regolamentata dalla Legge Regionale, e dal Regolamento attualmente in vigore per la ZONA A/B ove richiesto e dal Regolamento Interno del Comitato Provinciale FIPSAS di Treviso.
Il Tesserino SOSTITUISCE, per la sola attività di pesca nelle Concessioni (Giavera, Musestre, Meolo, Malgher, Aralt, e Negrisia.), il Tesserino Regionale per la Prov. Di TV in ZONA A/B. Sono consentite due uscite settimanali di mezza giornata (mattino o Pomeriggio), non nello stesso giorno con un massimo di otto uscite mensili. La settimana inizia dalla domenica. E’ consentito un solo spostamento in altra concessione durante la stessa uscita. E’ consentita la cattura di massimo 3 Salmonidi ad uscita, per un numero massimo di 20 catture mensile e fino ad 80 capi annuali. Al raggiungimento di tali limiti si può acquistare un secondo tesserino. Il Tesserato, con il pagamento del Tesserino, DICHIARA espressamente di essere a conoscenza del presente Regolamento Interno e di ACCETTARLO nella sua interezza e globalità DICHIARA di accettare il controllo sia degli Agenti di Vigilanza sia degli Ispettori preposti per quanto riguarda l’attività di pesca, e i documenti relativi all’esercizio della stessa. DICHIARA di accettare anche il controllo e l’ispezione del veicolo con il quale il Tesserato accede al luogo di pesca.
ART.2 Obblighi e Divieti.
1. Divieto di pesca nelle settimane di semina. (Vedi Date riportate sul tesserino)
2. Divieto di pesca fuori orario consentito (Vedi orari riportati sul Tesserino)
3. Divieto di detenzione ed utilizzo di esche non consentite.
4. Divieto di pesca nei giorni di Martedì e Venerdì purché non siano festivi.
5. È vietato continuare la pesca dopo aver raggiunto la cattura di capi previsti o il peso previsto di kg 5.
6. Obbligo di annotazione del giorno e la zona prima di iniziare l’attività piscatoria
7. Obbligo di annotazione immediata subito dopo la cattura del salmonide
8. E Consentito detenere massimo N° 3 esemplari di salmonidi per ogni uscita
9. E’ vietato il rilascio di salmonidi in misura catturati con esche naturali
10. Solo dopo la settimana di semina non si possono effettuare due uscite consecutive
FIUME BIFERNO E LAGO DI GUARDIALFIERA
CBLa Sezione Provinciale FIPSAS di Campobasso ha in concessione dalla Regione Molise 5 km del fiume Biferno; il tratto cha va dalla centrale di Oratino (Comune di Oratino) fino alla diga spaccata (Comune di Ripalimosani).
Il Biferno è un fiume di media portata che alterna tratti tumultuosi, ad altri più calmi, per questo adatto sia allo spinning sia alla mosca e alla passata. Le sponde sono piuttosto ricche di vegetazione e non sempre è facile trovare posto e farsi largo tra le piante sommerse e gli arbusti. E’ comunque un fiume che sa regalare grandi soddisfazioni. Un’altra caratteristica è quella di avere l’acqua sempre leggermente velata. Con lo spinning si insidiano principalmente cavedani, trote fario e iridee. Fuori la riserva Fipsas, ottima meta per la pesca alla passata anche di grossi barbi. In alternativa rende molto la pesca a fondo delle anguille la sera o nei periodi di piena del fiume. Sempre vietata la pasturazione. Periodo migliore: trattandosi di un fiume a carattere torrentizio, la portata d’acqua diminuisce con il progredire della stagione fino ad arrivare in piena estate a essere davvero molto modesta. La Fipsas ha anche in concessione 1km di sponda del lago di Guardialfiera (CB), presso lo stesso Comune, 600 mt. a confine con la S.S. Bifernina e sulla sponda di fronte altri 400 mt.
Nell’ invaso è possibile trovare cavedani, carassi, carpe, lucci, persici, tinche, alborelle. Le tecniche che vengono utilizzate sono la pesca a colpo, feeder, carp fisching, spinning, bolognese, pesca al inglese.
Come arrivare: Raggiungere il fiume Biferno è molto semplice perché il corso d’acqua è costeggiato dalla S.S. Bifernina che lo attraversa dalle sorgenti (Bojano), fino alle foci (Termoli).
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Fipsas point: Arcobaleno pesca di Giuseppe Balozzi (087461241), MONDO SOMMERSO di Domenico D'Alise (087469301), PESCA PROJECT di Ernesto Di Caterino (0874493086), IL SANNITA (08741960666) e GP PESCA (3387736052)
Regolamento interno
Il costo del segna catture è di € 10,00 per i residenti nella Provincia di Campobasso e di € 35,00 per i non residenti.
Per il regolamento del tratto del lago di Guardialfiera, ricadendo il tratto in acque di categoria C, è assolutamente vietato l'uso del bigattino. Per la trota la misura minima è di cm. 23.
FIUME BRUNA (SCIVOLO)
GRScivolo per alaggio barche sul Fiume Bruna (Castiglione della Pescaia)
Regolamento interno
Martedì e Venerdì 16-19
tel 0564493788
FIUME LIA
TVIl fiume Lia è un corso d'acqua della provincia di Treviso.
Nasce da risorgive a San Polo di Piave, attraversa Ormelle, Colfrancui e si getta nel Monticano presso Camino.
Da due sue diramazioni si originano altrettanti canali artificiali: la fossa Peressina-fossa Formosa e il fosso Navisego, che alimenta il Piavon.
Il fiume ha una larghezza che va dai 3 ai 5 metri con profondità che vanno da circa un metro fino a 1,80. le sue acque limpide sono abbastanza veloci
Permessi in vendita presso: Sport Sile S.R.L., Linea Sport, Poloniato Marino, Hobby Pesca, Big Fish Srl
Come arrivare: Autostrada Venezia Belluno uscita Conegliano prendere per Fontanelle proseguire per Ormelle, il tratto piu interessante è tra il centro di Ormelle e a valle in località Tempio.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Rilascio permessi
Linea Sport Via S. Antonio, 6 Biancade -TV-
Sport Sile Via Internati 37/a Silea -TV-
Polo Pesca Via Erizzo, 33 Crocetta del Montello (TV)
Tutto per la pesca by Achille Via Sottotreviso 33, Ponte di Piave
Hobby Pesca Via Ca' Larga 9, Mareno di Piave
Dan Fisherman Via Liberazione, 35, San Vendemiano TV
Regolamento interno
Via San Antonio 6, Biancade TV
Tel: 0422 848082 www.fipsas-tv.i
Regolamento Zona A/B 2019
ART.1 Premessa:
In tutta la Concessione l’attività di pesca è regolamentata dalla Legge Regionale, e dal Regolamento attualmente in vigore per la ZONA A/B ove richiesto e dal Regolamento Interno del Comitato Provinciale FIPSAS di Treviso.
Il Tesserino SOSTITUISCE, per la sola attività di pesca nelle Concessioni (Giavera, Musestre, Meolo, Malgher, Aralt, e Negrisia.), il Tesserino Regionale per la Prov. Di TV in ZONA A/B. Sono consentite due uscite settimanali di mezza giornata (mattino o Pomeriggio), non nello stesso giorno con un massimo di otto uscite mensili. La settimana inizia dalla domenica. E’ consentito un solo spostamento in altra concessione durante la stessa uscita. E’ consentita la cattura di massimo 3 Salmonidi ad uscita, per un numero massimo di 20 catture mensile e fino ad 80 capi annuali. Al raggiungimento di tali limiti si può acquistare un secondo tesserino. Il Tesserato, con il pagamento del Tesserino, DICHIARA espressamente di essere a conoscenza del presente Regolamento Interno e di ACCETTARLO nella sua interezza e globalità DICHIARA di accettare il controllo sia degli Agenti di Vigilanza sia degli Ispettori preposti per quanto riguarda l’attività di pesca, e i documenti relativi all’esercizio della stessa. DICHIARA di accettare anche il controllo e l’ispezione del veicolo con il quale il Tesserato accede al luogo di pesca.
ART.2 Obblighi e Divieti.
1. Divieto di pesca nelle settimane di semina. (Vedi Date riportate sul tesserino)
2. Divieto di pesca fuori orario consentito (Vedi orari riportati sul Tesserino)
3. Divieto di detenzione ed utilizzo di esche non consentite.
4. Divieto di pesca nei giorni di Martedì e Venerdì purché non siano festivi.
5. È vietato continuare la pesca dopo aver raggiunto la cattura di capi previsti o il peso previsto di kg 5.
6. Obbligo di annotazione del giorno e la zona prima di iniziare l’attività piscatoria
7. Obbligo di annotazione immediata subito dopo la cattura del salmonide
8. E Consentito detenere massimo N° 3 esemplari di salmonidi per ogni uscita
9. E’ vietato il rilascio di salmonidi in misura catturati con esche naturali
10. Solo dopo la settimana di semina non si possono effettuare due uscite consecutive
FIUME MALGHER
TVE' un corso d'acqua che si snoda tra il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto.
Nasce da varie risorgive situate presso la frazione San Lorenzo di Arzene. Entra poco dopo in comune di Zoppola bagnando Orcenico Superiore, Orcenico Inferiore e Cusano, quindi, in comune di Fiume Veneto, Pescincanna, la stessa Fiume Veneto, Cimpello. Da questo momento le sue acque scorrono in un avvallamento, di qualche metro più basso rispetto ai terreni circostanti e largo in media 3-7 metri.
In comune di Azzano Decimo tocca Tiezzo, passando poi nel territorio di Pasiano di Pordenone dove lambisce Sant'Andrea e la stessa Pasiano (qui forma l'isola Munaressa).
Scorre poi lungo il confine con Meduna di Livenza e la provincia di Treviso. All'altezza di Brische, si unisce al Sile per formare il canale Postumia-Malgher, le cui acque giungono infine al mare Adriatico attraverso il Fosson e il Loncon.
Le pendenze risultano abbastanza modeste (dall'1-2‰ del tratto iniziale allo 0,20‰ del tratto finale), ma lungo il suo corso si collocano numerosi salti in parte ancora utilizzati per la produzione di forza motrice
Permessi in vendita presso: Linea Sport, Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino, Hobby Pesca, Big Fish Srl
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Linea Sport Via S. Antonio, 6 Biancade -TV-
Sport Sile Via Internati 37/a Silea -TV-
Polo Pesca Via Erizzo, 33 Crocetta del Montello (TV)
Tutto per la pesca by Achille Via Sottotreviso 33, Ponte di Piave
Hobby Pesca Via Ca' Larga 9, Mareno di Piave
Dan Fisherman Via Liberazione, 35, San Vendemiano TV
Regolamento interno
Via San Antonio 6, Biancade TV
Tel: 0422 848082 www.fipsas-tv.i
Regolamento Zona A/B 2019
ART.1 Premessa:
In tutta la Concessione l’attività di pesca è regolamentata dalla Legge Regionale, e dal Regolamento attualmente in vigore per la ZONA A/B ove richiesto e dal Regolamento Interno del Comitato Provinciale FIPSAS di Treviso.
Il Tesserino SOSTITUISCE, per la sola attività di pesca nelle Concessioni (Giavera, Musestre, Meolo, Malgher, Aralt, e Negrisia.), il Tesserino Regionale per la Prov. Di TV in ZONA A/B. Sono consentite due uscite settimanali di mezza giornata (mattino o Pomeriggio), non nello stesso giorno con un massimo di otto uscite mensili. La settimana inizia dalla domenica. E’ consentito un solo spostamento in altra concessione durante la stessa uscita. E’ consentita la cattura di massimo 3 Salmonidi ad uscita, per un numero massimo di 20 catture mensile e fino ad 80 capi annuali. Al raggiungimento di tali limiti si può acquistare un secondo tesserino. Il Tesserato, con il pagamento del Tesserino, DICHIARA espressamente di essere a conoscenza del presente Regolamento Interno e di ACCETTARLO nella sua interezza e globalità DICHIARA di accettare il controllo sia degli Agenti di Vigilanza sia degli Ispettori preposti per quanto riguarda l’attività di pesca, e i documenti relativi all’esercizio della stessa. DICHIARA di accettare anche il controllo e l’ispezione del veicolo con il quale il Tesserato accede al luogo di pesca.
ART.2 Obblighi e Divieti.
1. Divieto di pesca nelle settimane di semina. (Vedi Date riportate sul tesserino)
2. Divieto di pesca fuori orario consentito (Vedi orari riportati sul Tesserino)
3. Divieto di detenzione ed utilizzo di esche non consentite.
4. Divieto di pesca nei giorni di Martedì e Venerdì purché non siano festivi.
5. È vietato continuare la pesca dopo aver raggiunto la cattura di capi previsti o il peso previsto di kg 5.
6. Obbligo di annotazione del giorno e la zona prima di iniziare l’attività piscatoria
7. Obbligo di annotazione immediata subito dopo la cattura del salmonide
8. E Consentito detenere massimo N° 3 esemplari di salmonidi per ogni uscita
9. E’ vietato il rilascio di salmonidi in misura catturati con esche naturali
10. Solo dopo la settimana di semina non si possono effettuare due uscite consecutive
FIUME MEOLO
TVDalle sorgenti in località campagne in comune di Breda di Piave a valle fino al mulino marchesini. Fiume di risorgiva, larghezza media metri 5 profondita' media cm.80 / 150
Come arrivare: Autostrada Venezia Belluno uscita Treviso sud prendere per san Biagio di Call'alta. Poco prima del centro prendere per Cavriè. Passato il centro del paese si attraversa il fiume a circa metà concessione
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Rilascio permessi
Linea Sport via san Antonio 6 0422/849814
Presso tutti i F.I.P.S.A.S. Point della provincia e le società affiliate.
Regolamento interno
Via San Antonio 6, Biancade TV
Tel: 0422 848082 www.fipsas-tv.i
Regolamento Zona A/B 2019
ART.1 Premessa:
In tutta la Concessione l’attività di pesca è regolamentata dalla Legge Regionale, e dal Regolamento attualmente in vigore per la ZONA A/B ove richiesto e dal Regolamento Interno del Comitato Provinciale FIPSAS di Treviso.
Il Tesserino SOSTITUISCE, per la sola attività di pesca nelle Concessioni (Giavera, Musestre, Meolo, Malgher, Aralt, e Negrisia.), il Tesserino Regionale per la Prov. Di TV in ZONA A/B. Sono consentite due uscite settimanali di mezza giornata (mattino o Pomeriggio), non nello stesso giorno con un massimo di otto uscite mensili. La settimana inizia dalla domenica. E’ consentito un solo spostamento in altra concessione durante la stessa uscita. E’ consentita la cattura di massimo 3 Salmonidi ad uscita, per un numero massimo di 20 catture mensile e fino ad 80 capi annuali. Al raggiungimento di tali limiti si può acquistare un secondo tesserino. Il Tesserato, con il pagamento del Tesserino, DICHIARA espressamente di essere a conoscenza del presente Regolamento Interno e di ACCETTARLO nella sua interezza e globalità DICHIARA di accettare il controllo sia degli Agenti di Vigilanza sia degli Ispettori preposti per quanto riguarda l’attività di pesca, e i documenti relativi all’esercizio della stessa. DICHIARA di accettare anche il controllo e l’ispezione del veicolo con il quale il Tesserato accede al luogo di pesca.
ART.2 Obblighi e Divieti.
1. Divieto di pesca nelle settimane di semina. (Vedi Date riportate sul tesserino)
2. Divieto di pesca fuori orario consentito (Vedi orari riportati sul Tesserino)
3. Divieto di detenzione ed utilizzo di esche non consentite.
4. Divieto di pesca nei giorni di Martedì e Venerdì purché non siano festivi.
5. È vietato continuare la pesca dopo aver raggiunto la cattura di capi previsti o il peso previsto di kg 5.
6. Obbligo di annotazione del giorno e la zona prima di iniziare l’attività piscatoria
7. Obbligo di annotazione immediata subito dopo la cattura del salmonide
8. E Consentito detenere massimo N° 3 esemplari di salmonidi per ogni uscita
9. E’ vietato il rilascio di salmonidi in misura catturati con esche naturali
10. Solo dopo la settimana di semina non si possono effettuare due uscite consecutive
Fiume Mincio
MNIl Fiume Mincio attraversa la provincia di Mantova nei comuni di Volta Mantovana, Goito, Marmirolo, Porto Mantovano, Rivalta sul Mincio, Curtatone, Virgilio, Bagnolo San Vito e Roncoferraro dove a Governolo sfocia nel Fiume Po.
Il Fiume Mincio è sicuramente uno dei posti preferiti da tantissimi pescatori per i molteplici tipi di pesca che si possono praticare in esso che ne fanno un vero e proprio paradiso della pesca.
Il Fiume Mincio è interamente convenzionato FIPSAS.
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Barca
Regolamento interno
FIUME MINCIO
MNIn località Borghetto (Valeggio sul Mincio) per circa 9 km a valle.
E' agibile solo la sponda destra (sterrata) la sponda sinistra è vietata esistendo la pista ciclopedonale.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessino superiore a mt. 12,0.
Il bilancino è sempre vietato. (decr. Amm.Prov. 7/4/99n° 16 )
Le esche consentite dalla Regione Veneto sono:
- bigattini (larve di mosca carnaria) per un massimo di 1,0 kg per giornata;
- e pastura 4.0 kg asciutta di sfarinati per giornata;
Regolamenti particolari:
E' vietata la pesca con il mais e boilles e suoi derivati dal 15/05 al 30/06.
E' consentito datenere solo kg. 2,0 di pescato nella giornata.
E' vietato l'uso della nassa nelle giornate di prova, è consentita solo durante le manifestazioni autorizzate.
FIUME MINCIO
VRIl tratto di Fiume Mincio in gestione Fipsas va dalla linea ferroviaria MI-VE a Peschiera del Garda, al confine con la Provincia di Verona e si estende per circa 4,800 mt.
La profondità va dai 4 ai 5 mte e il movimento dell'acqua viene controllato dalla diga di Salionze, normalmente il movimento è medio veloce.
Come arrivare: Uscita autostrada casello di Peschiera del Garda seguire le indicazioni per Mantova, dopo 500 mt. e si è all'entrata del corso d'acqua Fiume Mincio. Aprire e chiudere sempre la sbarra , ai trasgressori , sarà ritirato il permesso e la chiave.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Per il rilascio di concessioni a manifestazioni la domanda deve essere inoltrata alla F.I.P.S.A.S. Sezione Provinciala di Verona verona@fipsas.it , Tel 045 578126 – Fax 045 8130240
Regolamento interno
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessino superiore a mt. 12,0.
Il bilancino è sempre vietato. (decr. Amm.Prov. 7/4/99n° 16 )
Le esche consentite dalla Regione Veneto sono:
- bigattini (larve di mosca carnaria) per un massimo di 1,0 kg per giornata;
- e pastura 4.0 kg asciutta di sfarinati per giornata;
Regolamenti particolari:
E' vietata la pesca con il mais e boilles e suoi derivati dal 15/05 al 30/06.
E' consentito datenere solo kg. 2,0 di pescato nella giornata.
E' vietato l'uso della nassa nelle giornate di prova, è consentita solo durante le manifestazioni autorizzate.
FIUME MUSESTRE ZONA A
TVFiume di risorgiva con buona portata ampie sponde di larghezza media 8/10 metri
Permessi in vendita presso: Linea Sport, Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino, Big Fish Srl, Hobby Pesca
Come arrivare: Autostrada Venezia Belluno uscita Treviso sud prendere per san Biagio arrivati a Biancade siete a metà concessione.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Rilascio permessi
i Pesmessi hanno un costo per il Kill di euro 85,00 e per il No Kill euro 40,00
Regolamento interno
Via San Antonio 6, Biancade TV
Tel: 0422 848082 www.fipsas-tv.i
Regolamento Zona A/B 2019
ART.1 Premessa:
In tutta la Concessione l’attività di pesca è regolamentata dalla Legge Regionale, e dal Regolamento attualmente in vigore per la ZONA A/B ove richiesto e dal Regolamento Interno del Comitato Provinciale FIPSAS di Treviso.
Il Tesserino SOSTITUISCE, per la sola attività di pesca nelle Concessioni (Giavera, Musestre, Meolo, Malgher, Aralt, e Negrisia.), il Tesserino Regionale per la Prov. Di TV in ZONA A/B. Sono consentite due uscite settimanali di mezza giornata (mattino o Pomeriggio), non nello stesso giorno con un massimo di otto uscite mensili. La settimana inizia dalla domenica. E’ consentito un solo spostamento in altra concessione durante la stessa uscita. E’ consentita la cattura di massimo 3 Salmonidi ad uscita, per un numero massimo di 20 catture mensile e fino ad 80 capi annuali. Al raggiungimento di tali limiti si può acquistare un secondo tesserino. Il Tesserato, con il pagamento del Tesserino, DICHIARA espressamente di essere a conoscenza del presente Regolamento Interno e di ACCETTARLO nella sua interezza e globalità DICHIARA di accettare il controllo sia degli Agenti di Vigilanza sia degli Ispettori preposti per quanto riguarda l’attività di pesca, e i documenti relativi all’esercizio della stessa. DICHIARA di accettare anche il controllo e l’ispezione del veicolo con il quale il Tesserato accede al luogo di pesca.
ART.2 Obblighi e Divieti.
1. Divieto di pesca nelle settimane di semina. (Vedi Date riportate sul tesserino)
2. Divieto di pesca fuori orario consentito (Vedi orari riportati sul Tesserino)
3. Divieto di detenzione ed utilizzo di esche non consentite.
4. Divieto di pesca nei giorni di Martedì e Venerdì purché non siano festivi.
5. È vietato continuare la pesca dopo aver raggiunto la cattura di capi previsti o il peso previsto di kg 5.
6. Obbligo di annotazione del giorno e la zona prima di iniziare l’attività piscatoria
7. Obbligo di annotazione immediata subito dopo la cattura del salmonide
8. E Consentito detenere massimo N° 3 esemplari di salmonidi per ogni uscita
9. E’ vietato il rilascio di salmonidi in misura catturati con esche naturali
10. Solo dopo la settimana di semina non si possono effettuare due uscite consecutive
FIUME NEGRISIA
TVdalle sorgenti alla confluenza nel fiume Piave, nei comuni di Cimadolmo, Ormelle e Ponte di Piave.
Il fiume di risorgiva ha una larghezza ve va da 1.5 metri fino a punti di 3 metri con profondità di che vanno da 50 cm fino a 1 metro possiamo pero trovare delle buche anche di 2 metri.
Permessi in vendita presso: Linea Sport, Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino, Big Fish Srl, Hobby Pesca
Come arrivare: dalla statale Treviso Oderso all'altezza di Ponte di Piave prendialo le indicazioni per Negrisia seguendo la strada sulla sx vediamo l'argine e li il fiume Negrisia
Tecniche di pesca
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Rilascio permessi
Permesso Kill € 85,00
Permesso Anguille € 12,00
Regolamento interno
Via San Antonio 6, Biancade TV
Tel: 0422 848082 www.fipsas-tv.i
Regolamento Zona A/B 2019
ART.1 Premessa:
In tutta la Concessione l’attività di pesca è regolamentata dalla Legge Regionale, e dal Regolamento attualmente in vigore per la ZONA A/B ove richiesto e dal Regolamento Interno del Comitato Provinciale FIPSAS di Treviso.
Il Tesserino SOSTITUISCE, per la sola attività di pesca nelle Concessioni (Giavera, Musestre, Meolo, Malgher, Aralt, e Negrisia.), il Tesserino Regionale per la Prov. Di TV in ZONA A/B. Sono consentite due uscite settimanali di mezza giornata (mattino o Pomeriggio), non nello stesso giorno con un massimo di otto uscite mensili. La settimana inizia dalla domenica. E’ consentito un solo spostamento in altra concessione durante la stessa uscita. E’ consentita la cattura di massimo 3 Salmonidi ad uscita, per un numero massimo di 20 catture mensile e fino ad 80 capi annuali. Al raggiungimento di tali limiti si può acquistare un secondo tesserino. Il Tesserato, con il pagamento del Tesserino, DICHIARA espressamente di essere a conoscenza del presente Regolamento Interno e di ACCETTARLO nella sua interezza e globalità DICHIARA di accettare il controllo sia degli Agenti di Vigilanza sia degli Ispettori preposti per quanto riguarda l’attività di pesca, e i documenti relativi all’esercizio della stessa. DICHIARA di accettare anche il controllo e l’ispezione del veicolo con il quale il Tesserato accede al luogo di pesca.
ART.2 Obblighi e Divieti.
1. Divieto di pesca nelle settimane di semina. (Vedi Date riportate sul tesserino)
2. Divieto di pesca fuori orario consentito (Vedi orari riportati sul Tesserino)
3. Divieto di detenzione ed utilizzo di esche non consentite.
4. Divieto di pesca nei giorni di Martedì e Venerdì purché non siano festivi.
5. È vietato continuare la pesca dopo aver raggiunto la cattura di capi previsti o il peso previsto di kg 5.
6. Obbligo di annotazione del giorno e la zona prima di iniziare l’attività piscatoria
7. Obbligo di annotazione immediata subito dopo la cattura del salmonide
8. E Consentito detenere massimo N° 3 esemplari di salmonidi per ogni uscita
9. E’ vietato il rilascio di salmonidi in misura catturati con esche naturali
10. Solo dopo la settimana di semina non si possono effettuare due uscite consecutive
fiume Olona
VAPermessi in vendita presso: Every Sports
Tecniche di pesca
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Regolamento interno
Fiume Piave
VEDa Km 2,4 a valle del ponte "Della Vittoria" di San Donà di Piave fino alla foce in località Cortellazzo di Jesolo.
Corso d'acqua influenzato nel tratto terminale dal cuneo salino con risalita e attiva presenza di fauna ittica marina.
Permessi in vendita presso: Centro Pesca e Sport Di Mestre Emanuela & Co., Pesca Sport Sas
Come arrivare: Autostrada A28 - uscita Noventa di Piave poi strade locali correnti su ambo i lati del corso d'acqua fino alla foce
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
FIUME PIAVE (Zenson di Piave)
TVTratto del fiume Piave nel Comune di Zenson di Piave, dove è istituito un campo gara gestito dal Comitato Provinciale FIPSAS di Treviso.
il Tratto ha una lunghezza di circa un Km, ha una larghezza che va dai 60/80 metri con una profondità media di circa 6 metri acque azzurro verde per la maggior parte del tempo.
l'accesso al tratto è delimitato da una sbarra dove è possibile richiedere la chiave al Comune di Zenson.
Permessi in vendita presso: Linea Sport, Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino
Come arrivare: Dall'uscita dell'autostrada di treviso sud prendere la treviso mare direzione jesolo fino a valio girare a sx per monastier e seguire per zenson di piave. salire sull'argine e troviamo il tratto.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Fiume Po
MNIl più lungo fiume italiano. Il tratto scorrente in Provincia di Mantova è tutto convenzionato Fipsas.
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Barca
Regolamento interno
FIUME PO (Diritto Demaniale Prov. Pavia)
PVDal ponte di Casei in comune di Casei Gerola
Fino al ponte autostrada A7 in comune di Mezzana Rabattone
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Spinning da Barca
Rilascio permessi
tel. 0382539423
mail: pavia@fipsas.it
Regolamento interno
Regolamento Regionale n°2/2018
regolamento di bacino n° 2
FIUME PO DI ROVIGO
ROdal confine con le acque in concessione della FIPSAS di Mantova nel Comune di Calto a valle fino al Ponte di Polesella, Comuni interessati: Ficarolo, Salara, Gaiba, Stienta, Occhiobello, Canaro, Polesella.il tratto in concessione ha una larghezza che va 300/400 metri con una profondità media che va dai 4/8 metri con buche che possono arrivare fino ai 20 metri. velocità dell'acqua media ultimo tratto risente della marea con escursioni fino ad un metro.
Come arrivare: Uscita dell'autostrada occhibello, oppure SS E 45 Romea.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Regolamento interno
FIUME ROYA
IMIl tratto di questo meraviglioso fiume convenzionato con la Fipsas è quello che va dall'abitato di San Michele alla passerella Squarciafichi (Ventimiglia).
Il Roya nasce in territorio francese e lo percorre per circa 40 Km. Il tratto italiano è lungo 19 Km e sfocia in mare, a Ventimiglia.
Il tratto italiano è completamente pescabile.
Nel tratto di categoria B vengono effettuate periodiche immissioni di trote.
Come arrivare: Dall'uscita Autostradale A10 di Ventimiglia, SS20 direzione Cuneo.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
imperia@fipsas.it
Regolamento interno
La pesca può essere esercitata con una sola canna, con o senza mulinello ed armata con un solo amo. E' sempre viatata qualsiasi forma di pasturazione.
Nelle acque di categoria A, dall'abitato di San Michele a Ponte Lamberta, pesca consentita con amo senza ardiglione, max 4 salmonidi al giorno di misura non inferiore a cm. 35.
Nelle acque di categoria B, da Ponte Lamberta alla Passerella Squarciafichi vigono le modalità consentite dal Regolamento Regionale, ad esclusione del tratto: Ponte Metro (per l'abitato di Bevera) alla bretella autostradale di Roverino è costituita la Riserva Turistica di pesca Val Roya aperta tutto l'anno. Sono necessarie la Tessera Federale, la Licenza Governativa (versamenti) insieme al libretto segna catture Regionale.
FIUME SARCA
TNLa zona dell’Alto Sarca, nel Trentino ccidentale, è una delle destinazioni leader in Italia per la pesca. I 300 km di acque, in concessione all’Associazione Pescatori A.S., comprendono acque correnti e lacustri, alcune a carattere torrentizio e soggette al disgelo, altre a carattere fluviale con portate regolari.
La popolazione ittica è composta da trote marmorate, anche di grossa taglia, fario autoctone e di immissione, iridee, ibridi, temoli e, nei diversi laghetti di alta montagna, i salmerini.
Il corso principale del Fiume Sarca, facilmente accessibile dalla strada carrabile, presenta un alveo quasi tutto naturale, con una portata abbondante, profonde buche e buona corrente. La varietà degli ambienti e la creazione di zone specifiche per ogni tecnica di pesca soddisfano le esigenze di ogni tipo di pescatore.
L'accordo con FIPSAS e Associazione Pescatori Alto Sarca prevede:
Acque ferme: Lago di Ponte Pià.
Acque correnti: Fiume Sarca (dal Ponte di Ragoli fino al Lago di Ponte Pià).
La popolazione ittica è composta da trote marmorate, trote fario sia autoctone che di semina, ibridi e temoli.
Nel bacino di Ponte Pià, oltre a trote iridea di immissione, sono presenti trote fario, carpe di notevoli dimensioni, scardole, persici, cavedani e barbi.
Tutte le tecniche di pesca danno buoni risultati, specilmente nei mesi estivi.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
l'Associazione di riferimento é: Associazione Pescatori Dilettanti Alto Sarca
ufficio@altosarca.it
Via Damiano Chiesa,3
38079 Tione di Trento
Tel 0465.321051 - Fax 0465.321124
Ufficio 0461 - 1860440
per urgenze: Presidente Fipsas Trenti Stefano
cell. 338-1599228
trento@fipsas.it
Regolamento interno
Fiume Sesia - Diga Palestro
PVFIUME SILE (Sile)
TVDalla centrale Idroelettrica di Silea -TV- al ponte dell'autostrada A4 riferimento ponte autostrada,il fiume ha una profondità media 6/7 metri e largo circa 40/50 metri, è un fiume di risorgiva con temperature che vanno dai 15/16 gradi in estate ai 9/10 gradi d'inverno, non ha un forte corrente per tanto si presta a numerose tecniche di pesca.
Permessi in vendita presso: Linea Sport, Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino
Come arrivare: Autostrada A27 uscita Treviso Sud via cendon . Autostrada A4 variante passante uscita casello Preganziol direzione casier.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Il presente regolamento si applica nel tratto del Fiume Sile che,
entro i confini della Provincia di Treviso, va dal tratto a valle della centrale idroelettrica di Silea fino al ponte dell’autostrada A4 Venezia-Trieste, compreso il ramo morto di Villapendola di Casier, il ramo morto in località Lughignano di Casale sul Sile, il ramo morto in località Sant’Elena di Silea, le cave dette di Biondi e le cave in località Lughignano di Casale sul Sile.
All’interno di questo tratto sono istituite le seguenti zone di ripopolamento e riposo biologico ove la pesca è sempre vietata:
1. dalla centrale idroelettrica di Silea per la lunghezza di 200 mt a valle;
2. il braccio morto del Fiume Sile in località Sant'Elena di Silea nella sua diramazione a valle fino all’inizio dei pontili;
3. l'ansa di fiume sulla sponda idrografica sinistra del fiume Sile delimitata dalle bricole antistante il porto fluviale di Casier;
4. la sponda idrografica destra del Fiume Sile nella zona denominata i Burci in località Casier, per l'intera lunghezza dei pontili in legno e per una distanza di circa 6 metri dagli stessi.
5. In tutto il territorio oggetto della presenta concessione di pesca è vietato:
- abbandonare anche temporaneamente rifiuti
- accendere fuochi o adottare qualsiasi comportamento che possa generare rischi di incendio
- raccogliere o danneggiare flora, prodotti di sottobosco, fauna e insetti
- introdurre specie animali e vegetali alloctone
- accedere con veicoli motorizzati
- navigare con natanti a velocità superiore a 8 km/h
- lasciare animali da affezione senza guinzaglio
- installare tende senza specifica autorizzazione
Le inosservanze ai divieti verranno segnalate all’Ente Parco per l’irrorazione delle relative sanzioni.
Le GGV in forza della Convenzione con l’Ente Parco del Sile sono autorizzate dallo stesso a rilevare le generalità dei trasgressori alle norme sopracitate.
E’ sempre consigliato l’utilizzo del salvagente per la pesca da barca.
Art. 2 Modalità di pesca NO KILL
Salvo quanto previsto ai successivi artt. 5 e 6 e comunque in tutto il territorio in concessione in cui vige il Regolamento Speciale 1- di cui al successivo articolo 5, la cattura delle specie sotto elencate è consentita solo in modalità NO KILL (con obbligo di rilascio immediato dopo la cattura):
• luccio (Esox lucius );
• carpa (Cyprinus carpio);
• tutte le specie di storione (Acipenserspp.);
• tinca (Tinca tinca);
• trota marmorata (Salmo truttamarmoratus).
• pigo (Rutiluspigus).
Art. 3 Permesso di pesca
L’esercizio della pesca nell’area di gestione è consentita ai titolari di licenza di pesca previo rilascio di un permesso annuale o di un permesso giornaliero contenente: il regolamento vigente nella concessione; le norme di comportamento all’interno del Parco; le sanzioni per i trasgressori; i confini del territorio della concessione; le norme generali, i recapiti e la composizione del comitato di gestione della concessione. gratuitamente ai soli possessori di tessera F.I.P.S.A.S., necessaria per la copertura assicurativa dei soci dei fruitori della concessione. Il permesso giornaliero sarà rilasciato anche ai non iscritti F.I.P.S.A.S, purché in possesso di licenza di pesca, al costo di Euro 8,00 e di Euro 5,00 per i minori di anni 14 (quattordici). Per i minori di anni 14 il costo del permesso giornaliero sarà dovuto solo per la prima giornata di pesca per garantire l’assicurazione personale, i permessi giornalieri successivi all’interno dello stesso anno solare saranno gratuiti. I permessi annuali o giornalieri verranno rilasciati presso, la sede F.I.P.S.A.S in Via Sant’Antonio n. 6 loc. Biancade di Roncade (TV) e nei punti di distribuzione ed esercizi convenzionati tra i quali:
• Linea Sport di Bruno Dotto via San Antonio n. 8 Roncade loc. Biancade (TV);
• Sport Sile Via Internati 1943/45 n.37/A Silea (TV);
• Trattoria Casa Mia, Piazza Pio X° , Casier (TV);
• Boscolo Sport, Preganziol (TV)
• Tutto Pesca da Achille, Ponte di Piave (TV);
• Giorgio Sport, Conegliano (TV);
• Polo Pesca, Crocetta del Montello (TV);
• Top Fisch, Gorgo al Monticano;
• Zero Pesca, Zero Branco (TV);
• Armeria Diana, Castelfranco (TV);
• e tutte le società affiliate alla F.I.P.S.A.S.
L’aggiornamento dei punti di distribuzione sarà indicato sui siti web www.parcosile.it e www.fipsas-tv.it , a fine stagione e comunque entro e non oltre il 15 gennaio dell'anno successivo, il libretto va restituito al punto di rilascio (negozio, esercizio o società) da cui è stato rilasciato.
Art. 4 Esche e tecniche consentite
La pesca è consentita con un numero massimo di tre canne per ogni pescatore, armate massimo di 2 ami per canna senza ardiglione o con ardiglione schiacciato, ad esclusione di ami con apertura minore di cm 0,5. Sono consentite le seguenti esche naturali e la relativa pasturazione (ad esclusione del pesciolino vivo) bigattino o larva di mosca carnaria, crisalide, camole, vermi di terra, vermi d’acqua, boiles, mais e altre esche vegetali, uva , pellets, impasti di sfarinati vegetali, pane.
Sono consentite le seguenti esche artificiali armate con ami o ancorette senza ardiglione o con ardiglione schiacciato: cucchiaini, spinnerbaits, jigs, pesci finti (rapala), minnows, jerkbait, crankbait, softshad, topwater), esche siliconiche (vermi, creatures, tubes, lizards, rane di gomma, hairjig, dawgs, shad), mosche artificiali (secche, sommerse, streamers).
Chiunque usi la tecnica del pesce morto può usare una sola canna e non sono consentite altre tecniche contemporaneamente
Art. 5 REGOLAMENTI SPECIALI
Regolamento speciale “Zona 1”: (Che comprende :da 200 mt a valle della centrale idroelettrica di Silea, al Braccio morto di San Michele Vecchio escluso, compresi il ramo di Villapendola, le cave dette di Biondi in località Casier e Le cave di Lughignano dette di Casale sul Sile) la cattura delle specie sotto elencate è consentita solo in modalità NO KILL (obbligo di rilascio dopo la cattura) - tranne per l’anguilla per cui vale quanto specificato all’art. 7:
LUCCIO (Esoxlucius ) - CARPA (Cyprinus carpio) tutte le specie di STORIONE (Acipenserspp.) - TINCA (Tinca tinca )TROTA MARMORATA (Salmo truttamarmoratus) PIGO (Rutiluspigus)
Di tutte le specie alloctone è vietata la re immissione in acqua e vige l’obbligo del trattenimento.
Disposizioni particolari e divieti:
1) divieto assoluto di pesca con utilizzo di pesci vivi come esca;
2) Divieto di pesca con pesciolino morto dal 1 Gennaio al 15 Aprile
3) Dal 1 gennaio al 15 APRILE compreso, di ogni anno durante il periodo di riproduzione del Luccio, è vietata la pesca a spinning da natante e da Belly Boat in tutte le acque della concessione., Inoltre è vietata la pesca a spinning nei tratti del Ramo Morto di S. Elena , nel Ramo Morto di Lughignano, e nel Morto di Silea (Porto turistico di Silea), tali tratti sono da intendersi sino alla confluenza nell’asta principale del fiume. A parziale deroga in tale periodo è consentita la pesca con esche artificiali (TECNICA LIGHT GAME) di gomma o silicone non superiori a 5 cm (nel computo non si comprende l’eventuale lunghezza della testina piombata) e tutte le esche HARDBAIT (esca rigida) non superiore ai 6 cm. (la misura si considera con amo montato) montate con solo amo. Tutte le esche siliconiche o gomma e hardbait devono essere montate con amo singolo,terminante con un solo dardo senza artiglione,con apertura massima di cm 1.
4) divieto di pesca con la tecnica Carpfishing ( hair rigs) nel periodo 15 Maggio 30 Giugno
5) divieto di utilizzo Carpsac o nasse dal 01/01/ al 31/12 di ogni anno per il trattenimento del pesce;
6) Divieto di utilizzo di retina metallica per bigattini
7) divieto di pesca a traina;
8) divieto di utilizzo di strumenti dannosi per il salpaggio del pesce quali gaffe, raffi, boga grip (è invece consentito l'uso del guadino);
9) Obbligo dell'utilizzo di terminale d'acciaio di almeno 25 cm. di lunghezza nell'impiego delle esche artificiali di misura superiore a sei cm di lunghezza e del pesce morto manovrato, dal tale divieto sono esclusi mosche artificiali , vermi, grubs e craw siliconici;
10) Divieto di pesca con il bilancino e la bilancia in ogni sua forma.
11) Durante la pesca col pesce morto (es. morto manovrato, mort manie, tecnica drakovic) è vietata la detenzione di pesci vivi sul luogo di pesca. Regolamento speciale “ZONA 2”. (comprende la zona dall’abitato di San Michele Vecchio (termine della zona ZPS) dall’ingresso del Braccio Morto fino al termine della concessione sul confine della Provincia di Venezia al ponte dell’autostrada VE-TS per la parte ricadente sotto la Provincia di Treviso).
Nel territorio sopraindicato è permesso trattenere il pescato e
praticare la pesca come previsto dalle disposizioni presenti sul Regolamento per L’Esercizio della Pesca
nelle Acque Interne della Provincia di Treviso tranne che per le tre seguenti disposizioni:
1. divieto di pesca con pesciolino vivo per esca;
2. dal 1 gennaio al 15 APRILE compreso, di ogni anno durante il periodo di riproduzione del Luccio, è vietata la pesca a spinning dalla barca . ( Natante )
3) divieto di pesca con la tecnica Carpfishing ( hair rigs) nel periodo 15 Maggio 30 Giugno
Art. 6 Pesca all’anguilla e al Persico Reale
E’ consentita la cattura e il trattenimento di un numero massimo di 3 esemplari di anguilla e di 10 di Persico Reale per giornata o battuta di pesca su tutto il territorio della concessione, comunque
non superiore al peso di Kg. 5. La pesca dell’anguilla è consentita anche con l’uso della tecnica del
Bocon o Mazzacchera. E’ inoltre vietata la pesca dell’anguilla nel periodo dal 1° gennaio al 31 marzo, come da Decreto del Presidente della Regione Veneto n. 91 del 18/05/2012.
Art. 7 Obblighi
Prima di iniziare la pesca è obbligatorio compilare l’apposito tesserino o permesso indicando la giornata e la zona di pesca con un segno indelebile ( X ).E’ altresì obbligatorio, ai fini statistici di monitoraggio della fauna ittica indicare le catture dei seguenti pesci con le lettere corrispondenti:
L = LUCCIO, C = CARPA, T = TINCA, A = ANGUILLA.
Come da regolamento della concessione di questi pesci è consentito il trattenimento della sola Anguilla nel numero massimo di 3 esemplari. Gli altri andranno rilasciati immediatamente dopo la cattura , ad eccezione del tratto in concessione dove vige il Regolamento Speciale “zona 2.
E' fatto obbligo consentire, agli organi di Vigilanza preposti, che dimostrino la loro identità, il controllo dei documenti di generalità, della tessera FIPSAS, del libretto o permesso di pesca della concessione del Parco Naturale, delle catture effettuate e della regolarità dell’azione di pesca.
Art. 8 Cattura di specie alloctone
Nel territorio della concessione è assolutamente vietata l’immissione e la REIMMISSIONE in acqua dei pesci alloctoni catturati durante l’azione di pesca . Si intendono specie alloctone quelle indicate nell’allegato A del regolamento per l’esercizio della pesca in acque interne della Provincia di Treviso.
Art. 9 Utilizzo del Natante
Come da Regolamento Provinciale e dal Piano Ambientale del Parco Naturale Regionale del fiume Sile, la navigazione nel tratto concessionato è consentita anche con uso di motore a scoppio e velocità non superiore agli 8 km/h sul corso del fiume. Relativamente alle cave di Lughignano dette di Casale sul Sile la pesca da natante è consentita senza motore a scoppio. E’ invece consentito l’uso dei remi, del motore elettrico e l’utilizzo del belly boat.
Art. 10 Attività di vigilanza
La vigilanza sul rispetto del presente Regolamento è affidata a tutti i corpi di Polizia e alle Guardie Giurate Volontarie riconosciute dalla Provincia ai sensi dell’art. 63, D. Lgs. 112/1998.
Art. 11 Indennizzi e risarcimenti (Sanzioni)
Nel caso di inosservanza delle convenzioni che precedono verranno esigite le seguenti somme a titolo di risarcimento del danno patrimoniale ed extra patrimoniale:
1. Trattenimento di esemplari soggetti a NO KILL € 250,00 per ogni capo trattenuto
2. Uso e detenzione di esche non consentite € 100,00
3. Salpaggio di pesci mediante raffi, gaffe e boga grip ove vietato € 50,00
4. Pesca con attrezzi non consentiti o in numero superiore € 100,00
5. Mancato utilizzo del cavetto d’acciaio ove obbligatorio € 50,00
6. Mancata riconsegna del permesso pesca giornaliero € 15,00
7. Pesca in zona vietata o riposo biologico € 100,00
8. Mancata compilazione del tesserino € 20,00
9. Pesca senza permesso del concessionario giornaliero o annuale € 50,00
10.Cattura dell’anguilla in numero superiore a tre esemplari e del pesce Persico di 10 esemplari, comunque non superiore a kg. 5. € 50,00 per capo.
11. Uso di tecniche vietate o non consentite € 100,00
12. Chiunque abbandoni sul luogo di pesca materiale di qualsiasi origine € 100,00
13. Il comportamento antisportivo di qualsiasi genere comporta il ritiro del libretto catture e una sanzione di € 100,00
Art. 12 Sequestro
Ai sensi dell’articolo 13 della Legge n. 689/1981 il pubblico ufficiale con mansioni di vigilanza ittica può procedere al sequestro amministrativo degli attrezzi e attrezzature utilizzate per l’esercizio ittico.
Art. 13 Pesca Professionale
La pesca professionale è consentita, previo permesso del concessionario, all’interno di tutto il territorio della concessione ai titolari di apposita licenza con gli attrezzi e le modalità previste dalle disposizioni del Regolamento Provinciale per l’esercizio della pesca nelle acque interne, con esclusione del tremaglio.
PER TUTTO QUANTO NON DISPOSTO DAL PRESENTE REGOLAMENTO DELLA CONCESSIONE DEL PARCO NATURALE VIGE IL REGOLAMENTO PER L'ESERCIZIO DELLA PESCA NELLE ACQUE INTERNE DELLA PROVINCIA DI TREVISO E RELATIVE SANZIONI PER I TRASGRESSORI.
Il presente regolamento potrà subire delle variazioni, preventivamente comunicate.
NORME DI COMPORTAMENTO. IL FRUITORE DELLA CONCESSIONE E’ INOLTRE TENUTO A:
LASCIARE PULITO IL LUOGO DI PESCA;
NON DETURPARE L'AMBIENTE NE’ DANNEGGIARE LA FLORA RIPARIA E SOMMERSA NEL TERRITORIO DEL PARCO;
RISPETTARE GLI ALTRI PESCATORI, I PROPRIETARI DEI FONDI E TUTTI i FRUITORI DEL PARCO NATURALE ANCHE NON PESCATORI;
RISPETTARE IL PERSONALE ADDETTO ALLA VIGILANZA E COLLABORARE ATTIVAMENTE ALLE ISPEZIONI DI CESTINI,SACCHE E MEZZI DI TRASPORTO;
COMPORTARSI SECONDO LE REGOLE DEL BUON PADRE DI FAMIGLIA COME DISPOSTO DAL CODICE CIVILE.
Fiume Sile - Piave Vecchia
VEDalla chiusa sul fiume Piave a Musile di Piave fino alla confluenza con il fiume Sile (Loc. Caposile) e proseguimento fino alla foce in località Cavallino.
Diritti esclusivi di Pesca di proprietà FIPSAS.
Come arrivare: Autostrada A28 - uscita Noventa di Piave - strade locali fino a Caposile per provinciale Jesolana
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Spinning da Barca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Regolamento interno
FIUME SIMETO
CTIl Fiume Simeto è il maggiore fiume siciliano per estensione del bacino idrografico; lungo 116 km, nasce a circa 10 km a nord-ovest di Bronte, dall'unione del fiume di Cutò, il fiume del Martello e il fiume della Saracena, tutti sgorganti dalle pendici dei monti Nebrodi. Subito dopo essere transitato sotto il Ponte della Cantera, riceve il primo affluente da destra: il Troina. Da qui il fiume assume direzione verso Sud, incassandosi in uno spettacolare tratto ingolato costituito da materiale lavico proveniente dalle eruzioni dell'Etna. Giunto nei pressi di Adrano, scorre fungendo da confine tra le province di Catania e Enna ricevendo da destra uno dei suoi principali affluenti: il fiume Salso (da non confondere con l'omonimo fiume della Sicilia occidentale), da alcuni considerato come uno dei suoi maggiori rami sorgentizi. Da questa confluenza il fiume prosegue puntando leggermente verso Sud-Est, allargando il proprio letto in ampio greto ciottoloso e lambendo il territorio comunale di Paternò. Subito dopo entra nell'ampia Piana di Catania scorrendo con andamento lento e sinuoso. Qui riceve da destra rispettivamente gli ultimi 2 importanti affluenti del suo bacino: il Dittaino e il Gornalunga dopodiché sfocia nel Mar Ionio (Golfo di Catania), a sud dell'area metropolitana di Catania.
Lo spot in convenzione è sito presso il ponte Barca nel territorio di Paternò, per circa 2,2 km, in un'area adibita per la pesca sia sportiva che ricreativa con tabellazione Fipsas, sotto l’Oasi del Simeto(area Sic/Zps). In questo luogo per pescare è obbligatorio essere in possesso di regolare licenza di pesca “tipo B” con tassa annuale regolarmente pagata, rilasciata dalla città Metropolitana di Catania, e per i pesca sportivi l’obbligo di tessera Fipsas. La profondità dello spot di pesca è di circa 1,5 mt fino ad un massimo di 2,5 mt al centro delle sponde del fiume. L’ampiezza tra una sponda e l’altra varia a seconda la discesa del fiume stesso e varia tra i 13 mt e arriva fino ad un massimo di 25 mt. I controlli vengono fatti con regolarità giornaliera da parte degli agenti Ittici della Fipsas e della Polizia provinciale di Catania.
Come arrivare: Dal comune di Paternò direzione autostrada Palermo Catania dista circa 3,5 km Dall’autostrada Catania-Palermo Uscita Gerbini direzione Paternò dista circa 12 km dall’ uscita Dall’aereo-porto di Catania prendere l’Autostrada Catania–Palermo Uscita Gerbini
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Fiume Soligo
TVFiume Soligo Zona A Tratto Salmonicolo.
Come arrivare: Pieve di Soligo
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
- licenza governativa
- Tessera F.I.P.S.A.S.
- tesserino segnacatture
Fiume Tagliamento
VETratto del Fiume Tagliamento dal ponte dell'autostrada Venezia Trieste al ponte Statale N° 14 per complessivi 3,26 km di cui 2,49 su entrambe le sponde o 0,77 su una sola sponda.
Dal ponte statale 14 alla località Cesarolo, per complessivi 8,03 km di cui 0,81 su entrambe le sponde e km 7,22 su una sola sponda. dalla località casette fino alla foce, per complessivi 8,51 km su una sola sponda.
Tecniche di pesca
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
FIUME TENNA
ANNel fiume Tenna (tutto nel territorio della provincia di Fermo) esistono 2 zone a gestione partecipata che la Regione Marche ha concesso a FIPSAS: la prima è ubicata tra i comuni di Montefortino e il Comune di Amandola ed è gestita dalla società "APD Val Tenna";
la seconda, più a valle, è ubicata tutta nel territorio del comune di Amandola (FM) ed è gestita dalla società "Club Alto Tenna". Il tratto di pesca a mosca no kill del fiume Tenna, denominato ARS NO KILL FIUME TENNA, è dislocato tra i comuni di Amandola e Montefortino.
La lunghezza totale del tratto è di circa 3,5 km ed è presente da 25 anni su uno dei territori montani più suggestivi della regione, a confine con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
L’intera area di pesca è a vocazione salmonicola, ossia in acque pregiate di Cat. A, ed al suo interno è presente uno dei pochissimi nuclei endemici di trota fario mediterranea sulla quale si sono concentrati importanti studi genetici internazionali.
La gestione è affidata alla FIPSAS Regione Marche, attraverso la sua associazione locale di riferimento che è l’Associazione Pescatori Dilettanti Val tenna (APD Val Tenna), capitanata da Luca Ercoli, tecnico esperto che cura la manutenzione del fiume sotto tutti gli aspetti operativi e tecnologici, da Mauro Zavaldi, Ittiologo, e un gruppo di soci che prestano volontariamente la loro opera per le attività di vigilanza ittica, pulizia dei sentieri, censimenti ittici e quanto altro necessario per rendere efficiente la gestione alieutica, ittiofaunistica e ambientale di questo corso d’acqua.
La modalità di accesso al fiume è a numero chiuso di max 6 pescatori al giorno per mantenere basso l’impatto del pescatore sulla fauna ittica, considerando anche le piccole dimensioni del fiume che non consentono un numero di pescatori molto elevato nello stesso momento.
Nelle giornate di martedì e venerdì la pesca è chiusa per riposo biologico.
Per esercitare la pesca è necessario il possesso di un permesso giornaliero o stagionale di modesta entità economica e della prenotazione della propria giornata di pesca. Il tutto gestibile e acquistabile on line attraverso un’apposita APP denominata “FISHAPP”, ottenibile dalla pagina facebook della A.R.S. FIUME TENNA che consente di fare una moltitudine di attività, tra cui anche il monitoraggio in tempo reale delle webcam sul fiume per valutare le condizioni meteo e delle acque e la verifica del numero dei pescatori già presenti nella stessa giornata, oltre che fornire informazioni sulla mappa, i parcheggi e il regolamento di pesca.
La fauna ittica del Tenna è costituita solo da trote fario autoctone dato che la gestione di questo tratto fluviale, ad opera dell’APD Val Tenna, non effettua ripopolamenti proprio mantenere inalterata e selvatica la specie e le sue eccellenti livree.
La qualità dell’ambiente fluviale è molto elevata e conserva la tipica morfologia dell’ambiente fluviale appenninico inalterato in cui è presente ancora la mosca di maggio e varie specie di plecotteri rari (I.B.E. I° classe) oltre che il gambero di fiume italico, segno di purezza delle acque e di integrità ambientale (I.F.F. 1° livello).
La pesca a mosca nel no kill del Tenna regala ancora quell’antica sensazione della pesca vera e difficile in un ambiente naturale di rara bellezza, tipico del centro Italia. L’attività di pesca è supportata anche da convenzioni con i ristoratori e albergatori locali che fornisco un ottimo contributo logistico e enogastronomico in una delle terre da tartufo migliori al mondo.
Rilascio permessi
Regolamento interno
FIUME TICINO - BERNATE TICINO (Diritto Castoldi, Merlo,Tizzoni - in Bernate Ticino e Romentino)
MIDa 400 metri a monte dell'autostrada (in Bernate Ticino)fino a 600 metri a valle
Permessi in vendita presso: Alex Pesca Sport
Come arrivare: dall'autostrada A4 direzione Bernate Ticino si costeggia la ferrovia fino al fiume, automezzi nei parcheggi autorizzati, Parco Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Rilascio permessi
tel. 022043952
mail: segreteria@fipsasmi.it
Regolamento interno
Regolamento regionale 2/2018
regolamento di bacino n° 3
FIUME ZERO
TVTratto scorrente tra il mulino di Campocroce fino alla località Cotonificio in comune di Mogliano Veneto. Fiume di risorgiva larghezza di 10 metri circa, acque lente e opache. Il tratto sia a monte che a valle è gestito dall' Ammistrazione Provinciale.
Come arrivare: Autostrada Venezia Belluno uscita Mogliano Veneto. Proseguire in direzione Mogliano centro, Campocroce.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Art. 1 Limiti geografici della concessione.
Il presente regolamento si applica nel tratto del Fiume Zero che, entro i confini della Provincia di Treviso, va dal tratto a valle del mulino di Campocroce fino alla località Cotonificio di Mogliano Veneto escluso il tratto tra il ponte di via Sabbioni e il ponte di via Terraglio per zona di riposo. In tutto il territorio oggetto della presenta concessione di pesca è vietato: - abbandonare anche temporaneamente rifiuti - accendere fuochi o adottare qualsiasi comportamento che possa generare rischi di incendio - raccogliere o danneggiare flora, fauna e insetti - introdurre specie animali e vegetali alloctone - accedere con veicoli motorizzati - navigare con natanti. Le inosservanze ai divieti verranno segnalate all’Ente di competenza per l’irrorazione delle relative sanzioni. Le GGV in forza della Convenzione sono autorizzate dallo stesso a rilevare le generalità dei trasgressori alle norme sopracitate.
Art. 2 Modalità di pesca NO KILL
In tutto il territorio in concessione all'associazione Amici dello Zero vige il regolamento NO KILL (obbligo di amo senza ardiglione e obbligo di rilascio immediato dopo la cattura) nel rispetto della normativa regionale e federale in vigore :
Art. 3 Permesso di pesca
L’esercizio della pesca nell’area di gestione è consentita ai titolari di licenza di pesca e del permesso del Concessionario (FIPSAS) previo rilascio di un permesso annuale contenente: il regolamento vigente nella concessione; le norme di comportamento all’interno del ente fiume Zero; le sanzioni per i trasgressori; i confini del territorio della concessione; le norme generali, i recapiti e la composizione del comitato di gestione della concessione. Il permesso sarà gratuito. Nel tratto citato nell’ art 1 sarà obbligatoria la tessera F.I.P.S.A.S., necessaria per la copertura assicurativa dei soci dei fruitori della concessione e della licenza di tipo B. Per i minori di anni 18 e per gli over 70 dovranno comunque avere un regolare tesseramento alla F.I.P.S.A.S. in modo da essere sempre coperti da quota assicurativa. I permessi annuali verranno rilasciati presso il negozio Magic Angler sito in via Pastrengo 7 a Mogliano Veneto dal martedì al sabato dalle ore 8.30-12.30 e dalle 15.30-19,30 e a fine stagione e comunque entro e non oltre il 15 gennaio dell'anno successivo, il libretto va restituito al punto di rilascio.
Art. 4 Esche e tecniche consentite
La pesca è consentita con un numero massimo di tre canne per ogni pescatore, armate massimo di 1 amo per canna senza ardiglione o con ardiglione schiacciato, Sono consentite le seguenti esche naturali e la relativa pasturazione, bigattino o larva di mosca carnaria, crisalide, camole, vermi di terra, vermi d’acqua, boiles, mais e altre esche vegetali, uva , pellets, impasti di sfarinati vegetali, pane. Sono consentite le seguenti esche artificiali armate con ami o ancorette senza ardiglione o con ardiglione schiacciato: cucchiaini, spinnerbaits, jigs, pesci finti (rapala), minnows, jerkbait, crankbait, softshad, topwater), esche siliconiche (vermi, creatures, tubes, lizards, rane di gomma, hairjig, dawgs, shad), mosche artificiali (secche, sommerse, streamers).
Vietata la pesca con pesce Vivo e Morto .
Art. 5 Regolamenti Speciali
Disposizioni particolari e divieti:
1) Divieto ASSOLUTO di pesca con utilizzo di pesci vivi come esca;
2) Divieto di pesca con pesciolino morto
Dal 1 GENNAIO al 15 APRILE è consentita la pesca con esche artificiali (TECNICA LIGHT GAME) di gomma o silicone non superiori a 5 cm (nel computo non si comprende l’eventuale lunghezza della testina piombata) e tutte le esche HARDBAIT (esca rigida) non superiore ai 6 cm. (la misura si considera con amo montato) montate con solo amo. Tutte le esche siliconiche o gomma e hardbait devono essere montate con amo singolo, terminante con un solo dardo senza ardiglione, con apertura massima di cm 1.
4)Divieto di pesca di pesca con boiles, sfarinati e granaglie dal 15 Maggio al 30 Giugno.
5) Divieto di utilizzo di retina metallica per bigattini
6) Divieto di utilizzo di strumenti dannosi per il salpaggio del pesce quali gaffe, raffi, boga grip (è invece consentito l'uso del guadino);
9) Obbligo dell'utilizzo di terminale d'acciaio / Fluorocarbon di almeno 25 cm. di lunghezza nell'impiego delle esche artificiali di misura superiore a 6 cm di lunghezza, dal tale divieto sono esclusi mosche artificiali , worm e craw siliconici; Obbligo di montare su swim bait o hardbait di qualsiasi misura un SOLO amo con massimo 3 dardi senza ardiglione (ancoretta).
10) Divieto di pesca con il bilancino e la bilancia in ogni sua forma.
11) Obbligo per i pescatori che saranno a pesca di notte montare obrelloni, tende o qualsiasi cosa per ripararsi in una zona che non intralci il passaggio sulle rive di cose o persone.
12)Vietato tenere anche solo temporaneamente carpe o qualsiasi altra specie nelle carp sack e sacche galleggianti.
13)Obbligo di rispetare una distanza minima di almeno 30 m tra pescatori cosi da consentire uno svolgimento fluido della propria attività.
14)Obbligo per la pesca a fondo o carpfishing con più canne (max 3) posizionarle al massimo in un raggio di 15 metri sulla riva del fiume.
15)Obbligo di sotterrare e pulire ogni tipo di deiezione fatta dal pescatore consentita solo in casi di estrema necessità.
Art. 6 Obblighi
Prima di iniziare la pesca è obbligatorio compilare l’apposito tesserino o permesso indicando la giornata e la zona di pesca con un segno indelebile ( X ).E’ altresì obbligatorio, ai fini statistici di monitoraggio della fauna ittica indicare le catture dei seguenti pesci con le lettere corrispondenti:
C = CARPA, T = TINCA, A = ANGUILLA. I pesci catturati andranno rilasciati immediatamente dopo la cattura. E' fatto obbligo consentire, agli organi di Vigilanza preposti, che dimostrino la loro identità, il controllo dei documenti di generalità, della tessera FIPSAS, del libretto delle catture effettuate e della regolarità dell’azione di pesca.
Art. 7 Cattura di specie alloctone
Nel territorio della concessione è assolutamente vietata l’immissione e la REIMMISSIONE in acqua dei pesci alloctoni catturati durante l’azione di pesca .
Art. 8 Utilizzo del Natante e balneazione
E' vietata la balneazione, l'utilizzo di natanti o belly boat per tutto il tratto in concessione all'associazione Amici delle Zero
Art. 9 Attività di vigilanza
La vigilanza sul rispetto del presente Regolamento è affidata a tutti i corpi di Polizia e alle Guardie Giurate Volontarie riconosciute dalla Provincia ai sensi dell’art. 63, D. Lgs. 112/1998. Art. 11 Indennizzi e risarcimenti (Sanzioni) Nel caso di inosservanza delle convenzioni che precedono verranno esigite le seguenti somme a titolo di risarcimento del danno patrimoniale ed extra patrimoniale:
Indennizzi, risarcimenti e sanzioni
1. Trattenimento di esemplari soggetti a NO KILL € 250,00 per ogni capo trattenuto
2.Uso e detenzione di esche non consentite € 100,00
3. Salpaggio di pesci mediante raffi, gaffe e boga grip ove vietato € 50,00
4. Pesca con attrezzi non consentiti o in numero superiore € 100,00
5. Mancata riconsegna del permesso pesca giornaliero € 15,00
6. Pesca in zona vietata o riposo biologico € 100,00
7. Mancata compilazione del tesserino € 20,00
8. Uso di tecniche vietate o non consentite € 100,00
9. Chiunque abbandoni sul luogo di pesca materiale di qualsiasi origine € 100,00
10. Il comportamento antisportivo di qualsiasi genere comporta il ritiro del libretto catture e una sanzione di € 100,00
Art. 10 Sequestro
Ai sensi dell’articolo 13 della Legge n. 689/1981 il pubblico ufficiale con mansioni di vigilanza ittica può procedere al sequestro amministrativo degli attrezzi e attrezzature utilizzate per l’esercizio ittico.
Art. 13 Pesca Professionale
La pesca professionale NON è consentita, all’interno di tutto il territorio della concessione.
PER TUTTO QUANTO NON DISPOSTO DAL PRESENTE REGOLAMENTO DELLA CONCESSIONE DEL FIUME ZERO VIGE IL REGOLAMENTO PER L'ESERCIZIO DELLA PESCA NELLE ACQUE INTERNE DELLA PROVINCIA DI TREVISO E RELATIVE SANZIONI PER I TRASGRESSORI.
Il presente regolamento potrà subire delle variazioni, preventivamente comunicate.
NORME DI COMPORTAMENTO.
IL FRUITORE DELLA CONCESSIONE E’ INOLTRE TENUTO A: LASCIARE PULITO IL LUOGO DI PESCA; NON DETURPARE L'AMBIENTE NE’ DANNEGGIARE LA FLORA RIPARIA E SOMMERSA NEL TERRITORIO; RISPETTARE GLI ALTRI PESCATORI E ANCHE NON PESCATORI; RISPETTARE IL PERSONALE ADDETTO ALLA VIGILANZA E COLLABORARE ATTIVAMENTE ALLE ISPEZIONI DI CESTINI,SACCHE E MEZZI DI TRASPORTO; COMPORTARSI SECONDO LE REGOLE DEL BUON PADRE DI FAMIGLIA COME DISPOSTO DAL CODICE CIVILE.
FIUMI PESCARA E TIRINO
PEIl fiume Tirino è un affluente del fiume Aterno-Pescara. Si distingue per la pulizia e limpidezza delle sue acque e viene annoverato tra i fiumi più limpidi d'Europa.
E’ alimentato da tre sorgenti, tutte ricadenti nel territorio del comune di Capestrano, in provincia dell'Aquila; il maggiore afflusso proviene da Capo d'Acqua mentre le altre due sorgenti (Presciano e il piccolo lago sotto l'abitato di Capestrano) sono quasi ferme. Le acque in alcuni punti sono davvero cristalline; una vera oasi per i pescatori che non mancano di insidiare con varie tecniche le bellissime trote presenti, fario e macrostigma.
il fiume Pescara è il più lungo d'Abruzzo e il maggiore per estensione di bacino (3.190 km²) fra quelli che sfociano nell'Adriatico a sud del Reno.
Il tratto gestito dalla sezione provinciale Fipsas di Pescara scorre nel Comune di Popoli, dal nuovo Ponte Zugaro a valle per circa 1.800 mt. fino al secondo ponte della ferrovia. Il tratto ha una profondità variabile che va dai 4 ai 5 metri. E’ un vero paradiso per gli amanti della pesca alla trota.
Come arrivare: Per il fiume Pescara: S.S. Tiburtina fino ad arrivare a Popoli A24 uscita Bussi/popoli proseguendo per S.S. Tiburtina fino ad arrivare a Popoli Per il fiume Tirino: S.S. Tiburtina fino a Popoli proseguendo per S.S. 80 in direzione L'Aquila fino a Bussi sul Tirino; A24 uscita Bussi/Popoli proseguendo per S.S. 80 in direzione L'Aquila fino a Bussi sul Tirino.
Tecniche di pesca
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
Rilascio permessi
pescara@fipsas.it
Regolamento interno
FONTANA ARMANDI (Naviglio della Città di Cremona)
BGIl tratto gestito dalla FIPSAS va dalla sorgente, (testa) compresa, fino alla confluenza con la Fontana Onete, nel comune di Covo. Le sue sponde sono artificiali e la larghezza media è di 3 metri. La profondità è di mezzo metro; il fondale è regolare. Le sue acque sono popolate da cipridini.
Permessi in vendita presso: Adda Pesca Sport, Caccia Pesca Carrara, Fuselli Sport, Tutto Pesca Ranzanico
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Rilascio permessi
035232586
mail: bergamo@fipsas.it
Regolamento interno
Legge Reg.Lombardia 5.12.2008, n° 31
Regolamento Regionale 2/2018
Regolamento di bacino n° 6
FONTANA BACU' FT Novara blu
NOCorso d'acqua che nasce dal Canale Cavour, scorre nei pressi di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA CAVALLERA FT Novara blu
NOFontana che scorre fra il confine della Provincia di Novara e quella di Pavia.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA CERANA O RIOTTA FT Novara blu
NOFontana che scorre nei dintorni della città di Novara
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA COLLEONI O MIETTA FT Novara blu
NOFontana che scorre nei dintorni di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA DADDA FT Novara blu
NOFontana che scorre nei dintorni della città di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA DOMINIONI FT Novara blu
NOFontana che scorre vicino a Novara, finisce il suo corso nel Canale Cavour.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA FONTANONE O LUSERTA FT Novara blu
NOFontana che scorre nei dintorni di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA PADULLI-FOSSALONE FT Novara blu
NOFontana che scorre vicino al paese di Trecate.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA PIETTA FT Novara blu
NOFontana che scorre vicino al paese di Monticello.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA ROSA FT Novara blu
NOFontana che scorre vicino al paese di Sozzago.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA SANTA MARIA FT Novara blu
NOFontana che scorre nei dintorni di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA SENELLA FT Novara blu
NOFontana che scorre fra il paese di Terdobbiate e Sozzago.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA STORTA E NIVELLINA FT Novara blu
NOFontane vicino alla città di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA TOMBONE FT Novara blu
NORoggia che scorre attraverso il paese di Sozzago.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA TREONCE FT Novara blu
NOFontana che scorre fra Il paese di Trecate e la città di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA VADINA FT Novara blu
NORoggia che scorre vicino al paese di Sozzago.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANA VECCHIA PADULLI RIUNITE FT Novara bu
NORoggia che scorre vicino al paese di Trecate.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANONE DI NIBBIA FT Novara rosso NO-KILL
NOFontana vicino al paese di Nibbia
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
FONTANONE PADULLI-FOSSALONE FT Novara rosso NO-KILL
NOFontana che scorre vicino a Trecate.
Il tratto in questione è compreso tra la testa a il sussidio, salvo zone di divieto palinate.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
FOSSA CANOSSA
VRDal ponte strada Provinciale n°2 (via San Zeno) in località Molino Schiavi, nel Comune di Cerea, a valle fino al ponte di via Boldiere, sulla strada Comunale che collega Casaleone a Sustinenza nel Comune di Casaleone.
Come arrivare: Uscita Cerea Transpolesana 434 strada Provinciale n°2 di via San Zeno, località Molino Schiavi, nel Comune di Cere a valle per 3 km.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
esche artificiali è consentito avere ami con più dardi.
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio superiore a 10 metri .
Il Bilancino è vietato ( decr. Amm. Prov. 07/04/99 n.16)
Si può detenere ed usare un massimo di kg 0,500 di larve di mosca carnaria (bigattini) e kg.2,0 di pastura asciutta
il doppio bagnata.
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta
a stordire i pesci.
Dal 15 Maggio al 30 Giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle boilies.
E' vietata la pesca da natante.
Fossa d'argine
VEDall'idrovora sul fiume Sile a Quarto d'Altino al centro di depurazione per l'acquedotto urbano in località Cà Solaro di Favaro Veneto.
Corso d'acqua in parte con fondo naturale e in parte con canalizzazione artificiale in cemento. Acque di buona qualità provenienti dal fiume Sile.
Come arrivare: Uscita autostradale Quarto d'Altino (A4) strada provinciale per Marcon.
Tecniche di pesca
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Regolamento interno
Nel periodo di chiusura della pesca al luccio e al persico reale è consentita la pesca con la tecnica di Catch e Release purchè eseguita con esche artificiali armate di un solo amo privo di ardiglione.
Fossato Gherardo (Cons. Bonifica Territori del Mincio)
MNCanale del Consorzio di Bonifica Territori del Mincio in comune di Bagnolo San Vito, il canale Gherardo largo massimo una trentina di metri e poco fondo è una delle mete preferite da tanti garisti per gare a carattere sociale.
Il Canale presenta due tratti adibiti a campo gara; uno da circa 700 metri costituito da due segmenti da circa 450 più 250 metri ciascuno in prossimità dell'uscita autostradale, denominato "Macello" e uno alle spalle del centro abitato da 250 metri.
Molto pescoso e adatto alla pesca con roubasienne o alla bolognese, il Canale Gherardo molto spesso ospita prove di campionati giovanili di pesca al colpo.
Come arrivare: uscita "Mantova Sud" autostrada A22 del "Brennero"
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Gambalone Dugale
CRl' intero corso d'acqua, dalla sua origine in comune di Pieve d'Olmi loc. Cimitero di Longarone ( a monte 250 mt) fino al suo sbocco in Riglio Delmonazza in comune di Cella Dati.
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Pieve d' Olmi, Sospiro e Cella Dati.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Gambina di Romprezzagno
CRdal canale principale del Cons. Navarolo fino allo sbocco nel canale Gambina di Sotto
Come arrivare: a Calvatone dal canale principale del Cons. Navarolo fino allo sbocco nel canale Gambina di Sotto a Tornata
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Gambina di Sopra
CRdal territorio in comune di Piadena ( ponte sotto la S.S. Piadena-S. Giovanni in Croce a sud del Dugale Tagliata ) fino allo sbocco nel canale Acque Alte in comune di Casteldidone.
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Piadena, S.Gionanni in Croce e Casteldidone.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Gambina di Sotto
CRdalla sua origine nei pressi della linea ferroviaria CR-MN in comune di Tornata fino allo sbocco nel canale Acque Alte a monte del ponte della S.P. Bozzolo-Casalmaggiore in territorio di Rivarolo Mn.
Come arrivare: Attravesa i comuni di : Tornata, Piadena e Rivarolo Mn.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Garlate
LCcomune di Garlate,sponda ovest località calcherino ( ristorante calkerin)sino al torrente aspide, sino a meta lago.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Spinning da Barca
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Gazzolo di S. Margherita
CRa nord della cascina S.Margherita in comune di Pieve d'Olmi loc. Cantarane fino al suo sbocco nel colatore Riglio delmonazza in comune di S. Daniele Po.
Come arrivare: da pieve d'Olmi a San Daniele Po.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Geronda Cavo
CRDalla immissione delle acque del Canale Vacchelli in loc. Castelletto Barbò in comune di Cumignano sul Naviglio,ESCLUSO IL TRATTO COPERTO NELL'ABITATO DI SORESINA,fino al suo termine in località Baldracco nel comune di Soresina.
Come arrivare: Dall'autostrada A21 prendere l'uscita Cremona. Da Cremona prendere la strada statale 498 (via Bergamo) fino a Casalmorano, poi proseguire verso Soresina. Dal comune di Soresina prendere Via Arturo Cadore fino a Moscona.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
NEGOZI CONVENZIONATI:
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Grumone Dugale
CRL'intero corso d'acqua, dalla sua origine in comune di Pozzaglio in corrispondenza del Cavo Robecco fino al suo sbocco nel Fiume Oglio in comune di Corte de Frati.
Come arrivare: da Pozzaglio a Corte de Frati
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
IMPERO
IMDal ponte della strada di Poggialto (dalla confluenza del Rio Ciappa) sino al ponte di Bestagno.
Il bacino dell'Impero presenta caratteristiche torrentizie nella parte alta e di tipo fondo valle da Borgomaro a Bestagno.
La zona da Poggialto fino a Borgomaro è zona a trota selvatica. Mista trota/ciprinidi.
Nel tratto vengono effettuate periodiche immissioni di trote pronta pesca.
Solo ciprinidi da S.Lazzaro Reale a Bestagno.
Permessi in vendita presso: Cara Sport Sas
Come arrivare: Lasciata l'A10 al casello di Imperia est, ci si innesta sulla SS.28 a destra in direzione di Torino, la si percorre sino al bivio per Borgomaro e ci si trova a metà del percorso. Continuando sulla stessa direttrice si attraversa il paese di Borgomaro e si prosegue fino al ponte per Poggialto, inizio del tratto a monte.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
E' consentito l'uso di tre ami (cucchiaino/ancoretta) per la pesca con esche artificiali ed è vietata qualsiasi forma di pasturazione.
Vige regolamento Regionale.
Tratta no-kill: dal cimitero di Pontedassio al Ponte di Bestagno.
Irriguo principale agro mantovano reggiano (Consorzio Terre dei Gonzaga)
MNTecniche di pesca
Regolamento interno
LAGHETTI MARINA FT Novara blu
NOLaghetti a Sud di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
LAGHETTI MATTIOLA
ROComplesso composto da 6 laghetti rettangolari delle dimensioni di metri 100x40 con una profondità media di 2,50 cm.
Come arrivare: Uscita autostrada A14 a Occhiobello, statale per Zelo
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
Regolamento interno
Laghetto colatore
CRl'intero corso d'acqua, dalla confluenza del colatore Casellone a Cidallara in comune di Drizzona ( in corrispondenza della cascina Cascinetto) fino al suo sbocconel fiume Oglio nella fraz. di S,Paolo in comune di Piadena.
Come arrivare: Da Drizzona a Piadena
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
LAGHETTO DI PORZIOLA SASSO MARCONI
BOIl lago di Porziola, splendido specchio d’acqua sito nel comune di Sasso Marconi è l’unica cava libera nel comprensorio di Bologna.Ha una superficie di 15 ettari di acqua pescabile, con una profondità media di circa 2 metri anche se in alcuni tratti può raggiungere i 3,5 metri.
Nel corso degli anni questo gioiellino è stato meta di tanti pescatori ma purtroppo è stato preda di un indiscriminato prelievo di pesce da parte di bracconieri che ne hanno drammaticamente dimezzato la variegata fauna ittica. Da qualche anno però, grazie alla gestione condivisa del lago tra la sezione provinciale di Bologna e il Comune di Sasso Marconi l’intera area è stata riqualificata, sia dal punto di vista ambientale che da quello acquatico.
Questo grazie a un gruppo di pescatori che hanno sempre avuto a cuore le sorti del lago e alle Istituzioni locali. È stato creato un regolamento che prevede il regime di NO KILL su tutto il lago; si pesca a patto che tutto il pesce catturato sia reintrodotto in acqua e sono state inserite delle norme ambientali contro l’abbandono dei rifiuti. E’ stato creato anche un alaggio per la messa in acqua di piccole imbarcazioni per la pesca come il belly boat e i natanti a motore elettrico, tecniche particolarmente orientare alla pesca del Black Bass.Questo specchio d’acqua ha delle potenzialità incredibili: i pesci stessi all’interno dell’invaso sono davvero importanti, Carpe, Black Bass e tante altre specie come Persici Reali, Pesci Gatto nostrani, Cavedani, Lucci sono le specie ittiche presenti.
Tecniche di pesca
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Oppure si può mandare una mail all'indirizzo:bologna@fipsas.it
Regolamento interno
LAGHI BARCHETTA
ANNel lago si può esercitare qualsiasi tipo di pesca, dal carp fishing alla pesca alla trota, infatti durante l’arco dell’anno vengono effettuate gare di pesca alla trota dei campionati provinciali e regionali della federazione.
Il lago grande
Nel lago si esercita la pesca al carp fishing e bass fishing; ci sono quattro postazioni con pontili e barca, ogni postazione può essere occupata da due pescatori che dovranno munirsi del motore elettrico o dei remi per effettuare la calata della lenza. Il lago è popolato da tutte le specie ittiche autoctone delle nostre acque e al momento della cattura tutte le prede allamate, vanno rintrodotte nel loro habitat.
LAGHI CELLETTI
VTL'Impianto è costituito da due bacini; uno più ampio e l'altro di dimensioni più contenute. Si tratta di due cave artificiali, con fondo sabbioso. Sono presenti soprattutto breme, carpe, carassi, e black bass. La Tecnica è libera. Non si può pescare a carpfishing.
Come arrivare: Dall’autostrada A1 Roma/Milano prendere l’ uscita Attigliano. Al primo incrocio girare a sinistra e proseguire per circa 4 km Al successivo incrocio girare a destra in direzione Sipicciano. Dopo circa 5 km un sottopassaggio, una frazione di case, continuare per altri 2km, all’incrocio girare a destra e seguire le indicazioni per il campo gara FIPSAS.
Rilascio permessi
Sezione FIPSAS di Viterbo
Via Monte Cengio, 8 - 01100 Viterbo
tel. 0761/306664
Corinti Pesca
Via Giuseppe Mazzini, 26 - 01020 Graffignano
tel. 0761/904875
Bar Cuccuini
Piazza Umberto I°, 15 - 01020 Graffignano
tel. 0761/904025
Regolamento interno
Sono consentiti:
3 lt. di pastura
500gr. di bigattino
granturco 1 barattolo
vermi da terra 2 scatole
pellet 100 gr.
E' vietato l'uso di terra
E' consentito l'uso di breccino
Il lunedì il campo gara è chiuso anche a sbarra aperta
Tutto il regolamento specifico è affisso all'interno dei laghi ed alla sbarra compresi orari, aperture alternate dei laghi.
LAGHI DI AZZANO DECIMO
PNLaghetti artificiali formati in seguito agli scavi per l’autostrada A28 che, con la rinaturalizzazione spontanea, hanno acquisito un aspetto paesaggistico interessante per la presenza di vegetazione di luoghi umidi e di avifauna, pesci e anfibi. Spot ideali per gli amanti del carpfishing, non solo per la presenza di bellissime carpe regina e specchi ma anche per la difficoltà nel catturarle, aspetto che rende la pesca ancora più appassionante. I fondali sono spesso caratterizzati da buche; quelli risultano essere proprio i punti dove si possono insidiare i pesci più belli. L’aspetto del paesaggio è piuttosto naturale e sarà quindi anche molto piacevole aspettare una partenza in un luogo così rilassante. La profondità è varia anche se la media si aggira sui 3/4 metri.
Come arrivare: Arrivare ai laghi di Azzano è semplicissimo. Da Venezia, in autostrada, bisogna prendere l’ uscita “Portogruaro”, di lì andare diritti verso Pordenone, a circa 10minuti di strada(nei limiti); si troverà l’uscita “Azzano Decimo”. Poi ci si troverà davanti un semaforo e bisognerà girare a sinistra, 500mt più avanti si troverà il cartello Cesena/Laghi.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Rilascio permessi
E-mail pordenone@fipsas.it
Orario ufficio Mercoledì e Venerdì dalle ore 19.30 alle 20.30
Regolamento interno
Art. 2 LIBRETTO NO KILL: Il seguente libretto può essere utilizzato su tutti i laghi, con obbligo di rilascio di qualsiasi esemplare di pesce pescato. I minori di 14 anni in possesso di questo libretto, per pescare devono avere un accompagnatore maggiorenne tesserato. I ragazzi dai 14 ai 18 anni, per pescare devono essere in possesso della delega ?rmata dai genitori o da chi ne fa le veci. Il rilascio del permesso di pesca per i laghi sarà subordinato alla presentazione di documenti di riconoscimento e con le modalità seguenti: > Cittadini Italiani: - Presentazione di un documento di Itentità. > Stranieri (i documenti dovranno essere presentati in originale): - Fotocopia del documento di identità o del permesso di soggiorno; - Fotocopia del Codice Fiscale; - Certi?cato di residenza. La Sezione Provinciale FIPSAS si riserva di veri?care le credenzialità del richiedente prima del rilascio del libretto dei laghi.
Art. 3 PARCHEGGI: Gli automezzi dovranno sostare nelle apposite aree contraddistinte da appositi cartelli recanti la lettera P (vedere la pianta dei laghi annessa al libretto oppure nella bacheca all’entrata dei laghi). E’ vietata la sosta degli automezzi lungo le sponde dei laghi, salvo permessi particolari autorizzati dalla Sezione di Pordenone FIPSAS.
Art. 4 PERIODO DI PESCA: La pesca è consentita tutti i giorni della settimana dall’alba al tramonto, salvo divieti ed eventi particolari (per sapere l’orario di alba e tramonto basta consultare un calendario che riporta tali informazioni).
Art. 5 OBBLIGHI: E’ FATTO OBBLIGO TENERE PULITO IL POSTO DI PESCA. LE IMMONDIZIE CREATE DURANTE LA PERMANENZA NEI LAGHI, VANNO PORTATE A CASA PROPRIA.
Art. 6 E’ VIETATO: Ÿ La pesca con pesce vivo Ÿ Qualsiasi forma di balneazione Ÿ L'uso di qualsiasi natante* Ÿ L'uso di qualsiasi tipo di bilancia Ÿ L'uso di barche telecomandate* Ÿ La pesca notturna* Ÿ Il campeggio Ÿ Montare la tenda per Carp Fishing se non si è in possesso del permesso notturno* Ÿ Su tutti i laghi le nasse e sacche di mantenimento (tranne in Gara o Pool) Ÿ Trasferire il pesce da un lago all'altro Ÿ Svolgere più pesche contemporaneamente Ÿ In tutti i laghi l'uso di sangue, uova di pesce, polistirolo e le esche non speci?catamente consentite . (per le esche consentite vedere Art. 12) Ÿ È severamente vietato usare il Mais secco; il Mais se utilizzato deve essere quello bollito e si deve rompere molto facilmente con le dita. Ÿ Lo scarico e carico dall'auto dell'attrezzatura da pesca lungo la sponda dei laghi* Ÿ Lasciare il proprio posto di pesca con le canne in azione di pesca Ÿ Tagliare la vegetazione* Ÿ Tagliare o rompere le catene, e di passare nei passaggi non autorizzati Ÿ L'uso di gruppo elettrogeno* Ÿ L'accensione di fuochi liberi all'aperto, è inoltre vietato gettare a diretto contatto del terreno fiammiferi, mozziconi di sigaretta e/o altri oggetti che possano provocare incendi * Solo con autorizzazione scritta dalla Sezione Provinciale F.I.P.S.A.S.
Art. 7 REGOLAMENTO PARTICOLARE: Nei laghi le sole pesche permesse sono: la pesca al Colpo, lo Spinning (da riva o con Belly Boat), il Feeder e il Carpfishing. La pesca da riva è consentita solo con i piedi all’asciutto. E’ fatto obbligo di posizionarsi solo sulle postazioni numerate occupandone solamente una, dando la possibilità agli altri frequentatori di posizionarsi e pescare in tutta tranquillità nelle postazioni adiacenti. Per chi pratica la pesca a Spinning non sussiste l’obbligo di stazionamento sul posto ma deve prestare attenzione agli altri pescatori evitando ogni azione che possa dare disturbo o arrecare danno mantenendosi ad una distanza adeguata.
Art. 8 CARPFISHING: Per chi pratica il Carp?shing è consentito l’impiego di un massimo di 3 (tre) canne contemporaneamente armate di un solo amo terminale. E’ vietato l’uso del trecciato, in ogni sua variante, sulle canne da pesca, anche come shock-leader ma potrà essere montato sulle canne da marker e spomb. Le montature per l’azione di pesca dovranno essere dirette, senza shock-leader, con ?lo in nylon di diametro minino dello 0,40 mm (in bobina ?lo in nylon minimo ø 0,40 mm senza shock-leader) e con una zavorra massima di 130 g. E’ vietata la pesca a zig-rig. E’ consentito detenere ed impiegare un massimo di 500 g di sfarinati al giorno che dovranno essere utilizzati solo tramite stick-mix e sacchettino PVA. E’ obbligatorio avere un guadino adeguato (apertura minima 70 cm) e di un materassino adeguato a culla o a barchetta per adagiare il pesce durante la fase della slamatura. E’ necessario avere a disposizione il disinfettante così da poterlo usare sui pesci feriti. Durante la pesca, il raggio d’azione non deve superare i 20 mt per evitare di arrecare disagi ad altri pescatori. Durante il giorno lo scelter e/o il gazebo possono essere montati anche senza permesso notturno, purché abbiano un lato aperto. La tenda per la notte va montata solamente quando si è in possesso del regolare permesso notturno (non può essere montata prima) e deve essere smontata entro e non oltre le ore 12.00 dell’ultimo giorno di stazionamento indicato nel permesso notturno. Le vetture dovranno essere parcheggiate nelle apposite aree contrassegnate con la lettera P, anche durante la notte. E’ ammesso l’utilizzo di fornelli da campo con bombola a GPL e di bracieri da barbecue, purché utilizzati in condizioni di massima sicurezza. E’ indispensabile essere in possesso della paletta igienica.
Art. 9 PESCA AL COLPO: Per chi pratica la Pesca al Colpo è consentito l’impiego di una sola canna armata di un solo amo terminale munita di galleggiante. Tale tipologia di pesca comprende la pesca a roubasienne, a bolognese e all’inglese. L’azione di pesca deve essere svolta perpendicolare la postazione numerata in cui si è posizionati. E’ obbligatorio usare ami senza ardiglione o con ardiglione schiacciato. Durante le fasi di slamatura il pesce deve essere tenuto nel guadino sollevato da terra o adagiato su un materassino avendo l’accortezza di maneggiare il pesce con le dovute cautele, evitando di trattenerlo per le branchie. E’ obbligatorio possedere un guadino e un materassino adeguato ai laghi in cui si esercita la pesca e che viene specificato nel
articolo ‘REGOLAMENTO LAGO PER LAGO’ (Art. 12). E’ proibito l’uso della nassa. E’ vietata la pasturazione con sfarinati (pastura).
Art. 10 F EEDER: Per chi pratica la pesca a Feeder è consentito l’impiego di una sola canna armata di un solo amo terminale. Tale tipologia di pesca comprende la pesca a feeder, method feeder e ?oating feeder. Lazione di pesca deve essere svolta perpendicolare la postazione numerata in cui si è posizionati. E’ obbligatorio usare ami senza ardiglione o con ardiglione schiacciato. Durante le fasi di slamatura il pesce deve essere tenuto nel guadino sollevato da terra o adagiato su un materassino avendo l’accortezza di maneggiare il pesce con le dovute cautele, evitando di trattenerlo per le branchie. E’ obbligatorio possedere un guadino e un materassino adeguato ai laghi in cui si esercita la pesca e che viene specificato nel articolo ‘REGOLAMENTO LAGO PER LAGO’ (Art. 12). E’ vietato l’uso della nassa. E’ consentito detenere ed impiegare un massimo di 1000 g di sfarinati (pastura) al giorno. Gli sfarinati dovranno essere lanciati solo utilizzando il pasturatore montato sulla canna.
Art. 11 S PINNING: Per chi pratica la pesca a Spinning è consentito l’impiego di una sola canna. Tale tipologia di pesca comprende la pesca a spinning da riva e con Belly Boat. Le uniche catture possibili con la suddetta tecnica sono il Luccio, Persico Reale e Persico Trota (Black Bass) rispettando i periodi di frega delle diverse specie nel quale sarà vietata la pesca (Divieto di pesca al Luccio dal 1 gennaio al 30 aprile; divieto di pesca al Persico Trota (Black Bass) dal 15 aprile al 15 maggio). E’ vietata la pesca sulle nidate del Persico Trota (Black Bass). Le canne dovranno essere armate solamente con esche artificiali (esche in gomma o cucchiaino), fatto salvo l’utilizzo in funzione di ‘trailer’ della cotenna di maiale; le esche potranno essere trattate con sostanze liquide (scent). Nell’esercizio della pesca al luccio è obbligatorio utilizzare il cavetto d’acciaio o un fluorocarbon almeno di diametro 1,00 mm. Inoltre per fotografare la cattura effettuata, il pesce va preso con le dovute cautele (è vietato trattenere il pesce per le branchie) per non incorrere in sanzioni pecuniarie. E’ proibita qualsiasi forma di pasturazione.
BELLY BOAT: Per chi pratica la pesca con Belly Boat vale il regolamento sopra descritto per la pesca a Spinning con in aggiunta le normative
successivamente riportate. Il soggetto è totalmente responsabile dell’e?cienza della propria attrezzatura. Sono ammessi esclusivamente Belly Boat muniti di almeno due camere (una principale di galleggiamento standard ed una secondaria di sicurezza - aria o foam -, costituita normalmente dallo schienale o da seduta). E’ obbligatorio indossare, prima di entrare in acqua e durante tutta l’azione di pesca, il giubbotto salvagente (anche di tipo autogon?abile) ben allacciato. In particolare ai ?ni della sicurezza del pescatore il giubbotto salvagente a cintura va aperta e indossata (al collo da sgon?a) la pettorina in gomma in esso racchiusa. E’ obbligatorio chiudere i waders all’altezza del bacino con una cintura. Il giubbotto salvagente deve essere a marcatura CE ISO 12402-03 EN 396 e successivi emendamenti (giubbotti di salvataggio livello prestazionale uguale o superiore a 150 Newton) e indossato correttamente già nelle fasi antecedenti l’ingresso in acqua. Sono consentite le pinne come unico mezzo di locomozione. L’uso di remi, vele e motori di ogni tipo è proibito. Ogni frequentatore deve rispettare una distanza minima di 10 mt da qualsiasi altro Belly Boat. Sono consentite come uniche appendici del Belly Boat il porta canne e un appendice supplementare costituita da un contenitore in plastica. E’ obbligatorio accostare alla riva qualora richiesto per permettere i controlli da parte del personale FIPSAS addetto a tali funzioni. E’OBBLIGATORIO ESSERE IN POSSESSO DEL PERMESSO SPECIALE ‘BELLY BOAT’ (può essere richiesto presso il punto vendita PICCOLI DARIO SPORT di Casarsa della delizia.
Art. 12 R EGOLAMENTO LAGO PER LAGO:
LAGO A, B, C, E, H, M: E’ ammessa la Pesca al Colpo, a Feeder, a Carp?shing e lo Spinning da Riva tutto l’anno. E’ consentita la pesca a Feeder con 2 canne contemporaneamente. Dal 01 aprile al 30 novembre la pasturazione è consentita solo con boiles, mais cotto, esche naturali (canapa, tigers, ecc.), bigattino, ?occato, pellet e massimo 500 g di sfarinati (pastura) per un totale di 5 kg giornalieri a pescatore. Dal 01 dicembre al 31 marzo la pasturazione è consentita SOLO con boiles, bigattino, pellet e massimo 500 g di sfarinati (pastura) per un totale di 1 kg giornaliero a pescatore. E’ obbligatorio avere un guadino adeguato (apertura minima 70 cm) e di un materassino adeguato a culla o a barchetta per adagiare il pesce durante la fase della slamatura.
LAGO D, G, I: E’ ammessa la Pesca al Colpo, a Feeder e lo Spinning da Riva tutto l’anno. E’ consentita la pasturazione con mais cotto, bigattino e un massimo di 1000 g di pellet (solo per coloro che praticano la pesca a Feeder e’ consentito impiegare un massimo di 1000 g di sfarinati). Le esche consentite sono: mais cotto, bigattino, lombrico, pellet e boiles. Durante le fasi di slamatura il pesce deve essere tenuto nel guadino sollevato da terra o adagiato su un materassino avendo l’accortezza di maneggiare il pesce con le dovute cautele, evitando di trattenerlo per le branchie. E’ vietato l’uso della nassa, salvo autorizzazione scritta da parte della Sezione Provinciale FIPSAS di Pordenone.
LAGO F: E’ ammessa la Pesca al Colpo, a Feeder, a Carp?shing e lo Spinning da Riva tutto l’anno. La pesca con Belly Boat e’ permessa nei giorni dal lunedì al venerdì. Dal 01 aprile al 30 novembre la pasturazione è consentita solo con boiles, mais cotto, esche naturali (canapa, tigers, ecc.), bigattino, ?occato, pellet e massimo 500 g di sfarinati (pastura) per un totale di 5 kg giornalieri a pescatore. Dal 01 dicembre al 31 marzo la pasturazione è consentita SOLO con boiles, bigattino, pellet e massimo 500 g di sfarinati (pastura) per un totale di 1 kg giornaliero a pescatore. E’ fatto obbligo di prestare la massima attenzione verso gli altri frequentatori facendo coesistere le varie tipologie di pesca, evitando di intralciare o arrecare danni. Per chi pratica il Carp?shing è imposto l’utilizzo di un a?onda ?lo così da scongiurare l’incaglio di chi attua la pesca con Belly Boat. E’ obbligatorio avere un guadino adeguato (apertura minima 70 cm) e di un materassino adeguato a culla o a barchetta per adagiare il pesce durante la fase della slamatura.
LAGO L: E’ ammessa la Pesca al Colpo, a Feeder, lo Spinning da Riva e lo Spinning con Belly Boat tutto l’anno. La pesca a Carp?shing e’ permessa nei giorni dal lunedì al venerdì. Dal 01 aprile al 30 novembre la pasturazione è consentita solo con boiles, mais cotto, esche naturali (canapa, tigers, ecc.), bigattino, ?occato, pellet e massimo 500 g di sfarinati (pastura) per un totale di 5 kg giornalieri a pescatore. Dal 01 dicembre al 31 marzo la pasturazione è consentita SOLO con boiles, bigattino, pellet e massimo 500 g di sfarinati (pastura) per un totale di 1 kg giornaliero a pescatore.
E’ fatto obbligo di prestare la massima attenzione verso gli altri frequentatori facendo coesistere le varie tipologie di pesca, evitando di intralciare o arrecare danni. Per chi pratica il Carp?shing è imposto l’utilizzo di un a?onda ?lo così da scongiurare l’incaglio di chi attua la pesca con Belly Boat. E’ obbligatorio avere un guadino adeguato (apertura minima 70 cm) e di un materassino adeguato a culla o a barchetta per adagiare il pesce durante la fase della slamatura.
Art. 13 P ERMESSI NOTTURNI: I permessi notturni vengono rilasciati solo ai maggiori di anni 18 con un minimo di 2 persone (per motivi di sicurezza). Gli accompagnatori non pescatori, dovranno munirsi di tessera federale amatoriale, rilasciata nei punti vendita convenzionati FIPSAS. La quota da versare per ottenere il permesso notturno è di € 5,00 a notte a pescatore oppure di €65,00 per il pacchetto di notti illimitate, acquistabile in ogni momento. I permessi notturni vengono rilasciati, esclusivamente al pescatore in possesso di Tessera Federale valida per l’anno in corso, dal Centro Pesca e dal BAR LUNA negli orari prestabiliti o attraverso la piattaforma digitale (a partire dal 19 marzo). L’utilizzatore del permesso notturno non potrà occupare piu’ di una postazione. I permessi notturni sono rilasciati solamente per esercitare la pesca a Carp?shing durante la notte, tutte le altre pesche sono vietate.
Art. 14 G ARE: Per organizzare gare di Campionato o Sociali di Carpfishing o Spinning nei suddetti laghi, si deve far pervenire la richiesta tramite modulo apposito alla Sezione Provinciale FIPSAS di Pordenone, entro il 28 Febbraio dell'anno in corso, mentre per le tipologie Pesca al Colpo e Feeder si dovrà far pervenire la richiesta tramite modulo apposito alla Sezione Provinciale FIPSAS di Pordenone, almeno 10 giorni prima della manifestazione. Nelle gare di Campionato o Sociali di Pesca al Colpo e Feeder, e si dovrà versare una quota per ogni partecipante di € 4,00 fino a 6 ore e di € 8,00 oltre, per tutte le altre tipologie di pesca è richiesta una quota per la chiusura di uno o più laghi. Nelle Gare di campionato FIPSAS si dovrà versare solamente la quota di € 50,00 per la chiusura di ogni bacino. La domanda dovrà recare il timbro della Sezione Provinciale o del Comitato Regionale. Si ricorda che non verranno autorizzate gare nei periodi di ponti festivi sul calendario. Verranno rilasciate un massimo di 2 autorizzazioni al mese a
lago, ed un massimo di una gara sociale per società all'anno.
Pool: Con il termine ‘POOL’ verrà inteso una competizione tra 4 o più persone che praticheranno la Pesca al Colpo o Feeder. Le pool potranno essere richieste ?no a 12 ore prima, presso Piccoli Dario Sport di Casarsa o ad un responsabile. In queste manifestazioni non verranno riservati postazioni, quindi i pescatori potranno scegliere le postazioni tra quelle ancora libere. Inoltre si dovrà versare una quota per ogni partecipante di € 4,00 ?no a 6 ore e di € 8,00 oltre. Dal 1 giugno al 30 settembre sarà obbligatorio l’utilizzo di almeno 2 nasse facendo attenzione a non superare i 30kg per sacca. Dal 1 giugno al 30 settembre sarà assolutamente vietato trattenere i carassi per la pesatura ammenochè non sia destinata un ulteriore nassa per questa specie. Nello svolgimento delle competizioni l’esca utilizzata dovrà essere sempre innescata sull’amo (pellet, boiles, ecc. non potranno essere utilizzate come innesco se non espressamente concesso dalla Sezione FIPSAS di Pordenone).
Art. 15 15.1 Pesca senza tessera federale o con tessera scaduta € 300,00. 15.2 Pesca senza libretto o con libretto scaduto € 300,00. 15.3 Pesca con reti, attrezzi, sistemi ed esche vietate € 600,00 e sequestro attrezzatura. 15.4 Pesca in divieto di pesca € 400,00. 15.5 Se non si usano le dovute cautele, per fotografare la preda catturata € 200,00. 15.6 Divieto di sosta € 50,00. 15.7 Divieto di campeggio € 50,00. 15.8 Abbandono di immondizie sul posto di pesca € 500,00 e obbligo di pulizia immediata. 15.9 Taglio piante e vegetazione € 400,00. 15.10 Per ogni altra infrazione ai Regolamenti FIPSAS non rientrante tra quelle sopra elencate, la sanzione prevista è di € 200,00.
Ad ogni trasgressore verra’ ritirato il libretto dei laghi e gli sara’ negata la riemmissione per i successivi 2 anni.
Il presente regolamento potrà subire variazioni senza preavviso. Il solo regolamento ufficiale è quello pubblicato sul sito della Sezione FIPSAS di Pordenone.
LAGHI DI CANZOLINO E MADRANO
TNPiccolo lago collinare situato nei pressi dell’omonimo paese in alta Valsugana, Madrano è un lago dalle ricche acque eutrofiche, totalmente accessibile grazie ad una passeggiata circumlacuale.
Il lago, di conformazione omogenea, è lungo 520 metri, profondo 15 e largo 125, le sue sponde sono erbose e alberate, nelle sue acque, dal cupo colore verde, si rispecchiano i boschi e i terrazzamenti a vite delle colline che lo circondano, è popolato da svariate specie ittiche, in particolare tinche e carpe di grossa taglia che invitano alla pesca a fondo e al carpfishing. L’abbondante presenza di pesce bianco di media e piccola taglia favorisce la presenza di numerosi lucci e grossi esemplari di persico reale, per la gioia dei pescatori che amano insidiare i predatori con il vivo e a spinning.
Non distante dalla riva, lungo la strada che conduce al paese di Canzolino, sorge la Chiesetta della Visitazione che conserva affreschi del Seicento.
Per gli appassionati pescatori c’è l’imbarazzo della scelta: lucci, grosse carpe, tinche, persico trota, anguille, persici reali, oltre ad alborelle, scardole, triotti e cavedani.
Proficua la pesca alla bolognese e all’inglese, s’innescano mais, bigattini e lombrichi, si pastura con sfarinati vari, si pesca bene da marzo fino a novembre.
Il lago di Madrano presenta le stesse caratteristiche del vicino lago di Canzolino è lungo 100 metri, largo 80 e profondo 8, il suo piccolo emissario alimenta il lago di Canzolino.
Come arrivare: Da Trento direzione Padova Venezia; uscire a Pergine Valsugana e seguire le indicazioni per Vigalzano; a Vigalzano direzione Madrano Canzolino
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Bandite, biotopi e altre zone soggette a norme particolari
Sono bandite di pesca le seguenti porzioni di acque:
I pescatori sono tenuti al rispetto delle bandite di pesca segnalate in corrispondenza di dighe o sbarramenti.
Le zone soggette a particolari norme sono segnalate in modo da consentire l’individuazione da parte del pescatore.
Strumenti e esche
È sempre vietato l’uso dell’ancoretta nella pesca con esche naturali vive.
È vietato l’uso della tirlindana.
È consentito, nelle sole acque stagnanti, per la cattura dei pesci da usare come esca, oltre alla bilancia di lato non superiore a ml. 1,50 e con maglia non inferiore a mm. 10, l’uso della bottiglia per la cattura fine a un massimo di 50 sanguinerole.
È vietata la raccolta di macroinvertebrati da usarsi come esca nel periodo 1 gennaio – 30 aprile di ogni anno. Per la pesca con il pesce vivo come esca è consentito solo l’uso delle seguenti specie: cavedano, sanguinerola, scardola, alborella, triotto, vairone e cobite.
La pesca notturna è consentita per le seguenti specie: anguilla, carpa, tinca e bottatrice, in tutte le acque stagnanti, limitatamente al periodo 1 luglio – 30 settembre.
Fatto salvo quanto stabilito dalla legge e dal regolamento provinciale è vietato l’uso delle tecniche ed esche richiamate nella successiva tabella:
Lago di Canzolino e Madrano, è consentito l’uso di tutte le esche, per il solo bigattino è consentito l’uso di un quantitativo max. di 50 gr. E della pastura con sostanze vegetali per un quantitativo max. di 0,5 Kg. la pesca è sempre consentita purchè la superficie dei laghi sia sgelata per la maggior parte.
Acque stagnanti
E' sempre vietato l’uso di ancorette nella pesca con esche naturali vive. Nei laghi naturali o artificiali è consentito l'uso:
a) di una sola canna con. al massimo, 3 (tre) ami; oppure per la sola “moschiera” o "camoliera”è consentito un massimo di 5 (cinque) ami;
b) contemporaneo di due canne; quest'ultime possono essere armate con non più di 5 (cinque) ami complessivamente e comunque con non più di 3 (tre) ami oppure 3 (tre) esche artificiali su una canna.
Per il lago di Tenno è inoltre vietata la pesca con la barca e dalla sponda dell’isola.
E’ consentito l’uso della barca senza motore nel lago Canzolino e Madrano.
E’ severamente vietato l’uso dell’ecoscandaglio in tutte le acque in concessione.
Limiti di cattura, misure minime e periodi di esercizio e di divieto di pesca
La cattura giornaliera di : tinche, carpe, anguille e lucci è stabilita per un massimo complessivo di sei (6) capi. In particolare la cattura massima giornaliera di lucci è stabilita in due (2) capi, per il Lago di Levico è consentita una (1) cattura giornaliera. Per la bottatrice è consentita la cattura giornaliera di quindici (15) capi. Per i salmonidi è consentita la cattura massima di 6 (sei) pezzi al giorno di cui 2 (due) trote marmorate, 1 (uno) trote lacustri e 2 (due) temoli e di 200 (duecento) pezzi per stagione. Catturato il sesto (6) salmonide cessa la validità del permesso e la pesca è vietata per qualsiasi specie.
Il pesce catturato che raggiunge la misura minima consentita deve essere trattenuto, fatta eccezione per la pesca con la mosca o camole artificiali.
Per il pesce persico è consentito un numero massimo di catture giornaliere pari a 30 (trenta).
La misura del pesce va presa dall'apice della testa all'estremità della pinna caudale.
I pesci di misura inferiore alla minima prescritta eventualmente catturati vanno liberati con la massima cura bagnandosi le mani prima di toccarli.
Quando non sia possibile liberare l'amo senza recare danno al pesce, dovrà essere tagliata la lenza.
Devono essere rispettati le misure minime e i periodi di divieto di pesca stabiliti come segue:
Permessi e libretto uscite e controllo catture
Sono rilasciati permessi associativi annuali e giornalieri, detti permessi, se non diversamente specificato, sono personali e non cedibili.
Il rilascio del permesso annuale è subordinato al pagamento della quota associativa e alla presentazione della licenza di pesca in regola. Il suo rinnovo è legato oltre a quanto sopra ricordato anche alla restituzione del libretto uscite e catture debitamente compilato entro il 31 dicembre ed alla mancanza di provvedimenti disciplinari pendenti a carico del richiedente.
I permessi giornalieri sono ottenibili, previa presentazione della licenza di pesca in regola e dietro versamento della quota fissata per gli stessi. Detti permessi non sono rilasciabili ai detentori di permesso annuale.
Il libretto uscite e controllo catture costituisce parte integrante del permesso; sul libretto, prima di iniziare l'attività di pesca, il pescatore deve segnare, con inchiostro indelebile e secondo le istruzioni riportate sul libretto stesso la data e la zona di pesca e, di volta in volta, i capi catturati , se tratta di pesca ai salmonidi, oppure a fine giornata il riepilogo dei pesci catturati per specie compilando le caselle predisposte, se si dedica alla pesca del pesce bianco.
La sottrazione, lo smarrimento, la distruzione del libretto, devono essere tempestivamente dichiarati dal pescatore alla sede A.P.T.A.S.A. di Trento che lo ha rilasciato.
A fine stagione, prima della riconsegna dello stesso, va compilata la tabella di riepilogo delle catture.
Provvedimenti disciplinari
Per la violazione accertata al regolamento si applicano i provvedimenti disciplinari relativi; il permesso sarà immediatamente ritirato dal guardapesca o dall’agente addetto alla sorveglianza e depositato presso la sede. Non è ammessa alcuna oblazione conciliatrice. Per qualsiasi controversia è competente il foro di Trento.
a) Per chiunque eserciti la pesca senza essere munito di licenza, o con la licenza scaduta o senza abilitazione alla pesca, ove necessaria: ritiro del permesso da 6 mesi ad 1 anno;
b) per chiunque eserciti la pesca con le reti, con materiale esplosivo, con l’uso della corrente elettrica o con sostanze atte a intorpidire, stordire o uccidere la fauna ittica: ritiro del permesso da 1 a 3 anni;
c) per ogni esemplare di pesce catturato oltre il limite di catture giornaliero stabilito: ritiro del permesso da 1 a 3 mesi;
d) per ogni esemplare di pesce trattenuto non avente le misure minime stabilite: ritiro del permesso da 3 a 6 mesi;
e) per chiunque eserciti la pesca nei periodi di divieto stabiliti: ritiro del permesso da 6 mesi ad 1 anno;
f) per chiunque eserciti la pesca nelle bandite: ritiro del permesso da 3 mesi ad 1 anno – nei casi più gravi è previsto l’allontanamento dall’associazione;
g) per chiunque effettui immissioni abusive di specie ittiche: ritiro del permesso da 6 mesi ad 1 anno;v h) per chiunque offenda il guardapesca; ritiro del permesso da 6 mesi ad 1 anno – nei casi più gravi è previsto l’allontanamento dall’associazione;
i) per chiunque non segni la zona o la giornata sul libretto uscite: ritiro del permesso da 1 a 2 mesi;
j) per ritardata consegna o incompleta compilazione del libretto controllo catture: ritardato rilascio del permesso successivo da 1 a 2 mesi;
k) per mancata riconsegna del libretto controllo catture: ritardato rilascio del permesso successivo da 2 a 4 mesi;
l) per pesca con pasturazione oltre il limite di legge o con sostanze vietate: ritiro del permesso da 3 a 6 mesi;
m) pesca con più canne del consentito: ritiro del permesso da 3 a 6 mesi;
n) pesca in epoca di divieto, uso di imbarcazioni ove vietato, uso dell’ecoscandaglio: ritiro del permesso da 6 mesi ad 1 anno;
o) rifiuto generalità o controllo(art. 651 C.P.): ritiro del permesso d 6 mesi ad 1 anno;
p) per mancata pulizia del luogo di pesca o abbandono di rifiuti fuori dai contenitori predisposti: ritiro permesso da 1 a 3 mesi;
q) pesca notturna fuori dal periodo consentito: ritiro del permesso da 6 mesi al ritiro permanente;
r) per non aver segnato le catture: ritiro del permesso da 3 a 6 mesi.
NB: per le infrazioni non elencate nei provvedimenti disciplinari, sarà compito della commissione disciplinare stabilire i provvedimenti da adottare. La commissione disciplinare, in caso di infrazione accertata, è a disposizione i lunedì dalle ore 18,00 alle 19,00 presso la sede della A.P.T.A.S.A. per espletare le eventuali infrazioni disciplinari. Tutti i casi contemplati e riconosciuti recidivi raddoppiano le sanzioni, fino al ritiro definitivo del permesso sociale.
Ogni pescatore associato è invitato a segnalare qualsiasi infrazione riscontrata sulle acque in concessione al personale di vigilanza o ai componenti il direttivo. Si fa obbligo ad ogni pescatore di mantenere un rapporto rispettoso con l'ambiente evitando di lasciare sul posto di pesca carte, plastica o qualsiasi altro rifiuto.
Il pescatore con natante è obbligato, in seguito a manifesto richiamo del personale addetto alla sorveglianza, ad avvicinarsi a riva per gli opportuni controlli.
LAGHI DI FALDO
PGI laghi di Faldo di Montone (PG) hanno un’ estensione di 60.000 mq. e una profondità media di 6 metri.
L’impianto è costituito da tre laghi che sono interamente gestiti dalla Fipsas e proprio in questa imponente area la Federazione organizza diversi eventi legati alla pesca, manifestazioni o sessioni di pesca notturna, workshop o enduro dedicati agli appassionati.
Un luogo ideale per passare una giornata all’aria aperta anche con la propria famiglia grazie agli spazi organizzati.
Una verde isoletta al centro del quarto lago è accessibile tramite un grazioso ponte di legno.
Un lungo percorso pedonale costeggia i laghi per piacevoli passeggiate.
La location è adatta a ospitare un gran numero di persone e si dimostra luogo ideale per organizzare gare, di qualsiasi genere.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
Rilascio permessi
Cellulare: Orfanini Giuseppe 347-0331301
Regolamento interno
l’ingresso è consentito a tutti i tesserati che dovranno essere muniti di un permesso di pesca (per la quota di ripopolamento e di manutenzione del lago) dal costo di: mattino - pomeriggio €3,00 tale permesso si potrà acquistare direttamente dagli addetti alla sorveglianza si precisa che il pescatore prima di iniziare l’azione di pesca dovrà contattare i custodi il lago a ( pesca al colpo ) è campo di riserva del fiume Tevere, pertanto tutte le gare Fipsas che per qualsiasi motivo non si potranno disputare sul fiume, verranno recuperate sul lago ed avranno precedenza assoluta senza bisogno di alcun preavviso. Per tutte le società affiliate Fipsas, negozi o chiunque altri, che vorranno organizzare gare(da calendario, sociali, altro) dovranno fare richiesta alla sez. prov. versando una quota di € 20,00 ogni settore prenotato, (si fa presente che per tutti i settori prenotati si dovrà pagare la quota sopracitata), per tali gare si potranno concedere deroghe agli orari di apertura e di chiusura degli impianti. con entrambe le sponde occupate si potrà pescare esclusivamente a roubasienne e canne fisse si potranno organizzare gare anche con tecnica all’ inglese, in questo caso si dovrà fare richiesta anche dei settori contrapposti, per i quali la sezione valuterà caso per caso. E’ vietato utilizzare il breccino colorato (è consentito solo quello naturale) è vietato il giorno antecedente una gara ufficiale a calendario, prenotare settori per organizzare, ove questa si svolgerà, gare di qualsiasi genere. E’ fatto obbligo di pescare nei posti contrassegnati e di non deformare le sponde è fatto obbligo di lasciare le sponde pulite e rispettare tutte le strutture all’interno dell’impianto. I ragazzi di età inferiore ai 14 anni potranno frequentare il lago solo se accompagnati da un genitore o da chi ne fa le veci. Esche consentite: bigattini 2litri, mais 0,5litri, breccino o ghiaia 2litri, lombrichi solo da innesco. E’ consentito l’accesso all’interno dei laghi solo alle autovetture dei pescatori che sono in procinto di pescare.
Orari di apertura
Estivo:
Tutti i giorni (esclusi Lunedì e Martedì) MATTINA 07:30 – 11:30 POMERIGGIO 15:00 – 19:00
Invernale:
Tutti i giorni (esclusi Lunedì e Martedì) MATTINA 07:30 – 11:30 POMERIGGIO 13:30 – 17:30
Orari di apertura estivo: tutti i giorni (esclusi lunedì e martedì) mattina 07:30 – 11:30 pomeriggio 15:00 – 19:00 invernale: tutti i giorni (esclusi lunedì e martedì) mattina 07:30 – 11:30 pomeriggio 13:30 – 17:30
REGOLAMENTO LAGO B
(CAMPO GARA DI PESCA ALLA TROTA)
a.L’accesso all’impianto è consentito solo ed esclusivamente hai possessori della tessera f.i.p.s.a.s. in corso di validità, che dovrà essere registrata dal custode al momento dell’ingresso nell’impianto.
b.Per l’organizzazione di manifestazioni sportive all’interno dell’ impianto, va inoltrata richiesta di prenotazione al seguente indirizzo e-mail prenotazionecampigara@fipsasperugia.it almeno quindici giorni prima della data richiesta.
c.Il lago dovrà essere ripopolato con un minimo di 3.5 kg di trote iridee da gara a concorrente e comunque di lunghezza non inferiore ai 18 cm, qualora venissero immesse trote di lunghezza inferiore,verranno presi provvedimenti nei confronti della società organizzatrice.
d. È obbligatorio ripopolare il lago con trote iridee seguite da fattura di vendita e documento sanitario che dovranno essere presenti al momento dello scarico.
e.L’affitto del lago per le manifestazioni sportive private, è di € 2.00 a concorrente.
f.La pesca sportiva potrà essere effettuata solamente nei periodi in cui la rete che divide il lago sarà presente in acqua.
g.Il costo dell’ingresso è di € 15.00 con un limite di catture di 18 trote.
h.È consentita la pesca con una sola canna.
i.È consentita la pesca con camole e lombrichi,è vietato l’uso del bigattino e qualsiasi forma di pasturazione.
j.Il lago potrà essere chiuso alla pesca in qualsiasi momento in cui il comitato provinciale lo riterrà opportuno
ORARIO DI APERTURA
INVERNALE:tutti i giorni dalle 7,30 alle 11,30 dalle 13,30 alle 16,30
ESTIVO:tutti i giorni dalle 7,30 alle 11,30 dalle 14,30 alle 18,30
LA FIPSAS e tutto il personale addetto alla sorveglianza sono esonerati da ogni responsabilita’ per danni a persone e/o cose derivate dallo svolgimento dell’ attivita’ di pesca
REGOLAMENTO “LAGO C”
(CARPODROMO)
Per praticare la pesca nel “lago c” e’ obbligatoria la tessera f.i.p.s.a.s.
l’ingresso e’ consentito a tutti i tesserati che dovranno essere muniti di un permesso per la quota di ripopolamento e di manutenzione del lago, dal costo:
mattino € 5,00
pomeriggio € 5,00
tale permesso verra’ rilasciato direttamente dagli addetti alla sorveglianza .
e’ fatto obbligo di contattare i custodi per il disbrigo delle pratiche relative ai permessi prima di iniziare l’azione di pesca a pena di espulsione dall’impianto.
e’ consentita la pesca con una sola canna.
il pesce catturato va accuratamente slamato e
immediatamente rimesso in acqua
e’ assolutamente vietato asportare il pesce catturato.
e’ obbligatorio pescare con ami senza ardiglione.
e’ fatto obbligo di lasciare le sponde pulite e rispettare tutte le strutture all’interno dell’impianto.
i ragazzi di eta’ inferiore ai 14 anni potranno frequentare il lago solo se accompagnati da un genitore o da chi ne fa le veci. esche consentite:
bigattini 2,000kg mais 0,500kg
• e’ vietato usare pellets, boiles, pastura e qualsiasi sfarinato.
orario di apertura
estivo invernale
tutti i giorni
dalle ore 7.00 alle ore 11,30
dalle ore 14.00 alle ore 18,30
tutti i giorni
dalle ore 7.30 alle ore 11,30
dalle ore 14.00 alle ore 17,00
per tutte le societa’ o i negozi affiliati fipsas che organizzeranno gare di calendario, sociali od altro, il costo del permesso di pesca sara’ ridotto ed € 30,00 a settore prenotato.
Laghi di Revine
TVI laghi di Revine Lago sono due specchi d'acqua della provincia di Treviso. Si trovano sul fondo della Vallata, divisi tra i comuni di Revine Lago e Tarzo.
Nello specifico, si tratta del lago di Santa Maria, ad est, e del lago di Lago (o di San Giorgio), ad ovest. I bacini sono separati da una zona paludosa di 200-300 metri e sono messi in comunicazione dal canale delle Barche.
Attorno sorgono alcune borgate: sul lago di Santa Maria si affacciano a nord Santa Maria e a sud Colmaggiore, sul lago di Lago a nord Lago e a sud Fratta.
Permessi in vendita presso: Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino
Come arrivare: Uscita autostrada A27 Vittorio Veneto Nord svoltare aDx proseguire circa 1.5 km dinuovo a Dx direzione Revine Lago.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Regolamento interno
1. limite di cattura giornaliero del persico reale a max 10 capi rispettando la misura.
2. Limite massimo di cattura dell’anguilla a max 3 capi (ovviamente nel caso in cui il divieto ministeriale di pesca attualmente vigente non sia reiterato)
3. Divieto di pesca con utilizzo di ami con ardiglione
4. Divieto di pesca con più di una canna per chi esercita la pesca con pesciolino morto.
5. Divieto dell’utilizzo della Carp Sac per tutto l’anno.
6. Limite massimo di prelievo giornaliero kg 2
7. Istituzione dell’intera area di una zona no kill specifica carpa e tinca.
LAGHI DI SERRAIA E DELLE PIAZZE
TNIl lago della Serraia si trova nell'altopiano di Piné, esattamente nel comune di Baselga di Pinè in provincia di Trento. Il lago, situato a 974 m dal livello del mare, si trova su una conca creata da ghiacciai in un'epoca risalente a 15.000 di anni fa, al termine della glaciazione, le acque si raccolsero qui e formarono un vasto lago che occupava tutto l'altopiano di Piné, in seguito si divise in due laghi, il lago della Serraia ed il lago delle Piazze. Le sue dimensioni sono: metri 1.250 x 525, superficie 0,656 km² con una profondità massima di 15 metri. Ha una forma simile a quella di una goccia d'acqua, disposto da sud ovest a nord est.
Dal 1987, l'estremità nord del lago composto di canneto è stata qualificata quale biotopo “Paludi di Sternigo”, e cioè oasi naturale protetta dalla Provincia Autonoma di Trento.
La fauna Ittica è composta da trota Fario, Persico Reale, Luccio, Anguilla, Tinca, Carpa, Cavedano e Scardola.
Il Lago di Piazze, lungo circa 1.200 metri e largo mediamente 300, presenta declivi morbidi ed erbosi adatti alla balneazione che d'estate ospitano turisti amanti della tintarella.
Costituisce il “fratello” del più visitato lago della Serraia e ne è situato a monte; collocato tra le pendici del Ceramonte e il Dosso di Costalta. Le sue acque sono popolate da trota Fario e Iridea, Persico Reale, Luccio, Anguilla, Tinca, Carpa, Cavedano e Scardola.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Il lago delle Piazze è in concessione alla Apdt di Trento. La pesca è aperta tutto l'anno, tranne quando più della metà della superficie è ghiacciata. Per pescare occorre acquistare un permesso giornaliero (anche senza licenza di pesca di tipo B), dal costo di 15€, che consente di pescare con un massimo di 2 canne, e sopprimere massimo 5 trote. Si può pescare con le esche naturali come camole, lombrichi, bigattini (massimo 50 grammi) e con le esche artificiali dotate di ardiglione, come cucchiaini, minnow, ondulanti ed esche siliconiche. La pasturazione è ammessa fino ad un massimo di 500 grammi giornalieri. Vigono due divieti di pesca: il primo, a ridotto della diga (zona sud) per circa 40 metri, e il secondo all'entrata dell'immissario (zona nord). In entrambi i tratti è vietato pescare e sostare. La pesca, inoltre, non è consentita i venerdì delle semine e nei due giorni precedenti alle gare. Il regolamento può aver subito cambiamenti, pertanto invito a contattare la Apdt di Trento per una conferma: info@apdt.it
LAGHI FIPSAS NOVARA OBBIADINO
NOL'impianto sportivo si trova nelle vicinanze di Novara e comprende 3 diversi laghi, che sono dotati di aree attrezzate con parcheggio e buona accessibilità alle sponde. Vi si possono praticare svariate tecniche di pesca insidiando carpe, amur, lucci, black bass, persici e lucioperca. Nei mesi invernali è possibile pescare grosse trote a mosca e trout-area.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
Regolamento interno
L’utilizzo degli impianti è consentito solo ai tesserati F.I.P.S.A.S. con tessera federale o amatoriale.
I titolari di tessera federale F.I.P.S.A.S. da 30 €, anche se non in possesso di licenza regionale di pesca, potranno esercitarvi la pesca purché muniti degli specifici permessi.
I titolari di tessera amatoriale da €. 5.00 potranno accedere agli impianti federali ed utilizzarne i servizi offerti senza esercitarvi la pesca.
L’associazione si riserva di richiedere a chiunque si trovi all’interno dell’area la documentazione che gli dia titolo ad accedervi o pescarvi.
Il permesso di pesca dovrà essere utilizzato come di seguito esposto.
Si prega di inviare alla mail: laghi@apd.no.it eventuali foto di catture per eventuale pubblicazione.
L’associazione si riserva l’utilizzo del lago per manifestazioni sportive o promozionali, il calendario aggiornato delle manifestazioni sarà affisso in loco e visibile sulla pagina facebook (laghi fipsas s.pietro mosezzo).
Le società affiliate F.I.P.S.A.S. che intendono utilizzare gli impianti o parte di essi per manifestazioni o riunioni dovranno farne richiesta all’associazione, potrebbe essere richiesto un acconto di €. 50,00 che verrà trattenuto anche qualora si rinunciasse all’utilizzo. (per prenotazioni contattare 3939755819)
I permessi di pesca sono acquistabili presso la casetta od il bar, il minore di anni 15 potrà pescare solo se accompagnato, l’accompagnatore risponderà delle sue eventuali infrazioni al regolamento.
Vietato l’uso di radio o simili a volume elevato e comunque creare disturbo specie nelle ore notturne.
Lasciare il posto di pesca pulito ed in ordine, riporre vetro e lattine o plastica o carta negli appositi contenitori, ogni altro rifiuto indifferenziato o organico andrà riportato a casa.
Per la raccolta dei funghi è obbligatorio munirsi di apposito tesserino gratuito.
Per campeggio o picnic attenersi alle relative disposizioni.
GIORNI ED ORARI DI APERTURA:
Con ora legale: tutti i giorni salvo mercoledì dalle 7:30 alle19:00
Con ora solare: sabato e festivi dalle 8:00 alle 17:00
E’ comunque possibile, su preventiva richiesta, accedere in giorni ed orari diversi.
Servizio bar e ristoro sabato e festivi,
feriale e serale solo su prenotazione.
Contatti:
3939755819 prenotazioni ristorazione, riunioni e gare Marta
3336445009 prenotazioni e info carpfishing Massimo
3288641096 pesca, didattica e pescicoltura Marco
REGOLAMENTO DI PESCA
Laghi no-kill e centrale
Regolamento spinning
1. Sono consentite solo esche artificiali con un solo amo singolo o multiplo senza ardiglione (barbless), nel lago centrale dal 1° novembre al 31 marzo non sono consentite le esche siliconiche.
2. Il pescato va liberato il più presto possibile e slamato in acqua o su un telo gommato o materassino.
3. È obbligatorio l’uso del guadino.
4. È consentito pescare su tutto il lago mantenendo l’appropriata distanza da altri pescatori.
5. Ogni violazione al regolamento comporterà il ritiro del permesso.
6. La pesca è consentita solo da riva, nel lago centrale dal 1° novembre al 31 marzo è consentito pescare da belly boat o barca (in affitto a €.20,00 giornalieri).
Permesso giornaliero €.15,00 - mezza giornata €.10,00.
Regolamento carpfishing
1. La pesca è consentita con un massimo di tre canne all’interno della piazzola delimitata sulla sponda.
2. È obbligatorio l’uso di materassino e guadino appropriati, di ami senza ardiglione o con micro ardiglione e l’uso dell’affonda filo.
3. Pasturazione consentita con boilies e mais in scatola, vietata con pane, tollerata con pellets solo con method o con sacchettino in PVA, si raccomanda comunque una pasturazione moderata.
4. Vietato innescare pesce vivo, morto o parti di pesce.
5. Sono vietati la tecnica zig-rig, i trecciati in bobina, lo shock leader e l’uso di barchini radio comandati.
6. Il carpsack è consentito solo in occasione di manifestazioni agonistiche con all’interno un solo esemplare.
7. Ai possessori di permesso carpfishing è vietato svolgere altre tecniche di pesca.
8. Il permesso è valido dall’apertura dei laghi del primo giorno di validità alla chiusura dell'ultimo giorno.
9. Durante le ore di chiusura è vietato muoversi con automezzi e far entrare visitatori inoltre in tali ore non è possibile lasciare il lago salvo in caso di emergenza utilizzando la chiave posta nell’apposita cassetta.
10. Lasciare il posto di pesca pulito ed in ordine, riporre vetro e lattine o plastica negli appositi contenitori, ogni altro rifiuto indifferenziato o organico andrà riportato a casa.
Permessi (per prenotazioni contattare 3336445009):
giornata (dall’apertura dei laghi alla loro chiusura) €. 10
notte (dalla chiusura dei laghi alla loro apertura del giorno successivo) €. 10
week-end (dalla chiusura di venerdì alla chiusura di domenica) €. 30
Orari o tariffe particolari andranno concordati.
Carpodromo
1. È consentito pescare con una sola canna.
2. Sono consentiti solo ami senza ardiglione.
3. Tutto il pescato va rilasciato.
4. È consentita la nassa con un minimo di 5 anelli minimo mt. 3.
5. È consentito pasturare con mais in lattina e larve di mosca è vietato l’uso di e pane (anche come esca), sfarinati e pellets sono consentiti solo come esca o nel feeder.
6. Si consiglia di posteggiare le auto in modo di lasciare libero il passaggio.
7. Lasciare il posto di pesca pulito ed in ordine, riporre vetro e lattine o plastica negli appositi contenitori, ogni altro rifiuto indifferenziato o organico andrà riportato a casa.
8. Esche e pasture avanzate andranno gettate in acqua o consegnate al bar ma mai versate nei contenitori per la differenziata.
9. Si avvisa che la pesca in notturna si effettua solo previo prenotazione al numero 3288641096
Permessi: €.6.00 giornata – abbonamento 10 giornate €. 50.00
REGOLAMENTO E COSTI DI UTILIZZO PER SOCI E TESSERATI
Campeggio e picnic
1. E’ consentito utilizzare tavoli e griglie o montarne di propri solo in orario di apertura e dopo aver preavvisato il personale di servizio.
2. E’ consentito accedere all’area con camper o roulotte e/o montare tende solo dopo aver preavvisato il personale di servizio.
3. Durante le ore di chiusura è vietato muoversi con automezzi e far entrare visitatori inoltre in tali ore non è possibile lasciare il lago salvo in caso di emergenza utilizzando la chiave posta nell’apposita cassetta.
4. Lasciare il posto pulito ed in ordine, riporre vetro e lattine o plastica negli appositi contenitori, ogni altro rifiuto indifferenziato o organico andrà riportato a casa.
5. Vietato l’uso di radio o simili a volume elevato e comunque creare disturbo specie nelle ore notturne.
Costi giornalieri dei servizi:
pic-nic a persona € 2
griglia € 5 (cauzione € 10)
tavolo legno € 5
allacciamento elettrico € 5
sosta tenda € 5
sosta camper e roulotte € 10
Orari o tariffe particolari andranno concordati.
Il permesso di pesca carpfishing è comprensivo dei costi di sosta
Raccolta dei funghi
1. Per poter raccogliere funghi è necessario munirsi del tesserino-calendario gratuito.
2. Non è consentito effettuare la raccolta per più di due giorni alla settimana, solo in orario di apertura e dopo aver preavvisato il personale di servizio.
3. La giornata ed i funghi raccolti vanno segnati sul calendario.
4. Le infrazioni potranno comportare il ritiro del tesserino e se gravi o ripetute il negato accesso ai laghi.
LAGHI MOLINELLA
BOUna vera “fisheries” inglese a due passi da Bologna; uno degli impianti che più richiamano appassionati di feeder, pesca al colpo e carpfishing e un vero fiore all’occhiello delle acque Fipsas. Due specchi d’acqua, uno più grande, l’altro di dimensioni minori, ricchi di pesce attivo e competitivo, in ottimo stato di salute, che regala emozioni a ripetizione. Ogni pescata rischia di diventare un vero e proprio combattimento.
Il lago più grande, adibito a carpodromo, è lungo circa 200 metri e largo 90, con presenza di carpe che possono arrivare anche a 10 kili di peso. Regine, carpe a specchi e amur sono le catture più ricercate. Sono presenti anche i pesci gatto americani. La profondità del lago non supera i 3 metri. Il fondale è regolare. Il fatto che il pesce sia nutrito e curato e presente in quantità adeguata ma non eccessiva tende a generare le dinamiche tipiche di un ecosistema bilanciato e quanto più naturale possibile. Questo porta ad avere un comportamento dei ciprinidi, ma anche di altre specie, molto più vicino a quello che si potrebbe avere in un canale ad acqua lenta che non in un laghetto.
Il lago piu piccolo ha dimensioni più regolari ed è lungo e largo circa 70 metri. Anche qui la profondità è di tre metri. Nel grande si possono raggiungere anche i 78 picchetti piantati, ad una distanza di 8 metri, mentre nel piccolo, vero paradiso del feeder e della pesca al colpo in generale si possono avere 36 postazioni a circa 6 metri e 50 di distanza. Il carattere distintivo di entrambi i laghi è l’elevatissima pescosità.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Email asdpescatorimolinella@gmail.com
Regolamento interno
Per avere informazioni parlare direttamente con l'asd Pescatori Molinella:
3355701149 - 3398940415 - 3393978783
Email asdpescatorimolinella@gmail.com
LAGHI PRIMAVERA
PTIn tutto si tratta di un complesso di 3 laghi, di cui uno esclusivo per la pesca alla trota. A pochi chilometri dal centro della città di Pistoia da oltre venti anni la sezione provinciale FIPSAS gestisce questi tre laghi, riuniti in un unico compendio di sei ettari, dove si trovano la sede della sezione, un punto di ristoro e una scuola di pesca permanente. Le attività che si svolgono in questa struttura sono davvero molte: prove agonistiche di pesca al colpo (campionati provinciale e regionale), e trota lago (nazionale, regionale e provinciale). E' naturalmente possibile a tutti i tesserati praticare anche pesca ricreativa (spinning trota e black bass). E’ presente una guardia volontaria con funzioni di controllo e tesseramento. Abbiamo inoltre un tesserato che tutti i giorni accoglie i bambini, fornisce loro attrezzatura della sezione e veglia sulla loro incolumità. E’ consentito ai tesserati fruire di spazi destinati al pic-nic.
In questa acque si possono pescare: carpe dai 300 grammi ai 15 chili, carassi, amur, breme e black bass (anche di grandi dimensioni).
Uno dei tre laghi è riservato alla pesca della trota, nei periodi autunno/inverno e primavera mentre in estate è possibile pescare a carp-fishing.
Come arrivare: Uscita A11 Pistoia, a sinistra superstrada per Bologna, uscita Pistoia Ovest, dopo 500 metri svolta a sinistra e attraversamento torrente Ombrone.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
Rilascio permessi
3358249659
3921812497
Solo tessera federale, è possibile farla in loco.
Regolamento interno
In caso di gare è consentito l'uso della nassa.
Durante la pesca libera il pesce deve essere rimesso immediatamente in acqua, è obbligatorio l'uso del guadino.
LAGHI SA.PA.BA. 1 e 2
BOI laghi di SA.PA.BA., sono due e accolgono tutti i pescatori in possesso della tessera Fipsas.
In essi si pratica esclusivamente il Catch & Release.
La pesca è consentita con una sola canna, fatta eccezione per Carp Fishing e Siluro per le quali sono consentite 2 canne.
Fiore all’occhiello per la pesca Carp Fishing a Spinning e Belly Boat (Bass e Lucci), nel lago 1 sono previste diverse manifestazioni per questi settori.
Le manifestazioni di pesca a Carp Fishing, con Belly Boat o da riva, presso il lago 1, devono essere prenotate (dalle Società affiliate) direttamente on line o presso la Sezione Provinciale.
In occasione di Gare di Campionato il lago verrà riservato interamente per le Gare.
In particolare il Lago n° 2 è riservato alle gare di pesca che vanno prenotate on line o con richiesta scritta alla Sezione Provinciale di Bologna.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
strada Dall’Ara - via Andrea Costa 174 40134 BOLOGNA tel. 051 6143836 - fax 051 6145502 - email bologna@fipsas.it
Sapaba tel.
051 6145502
negozi a cui potersi rivolgere:
Mister fish
Via Ferrarese, 124/2 Bologna
051 352098
Enea
Via Maglio, 4 Pontecchio Marconi
051 846673
Magilla
Via Imola 2/f Bologna
3387517712
Bazza Luciano
Via Marco Emilio Lepido,307 Bologna
051 402436
De Franceschi
Via Prrettana, 70/4 Casalecchio di Reno
051 563008
Regolamento interno
Tecniche consentite: Pesca al Colpo, Carp-fishing, Spinning e Mosca da riva e
con l’uso del Belly Boat.
art. 1) La pesca è consentita con 1 (una) sola canna, per il Carp-fishing è
consentito avere 2 (due) canne contemporaneamente in acqua.
art. 2) La giornata di pesca per il Carp Fishing va intesa dalle ore 8 del giorno
segnato alle ore 8 del giorno seguente.
art. 3) La pesca in Belly Boat dovrà essere esercitata indossando
obbligatoriamente il giubbotto di salvataggio indipendentemente dalle
condizioni atmosferiche.
art. 4) Il Carp-fishing va obbligatoriamente esercitato usando idonei affonda
fili in presenza di belly boat nel lago.
art. 5) È consentito usare o detenere solo esche, pasture e boiles naturali per
un massimo di kg 2, sono consentite tutte le esce artificiali, è sempre
vietato l’utilizzo come esca del pesce vivo o morto.
art. 6) In occasione di eventi o gare sportive regolarmente autorizzate, la
società organizzatrice ha l’obbligo di tabellare il campo gara almeno 48
ore prima;
art. 7) Quando sono previste manifestazioni, la pesca può essere limitata alle
zone libere se delimitate mantenendosi a debita distanza per non
arrecare disturbo o vietata per tutta la durata della manifestazione.
Regolamento Lago 2 (Lago Gara)
Tecniche consentite: Pesca al Colpo, Spinning e Pesca a mosca solo da riva.
art. 1) Il lago è prevalentemente riservato a gare o manifestazioni organizzate
dalle società affiliate ed autorizzate dalla FIPSAS.
art. 2) La pesca è consentita con una sola canna indipendentemente dalla
tecnica praticata.
art. 3) È consentito usare o detenere solo esche e pasture naturali: larve di
mosca carnaria massimo di kg 1,5, mais 2 barattoli, lombrichi e
bigattoni solo da innesco e tutte le esce artificiali, è sempre vietato
l’utilizzo come esca del pesce vivo o morto.
art. 4) Nelle gare di pesca al colpo è sempre vietato trattenere e mettere nella
nassa il persico trota che va immediatamente rilasciato.
art. 5) Quando sono in svolgimento manifestazioni, la pesca libera sarà
consentita, a discrezione dei gestori, nelle sole sponde non occupate
mantenendosi a debita distanza per non arrecare disturbo.
LAGHI SEGUGIO
CRSituati nei pressi del parco dell'Adda, i laghi “Segugio” si trovano nel comune di Pizzighettone(CR) e offrono un ambiente tranquillo e incontaminato in cui poter effettuare diversi tipi di pesca. Realizzati da ex-cave di torba, hanno tutti e 5 una profondità uniforme di 2-2,50 mt. Si pratica solo pesca a rilascio. Il rispetto dei pesci è al primo posto. Da quest’anno è partita una bellissima collaborazione tra questa struttura, ora convenzionata e la FIPSAS; proprio la Federazione ha visto nelle potenzialità dell'impianto le condizioni ideali per creare dei centri didattici che possano comprendere lezioni in aula e prove pratiche nei laghetti.
Come arrivare: Strada Prov. 234, km 55+920, Pizzighettone (CR)
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
email: lagosegugio@gmail.com
Regolamento interno
LAGHI TERLAGO (PICCOLO E GRANDE)
TNI laghi di Terlago si trovano nel paese omonimo, a pochi chilometri da Trento, ricchi di vegetazione sommersa e di pesce, è l'ecosistema lacustre più ricco e produttivo del Trentino.
Queste acque hanno un singolare colore bruno-olivastro dovuto alla variegata flora, e lo è considerato un vero paradiso dai pescatori per la presenza di numerose e pregiate specie ittiche.
Il Lago di Terlago piccolo è un ambiente eutrofico, poco profondo, ricco di vegetazione sommersa e ricchissima di pesce è considerato il regno dei Lucci. Pur essendo un po' lago e, un po' stagno, con vegetazione che occupa durante l'estate gran parte della superficie, è uno dei più pescosi, essendo ben noto soprattutto per la pesca del Luccio, della carpa, della tinca, dell'anguilla e di molte altre specie: alborelle, cavedani, persici reali, persici sole, scardole, triotti e carassi dorati.
Il Lago di Terlago grande può essere affrontato con tutte le varianti della pesca al colpo o a spinning. Coloro che desiderano divertirsi con scardole, gardon e qualche cavedano di passaggio, dovranno dotarsi di lunghe canne fisse (8/9 metri), roubaisienne, bolognesi o inglesi. L’azione di pesca può svolgersi sotto riva oppure a distanza. Nel primo caso, fisse, bolognesi e roubaisienne garantiscono una precisione chirurgica nella presentazione dell’esca. Ciò piace particolarmente ai cavedani ed ai carassi, che abboccano con particolare sospetto, mentre scardole e gardon assicurano una pescata meno discontinua. Chi preferisce effettuare la pesca a galla o in lontananza, può impiegare le canne all’inglese e lavorare a centro lago, dove spesso tendono a muoversi indisturbate vere e proprie flotte di cavedani. Gli amanti dello spinning, invece, avranno modo di dilettarsi (specie nel lago piccolo) con le due pezzi alla ricerca di persici, anche di buona taglia, o dei famigerati lucci, che raggiungono dimensioni anche superiori ai 60 centimetri. Spinnerbait, grossi minnow e ondulanti costituiscono le esche principali.
Le tecniche da praticare a Terlago sono veramente tante e c’è l’imbarazzo della scelta. Non a caso è stato inserito tra gli spot dove si svolgono le competizioni della FIPSAS per la pesca al colpo. Come detto prima, il lago grande garantisce le migliori possibilità di pesca: la profondità varia dal metro, proprio a ridosso delle sponde, fino a superare anche gli 8/10 metri man mano che ci si spinge più verso il centro. Il lago piccolo, invece, ha una profondità ridotta, che non supera il metro e mezzo. Sembra più uno stagno che un lago, per via delle piante acquatiche presenti, specie d’estate, che rappresentano un rifugio per piccole prede e un ottimo spot per i predatori in caccia di pesce foraggio.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
tel 0461 930093
Regolamento interno
LAGHI TRINITA’
VRLa struttura, composta da tre laghi, si trova in località Trinità, sulla strada Statale n° 12, per Modena in località Marchesino prendere
Indicazioni per il Bovo/Trinità.
LAGO “A” per la pesca a Roubaisienne – Feeder – Inglese – e canne Fisse
La tipologia di pesce presente sono in maggioranza carpe, amur, carassi, e persico sole.
La profondità varia da mt.1,50 a 2,00 mt
LAGO “B” adibito alla pesca di grosse carpe, amur e temolo russo
la profondità varia da mt.1,50 a 2,00 mt.
LAGO “C” adibito esclusivamente a manifestazione di carpfishing, predisposto
con 14 postazioni per l'installazione di tende o gazebi il lago è dotato di un bagno.
La profondità varia da mt. 2,00 a mt. 2,50
Il Lago fornisce un servizio ristoro, relax e tutto il necessario per la giornata di pesca.
E' assolutamente vietato l'asporto del pescato, che dopo la pesatura deve essere immesso in
acqua con cura e delicatezza.
L'entrata nella struttura è consentita solo ai tesserati F.I.P.S.A.S. Con tessera Federale o
con tessera Amatoriale pesca.
Come arrivare: località Trinità, sulla strada Statale n° 12, per Modena in località Marchesino prendere Indicazioni per il Bovo/Trinità.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
acqua con cura e delicatezza.
L'entrata nella struttura è consentita solo ai tesserati F.I.P.S.A.S. Con tessera Federale o
con tessera Amatoriale pesca.
LAGO 1° MAGGIO
PTLago di forma ovoidale, molto frequentato dai pescatori, ricreativi e agonisti, che nelle sue acque riescono a mettere alla prova le loro abilità e tecnica. Questo grazie alla presenza di pesce in ottimo stato di salute e molto attivo. Il Lago Primo Maggio è un lago situato nel comune di Agliana, provincia di Pistoia. Il luogo ospita la sede dell'Associazione Pescatori Sportivi Lenza Aglianese, molto conosciuta in ambito agonistico per gli eccellenti risultati ottenuti. Le tecniche di pesca più redditizie sono l' inglese e la roubasienne. I pesci presenti sono in particolare black bass, amur e carpe sia a specchi che regine. Le carpe possono superare i 20 chili e gli amur anche i 10 chili.
Come arrivare: Uscita A11 Prato Ovest, superstrada in direzione Pistoia.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Il lago può essere chiuso il sabato pomeriggio e la domenica per gara in calendario Provinciale.
LAGO AZZURRO
ARIl lago ha una profondità media di 3 metri circa e offre una buona pescosità, grazie alla dimensione delle sponde e dello specchio d’acqua (per un totale di 18.000 mq) che viene ossigenato tutto l’anno, da varie sorgenti.
E' un lago per la pesca sportiva e si trova adiacente al Tail Water Tevere, tratto riservato ai soli pescatori a mosca all'interno del parco del fiume Tevere. Ideale per carpfishing, spinning, trota lago. Sono presenti nel lago carpe, black bass, trote iridee e alcuni storioni di notevoli dimensioni. C'è anche un punto di ristoro per merende. Il lago appartiene ai sigg.ri Carboni e Antonelli
Come arrivare: Località Gragnano (a pochi km dall’uscita della superstrada E45 Sansepolcro sud, lungo l’argine del fiume Tevere).
Tecniche di pesca
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Oppure contattare il negozio "PESCASTORE"
Tel. 0575736330;
3479320457
Regolamento interno
E' aperto tutti i giorni, tutto l'anno (7.00 - 12.00 e 14.00 - 19.00).
Lago Azzurro in Località Giai di Gruaro
VECave senili con acqua di risorgiva adibite a Pesca Sportiva in Comune di Gruaro Convenzionata FIPSAS
Come arrivare: dall'uscita autostrade di Portogruaro seguire le indicazioni per Giai e quindi lago azzurro.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Regolamento interno
LAGO BORGHESE
PTIl lago Borghese si trova a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia. E' di forma rettangolare e offre ai pescatori la possibilità di poter pescare nelle sue acque tutti i giorni, dall'alba al tramonto. Resta chiuso il sabato pomeriggio e la domenica per gare in programma nel calendario provinciale. Al centro è diviso in due da un isolotto a "T" ricco di vegetazione. Il carpfishing è praticabile nella sponda nord del lago. La taglia media delle carpe è di 3/5 chili ma durante i vari enduro sono stati pescati esemplari fino a 14 chili e amur di buona taglia, anche di 8 chili. Ben popolato anche di alborelle, carassi, barbi e tinche. Durante la pesca il pesce deve essere rimesso immediatamente in acqua; obbligatorio il guadino. Esche consigliate sono il mais e le boilies fruttate, affondanti o pop-up. Il periodo migliore è senza dubbio tra la primavera e l'autunno.
Come arrivare: Uscita A11 Montecatini Terme per Monsummano Terme.
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
Regolamento interno
In caso di gare è consentito l'uso della nassa, durante la pesca libera il pesce deve essere rimesso immediatamente in acqua, è obbligatorio l'uso del guadino.
Il lago può essere chiuso alla pesca libera il sabato pomeriggio e la domenica per gare in programma del calendario provinciale.
LAGO BOSCHETTO
TOLa storia del lago Il lago Boschetto di Crotte Strambino (TO) si estende su un perimetro di 1000 metri, un piccolo bacino naturale, ampliato in seguito all’estrazione di sabbia e ghiaia. Dopo la chiusura della cava, circa 60 anni fa, è stato adibito alla pesca sportiva. Nel passato a causa di un periodo di inattività la vegetazione aveva avvolto totalmente il laghetto rendendolo quasi inaccessibile e proteggendo le stupende carpe al suo interno. L'affidamento all'associazione sportiva Lago Boschetto lo ha reso nuovamente accessibile a tutti, lasciando però intatto il suo stato naturale ricco di avvallamenti, alberi sommersi, piante che sfiorano la superficie della stupenda acqua che sgorga dalla falda a 13 metri di profondità. Il lago è diviso in 8 postazioni, ben posizionate e distanziate fra loro, dedicate esclusivamente al Carpfishing. Il fondale ghiaioso è molto vario, si alternano su tutta la superficie zone di secca in contrapposizione a fondali da 4 a 13 m formando ottimi scalini dove le nostre carpe adorano banchettare.
Tipologie di pesca.
Carpfishing
Spinning e Pesca a Mosca (con affluenza regolata in base alla quantità di postazioni occupate per il Carp Fishing).
SEMPRE E SOLO NO KILL!
I pesci e il loro Habitat sono costantemente monitorati dai soci con l’affiancamento di un ittiologo che effettua controlli durante tutto l’arco dell’anno.
I risultati delle analisi hanno evidenziato un ottimo equilibrio dell’ambiente acquatico con livelli di ossigenazione elevatissimi e assenza totale di sostanze nocive.
Il lago è gestito dall’Associazione Sportiva Lago Boschetto formata da un gruppo di giovani dinamici e soprattutto appassionati di Carpfishing e pesca a 360° che vi riserveranno un ottima ospitalità garantendo che le sessioni di pesca si svolgano in modo armonioso e nel pieno rispetto delle regole.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
Le tessere F.I.P.S.A.S. possono essere richieste direttamente presso il lago al costo di:
30,00€ per i pescatori adulti
6,00€ fino a 16 anni
5,00€ per i visitatori/accompagnatori
La quota per il permesso di pesca va versata prima di accedere alla postazione e ha validità annuale (dalla data di emissione).
Se per motivi di qualsiasi genere si decide di abbandonare la postazione di pesca prima del previsto, non verrà emesso nessun rimborso.
ESCHE e PASTURAZIONE
Boilies, granaglie (solo adeguatamente cotte), pellets a basso contenuto oleoso (quindi niente pellet da trota).
Le granaglie verranno controllate per valutare che la preparazione sia adeguata.
E’ consentita la pasturazione ma va effettuata con buon senso e seguendo i limiti imposti in base ai periodi dell’anno.
E’ vietata la pasturazione con il fioccato di mais.
E’ consentito l’uso di 3 canne a persona salvo diverse disposizioni. Chi verrà sorpreso con più canne in pesca dovrà immediatamente versare un’intera quota aggiuntiva per il numero di notti o giornate trascorse al lago.
Gli inneschi devono essere lanciati o posati col barchino rispettando i confini delle postazioni (visibili nella mappa) ed è, dunque, severamente vietato invadere lo spazio di pesca altrui, in caso di dubbio sui limiti della postazione chiedere ad un membro del direttivo senza fare inutili diatribe.
RISPETTO PER I PESCI
Il pesce va trattato con cura e rispetto, è assolutamente obbligatorio bagnarlo adeguatamente durante le operazioni di slamatura e fotografia.
E’ assolutamente obbligatorio l’uso del materassino con i bordi alti e di adeguato spessore e dimensione, quest’ultimo andrà bagnato prima di adagiarvi il pesce e riposto all’ombra in modo da mantenerlo fresco.
E’ obbligatorio salpare il pesce dall’acqua al materassino con la sacca di pesatura, per evitare di rompere pinne e danneggiare il pesce.
E’ importante sciacquare bene le mani in modo che si raffreddino prima di toccare le carpe (la differenza tra la temperatura delle nostre mani e quella del loro corpo crea seri danni ai pesci).
E’ obbligatorio essere in possesso di un disinfettante (è possibile richiederlo all’ingresso).
Il pescatore che cattura una carpa ferita o evidentemente provata dal combattimento deve contattare immediatamente un membro del direttivo.
È severamente vietato trattenere qualsiasi pesce nelle sacche di mantenimento.
! ! ! IMPORTANTE ! ! !
Se durante un combattimento la carpa dovesse rimanere bloccata in una legnaia, ostacolo o altro tenete la lenza in tensione e cercate di non romperla, in seguito contattare un membro del direttivo che provvederà a liberare il pesce.
NORME DI COMPORTAMENTO
E’ OBBLIGATORIO l’uso di ami senza ardiglione o con ardiglione schiacciato, per permettere alle carpe di liberarsi facilmente dai terminali in caso di rottura.
E’ vietato l’uso della treccia in bobina, del leadcore e di qualsiasi tipo di shockleader.
E’ obbligatorio usare una lenza madre in nylon di diametro minimo 0,35 mm.
E’ consentito l’uso del barchino radiocomandato con moderazione e buonsenso, la direzione potrà vietarne l’uso se non saranno rispettati i settori di pesca altrui.
E’ severamente vietato abbandonare la propria postazione mentre le canne sono in pesca, se dovete spostarvi tirare su le canne.
Vige il divieto di balneazione in tutto il lago, si può entrare in acqua solo per rilasciare e fotografare le carpe.
Vietato accendere fuochi liberi.
Non è permesso tagliare arbusti o piante.
La postazione di pesca va mantenuta in modo ordinato e dignitoso nel rispetto della natura che vi circonda.
L’utilizzo della macchina è consentito solo per raggiungere e abbandonare la postazione di pesca, altri spostamenti sono possibili a piedi o in bicicletta.
Se avete intenzione di uscire dal lago durante la sessione, dopo aver scaricato l’attrezzatura, l’auto va riportata nel viale dell’ingresso e parcheggiata in modo ordinato.
Sono severamente vietati schiamazzi e comportamenti non consoni all’attività di pesca.
I visitatori/accompagnatori sono pregati di lasciare l’auto all’ingresso e di recarsi nella postazione a piedi, salvo diversi accordi con il direttivo.
ORARI DI ACCESSO E DI USCITA DAL LAGO
L’accesso al lago è consentito nei seguenti orari:
NOVEMBRE-FEBBRAIO dalle 8:30 alle 18:00
MARZO-OTTOBRE dalle 8:30 alle 20:00
Alle ore 20:00 il cancello si chiude ed è assolutamente vietato entrare o uscire dal lago, salvo diversi accordi con il direttivo.
I visitatori possono accedere solo a piedi, le auto andranno parcheggiate all’ingresso subito dopo il cancello.
LAGO CERULLI
TEIl lago è un vero “monumento storico” della pesca al colpo Vibratiana, una zona completamente scoperta di veri e propri campi gara
E' un invaso non molto grande (è stato creato circa 70 anni fa per irrigare i campi di proprietà del Barone Sanità) e dopo diverse opere di riassestamento e incremento di fauna ittica ottenuta con ripopolamenti mirati, necessari per il passato e intensivo attacco dei bracconieri, è oggi un piacevole ritrovo per gli amanti della pesca, soprattutto al colpo.
Nel 2013 la LENZA CLUB VALVIBRATA NERETO ha avviato una totale ristrutturazione dell’invaso, con un nuovo scivolo carrabile in cemento armato per il deflusso delle acque in caso di forti piogge, una nuova recinzione fatta con pali in cemento e una robusta rete verde, nuove e confortevoli sponde realizzate con ausilio di mezzi meccanici. Si è così recuperato uno spazio tale da accogliere anche 70-75pescatori.
Attualmente le specie ittiche presenti sono nell’ordine: alborelle, gardon, carassi, carpe, pesci gatto nostrani, qualche amur e pochi bass.
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Rilascio permessi
086243072
Regolamento interno
La società A.S.D. LENZA CLUB VALVIBRATA NERETO MILO, emana e diffonde il presente Regolamento Particolare di Gestione delle Acque del bacino “LAGO CERULLI”, affidato dai proprietari alle cure dei Soci della Società.
a) Il lago è diviso in due zone distinte, denominate SPONDA LUNGA e SPONDA CORTA (dove si trova lo scivolo di uscita.
b) Orientativamente nel bacino è possibile posizionare circa 50 concorrenti ad una distanza consona tra loro (7 mt), 30 in SPONDA LUNGA, 20 in SPONDA CORTA.
c) Durante l’azione di pesca in gara è possibile utilizzare 4 litri di pastura già bagnata e setacciata, 1,5 litri di bigattini , n.1 barattolo di mais di dimensioni standard (gr.300), vermi, orsetti (bigattoni) e altre esche vegetali e animali solo come innesco, ghiaia (brecciolino) libero. Tali quantitativi potranno subire variazioni in base al livello dell’acqua del Lago ad insindacabile (e comunque tempestivo) giudizio del Direttivo della Società.
d) Nelle battute di pesca singole è vietato l’utilizzo della nassa (da usare solo in occasione di gare a qualsiasi livello e sfidini).
e) Il rispetto per le prede deve essere massimo; è vietato maltrattare o peggio uccidere il pescato.
Tutti i pesci devono obbligatoriamente essere rilasciati nelle acque del lago.
f) Durante le fasi di pesatura va tenuto il comportamento più idoneo affinchè il pescato venga rilasciato indenne. E’ assolutamente vietato lanciare il pesce in aria o avere comportamenti che tendono a maltrattarlo. Le operazioni di pesatura devono essere svolte nel minor tempo possibile “ accompagnando” i pesci con la rete a pelo d’acqua prima di lasciarli andare. I contenitori per la pesa vanno sempre bagnati prima di alloggiare i pesci.
g) E’ vietato utilizzare, anche nelle pescate fuori gara, l’innesco della palla di pastura all’amo o la palla di bigattini incollati.
h) Il materiale per la pasturazione eventualmente avanzato a fine gara (o a fine pescata in genere) non va né gettato in acqua né sulla sponda .
i) Per la prenotazione del Lago in occasione di gare o sfidini consultare il Presidente della Lenza Club o chi ne fa le veci.
j) E’ istituito un apposito calendario di prenotazioni che verrà gestito in base all’ordine stesso di prenotazione; precedenza assoluta avrà la FIPSAS .
k) La chiave di accesso al Lago non potrà essere ceduta in alcun modo a terze persone; il Presidente o chi ne fa le veci, dovrà essere tempestivamente avvertito in caso di utilizzo del Lago stesso.
l) L’accesso per la pesca e le gare è dato ai non soci previa corresponsione di un piccolo contributo per la gestione e la manutenzione del bacino, fissato in € 2.00 (due euro) a pescatore.
m) NB: Tutti i rifiuti devono essere portati via dai pescatori!!!!
n) Se entrambe le sponde sono occupate è vietato pescare con canne munite di mulinello.
LAGO D'ARGENTO (SAN DONATO)
GRCome arrivare: Si accede dalla Strada Vicinale delle Cantine n.9 - Albinia, nel comune di Magliano (angolo strada sterrata di lato al Vivaio Marinari). Parcheggiare nell'area appositamente adibita.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
Martedì e Venerdì 16-19
tel 0564493788
Regolamento interno
Larva mosca carnaria max L. 2; L. 2 di pastura , un barattolo di mais, altre esche solo come innesco.Necessaria tessera Federale valida, recarsi presso la Sezione provinciale di Grosseto. Martedì e Venerdì 16-19
tel 0564493788
LAGO DI ANTRONA
VBIl lago di Antrona è un bacino naturale nei pressi dell'omonimo paese, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Si trova a 1074 metri d'altezza e presenta una profondità masssima di circa 50 metri.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
LAGO DI BEZZE
PRil lago di Bezze, poco distante da Parma e collocato tra alcune province dove la pesca ha radicato bene nelle comunità locali, è un laghetto sportivo dimensioni largo 220 metri e largo 160, di forma rettangolare, in cui sono presenti carassi, amur ma soprattutto moltissime carpe dal peso medio di 3-5 kg e pesci di misura (anche 8 kg), presenti in notevole quantità. E’ da alcuni anni al centro dell’agonismo della pesca al colpo e del feeder fishing; le tecniche migliori per insidiare il pesce, molto attivo ma diffidente, sono la roubasienne, la canna fissa, il carpfishing ma anche una particolare tecnica inventata dai pescatori locali: si effettua sottoriva (50-70 cm dalla sponda davanti ai vostri piedi) con una robusta canna da spinning sui 2 mt, filo 0,22 montata con un galleggiantino di 0,30 gr e amo 12(la piombatura è costituita da un solo piombino). Si pastura con il mais, lo si innesca e, dopo aver sondato bene, si butta letteralmente in mezzo alle carpe sui 7 kg che pascoleranno freneticamente sul mais.
Come arrivare: Prendere la tangenziale nord di Parma e uscire a Baganzola. Attraversare il paese e proseguire dritto fino alla località Bezze. Al cartello sulla sinistra con scritto ''HOSTERIOLA'' imboccare il cortile che introduce al lago.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Vietato l'uso della nassa.
Obbligo dello slamatore.
E' vietata la pasturazione con sfarinati.
Sono consentite le seguenti esche e pasture: larve di mosca carnaria, mais, vermi, camole per una quantità complessiva di kg. 1.
Per la pesca a carp fishing è consentito pasturare con una quantità massima di 15 boiles.
LAGO DI BILANCINO
FIIl Lago di Bilancino, per le sue acque particolarmente pulite, è ricco di numerose specie ittiche quali carpe, carassi, cavedani, persici trota, lucci; vi è inoltre la presenza di barbi, trote e vaironi, tutti provenienti dai tanti torrenti che alimentano il bacino, oltre ad anguille, tinche, pesci gatto e persici reali.
Per un’opportuna gestione degli ambienti acquatici finalizzata al ripopolamento delle specie ittiche, non in tutte le zone è consentito pescare (vedi cartina).
Nel 2017 La Regione Toscana ha approvato un nuovo regolamento e ridefinito una nuova "Zona a Regolamento Specifico Invaso di Bilancino" che si estende su tutta la superficie dell'invaso, regolamentata da un disciplinare di gestione approvato dalla Regione e concordato con il comune di Barberino del Mugello. La gestione dell’area è stata affidata alla F.I.P.S.A.S - Federazione Italiana pesca sportiva e attività subacquee - che oltre a curare la corretta fruibilità della zona nel rispetto del disciplinare di pesca, coordinerà anche l’importante attività di vigilanza ittica sia diurna che notturna.
Ogni giorno fino a un massimo di 500 pescatori muniti di permesso potranno praticare la pesca ‘no kill' (quindi con rilascio del pesce in acqua) nei 5 km quadri che risultano inseriti nella "zona a regolamento specifico" dell'invaso.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
LAGO DI BRAIES
BZImmerso in un fiabesco panorama dolomitico, a circa 1.500 metri, il lago alpino di Braies è interamente diritto esclusivo di pesca Fipsas. Esteso per circa 31 ettari, per una lunghezza di 1,2 chilometri e una larghezza di 300-400 metri, con le sue acque turchesi è uno dei laghi montani più freddi e profondi (36 metri di profondità massima e 17 di media). Sono le trote e i salmerini a farla da padrone. In tutto il perimetro è permesso l’uso di una sola canna da riva. Consigliato lo spinning con cucchiaini bronzati o puntinati, minnow sui 5 o 7 cm affondanti, in colorazione naturale. Oppure è molto redditizia la pesca con la bombarda oltre i 20 grammi con esche naturali, camola o lombrico. Dalla barca permessa solo la pesca a mosca. Consentita la cattura di un massimo di 20 pesciolini esca da effettuarsi solo con l’amo. Vietate reti, nasse o trappole. Catture massime giornaliere: 4 esemplari. Aperto dal 1° maggio al 30 settembre. Il lago di Braies, per la fiabesca bellezza delle sue acque, dei turchesi e celesti che si alternano al verde brillante dei prati circostanti e dei bruni e marroni delle vette alpine, è entrato di diritto a far parte del patrimonio Unesco.
Come arrivare: Percorrere la SS 49, in direzione Brunico e prendere lo svincolo per Braies (prima di Villabassa). Dall’autostrada del Brennero,qualora si giungesse nell’area con l’aereo, gli aeroporti più serviti e non molto distanti sono quelli di Bolzano, Venezia e Verona. Da qui sarà possibile noleggiare un’auto e raggiungere il lago in circa due ore. Parcheggio auto e sosta camper: una volta giunti al lago di Braies si potrà parcheggiare la propria auto nell’area sosta 3, presso lo storico hotel dove poter risiedere. Se invece si è amanti dei viaggi in camper, si potrà approfittare di tre camping, nell’area di 3 chilometri, dotati di ogni comfort. È però presente anche un’area sosta camper, a circa 500 metri dal lago di Braies. Per individuare la zona occorrerà individuare i cartelli P1 e P2, riservati agli amici dei caravan.
Tecniche di pesca
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Potete richiedere il permesso giornaliero al numero di telefono: 0474/497962
Regolamento interno
Misura minima per il Salmerino alpino: cm 20.
La pesca da riva è permessa con l’uso di una sola canna e la pesca dalla barca è consentita solo con sistemi a mosca e coda di topo. CONFINI: tutto il perimetro del lago fatta eccezione per un tratto di sponda (canale) contrassegnata da tabelle di divieto. Esche permesse: tutte quelle consentite dalla legge Provinciale. E’ consentita la cattura di un massimo di 20 pesciolini esca (sanguinerole) da effettuarsi solo con la canna ed un amo singolo privo di ardiglione (per questa pesca l’amo può avere un apertura inferiore ad 1cm) entro 5m da riva. E’ vietato l’uso di nasse, reti o trappole. In occasione di gare provinciali e nazionali, il lago resterà chiuso alla pesca in tutto il perimetro per giorni tre.
LAGO DI CAMPLICCIOLI
VBIl Lago di Campliccioli o Bacino di Campliccioli è un bacino artificiale in comune di Antrona Schieranco, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Fu creato sbarrando il torrente Troncone. Presenta una profondità massima di 60 metri e si trova ad un'altezza di 1352 metri.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
LAGO DI CHEGGIO
VBIl lago Alpe dei Cavalli o lago di Cheggio o lago dei Cavalli è un bacino artificiale in comune di Antrona Schieranco, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Il lago si trova ad una quota di 1490 metri e ha una profondità massima di 30 metri.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
LAGO DI COMO (Az. ospedaliera Sant' Anna)
COPorzione di lago, in Comune di Como, compreso tra la punta di Villa Geno, il Mausoleo Voltiano, Villa Olmo e termina al pontile della Navigazione del lago pontile di Tavernola .
Permessi in vendita presso: Ropino
Come arrivare: Autostrada A9, uscita Como sud. Proseguire seguendo le indicazioni Como centro - lago. L'acqua convenzionata è parte del primo bacino del lago di Como.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
Rilascio permessi
mail: info@aps-como.it
Regolamento interno
regolamento regionale n° 2/2008
regolamento di bacino n° 5
Lago di Endine
BGlago con acque tranquille, conosciuto a livello Europeo per il Carpfishing e per la pesca Spinning (Luccio e Black bass) ricco di canneti e erbai sommersi.
zone di protezione e ripopolamento con divieto assoluto di pesca:
"Riservino" Monasterolo del Castello loc.Foppa
"Canneto" Endine Gaiano loc. Canneto.
Permessi in vendita presso: Tutto Pesca Ranzanico, Adda Pesca Sport, Caccia Pesca Carrara, Ravasio Pesca Caccia, Rota Aristide Caccia e Pesca, Togni Sport
Come arrivare: da Bergamo- Seriate prendere S.S. 42 direzione Val Cavallina - Lovere circa 30 Km da Bergamo
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
Rilascio permessi
Regolamento interno
bacino n° 14 sebino.
attendamento per carpfishing, autorizzazione P.U.C.A.
mail: casadelpescatore@innesto.org
LAGO DI GALLIANO
FIUn lago davvero bellissimo e suggestivo quello di Galliano, capace di attrarre per la sua bellezza già prima di appassionare grazie alle numerose e prestigiose catture che si possono fare. Ha una superfice di 430 metri e una profondità che varia dai 4 ai 7 metri. Si possono percorrere tutte le sponde, la vegetazione ne preclude solo limitatissimi tratti. Ma è proprio li che si devono lanciare esche! Il llago sul fondo presenta alberi sommersi e pietre quindi bisogna fare attenzione. Un lago sicuramente per i più esperti. Pesci grandi e selettiv; ci sono bass fino a 4kg e lucci oltre i 7kg. Per chi non pratica lo spinning la pesca ideale è il carp fishing; ci sono infatti carpe e amur di oltre 10kg. Anche la tecnica all'inglese regala emozioni incredibili!
Come arrivare: Autostrada A1 uscita Barberino prendere la statale per borgo san Lorenzo. Dopo circa km. 12 svoltare a sinistra all’indicazione “Galliano”. Arrivati al paese di Galliano si trova il lago.
Tecniche di pesca
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Art. 2 - La pesca è consentita ai pescatori muniti di tessera F.I.P.S.A.S. accompagnata da un documento di identità. Per i ragazzi minori di anni 12, è consentito pescare purché muniti di tessera F.I.P.S.A.S. settore giovanile e accompagnati da persona adulta responsabile.
Art. 3 - Attrezzi – E’ consentita una sola canna con o senza mulinello con un solo amo. Sono consentiti gli artificiali sempre con un solo amo. GLI AMI DEVONO ESSERE SENZA ARDIGLIONE. E’ vietata l’ancorina. Per coloro che praticano la pesca carp fishing sono ammesse tre canne.
Art. 4 - La pesca deve essere fatta da riva (piedi all’asciutto), E’ VIETATA LA PESCA NOTTURNA, da NATANTI, a STRAPPO. La PESCA NOTTURNA fino alle ore 24 è ammessa dal 1 Giugno al 31 Ottobre. La PESCA NOTTURNA oltre le ore 24 è ammessa solo per carpfishing, previa autorizzazione della Sezione di Firenze.
Art. 5 -- E’ vietato l’uso della nassa. Il pesce va rimesso in acqua vivo via via che viene pescato.
Art. 6 - Le Società affiliate che intendono organizzare gare di pesca, devono chiedere l’autorizzazione alla Sezione di Firenze F.I.P.S.A.S. almeno 15 giorni prima della manifestazione. In tal caso se previsto si può usare la nassa. Agli organizzatori potrà essere richiesto un contributo per la pulizia delle sponde.
Art. 7 - - Durante lo svolgimento di gare, dovrà essere lasciato un tratto di sponda libero per i pescatori federati non in gara. Eventuali deroghe devono essere autorizzate dalla Sezione di Firenze.
Art. 8 - - E’ VIETATO gettare in acqua qualsiasi tipo di rifiuto nonché sostanze atte ad intorbidire o uccidere i pesci e la fauna acquatica esistente.
Art. 9 - E’ VIETATA LA BALNEAZIONE, la Sezione di Firenze convenzionata FIPSAS si esonera da ogni responsabilità per danni e incidenti di qualsiasi genere che possono derivare alle cose o alle persone.
Art. 10 - Ogni pescatore ha l’OBBLIGO di rispettare il presente regolamento e mantenere PULITE le sponde e usare gli appositi contenitori per i rifiuti. Ai trasgressori sarà ritirata la tessera F.I.P.S.A.S..
Con l’attivazione della raccolta “porta a porta” nel Comune di Barberino di Mugello si invita i fruitori del lago a non abbandonare i rifiuti ed a conferirli differenziati negli appositi contenitori pubblici o al proprio domicilio
lago di Garda (Diritto Cavallaro - Comune di Desenzano)
BSDal ponte “Feltrinelli” in comune di Desenzano del Garda - Fino l’estremità della Diga Foranea (Zona esterna dei frangionda)
Dal tratto di scogli antistante l’ex scalo ferroviario (Maratona) fino alla villa Miralago
Come arrivare: Dall’ Autostrada A4 prendere l’ uscita Desenzano del Garda, direzione centro-lungolago
Tecniche di pesca
LAGO DI GIACOPIANE
GESi tratta di un invaso artificiale per lo sfruttamento idroelettrico gestito dalla Società Tirreno Power. E' situato a 1.100 metri sul livello del mare, nel Comune di Borzonasca (GE), è lungo circa 1 km e largo 400 mt. La sua profondità varia da mt 1 a mt 44, a seconda delle stagioni e dalla piovosità stagionale.
Come arrivare: L'invaso si può raggiungere dal mare uscendo dall' Autostrada A 12 al casello di Lavagna, s'imbocca, girando a destra, la provinciale SP 586 verso l'abitato di Carasco. Superato il semaforo in Carasco alla rotonda si gira a destra per Santo Stefano d'Aveto e si seguono le indicazioni. Superando il comune di Borzonasca si comincia a salire e dopo circa 10 Km si svolta a destra all'indicazione laghi di Giacopiane. Proseguendo per altri 5/6 Km di strada mista asfaltata e sterrata si giunge all' invaso.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Bar in Piazza Sncdi Piazza Anna Paola
Chiuso il giovedi
Via Grilli, 2 - 16041 Borzonasca
tel. 0185/340213
Bar Remi 2
Via Grilli, 13 - 16041 Borzonasca
tel. 0185/340077
Regolamento interno
1. La pesca si potrà praticare dalle ore 06,30 dell’ultima domenica di Febbraio sino alle ore 19,00 della prima domenica di Ottobre (salvo variazioni o restrizioni). La pesca nei periodi indicati è consentita nei giorni di LUNEDI’ – MERCOLEDI’ –VENERDI’ – SABATO – DOMENICA E NEI GIORNI FESTIVI INFRASETTIMANALI.
2. Le trote se trattenute non potranno misurare meno di 22 cm (Fario e Salmerino) e 20 cm (Iridea).
3. La pesca è vietata in ogni forma dalle ore 19,00 della prima domenica di ottobre sino alle ore 06,30 dell’ultima domenica di febbraio (salvo modifiche).
4. Ogni pescatore non può trattenere per ogni giornata di pesca più di 5 (cinque) salmonidi di qualsiasi specie e al raggiungimento di tale quota deve essere interrotta l’attività di pesca.
5. E’ consentita la pesca No Kill esclusivamente con esche artificiali con singolo amo privo di ardiglione; per il Carpsfishing osservare anche specifico regolamento particolare provinciale.
6. Per le altre specie ittiche restano in vigore le disposizioni Provinciali e Regionali.
7. Vietata la pasturazione in ogni forma e quantità per la pesca ai salmonidi. Per la pesca alla carpa, tinca e carpfishing è ammessa la pasturazione ma non si può detenere e usare a giornata più di 1 (uno) chilogrammo di pastura (sfarinato o pellet) e 3 (tre) chilogrammi tra granaglie e boilles.
8. Nel periodo di riproduzione delle Carpe, Amur e Tinche (individuato dalla LR 21/2004 dal 15 aprile al 15 giugno, salvo modifiche) è vietata la pesca con attrezzi ed esche specificatamente indirizzate a tale specie, non che pasturare e/o trattenere tali specie anche se fortuitamente catturate.
9. Vietata la pesca notturna (da un’ora dopo il tramonto ad un’ora prima dell’alba) in qualsiasi sua forma ed impostazione ad esclusione del Carpfishing e salvo deroghe per manifestazioni.
10. La suddetta riserva è segnalata con idonei cartelli con la seguente dicitura: Provincia di Genova Zona Turistica di pesca controllata gestione FIPSAS Art. 7 L.R. 21/04 e da idonei cartelli con indicato il regolamento di pesca.
11. La FIPSAS si riserva la facoltà di apportare al presente regolamento tutte le modifiche che si rendessero necessarie per la migliore gestione di queste aree in concessione.
12. SANZIONI
a)Esercizio di pesca senza permesso annuale: sanzione amministrativa da € 50,00 a € 310,00 (art. 23 c.1 lett. K l.r.)
b) chiunque violi le disposizioni contenute nel presente regolamento, non punite in via specifica da altre disposizioni normative, è soggetto, oltre alle pene previste dall’art. 23 c.1 lett. K l.r. 21/2004, al pagamento a titolo di risarcimento forfettario alla FIPSAS dei danni, di € 26,00 per ogni salmonide e di € 10,00 per ogni altra specie di pesci, colui che catturi in più del consentito o comunque determini la morte di esemplari di specie di pesci.
Per quanto non indicato dal presente regolamento si applicano tutte le disposizioni di Legge in vigore.
LAGO DI MALANOTTE
GELago artificiale situato nel Comune di Borzonasca (GE) costruito per lo sfruttamento idroelettrico da parte della Società Tirreno Power. Si tratta di in invaso con profondità da 3 metri a 16 metri.
Come arrivare: L'invaso si può raggiunge dal mare uscendo dall' Autostrada A 12 al casello di Lavagna, si gira a destra, s'imbocca la Provinciale SP 586 verso l'abitato di Carasco. Superato il semaforo in Carasco, alla rotonda si gira a destra e si seguono le indicazioni per Santo Stefano d'Aveto, superando il comune di Borzonasca, si comincia a salire dopo circa 5 Km. Superato l'abitato di Brizzolara in località Malanotte si svolta a sinistra si scende 100 mt.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Bar in Piazza Sncdi Piazza Anna Paola
Chiuso il giovedi
Via Grilli, 2 - 16041 Borzonasca
tel. 0185/340213
Bar Remi 2
Via Grilli, 13 - 16041 Borzonasca
tel. 0185/340077
Regolamento interno
2. La pesca si potrà praticare tutto l’anno nel Lago di Malanotte (salvo variazioni o restrizioni). La pesca nei periodi indicati è consentita nei giorni di LUNEDI’ – MERCOLEDI’ –VENERDI’ – SABATO – DOMENICA E NEI GIORNI FESTIVI INFRASETTIMANALI fatto salvo nei giorni riservati a gare e raduni segnalati da appositi cartelli.
3. Le trote se trattenute non potranno misurare meno di 22 cm (Fario e Salmerino) e 20 cm (Iridea).
4. Trote Fario e Salmerino, osserveranno il periodo di chiusura dalle ore 19,00 della prima domenica di ottobre sino alle ore 06,30 dell’ultima domenica di febbraio (salvo modifiche).
5. Ogni pescatore non può trattenere per ogni giornata di pesca più di 5 (cinque) salmonidi di qualsiasi specie e al raggiungimento di tale quota deve essere interrotta l’attività di pesca.
6. E’ consentita la pesca No Kill esclusivamente con esche artificiali con singolo amo privo di ardiglione.
7. Per le altre specie ittiche restano in vigore le disposizioni Provinciali e Regionali.
8. Vietata la pasturazione in ogni forma e quantità.
9. Vietata la pesca notturna (da un’ora dopo il tramonto ad un’ora prima dell’alba) in qualsiasi sua forma, salvo deroghe per manifestazioni.
10. Si potranno organizzare manifestazioni pescasportive esclusivamente nel Lago di Malanotte se preventivamente richieste e concordate con l’ente gestore (entro il 31/12 di ogni anno). Sarà a carico della Società organizzatrice l’immissione di un minimo di 2 kg di Trote pronta pesca (Fario, Iridee, Salmerini) a concorrente per ogni prova. Obbligatoria la preventiva applicazione di idonei cartelli (Divieto di Pesca - Campo di Gara) riportanti il nome della Società organizzatrice e responsabile, data e orari di inizio e fine manifestazione compreso i tempi tecnici di preparazione e ripopolamento campo gara, per un termine massimo di due giorni (salvo particolari richieste preventivamente concordate). Durante le manifestazioni per i partecipanti non sussistono i vincoli per la quota massima giornaliera di capi catturabili (salmonidi), ma comunque persiste il rispetto di tutte le altre specifiche regole imposte dal gestore e dalle leggi vigenti.
11. La suddetta riserva è segnalata con idonei cartelli con la seguente dicitura: Provincia di Genova Zona Turistica di pesca controllata gestione FIPSAS Art. 7 L.R. 21/04 e da idonei cartelli con indicato il regolamento di pesca.
12. La FIPSAS si riserva la facoltà di apportare al presente regolamento tutte le modifiche che si rendessero necessarie per la migliore gestione di queste aree in concessione.
13. SANZIONI
a)Esercizio di pesca senza permesso annuale: sanzione amministrativa da € 50,00 a € 310,00 (art. 23 c.1 lett. K l.r.)
b) chiunque violi le disposizioni contenute nel presente regolamento, non punite in via specifica da altre disposizioni normative, è soggetto, oltre alle pene previste dall’art. 23 c.1 lett. K l.r. 21/2004, al pagamento a titolo di risarcimento forfettario alla FIPSAS dei danni, di € 26,00 per ogni salmonide e di € 10,00 per ogni altra specie di pesci, colui che catturi in più del consentito o comunque determini la morte di esemplari di specie di pesci.
Per quanto non indicato dal presente regolamento si applicano tutte le disposizioni di Legge in vigore.
LAGO DI MORASCO - comune di Formazza
VBLa Val Formazza, nel Piemonte settentrionale, in provincia di Verbania ospita paesaggi naturali di rara bellezza, come il Lago di Morasco. Questo bacino artificiale, dal quale scaturiscono le celebri Cascate del Toce, permette di ammirare un panorama mozzafiato.
La diga di Morasco è uno sbarramento artificiale che origina il lago omonimo situato in alta Val Formazza, alla quota di 1815 m s.l.m.. Da qui nasce il Fiume Toce.
il lago di Morasco è sito nel comune di Formazza, ha un sentiero molto agibile tutto attorno che permette di raggiungere la riva del lago in quasi tutti i punti.
Come arrivare: Per arrivare al Lago di Morasco bisogna percorrere l’ autostrada fino a Gravellona poi la SS del Sempione in direzione confine di stato. Bisogna prendere l'uscita per Crodo, a pochi pochi chilometri oltre Domodossola, e risalire la valle. Superate Baceno e Premia si entra in Val Formazza e si prosegue sempre dritti fino a giungere a Formazza e poi al piccolo paesino di Riale.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
tessera Federale e libretto/regolamento segnacatture VCO 2020
Regolamento interno
Ogni cattura va immediatamente segnata nell’apposito spazio sul segnacatture prima di rigettare la lenza.
La pesca apre la prima domenica di Maggio e chiude la prima domenica di Ottobre.
lago di Olginate
LCdall'inzio del canale di Olginate al chiusone dell'lavello in comune di Olginate e Calolzio Corte
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Spinning da Barca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
LAGO DI PIETRAFITTA
PGIl lago artificiale di Pietrafitta si è originato dalla cava di lignite che alimentava la vecchia centrale Enel.
Dal 4 maggio 2009 il lago è gestito dall FIPSAS grazie a un accordo tra Enel e Comuni limitrofi
Si sviluppa per circa 120 Ha e ha una profondità massima di 15 Mt.
L'intera area in cui si trova, in provincia di Perugia, nelle meravigliose campagne umbre, costituisce un parco naturale caratterizzato dalla presenza di numerosi volatili stanziali e migratori oltre ad animali selvatici. E' presente una zona protetta; interdetta alla pesca e al transito di veicoli a motore. Questa zona è caratterizzata da acque basse, da un isolotto e da numerosi alberi sommersi oltre che da fitti canneti.
Il lago di Pietrafitta costituisce senza ombra di dubbio un luogo privilegiato per il carpfishing agonistico; infatti ogni anno il lago ospita manifestazioni provinciali, regionali, nazionali e nel 2011 ha ospitato il campionato mondiale della disciplina.
La fauna ittica del lago è stata caratterizzata in origine da carpe, cavedani, tinche, carassi, persici, e black bass di taglia importante.
Un aspetto da non sottovalutare nella gestione del lago è la distribuzione delle varie piazzole, tutte su terreno pianeggiante e di generose dimensioni che consentono, oltre ad una comoda azione di pesca, anche la presenza di due tende e un eventuale gazebo per ripararsi dal sole nelle giornate estive.
Nel lago sono state ricavate 60 piazzole poste ad una distanza l'una dall'altra di circa 60 metri. Le piazzole dalla 1 alla 8 sono nella parte del lago con acqua più bassa, a ridosso della riserva: sono molto redditizie in primavera, quando si avvicina il periodo della frega. Le piazzole dalla 9 alla 33 hanno un fondale molto uniforme e sono quelle che durante le manifestazioni "regalano" pesce con costanza. Dalla 34 alla 40 troviamo un fondale ricco di ostacoli. Dalla 41 alla 47 il fondale è pulito ma è presente un muro di contenimento sommerso che rende più difficoltoso il recupero delle prede. Dalla 48 alla 60 il fondale torna ad essere uniforme e pulito.
Come arrivare: Per arrivare a Pietrafitta dalla autostrada A1 uscire a Chiusi - Chianciano, prendendo poi per Città della Pieve, Moiano e Tavernelle. Superato Tavernelle prendere a destra in direzione Pietrafitta. A questo punto basta seguire le indicazioni per il bacino di Pietrafitta. Dalla superstrada E45 uscire a San Faustino, prendere per San Sisto, Castel del Piano, Capanne. Dopo l'abitato di Acquaiola prendere a sinistra in direzione Pietrafitta. A questo punto seguire le indicazioni per il bacino di Pietrafitta. Giunti al lago bisogna registrarsi e pagare in funzione alla permanenza a pesca.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
acquista online il permesso:
https://www.geoticket.it/?zone_id=126&tipo=pesca
Regolamento interno
Accesso alle piazzole consentito con veicoli a motore per lo scarico dei materiali, successivamente i mezzi dovranno essere parcheggiati lungo la strada principale che circonda il lago;
Tecnica consentita esclusivamente Carpfishing;
Ogni pescatore potrà utilizzare massimo tre canne; nelle manifestazioni agonistiche il numero di canne scende a due;
Utilizzo di ami singoli con o senza ardiglione;
Devono essere adottate montature che permettono al pesce in caso di rotture o incagli di liberarsi agevolmente;
Proibita la pesca con il galleggiante;
Utilizzo obbligatorio del materassino di dimensioni adeguate;
Evitare, anche se consentita la lunga detenzione delle prede nei carp - sack;
Vietate le esche vive di ogni tipo;
Consentita esclusivamente la pesca a lancio;
Si possono utilizzare esclusivamente granaglie e boiles per un massimo di 50 kg per ciascuna coppia;
Consentito il posizionamento di marker a patto che vengano rimossi al termine della sessione di pesca;
Vietato accendere fuochi;
Proibito l'utilizzo del barchino;
Al momento dell’apertura del lago l’utilizzo del barchino era consentito e permetteva a chi si recava al lago per trascorrere qualche ora spensierata, di divertirsi senza per forza trasformarsi in garista (utilizzo di rocket, kobra e fiondoni). Questa modifica al regolamento ha scoraggiato numerosi appassionati dirottandoli verso altre cave ove il barchino è consentito. L’utilizzo del barchino in un lago di 120 Ha di sicuro non avrebbe causato alcun danno, ovviamente l’utilizzo dello stesso doveva essere regolamentato invece che proibito
Lago di Piona - Comune di Colico
LCtutte le acque del lago di Piona, e nel lago di Como dalla punta del Perlo fino al pianchetto e sino alla rovere, per una profondità di 500 metri dalla riva
Permessi in vendita presso: Caccia Pesca Moiola
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Spinning da Barca
Rilascio permessi
Regolamento interno
LAGO DI REFORZATE
PUIl lago di Reforzate si trova nella provincia di Pesaro Urbino e rappresenta un vero punto di riferimento per gli amanti della pesca al colpo ricreativa della zona. Profondo al centro circa 6 metri, partendo da una profondità di 2 metri, le sue acque sono popolate da pesce che viene puntualmente immesso. Il lago apre la mattina alle 7.30 rimane aperto per tutto il giorno e per tutto l’anno. Spesso sono proprio i bambini a ritrovarsi coinvolti in appassionanti battute di pesca grazie all’organizzazione dei volontari Fipsas e del sig. Claudio Rossi che segue con attenzione e passione ogni attività. E’ il luogo ideale dunque anche per le famiglie. Sono presenti breme, carassi, amur, grandi pesci gatto e anche black bass. Non si possono praticare carpfishing e pesca con la mosca.
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
LAGO DI SAN CLEMENTE
FILago situato a 300 metri dalle sponde del fiume Arno. Profondita’ del lago metri 4 di media per una superficie di oltre 50.000 metri quadri. Immerso nella splendida campagna fiorentina il lago e’ facilmente raggiungibile e presenta infinite possibilita’ di coniugare la pesca a un picnic familiare. Sono organizzati a richiesta Corsi di Pesca estivi per ragazzi. E’ intenzione della Sezione di Firenze costruire tavoli e panche e qualche barbecue creando una zona attrezzata. Al lago vengono effettuate gare a livello sociale e promozionale.
Come arrivare: Autostrada a1 uscita Incisa, svoltare a destra e seguire le indicazioni per Pontassieve. appena superata la localita’ leccio a sinistra inizia una strada ben mantenuta che porta direttamente al lago.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Art. 2 - La pesca è consentita ai pescatori muniti di tessera F.I.P.S.A.S. e tessera lago accompagnata da un documento di identità. Per i ragazzi minori di anni 12, è consentito pescare purché muniti di tessera F.I.P.S.A.S. settore giovanile e accompagnati da persona adulta responsabile.
Art. 3 - Attrezzi – E’ consentita una sola canna con o senza mulinello con un solo amo, sono consentiti gli artificiali: fino a 3 ami con misura massima 8 mm. Gli ami devono essere senza ardiglione. E’ vietata l’ancorina. Per coloro che praticano la pesca carp fishing, negli appositi spazi assegnati, sono ammesse tre canne. E’ vietato l’uso della barchetta per pasturare e portare l’amo con le esche in acqua. E’ vietato l’uso di sfarinati sotto qualsiasi forma (se non autorizzati dalla Sezione di Firenze Conv. FIPSAS), compreso l’uso del pasterello e la “palla di bachi” all’amo durante le gare. Per la pesca a method è consentito l’uso di Kg 2 di pastura asciutta. E’ consentito l’uso di qualsiasi tipo di granaglie, Kg 2 di larva di mosca carnaria e Kg 2 di quarzo o ghiaia. Modifiche nel tipo e nella quantità delle esche possono essere autorizzati in occasione di gare. Al di fuori delle gare è consentito pescare anche con il pastorello con un massimo di Kg 2 di pastura asciutta, non rossa, mantenendo la misura massima dell’amo in 8 mm.
Art. 4 - La pesca deve essere fatta da riva (piedi all’asciutto), E’ vietata la pesca notturna, da natanti, a strappo. La pesca notturna fino alle ore 24 è ammessa dal 1 Giugno al 31 Ottobre solo per gare o previa autorizzazione. Eventuali deroghe, solo per Carpfishing, saranno di volta in volta autorizzate dalla Sezione di Firenze.
Art. 5 – Si può usare la nassa al di fuori delle manifestazioni con un contributo spese di € 2,00 a nassa.
Art. 6 - Le Società affiliate che intendono organizzare gare di pesca, devono chiedere l’autorizzazione alla Sezione Provinciale F.I.P.S.A.S. almeno 5 GIORNI prima della manifestazione. In tal caso si può usare la nassa.
Art. 7 - Durante lo svolgimento di gare, dovrà essere lasciato un tratto di sponda libero per i pescatori federati non in gara, pari al 30% del totale.
Art. 8 - E’ VIETATO gettare in acqua qualsiasi tipo di rifiuto nonché sostanze atte ad intorbidire o uccidere i pesci e la fauna acquatica esistente.
Art. 9 - E’ VIETATA LA BALNEAZIONE. La Sezione di Firenze convenzionata FIPSAS si esonera da ogni responsabilità per danni e incidenti di qualsiasi genere che possono derivare alle cose o alle persone.
Art. 10 - Ogni pescatore ha l’OBBLIGO di rispettare il presente regolamento e mantenere PULITE le sponde I trasgressori saranno sanzionati.Con l’attivazione della raccolta “porta a porta” nel Comune di Reggello si invita i soci a non abbandonare i rifiuti ed a conferirli differenziati nei contenitori all’ingresso del Lago o al proprio domicilio.
LAGO DI SAN GIORGIO LA MOLARA (Amm. Prov. di Benevento)
BNIl lago Mignatta, molto meglio conosciuto come lago di San Giorgio La Molara, è un bacino semi artificiale ubicato nel territorio dell’omonimo comune dell’alto Sannio, nella zona del Fortore. Il lago si trova quasi al limite dello spartiacque dell’Appennino campano-pugliese ad una altitudine di circa 850 metri sul livello del mare ed è facilmente raggiungibile.
Il lago è alimentato da alcune piccole risorgive e non è molto profondo; solo in alcuni punti, infatti, sarebbe profondo circa 8 metri, ma la sua profondità media è di circa 3-4 metri e le sue acque sono sempre leggermente torbide a causa del fondale argilloso e fangoso.
L’area del lago e le rive, spaziose e pianeggianti, sono ben tenute e l’accessibilità al al lago è ottima; le rive sono raggiungibili con l’auto in quasi tutto il perimetro.
Attualmente il lago è affidato in gestione alla FIPSAS di Benevento ed è possibile pescarvi tutti i giorni, con due canne per pescatore, tranne il martedì e il mercoledì, muniti di licenza governativa e di tesserino FIPSAS. Il lago è chiuso alla pesca dal 1° gennaio all’alba dell’ultima domenica di febbraio. Sono consentite tutte le tecniche di pesca e tutte le esche (anche il bigattino, ma solo come esca) normalmente consentite.
Nel lago vi sono carpe anche di notevole taglia, da insidiare con la tecnica del carp-fishing o con la classica pesca a fondo con boiles, o con semplici chicchi di mais innescati sull’amo. I persici reali vengono insidiati a spinning con piccoli rotanti piombati in testa per fare la distanza e, più proficuamente, col pesciolino vivo; fino a qualche anno fa si prendevano persici reali di buona taglia con una certa frequenza, mentre invece adesso è più raro pescare qualche bell’esemplare e, pescando col bigattino o col verme, capita di allamare esemplari sotto misura.
Le tinche, introdotte di recente, rappresentano ancora una cattura sporadica anche perché con le esche ad esse destinate spesso si catturano carassi, carpe e pesci gatto.
Un’altra presenza nel lago è quella degli amur che nessuno pesca intenzionalmente ma che capita talvolta di agganciare col chicco di mais o col verme, così come capita di agganciare carassi, triotti, persici sole e pesci gatto cercando di pescare carpe e persici reali col galleggiante.
Come arrivare: da Napoli. Autostrada A16 (Napoli-Bari) – uscita "Benevento" – percorrere la bretella di raccordo fino a Benevento (bretella di circa 12 km); da Roma. Autostrada A2 (Roma-Napoli) – uscire a "Caianello" – percorrere la SS 372 fino a Benevento (Caianello – Benevento = circa 70 km); da Campobasso. SS 88 Campobasso - Benevento; da Caserta. SS 7 "Appia" fino a Benevento. Oppure: Autostrada in direzione Salerno e poi innesto sulla A 16 (Napoli-Bari) – uscita "Benevento" – percorrere la bretella di raccordo fino a Benevento (bretella di circa 12 km); da Foggia. SS 90 bis verso Benevento – pochi km dopo Buonalbergo, svoltare a destra per San Giorgio la Molara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Leggi Statali - Legge Regionale - Regolamento Provinciale - Regolamento F.I.P.S.A.S./Benevento
Documenti
Licenza per l’esercizio della pesca (“Licenza governativa”)
Autorizzazione del concessionario (Tessera associativa Fipsas e/o Tesserino Segnacatture, quando istituito)
Tempi di pesca
La cattura delle specie ittiche è consentita nel rispetto dei tempi di divieto indicati nel Calendario Pesca
Provinciale, esclusivamente nei giorni di LUNEDI’, GIOVEDI', VENERDI’, SABATO, DOMENICA e
giorni festivi infrasettimanali, nell’ambito dei seguenti periodi:
Tutte le specie ittiche : dall'alba dell'ultima domenica di Febbraio fino al tramonto del 31 Dicembre.
Per ogni giorno, la pesca è consentita da un’ora prima dell’alba ad una ora dopo del tramonto
La pesca è sempre VIETATA dal 1 GENNAIO fino all’ultimo sabato di FEBBRAIO
Limitazioni catture, misure minime
E’ vietata qualsiasi forma di pesca notturna.
La sezione Provinciale può autorizzare le società sportive affiliate ad esercitare l’attività di pesca notturna solo
in occasione di gare di pesca denominate “Caprfishing” di carattere provinciale, regionale o nazionale.
E’ vietata la pesca da “Belly Boat”. Essa è consentita previa approvazione ed autorizzazione della Sez. Prov/le.
La misura minima dei capi catturabili è quella indicata nella Legge Regionale 17/2013 e dal Calendario per la
Pesca della Provincia di Benevento.
Esche e pasture
Tutte le esche sono consentite ad eccezione della larva della mosca carnaria (bigattino), delle uova di salmone e
del sangue, delle quali è vietata anche la detenzione.
Il bigattino (larva di mosca carnaria) è consentito solo come innesco.
Attrezzi e modalità di pesca
L'esercizio della pesca è consentito con due canne, con o senza mulinello e con un solo amo,
L'uso del guadino è consentito solo come ausilio per salpare il pesce.
Non è consentito alcun altro tipo di attrezzo inclusa la bilancina.
È vietata la pesca con moschera e camolera e la pesca col sistema della coda di topo o a frustare
E' vietato abbandonare rifiuti di qualsiasi natura e tipo, sia nelle acque che sulle sponde dei laghi, dei
fiumi e dei torrenti, con particolare riferimento a sacchetti di plastica e contenitori di esche.
In occasione di manifestazioni sportive, autorizzate dalla Sezione Provinciale FIPSAS e per i soli partecipanti
alla gara, è ammessa deroga parziale o totale dall'osservanza del presente regolamento in ordine alle esigenze di
gara e alle relative disposizioni.
In occasione di dette manifestazioni o di immissione di materiale ittico, la Sezione Provinciale si riserva di
vietare la pesca per uno o più giorni. Sono permesse la pesca col galleggiante, la pesca a fondo con canne corte e piombo di almeno 25 gr., pesca all’inglese, pesca con la roubasienne o con canne fisse in fibra leggera da 12 metri o più, spinning leggero o medio-pesante con rotanti e, meno frequentemente, con ondulanti, per insidiare i persici reali. E' vietata del tutto la pesca a mosca.
LAGO DI SANTA COLOMBA
TNIl lago di Santa Colomba è un piccolo lago alpino di lunghezza pari a 0.370 km, larghezza 0.150 km e profondità massima di 8,70 mt., posto sulle pendici del monte Calisio, parte integrante dell’Ecomuseo dell’Argentario.
Si trova in una conca boschiva; l’interesse geologico del bacino è dato dalla sua dislocazione su una faglia che separa rocce di natura lavica (porfidi quarziferi) da rocce di natura sedimentaria (calcari del Calisio). La zona è molto frequentata per la bellezza fiabesca delle acque verdi che riflettono il cielo e gli abeti e per gli ambienti circostanti. Le acque sono tiepide, ben ossigenate, placide e particolarmente pulite. In inverno il lago tende a ghiacciarsi a causa delle temperature piuttosto rigide. In primavera risorge, e dà il meglio di sé fino in autunno, quando chiude per il letargo invernale degli ospiti che lo popolano. I pesci presenti sono: trote fario e trote iridee (con semine regolari, ogni 14 giorni), tinche, scardole, cavedani, gardon, lucci, persici reali e persici sole.
Tecniche di pesca
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Lago di Vedana (vedana)
BLlago morenico glaciale in estinzione
Come arrivare: locale
Tecniche di pesca
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
SPORT TEAM via Agordina,42 Sedico Tel:0437853020 (pesca sci sport esche vive) chiuso domenica
SEZIONE PROVINCIALE Piazza T. Merlin 22 Trichiana solo su richiesta telefonica al numero 0437754379
dina
Regolamento interno
LAGO DI VICO
VTIl lago, di origine vulcanica, è immerso nel sistema dei Monti Cimini e conserva il suo aspetto originario di grande bellezza. Si trova a pochi chilometri da Ronciglione e da Caprarola e vi sono ristoranti che offrono, nel periodo Giugno-Settembre, anche un caratteristico menù farnesiano con pietanze ispirate alla cucina rinascimentale del Centro-Italia.
E’ in esclusiva convenzionato con la FIPSAS; ha una superficie di circa 12 kmq , un perimetro 18 km, una profondità media di 22 metri e profondità massima 50 metri. E' meta privilegiata per i pescatori che cercano i predatori. Il bass è sicuramente tra le catture possibili più ambite. Le tecniche di pesca più praticate sono lo spinning alla ricerca di grossi lucci e persici reali e la pesca in verticale, ovviamente dalla barca, del coregone. Ottima la presenza anche dei ciprinidi. La presenza di vegetazione subacquea consiglia di sostituire le ancorette con ami singoli oppure di utilizzare in alternativa esche artificiali anti alga. Ottimi anche i minnow da 9 a 12 centimetri. Dalla riva consentite massimo due canne.
Come arrivare: Da Roma : s.s.2 Cassia fino al km 41, si prosegue per la Cassia Cimina fino al bivio di Caprarola. Da Viterbo: Cassia Cimina fino al passo del Cimino si prosegue sia verso Caprarola sia verso San Martino al Cimino. Dall' autostrada A1 uscire al casello di Orte, proseguire in direzione Viterbo e seguire le indicazione sopraindicate.
Tecniche di pesca
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
Tale permesso avrà un costo di euro 10 IVA compresa.
Regolamento interno
1. La pesca è consentita dalla riva con 2 canne-Ienza, tutti i giorni dall'alba alle ore 20:00 dal 1 maggio al 1 dicembre
2. Nei mesi di giugno,luglio e agosto la pesca è consentita fino alle ore 21:00
3. La pesca da natante è consentita il giovedi, sabato,domenica ed i giorni festivi infrasettimanali dalle ore 16:00 alle ore 13:00
4. E' sernpre vietata la pesca a traina con qualsiasi rnezzo; per l'esercizio della pesca la barca deve essere ancorata
5 Nel periodo dal 10 ottobre al 30 aprile la pesca da natante è vietata
6. Dal 1 setternbre al 10 ottobre la pesca è consentita solo la dornenica
7. Per la pesca da natante i federati sono tenuti a richiedere uno speciale perrnesso giornaliero presso il "Sig. Rocco Catarci in località Santa Lucia"
8. Tale perrnesso ha un costo di Euro 10
9. I federati sono tenuti a non recare pregiudiIio o danno alle attrezzature ed alle attività di pesca professionale del Sig. Rocco Catarei, titolare del diritto di pesca, al quale, a richiesta, dovrà inoltre essere esibito il pescato
10. I federati sono tenuti ad esibire licenza, perrnesso e pescato alla vigilanza ittica FIPSAS
11 Catture. I limiti giornalieri di cattura per ogni pescatore sono i seguenti
• LUCCIO rnisura minima cm 40 max 3 capi;
• PERSICO REALE misura minima cm 18 max 25 capi;
• COREGONE misuraminima cm 30 max 4 capi
12. Libere le altre specie
LAGO D'ORTA
VBIl lago d'Orta o Cusio è un lago di origine glaciale situato in Piemonte, suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano-Cusio-Ossola.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Per la pesca da natante è necessario pagare 50€ con un apposito bollettino
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
(Per ordinanza del Comune è vietata la pesca nel porticciolo di Bagnella e dall'attracco dei battelli navigazione lago D'Orta alla ex sede canottieri)
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
LAGO GATTI
TRA pochi chilometri da Terni troviamo un' interessante possibilità per i pescatori ricreativi: il lago Gatti. L’impianto ha una superficie totale di 16.000 mq ed è composto da 4 strutture dove si svolgono sia attività agonistiche che attività amatoriali.
Gestito e ripopolato periodicamente dalla Fipsas, in origine l’incavo era una cava, con rive che sprofondano immediatamente a 10 e persino a 14 metri. Le acque del lago Gatti sono limpide, grazie al ricambio costante di falde acquifere sotterranee e, forse perché le falde portano acqua di neve nei periodi primaverili o estivi, hanno una temperatura piuttosto bassa. Molti i pesci che popolano il lago: cavedani, persici reali, lucci e coregoni. I sistemi di pesca più redditizi sono, per i cavedani ovviamente, il galleggiante, e il bigattino come esca. Buoni risultati dà anche il caster, ovvero la crisalide del bigattino, che ha tra l'altro il pregio di affondare lentamente. Nella stagione fredda, quando i coregoni lasciano il centro del lago per avvicinarsi alle rive, è possibile, sempre con il bigattino, catturarne qualcuno. Da tener presente, quando c'è vento, l'opportunità di pescare all'inglese, e per quanto riguarda il galleggiante, in ogni caso data la profondità dell'acqua, sono da preferire quelli scorrevoli. A spinning si possono catturare i persici, qualche cavedano di grossa taglia, anche se piuttosto raramente e, con gli ondulanti o i minnows, i lucci che nel lago Gatti sono di taglia notevole.
Come arrivare: Se arrivate dalla via Flaminia bisogna uscire a Narni e seguire le indicazioni. Dall’A1 uscire a Orte e seguire le indicazioni per Terni, da li per Narni.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
L’ingresso all’impianto sportivo è permesso ai soli soci tesserati.
L’ingresso è consentito a qualsiasi ora.
I soci, muniti di biglietto, possono accedere al posto di pesca con i mezzi propri (auto, scooter, bicicletta), parcheggiandoli nelle apposite aree contrassegnate da cartelli.
L’autorizzazione a parcheggiare vicino al luogo di pesca viene concessa a persone diversamente abili e anziani.
APERTURA IMPIANTO E ORARI:
L’Impianto è APERTO ai soci tutti i giorni dal lunedì alla domenica.
CHIUSO: 1° GENNAIO, NATALE E PASQUA.
ORARIO D’INGRESSO:
GENNAIO 07.00 17.30
FEBBRAIO 07.00 18.00
MARZO 07.00 18.30
APRILE 06.30 19.30
MAGGIO 06.00 20.00
GIUGNO 06.00 20.30
LUGLIO 06.00 20.30
AGOSTO 06.00 20.00
SETTEMBRE 06.30 19.30
OTTOBRE 06.30 19.00
NOVEMBRE 07.00 17.30
DICEMBRE 07.00 17.30
ORARIO DI PESCA:
Durata del turno: 5 ore, dal momento del rilascio del biglietto. Ogni ora oltre il turno, avrà il costo di € 2,00.
Il pescatore ha 30 muniti di tempo per uscire, dopo di che sarà addebitata un’altra ora di pesca al costo di € 2,00.
REGOLAMENTO GENERALE
Per esercitare la pesca in tutte le strutture vanno rispettate le seguenti norme di carattere generale:
Conoscere il regolamento particolare della struttura nella quale si vuole pescare.
Non entrare nell’impianto senza aver lasciato al custode la tessera federale valida per l’anno in corso.
Non entrare nell’impianto senza avere pagato il biglietto.
Rispettare l’ambiente e mantenere pulito il posto di pesca utilizzando gli appositi contenitori.
Manipolare il pesce con cura quando si deve rimettere in acqua.
Rispettare il personale di vigilanza nell’espletamento delle proprie mansioni.E’ vietato accendere fuochi al di fuori degli appositi spazi.
Lago Giardino (Roncadelle)
BSTecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
LAGO MACROSTIGMA
SRIl lago Macrostigma, nella provincia di Siracusa, è davvero un angolo di paradiso. Le strutture di questo impianto si inseriscono in un contesto eccezionale dal punto di vista del patrimonio naturalistico e archeologico ricadendo nella rinomata Contrada Stafenna, nel Comune di Noto. Il lago è gestito nello specifico dall’Azienda Agroittica Macrostigma, della famiglia Civello, che porta avanti in modo magistrale non solo le attività che riguardano il lago (ripopolamento, cura e osservazione costante della fauna ittica) ma anche quelle legate all’accoglienza, al ristoro e a tutta quella vita che nasce da questo piccolo microcosmo siciliano che si estende su un terreno di circa due ettari complessivi. L’acquacoltura e la pesca sportiva sono i primi ambiti ad essere stati potenziati.
Come arrivare: L’Azienda Agroittica Macrostigma di Giuseppina Civello si trova a Stafenna ed è facilmente raggiungibile percorrendo la S.S. 115 nel tratto Noto-Rosolini: all’altezza del Km 369.3, si apre una piccola strada interpoderale che, dopo circa settanta metri, immette all’impianto agricolo e di acquacoltura.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
Regolamento interno
+39 3382402332
+39 3336590289 oppure scrivere a:
laghettomacrostigma@gmail.com
cabiria_@virgilio.it
Lago Maggiore
VAPermessi in vendita presso: Zoo Domus
Come arrivare: Autostrada Milano-Varese (A8) uscita Buguggiate, seguire indicazioni per Gavirate - Laveno.
Tecniche di pesca
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Regolamento interno
Lago Maggiore
VAPermessi in vendita presso: Clan Il Meglio Per La Pesca, Zoo Domus
Come arrivare: Autostrada Milano-Varese (A8) uscita Buguggiate, seguire indicazioni per Gavirate poi proseguire per Besozzo - Bogno.
Tecniche di pesca
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Rilascio permessi
Viene rilasciata in Sede, in Via Speri Della Chiesa 15 a Varese, aperta il Lunedì e giovedi dalle 08,00 alle 12; n. tel. 0332 280386. Oppure con versamento su c/c postale n. 556217 - cell. 3495568422 o bollettini presso negozi pesca.
LAGO MAGGIORE
VBIl Lago Maggiore è uno dei più importanti laghi del nord-italia, il suo immissario principale è il Ticino. Il lago termina con il suo affluente principale il Ticino, da qui denominato sub-lacuale. Questo lago bagna due regioni (Lombardia e Piemonte) e la Svizzera.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Per la pesca da natante è necessario pagare 50€ con un apposito bollettino
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
LAGO MORTO
TVIl Lago Morto è uno specchio d'acqua della provincia di Treviso. Si trova nella Val Lapisina, la vallata che inizia a nord di Vittorio Veneto e si inserisce tra le Prealpi Bellunesi circostanti verso la Val Belluna.
Il lago è così chiamato perché, apparentemente, non ha né immissari, né emissari, essendo probabilmente alimentato da bacini carsici sotterranei. Si trova a 276 m s.l.m. e raggiunge i 56 m di profondità.
Assieme ai due laghi di Revine Lago, è uno dei maggiori della provincia.
Sulle sue rive settentrionali sorge il paese di Fadalto Basso, mentre a sud si trova Nove, entrambe frazioni di Vittorio Veneto.
Il lago Morto alimenta anche due centrali idroelettriche (quella di Fadalto, 1924, e quella di Nove, 1973). Superfice di circa 750.000 mq.
Il Lago è situato in zona Salmonicola, l'esercizio della pesca è vietato da un'ora dopo il tramonto ad un'ora prima della levata del sole e dall'ultimo lunedì di
settembre al primo sabato di marzo.
Come arrivare: Autostrada Venezia Belluno uscita Vittorio Veneto nord, tenere la SX direzione Fadalto / Nove, dopo circa 5 km troviamo il lago sempre sulla SX..
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Rilascio permessi
Regolamento interno
La pesca è consentita a tutti gli appassionati con il pagamento della quota annuale prevista in € 140, compreso il tesseramento assicurativo Fipsas, in regola con i documenti previsti dalle normative Regionali.
Per i nuovi soci l’iscrizione annuale deve essere formalizzata con una domanda (modulo iscrizione scaricabile dal sito web della Associazione) nella quale vengono riportati i dati anagrafici nel rispetto della privacy. Prima dell’apertura viene rilasciato il libretto uscite personale e quindi assolutamente non cedibile valido nei tre laghi sopra citati.
L‘esercizio della pesca coincide con quanto indicato nelle normative e regolamenti vigenti ed è svolto nei tempi e nei modi e per le specie consentite in osservanza anche al regolamento interno.
Per la pesca occasionale dal 16 maggio è previsto il rilascio di permessi temporanei a pagamento al costo di € 15; il punto di riferimento è indicato successivamente.
La A.S.D. Val Lapisina Iniziative tramite il Comitato di Gestione nomina degli ispettori da affiancare agli organi di vigilanza. Gli ispettori hanno facoltà di controllo e, nel caso di infrazioni, di ritiro del libretto. Il recesso volontario o l’espulsione del socio per gravi motivi o la recidività nelle infrazioni, non dà diritto a nessun tipo di rimborso.
I soci pescatori sono invitati a dedicarsi alla pulizia delle sponde collaborando con il consiglio di gestione e i soci volontari dell’associazione Val Lapisina Iniziative.
Si ricorda a tutti il divieto di balneazione nel Lago Restello e Negrisiola.
REGOLAMENTO GENERALE DI PESCA
Art. 1 – La pesca è consentita da domenica 8 marzo a domenica 27 settembre con regole unificate per i laghi Negrisiola-Restello, diversificate per il lago Morto come di seguito specificato nelle apposite sezioni.
Art. 2 - Come da calendario allegato la settimana di pesca comincia la domenica. Pesca chiusa nei periodi di semina e nella giornata di MARTEDI'.
Art. 3 – Rigorosamente prima di iniziare l’attività di pesca sul libretto và segnata l’uscita a penna non cancellabile (e non a matita !). Ciascuna trota catturata và indicata prima di riprendere la pesca. Non sono ammesse correzioni o abrasioni. I permessi erroneamente compilati valgono come permessi consumati.
Art. 4 – USCITE – Premesso che il libretto uscite è diviso in due parti, una per i laghi Negrisiola-Restello e l’altra per il lago Morto, nell’ arco della stagione di pesca sono ammesse un massimo di 25 uscite di mezza giornata nei laghi Negrisiola-Restello . Mentre nel Lago Morto sono consentite n. 15 USCITE al MESE da Marzo a Settembre per tutta la giornata.
Fermo restando che a 70 catture nell'ambito della concessione (TUTTI e TRE i LAGHI ) il socio smette di pescare e consegna il libretto (vedi art. 5)
RAGGIUNTA LA QUOTA DI n. 70 CATTURE E' POSSIBILE L'ACQUISTO DI UN SECONDO LIBRETTO AL COSTO DI € 50 (cinquanta) PER UN MASSIMO DI n. 35 (trentacinque) TROTE.
a ) laghi Negrisiola-Restello: per l’intera stagione di pesca limite di 25 uscite di mezza giornata (mattina o pomeriggio non nello stesso giorno) con possibilità di spostamento dal Negrisiola al Restello e viceversa (nella stessa uscita non è consentito lo spostamento nel lago Morto e viceversa), per tutta la stagione nella settimana seguente ai ripopolamenti è ammessa una sola uscita, due le uscite nelle settimane successive come specificato anche a margine di ciascun mese (limitazione di uscite dopo la semina valido solo per lago RESTELLO e NEGRISIOLA)
b) Nel lago Morto uscite valide PER TUTTA LA GIORNATA e per tutta la stagione ad eccezione della giornata di MARTEDI' (salvo che la giornata di MARTEDI' non sia una festività Nazionale) e della settimana di semina nelle date indicate di seguito, non è consentito lo spostamento negli altri due laghi (Negrisiola/Restello) nella stessa giornata di pesca.
Art. 5 – CATTURE - Per ogni uscita è ammessa la cattura di 4 trote (salvo raggiungimento prima peso tot. 5 Kg), raggiunta la quota l’azione di pesca deve cessare. Il massimo complessivo annuale nei tre laghi è di 70 trote. Raggiunto tale numero e dopo aver compilato il riepilogo nella parte finale, il libretto deve essere subito consegnato ai responsabili alla gestione della riserva oppure al Circolo Forcal o imbucato nelle cassette nei piazzali del lago Restello e lago Morto.
Art. 6 – In tutti gli altri casi al termine della stagione di pesca il libretto deve essere compilato in tutte le sue parti e imbucato nelle cassette presso i laghi, o consegnato entro il 31 Ottobre. La mancata o ritardata consegna comporta una sanzione di € 30 (trenta).
Art. 7 – Esche vietate: Uova di pesce e loro imitazioni, il sangue e suoi derivati, le interiora di animali, larve di mosca carnaria, è vietata la detenzione, il trasporto e l'uso come esca del pesce vivo e di ogni altro vertebrato, ad eccezione del pesce morto .
Art. 8 - E’ obbligatorio: a) segnare di volta in volta nell’apposita casella le catture; b) tenere tutte le trote di misura (la iridea non ha misura e quindi và sempre trattenuta e segnata). Da indicare inoltre le altre specie consentite e il relativo numero di capi catturati. Il pescato deve essere tenuto nel cestino/retina o borsa personale. Si ribadisce che il pesce sottomisura deve essere liberato come da regolamenti vigenti.
Art. 9 - I pescatori dovranno esibire il libretto uscite ed il pescato per il controllo ai guardiapesca e agli ispettori nominati dal Comitati di Gestione come indicato in premessa.
Art. 10 - Per il rispetto del luogo si richiama l’attenzione all’obbligo di tenere il posto di pesca pulito: non abbandonare stracci, borse, bottiglie o contenitori di vario genere. E’ vietato inoltre pulire il pesce con la immissione delle interiora nei laghi o sulle sponde.
Art. 11 –Al pescatore è severamente vietato oltrepassare le tabelle indicanti “ Zona Interdetta alla Pesca ” o “ Divieto di Pesca ”, deve inoltre tenere una distanza non inferiore di 30 metri dalle linee elettriche aeree.
Art. 12 – Si richiama la diretta responsabilità di chi arreca danni a proprietà o a terzi. La non osservanza del presente regolamento e il mancato adeguamento alle sanzioni rilevate può comportare altri provvedimenti interni da parte del comitato di gestione della concessione stessa.
Lunghezze minime e periodo di cattura
Trota fario cm 22 dal 8 marzo al 27 settembre
Coregone cm 30 dal 8 marzo al 27 settembre
Persico reale cm 15 dal 7 giugno al 27 settembre
Tinca cm 30 dal 5 luglio al 27 settembre
Carpa cm 35 dal 5 luglio al 27 settembre
Cavedano cm 25 dal 8 marzo al 27 settembre
Anguilla cm 40 dal 8 marzo al 27 settembre
SPECIE DI CUI E' VIETATA LA PESCA : Trota Marmorata e Ibrido - Luccio e suoi ibridi Barbo, Storione, Lampreda padana, Scazzone (marson), Gambero di fiume:
NORME PARTICOLARI
PESCA NEI LAGHI NEGRISIOLA/RESTELLO
A) Alla colonna “catture” ogni singola trota va segnata con la lettera “ N ”se pescata nel Negrisiola o con la “ R ” se pescata nel lago Restello
B) Nel rispetto della proprietà privata è consentito pescare solo da riva con una sola canna armata di 1 solo amo. L’uso della mosca e della camola è permesso nei tempi e nei modi previsti dal regolamento regionale. Vietate inoltre tutte le pesche notturne (compresa quella all’anguilla ), la pasturazione e l’uso di attrezzature non previste dal presente regolamento.
C) Tenendo presente quanto indicato all’art. 4 del regolamento generale di seguito si espone il calendario uscite per questi due laghi:
MARZO: dal 08/03 al 14/03 una uscita
dal 15/03 al 21/03 due uscite
dal 22/03 al 29/03 due uscite
dal 30/03 al 04/04 CHIUSA per SEMINA
APRILE: dal 05/04 al 11/04 una uscita
dal 12/04 al 18/04 due uscite
dal 19/04 al 26/04 due uscite
dal 27/04 al 02/05 CHIUSA per SEMINA
MAGGIO: dal 03/05 al 09/05 una uscita
dal 10/05 al 16/05 due uscite
dal 17/05 al 23/05 due uscite
dal 24/05 al 31/05 due uscite
dal 01/06 al 06/06 CHIUSA per SEMINA
GIUGNO: dal 07/06 al 13/06 una uscita
dal 14/06 al 20/06 due uscite
dal 21/06 al 28/06 due uscite
dal 29/06 al 04/7 CHIUSA per SEMINA
LUGLIO: dal 05/07 al 11/07 una uscita
dal 12/07 al 18/07 due uscite
dal 19/07 al 26/07 due uscite
dal 27/07 al 01/08 CHIUSA per SEMINA
AGOSTO: dal 02/08 al 08/08 una uscita
dal 09/08 al 15/08 due uscite
dal 16/08 al 22/08 due uscite
dal 23/08 al 30/08 due uscite
dal 31/08 al 05/09 CHIUSA per SEMINA
SETTEMBRE: dal 06/09 al 12/09 una uscita
dal 13/09 al 19/09 due uscite
dal 20/09 al 27/09 due uscite
. LA PESCA SI CHIUDE DOMENICA 27 SETTEMBRE . .
PESCA NEL LAGO MORTO
A) Dal 8 marzo al 27 settembre uscite tutte valide per l’intera giornata in tutti i giorni consentiti dal regolamento regionale (escluso MARTEDI' e i periodi di semina) .
B) Le trote vanno segnate di volta in volta con una “M” se catturate prima delle ore 12.00 o "P" se catturate dopo le ore 12.00 alla voce catture: massimo quattro catture giornaliere (salvo raggiungimento prima peso 5 Kg.) Completata la quota ogni azione di pesca deve cessare anche per altre specie ittiche.
C) Dal 8 marzo è consentita la pesca anche al coregone con un massimo di 5 capi giornalieri (trote comprese), raggiunta tale quota si deve immediatamente smettere di pescare. Prelievo stagionale coregoni max 100 capi (misura minima cm. 30), è consentito l'utilizzo di camolera con un massimo di 5 mosche artificiali imitazioni di Chironomidi.
D) Dal 07 giugno è consentita la pesca al persico reale, max 20 capi giornalieri, misura cm. 15, prelievo stagionale max 200 capi;
E) E’ consentita la pesca da natante e dal ciambellone.
F) Vietata la pesca notturna (compresa quella della anguilla), la pasturazione e l’uso di attrezzature non previste dal presente regolamento.
G) Tenendo presente quanto indicato all’art. 4 del regolamento generale di seguito si espone lo specifico calendario delle giornate di chiusura del lago Morto:
MARZO: Dal 30/03 - 04/04 CHIUSA per SEMINA
APRILE: Dal 27/04 al 02/05 CHIUSA per SEMINA
MAGGIO: Dal 01/06 al 06/06 CHIUSA per SEMINA
GIUGNO: Dal 29/06 al 04/07 CHIUSA per SEMINA
LUGLIO: Dal 27/07 al 01/08 CHIUSA per SEMINA
AGOSTO: Dal 31/08 al 05/09 CHIUSA per SEMINA
NEGLI ALTRI GIORNI L'USCITA VALE PER L'INTERA GIORNATA
. LA PESCA SI CHIUDE DOMENICA 27 SETTEMBRE .
INFO CONCESSIONE: Giorgio Marenco giorgiomarenco44@libero.it 340 3514108
Tomasi Agostino tomasiagostino@gmail.com 338 9164047
Fasan Bruno fasan.bruno@gmail.com 347 4471856
De Marchi Gianberto 333 4471307
Responsabile VIGILANZA: Marin Gianmaria maringian@libero.it 335 5220644
Info anche c/o Ufficio Turistico, Viale della Vittoria, 110 – Vittorio Veneto tel. 0438 57243.
Sito web: www.vallapisinainiziative.it
e-mail: vallapisinainiziative@gmail.com
INFRAZIONI e SANZIONI
(Gli importi delle sanzioni potranno variare in base al Regolamento regionale)
Pesca senza Licenza o scaduta L.R. 19/98 € 116.67
Pesca senza il permesso del concessionario R.D. 1931 € 166,67
Pesca senza il libretto/Tesserino L.R. 19/98 € 66,67
Mancata annotazione della uscita/pesca L.R. 19/98 € 66,67
Mancata annotazione catture sul libretto/permesso L.R. 19/98 € 166,67 +€ 20 (p/c)
Abbandono di rifiuti o materiale di qualsiasi genere R.R. Art. 12 C. 2 € 166,67
Pesca con attrezzi non consentiti o in numero superiore R.R. art. 13 c.1 lett. a € 166,67
Detenzione di esche non consentite R.R Art. 8 C. 10 € 166,67
Pesca con esche non consentite R.R. Art. 8 C.1 € 166,67
Pesca al di fuori dell'orario R.R. Art. 13 C2 lett. A € 166,67
Maggiore numero di uscite annuali ( n° 25 RESTELLO/NEGRISIOLA) € 30
Maggiore numero di uscite nella settimana (per uscita) € 20
Pesca nella settimana di chiusura per semina € 50
Pesca in periodo di divieto o in zone vietate € 50
Pesca dopo aver raggiunto la quota massima di catture € 50
DIVIETO DI PESCA IL "MARTEDI" SALVO NON RICADA IN UNA FESTIVITA' NAZIONALE
In caso di recidività nell'arco della stagione l'importo delle sanzioni sarà raddoppiato
LAGO NEGRISIOLA
TVLago di forma anomala a(fagiolo)con acque veloci che formano ampi raggiri, avendo come immissario un torrente di scarico di una centrale dell' Enel. Gestore acqua a monte Enel, gestore a valle Amministrazione Provinciale.
Come arrivare: Autostrada A27 uscita Vittorio Veneto Nord Al Casello svoltare a SX direzione Fadalto / Nove e dopo circa 4,5 km sempre sulla SX troveremo il Lago Restello
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
(tel. 0438 57243) - orari: da martedì a domenica 9.30-12.30 / 15.00-18.00 Costo € 140,00 Adulti ed € 60, Giovani
Regolamento interno
LAGO OASI (SAN DONATO)
PGIl lago costituisce un paradiso per tante tipologie di pescatori ricreativi. E’ immerso nel verde ed è un posto dove poter vivere la propria passione anche portando la famiglia che troverà proprio adicaente ai laghi spazi e punti di ristoro attrezzati anche per i bambini.
L'accesso alle sponde è facilissimo, la sistemazione sulle stesse ottimale e la presenza di ostacoli in acqua o sulle rive praticamente nulla (gli alberi sono alti, il fondale è sabbioso), le sponde sono tutte praticabili per i 1500 metri del lago.
Alcune specie, come il persico trota, la carpa e il persico sole, si riproducono naturalmente nel lago.
Altre, invece, vengono immesse periodicamente durante l'anno: storioni, lucci, barbi, tinche, bass.
Nella stagione invernale (da ottobre a maggio) vengono immesse settimanalmente trote iridee, trote fario, salmerini, trote salmonate.
Non sono presenti per scelta della direzione Siluri e Pesci gatto in genere.
Nel lago, conosciuto anche con il nome di San Donato, sono praticabili quasi tutte le tecniche di pesca in acqua dolce.
Il carpfishing è praticato tutto l'anno.
La tecnica alla bolognese viene usata per la cattura di quasi tutte le specie presenti, ma soprattutto in estate è rivolta alla cattura di carpe ed amur anche di grossa taglia; allo stesso modo, la specialità all'inglese (con galleggianti da 10, 20 grammi, praticata pescando in superficie) regala catture in serie, anche ai principianti.
La roubasienne trova la sua applicazione nell'ampio carpodromo ricavato in una delle anse del lago, ma si può praticare anche nel lago grande.
Durante la stagione invernale le trote vengono insidiate con tutte le tecniche, dallo spinning, alla mosca (specialmente sommersa, con grossi streamers), allo striscio effettuato con bombarde fino a 40 grammi.
Periodicamente vengono organizzate grandi gare alla trota con le varie tecniche.
Un capitolo a parte merita il carpfishing, sicuramente tecnica regina del lago di San Donato.
L'ottima taglia delle carpe, ma anche degli storioni e degli amur presenti porta molti pescatori ad avvicinarsi a questa tecnica.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Fax 0587 704 770
Cell. 349 7833485
email: info@lagooasi.it
LAGO PARADISO
TOIl lago PARADISO e un bacino d’acqua sorgiva nato a fine anni 60 dovuti agli scavi effettuati per la nuova rete stradale che collega la nostra città metropolitana con il passo del FREJUS. Il lago si trova nel comune di BRUZOLO (TO) esattamente in via Lago 1, il sito negli anni precedenti è stato gestino dall’Associazione Sportiva di Pesca di BUSSOLENO che con il suo cessare non ha più rinnovato il contratto di affitto al comune di Bruzolo.
Ad inizio 2019 l’Associazione Sportiva Dilettantistica MONVISO, si è aggiudicato il bando per la gestione dell’impianto sportivo per gli anni a venire. Il lago si estende su di un’area privata di 13.000 mq. ed uno specchio d’acqua dalle dimensioni di 120 x 80 mt. con acqua limpida e sorgiva tipica di lagi Alpini, non per niente l’impianto negli anni è stato teatro di diverse manifestazioni a livello Provinciale, Regionale e Nazionale ed è stato campo gara di un Meeting Europeo di pesca alla Trota in Lago.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
TESSERA SOCIO PESCA : €15,00 Tessera PESCA F.I.P.S.A.S. 10,00€ + tessera Sociale MONVISO 5,00 Permette di poter usufruire della struttura e accedere al lago per svolgere attività di pesca con Buoni.
TESSERA F.I.P.S.A.S. ACCOMPAGNATORE : €5,00 Permette di poter usufruire della struttura in qualità di accompagnatore, NON permette di svolgere attività di pesca.
TESSERA INVITATO : €10,00 Permette di poter usufruire della struttura in qualita di accompagnatore e svolgere attività di pesca a Buoni a chi già è in possesso di tessera F.I.P.S.A.S da €30,00.
Per poter svolgere attività di pesca bisogna munirsi di BUONO (CARNET) al costo di €35,00 con la possibilità di catturare SALMONIDI sino ad un massimo di 20 catture. Le semine di salmonidi vengono fatte circa ogni settimana con taglie di pesce da 300 a 500gr.
E’ possibile fare pesca NO KILL, con ami senza ardiglione e guadino in silicone al costo di €10,00 giornaliero.
Regolamento interno
Art.1) Il lago Paradiso viene convenzionato F.I.P.S.A.S. (vedi scrittura privata in allegato), con tutte le coperture Assicurative e di Permessi per la somministrazione di bevande e alimenti che ne competono. Tutti i Soci per accedere alla struttura devono essere in possesso di Tessera F.I.P.S.A.S. e Tessera Sociale per l’Anno in corso, nelle tipologia sottoelencate, questo per Assicurare ogni forma fisica e tutelare l’Associazione da eventuali sinistri.
Art.2) Le Tessere Sociali sono stipulate nelle seguenti Tipologie:
Tessera tipo “A”: TESSERA AGONISTA
€50,00 x associazione €30,00 x F.I.P.S.A.S. Agonistica e Consiglieri Direttivo €5,00 x Assicurazione AGONISTA I Soci in possesso di questa Tessera possono accedere e partecipare a tutte le manifestazioni indette dalla F.I.P.S.A.S. , pesca con BUONI (CARNET) e a tutte le attività Sociali programmate dall’Associazione.
Tessera Tipo “B”: TESSERA SOCIO LAGO
€10,00 x Associazione €5,00 x F.I.P.S.A.S. Assicurazione Lago I Soci in possesso di questa Tessera possono praticare l’attività di pesca a BUONI (CARNET) solo ed esclusivamente nel Lago Paradiso, ed a tutte le attività Sociali programmate dall’Associazione.
Tessera Tipo “C”: TESSERA ACCOMPAGNATORE
€5,00 x F.I.P.S.A.S. Assicurazione Lago I Soci in possesso di questa Tessera possono svolgere esclusivamente attività Sociale in genere,non possono avere accesso alle sponde del lago ed alla pesca sportiva.
Tessera Tipo “D”: TESSERA INVITATO
€10,00 x Associazione I Soci in possesso di questa tessera possono svolgere l’attività di pesca a BUONI (CARNET) solo ed esclusivamente nel Lago Paradiso, ed a tutte le attività Sociali programmate dall’Associazione purchè già in possesso di Tessera F.I.P.S.A.S. da €30,00.
Art.3) Il lago Paradiso è aperto per la pratica della pesca sportiva a BUONI (CARNET) ed a tutte le attività Sociali indette dall’Associazione, ai soli Soci, provvisti di Tessera Sociale e Tessera F.I.P.S.A.S. contenete l’Assicurazione, valide per l’Anno in corso
Art.4) Tutti i Residenti nel comune di Bruzolo (TO) possono accedere al Lago Paradiso e svolgere attività di pesca sportiva a BUONI (CARNET) ,oltre che a tutte le attività Sociali indette dall’Associazione, purchè provvisti di tessera F.I.P.S.A.S. x Assicurazione Lago €5,00. Il costo della Tessera sarà a carico dell’Associazione.
Art.5) Viene formato un DIRETTIVO LAGO PARADISO con lo scopo di far rispettare i punti sotto descritti . 5/A ) La cura e il mantenimento , all’interno dell’area del lago , da parte di soci ed accompagnatori , della pulizia e del corretto comportamento personale. 5/B ) La cura della gestione e il controllo , della somministrazione di bevande ed alimenti . 5/C) L’istituzione di un libro Cassa giornaliero / mensile , che dovrà essere compilato , a cura dell’addetto al lago in servizio , per il successivo aggiornamento , con tutte le spese di Uscita ed entrata , accompagnate da scontrini e ricevute fiscali , da parte del cassiere della Società. Le spese ed il ricavato dalle gestione dei somministrazione sarà gestito dalla cassa generale Sociale. 5/D) La somministrazione di bevande e alimenti è riservata ai soli Soci del Lago. 5/E) E’ assolutamente vietata la somministrazione di alcoolici e superalcoolici. 5/F) Verrà emesso un calendario settimanale , con indicato i nominativi degli addetti al controllo del Lago Paradiso, del Pescato, e delle timbrature dei BUONI (CARET). 5/G) Le chiavi di Apertura Cancello Lago Paradiso saranno date in consegna esclusivamente ai componenti del Direttivo Lago, ogni componente avrà la possibilità a sua volta di poter farsi sostituire per necessità da persone fidata, ne risulterà comunque il diretto responsabile. 5/H) Ad inizio anno con l’apertura del lago verrà emesso un calendario con indicate le date previste di semina (Sabato mattina). I quantitativi seminati saranno stabiliti in funzione della disponibilità di cassa derivato dai Buoni emessi.
Art.6) Il Lago sarà aperto per la pesca sportiva tutti i giorni ,(dal Lunedi alla Domenica), con orario di apertura ore 14,00 e chiusura ore 18,00, durante l’anno potrà essere variato l’orario in base alla stagione. La stagione di pesca avrà inizio la seconda domenica di Marzo e la chiusura per il periodo invernale l’ultima domenica di Ottobre. Il lago potrà essere disponibile nel periodo di chiusura esclusivamente per manifestazioni, gare di pesca. Il direttivo si riserva di variare per gli anni a venire , orari e periodi di apertura della struttura.
Art.7) Ogni richiesta da parte di Associazioni esterne affiliate alla F.I.P.S.A.S. , che richiedono l’uso della struttura , al fine di organizzare manifestazioni e/o gare di pesca, deve essere comunicata al Direttivo del Lago per verificarne la disponibilità. L’eventuale costo di affitto del Lago ,sarà definito dal Direttivo ,ogni qual volta se ne presentasse la richiesta, l’eventuale cifra minima , per l’affitto lago, sarà quella necessaria per coprire le spese di costi fissi della struttura.
Art.8) Tutte le opere, di manutenzione ordinarie e/o straordinarie , atte, alla conservazione o al miglioramento delle strutture , site all’interno del perimetro , o del lago stesso , saranno prese in considerazione e concordate esclusivamente dal Direttivo Lago. Le eventuali spese saranno a carico dell’Associazione , ed estrapolate dalla cassa Sociale.
Art.9) BUONI PESCA (CARNET) Viene definito il costo del BUONO PESCA (CARNET) in €35,00 Ogni BUONO PESCA da diritto alla cattura di N°20 Capi (Salmonidi) Ogni Capo in più ,oltre al quantitativo permesso dal BUONO, (20 capi) ,sarà tassato di €2,50. I BUONI PESCA non consumati nell’anno di acquisto, possono essere ritenuti validi sino al mese di Aprile dell’Anno successivo. Le semine di materiale Ittico per i BUONI PESCA saranno effettuate con immissione di Salmonidi taglia 150 – 500 Grammi. E’ prevista l’immissione di qualche Trota di Taglia MAXI da 1Kg a 2Kg. Il BUONO PESCA (CARNET) può essere acquistato e consumato da più Soci contemporaneamente. Nelle Gare indette dalla FEDERAZIONE la semina verrà fatta con materiale ittico di taglia minore (120 gr), qualora dovesse rimanere del pesce da gara (120 gr) e catturato dal Socio nell’azione di pesca a buoni, esso non verrà conteggiato. Il pesce conteggiato come buco sul CARNET sarà di misura 150gr. – 500gr. – 2Kg Piò essere previsto un premio a fine di ogni mese per la Cattura di peso maggiore sulle trote da 1Kg a 2Kg, con materiale da Pesca.
9/A) Il costo della Carpa è stabilito in €7,00 al Kg.
Art-10 DIVIETI ed OTTEMPRANZE Prima di iniziare l’azione di pesca, il Socio deve lasciare la propria Tessera presso il servizio di controllo all’entrata. 10/A) E’ assolutamente vietato, una volta catturato il pesce, slamarlo e ributtarlo in acqua. 10/B) Il Pesce Catturato deve essere ucciso , e detenuto negli appositi contenitori , non è Permesso l’uso di retini o simili , atti al mantenimento in vita del pesce catturato. 10/C) La pesca NO KILL può essere praticata esclusivamente da PESCA A MOSCA e SPINNING, purchè si pratichi con ami singoli e senza ardiglione , non è permesso l’uso di ancorette. Il pesce catturato deve essere salpato con appositi guadini in silicone, il pesce non può essere toccato con le mani. Il costo per la pratica del NO KILL e quantificato in €10,00 giornaliero ed è permesso a chi in possesso di Tessera tipo “B” da €15,00. 10/D) E’ assolutamente vietato scendere sulle sponde adiacenti all’acqua se non si è in possesso della Tessera tipo “B” da €15,00. 10/E) Il Socio ha l’obbligo di lasciare il proprio posto, al termine della seduta di pesca , pulito e in ordine , non lasciando sacchetti, scatole di esche , stracci e pezzi di lenze varie , in giro per le sponde del Lago. 10/F) La pesca può essere esercitata con il quantitativo di canne LIBERO. 10/G) Tenere un comportamento corretto e Sportivo ed educato , durante l’azione di pesca
verso gli altri Soci non ostacolare la loro azione. 10/H) Esibire al controllo i documenti, Tessera e BUONO PESCA (CARNET) 10/I) E’ vietata la pasturazione con addititivi vari, sfarinati, bigattini (GIANIN). 10/L) Il Socio che non rispetta le sopracitate regole è passivo di allontanamento. 10/M) Per tutte le attività Sociali che verranno svolte al Lago Paradiso, tutti i Soci saranno informati ad inizio Stagione,con un programma annuale, il quale verrà esposto nella bacheca del lago e aggiornato a seconda dei nuovi ed eventuali eventi.
Art.11 I componenti del Direttivo Lago hanno il dovere è la facoltà di far rispettare in tutto quanto contemplato nel sopracitato regolamento.
LAGO PASCOLI
FCIl complesso sorge nelle campagne di San Mauro Pascoli, in provincia di Forlì-Cesena, ed è composto da tre specchi d'acqua dedicati alla pesca ricreativa e sportiva. Il lago principale, grande più di 11.000 mq con una profondità max di 3,5 m, è destinato principalmente alla pesca della carpa; il secondo, di circa 2.100 mq, a riposo nel periodo estivo, viene usato per la pesca della trota a spinning; il terzo è utilizzato come riserva d'acqua.
Sono inoltre a disposizione dei soci due campi su sabbia da beach tennis/volley, parco giochi attrezzato per bambini e un punto ristoro.
La recente convenzione con la Federazione ne potenzia la sua vocazione agonistica; molte le possibilità che offre con la garanzia di magnifiche catture in diverse tipologie di pesca.
Come arrivare: via Lambro 47030, San Mauro Pascoli, Emilia-Romagna
Tecniche di pesca
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
asdlagopascoli@gmail.com
Regolamento interno
asdlagopascoli@gmail.com
LAGO PINO
FCIl Lago Pino si trova tra le colline della vallata del fiume Rabbi, alle porte di Forlì. E’ un impianto adibito all’attività ricreativa e agonistica della pesca sportiva; nelle sue acque la Fipsas svolge gare sportive, promozionali e di campionato riservate ai propri tesserati, inoltre promuove ed organizza manifestazioni per i giovani e ragazzi. E’ comodamente raggiungibile anche in autobus, per questo motivo è facilmente fruibile da tutti coloro che non hanno la possibilità di muoversi con mezzi propri.
Nelle sue acque, non molto profonde, sono presenti numerose specie ittiche: carpe, carassi, alborelle, gardons, pesci gatto, cavedani, barbi, tinche, anguille, scardole, breme e amur.
E’ una grande opportunità per passare attimi di relax con una spesa simbolica o per mettere alla prova le proprie capacità confrontandosi con altri pescatori in un ambiente naturale e tranquillo.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Spinning da Barca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
LAGO PISTONO
TOÈ situato in una conca scavata dal ritiro di un ghiacciaio del Pleistocene, il quale ha dato origine anche ai restanti quattro laghi della zona (Sirio, Nero, Campagna e San Michele). Oggi il lago Pistono è alimentato dal Rio Montesino, mentre sull'estremo lato ovest si trova un canale artificiale, atto ad alimentare quello che un tempo era il mulino del paese. Il flusso d'acqua uscente è regolato da una piccola diga. L'intero lago è circondato da un itinerario immerso nella natura, percorribile a piedi o in bicicletta. Sul lato est è presente una locanda. Sul lato nord in cima alla collina, è di notevole presenza il Castello di Montalto Dora.
Dimensioni: Superficie: 120.000m2 Lunghezza: 530 m Larghezza: 370 m Profondità massima: 16 m Sviluppo costiero: 2070 m
Come arrivare: Situato in comune Montalto Dora, nei pressi di Ivrea, è raggiungibile da Torino con l’autostrada Torino – Aosta. Usciti ad Ivrea, proseguire verso nord, in direzione di Aosta. Chi viene da Chivasso può raggiungere Ivrea con la statale 20.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
Al fine di regolamentare la presenza anche notturna di pescatori che svolgono l’attività di Carp-fishing nel Lago Pistono, è stato stretto un accordo con il Comune di Montalto al fine di segnalare la presenza di auto e pescatori presso il lago di cui sopra.
Ciò premesso è necessario:
Comunicare alla sezione FIPSAS di Torino con anticipo di almeno tre giorni:
- le date di presenza sul lago (con indicato dalle ore alle ore); - il numero di targa e tipo della vettura utilizzata; - il/i nominativo/i del/i pescatore/i che saranno presenti; - il numero di tessera FIPSAS.
Il modulo è scaricabile dal sito: www.fipsasto.it
I dati sopra descritti verranno comunicati:
- alla segreteria del sindaco di Montalto Dora (che provvederà a comunicare al locale “La Monella” che i pescatori ivi presenti anche nelle ore notturne sono autorizzati; - alla vigilanza FIPSAS che provvederà ad effettuare i dovuti controlli.
La mancata comunicazione comporterà l’allontanamento coatto dal sito.
La pesca di altre specialità che si svolgerà nelle ore diurne non comporterà l’obbligo di comunicazione.
La comunicazione dovrà avvenire tramite e-mail al seguente indirizzo:
fipsasto@gmail.com
N.B. Si rammenta il divieto di accensione fuochi e di navigazione
(IL MODULO PER LA COMUNICAZIONE ALLA SEZIONE PROVINCIALE SI TROVA ALLEGATO ALLA PAGINA)
LAGO PRIMAVERA
TODue specchi d’acqua completamente percorribili, per un totale di 30.000 m2, formano la struttura denominata “Lago Primavera”. Questa, per caratteristiche proprie naturali riscuote un buon successo tra i pescatori per la tranquillità e per le catture che grazie ad un’attenta gestione vengono effettuate.
Caratteristiche quali, la localizzazione in aperta campagna eporediese, la lontananza da agglomerati urbani, l’erba che arriva su tutto il perimetro a lambire l’acqua, le piante come salici e pini ben curati e sistemati, la possibilità di poter usare la struttura sia per mangiare più comodamente seduti o riparati da eventuali improvvisi temporali, la capacità di ospitare decine di pescatori contemporaneamente, senza disturbare le rispettive azioni di pesca, fanno di questo “Lago Primavera” un luogo veramente piacevole.
Nel LAGO 1, la sua profondità è variabile sino ad un massimo di 8/10 mt e questo costringe il pescatore ad affinare le sue capacità e tecniche con l’evidente risultato di cattura.
Adatto a tutti i tipi di pesca, possono essere usate canne di varia lunghezza, sia per la pesca a fondo che con galleggiante fisso o scorrevole. Molto bella e sportiva, data la grande quantità di esemplari presenti di diversi pesi e dimensioni, è la pesca alla carpa. Viene usato generalmente come esca il mais, ma trova anche riscontro positivo l’uso delle boilies, esca più selettiva e specifica. Viene frequentato assiduamente da pescatori appassionati allo spinning per la presenza di persici trota di ottime dimensioni e da appassionati alla pesca al siluro. Nel periodo autunno inverno viene immesso un quantitativo di trote di dimensioni variabili fra 300 gr e 2.5 kg, che porta alla frequentazione sia il pescatore classico che quello a mosca, con la possibilità del no-kill.
Nel LAGO 2, data la grande quantità di carpe e carassi presenti, sono state costruite delle apposite pedane di pesca, così da ottenere equamente distribuiti sulle quattro sponde, No.60 postazioni. Il lago viene usato in prevalenza per effettuare l’attività agonistica della Federazione. Data la sua ampiezza risulta molto adatto oltre che per la pesca a roubaisienne anche per la pesca con la bolognese, con l’inglese sia con galleggiante fisso che scorrevole, e con il metodo feeder.
Come arrivare: Da Torino autostrata Torino Aosta - uscita Scarmagno a sinistra per Strambino - Crotte (circa 40 Km.) Lungo il percorso si trovano cartelli segnaletici specifici del lago. Da Chivasso su statale n. 26 per Caluso - Ivrea (circa 22 Km.)
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Regolamento interno
LAGO RESIA
BZll lago di Resia (Reschensee in tedesco) è un lago alpino artificiale situato a 1.498 nel comune di Curon Venosta in Alto Adige, a nord del vicino lago di San Valentino alla Muta. Con la sua capacità di 120 milioni di metri cubi è il lago più grande della provincia di Bolzano.
Alle sponde del lago, lungo ben 6,6 km e largo 1 km, si trovano i comuni di Resia e Curon Venosta come anche i borghi Casone e Spin.
Fino al 1950 si trovavano tre laghi naturali presso il Passo di Resia: il Lago di Resia, il Lago di Curon ed il Lago di San Valentino alla Muta. Una creazione di una grande diga (1947-1949) unificò i primi due laghi e sommerse con sé il piccolo paese di Curon Venosta, dal quale tutti gli abitanti dovettero evacuare, e gran parte del paese di Resia. Solo il grande campanile solitario che spunta dall’acqua ci ricorda ancora oggi questo fatto. L’avvenimento è però anche avvolto da molte leggende: la leggenda narra che in certi giorni ancora oggi si possono udire le campane del campanile che risuonano dal fondo del Lago di Resia (Reschensee).
Nel lago vivono persici, lucci, salmerini e coregoni. La sua profondità massima è di 28 metri.
Come arrivare: Da Sud: Autostrada del Brennero A22 - uscita autostrada: Bolzano sud (svincolo per la Superstrada Bolzano-Merano) – strada statale Val Venosta Da Ovest: Attraverso il Passo Resia – SS 40 Attraverso il Passo dello Stelvio - SS 38 (solo in estate) Da Est: Attraverso il Passo Monte Croce (imbocco in Val Pusteria, SS 49) Attraverso la Val di Landro (imbocco in Val Pusteria, SS 49)
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Nel mese di ottobre è permessa solo la pesca al coregone, al persico e alla trota iridea, con la camolera con max. 3 camole e con sistemi a mosca con coda di topo e max. due mosche artificiali senza ardiglione. In questo periodo è permesso solo l’uso di mosche secche, sommerse o ninfe ed è vietato lo streamer.
Catture giornaliere: max. 4 salmonidi, tra coregoni trote e salmerini, di cui max. 1 trota lacustre o marmorata o loro ibridi. Per il persico il limite è di 30pz al giorno. Attenzione, qualora il pescatore ha catturato 4 salmonidi la pesca va cessata – in quel caso non è più permesso pescare il persico!
Misure minime: Trota lacustre e trota marmorate e ibridi 50cm, trota fario, trota iridea e salmerino 30cm, coregone 27cm, persico 15cm.
È proibito pescare dalla diga.
Il perimetro dell’immissione del rio Roja (100m a destra e sinistra) è zona di pesca limitata a sistemi a mosca con coda di topo con max. due mosche artificiali (=streamer incluso), camolera con max. 3 camole e spinning (=ondulante, rotante, minnow, esche di gomma ecc.) tutti solo ad amo singolo, per limitare i danni al novellame che discende dal Rio.
Inoltre, nel mese di ottobre, è proibita la pesca nel perimetro di entrambi gli immissari, Rio Roja (dalla località “Gieren” fino alla curva detta "garage dei trattori") e Rio Carlino (a partire da 100m a destra e sinistra della baia di Curon fino all’ immissione nel lago) per salvaguardare la risalita delle trote fario e lacustri per la frega. In questo periodo pescando dalla barca la distanza da mantenere dagli immissari è di 400m.
sono permesse tutte le esche previste dalla legge provinciale, previo le limitazioni a seguire. È vietato l’uso del bigattino e delle uova di pesce, ad eccezione delle uova di salmone conservate acquistate in confezione nel negozio di pesca. È severamente proibito la pasturazione di ogni tipo, nonché buttare le interiora nel lago. Nel lago è permessa la pesca con max. 2 canne armate di max. 3 ami per canna (=3 camole nella camolera). Nella pesca a spinning con sole esche artificiali (rotanti, ondulanti, minnow, gomme ecc.) è permesso l’uso di max. 2 ancorette.
Nella pesca con esche naturali (larva, verme, pesciolino morto ecc.) è permesso l’uso di 1 solo amo singolo privo di ardiglione con min. 1cm di apertura per canna. È permesso il solo l’uso del amo singolo con min. 1cm di apertura senza ardiglione anche nella pesca del pesciolino morto, “manovrato”. Come pesciolino va usato solo la sanguinerola o il persico (per il persico min.15cm) del lago di Resia, catturato con canna e amo singolo. Non sono premesse nasse o trappole e non è permesso tenere in vivo la sanguinerola o il persico catturati come esca
LAGO RESTELLO (Restello)
TVIl lago del Restello è uno specchio d'acqua che si trova sul fondo della val Lapisina, nel comune italiano di Vittorio Veneto (provincia di Treviso).
Sulle rive di questo bacino artificiale sorgono la torre di San Floriano, la chiesa omonima e un alto viadotto dell'autostrada A27. Il toponimo rimanda ai restelli di sanità, delle barriere istituite dalla Repubblica di Venezia per impedire la diffusione delle epidemie attraverso il controllo dei traffici.
Permessi in vendita presso: Linea Sport, Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino
Come arrivare: Autostrada A27 uscita Vittorio Veneto Nord Al Casello svoltare a SX direzione Fadalto / Nove e dopo circa 4,5 km sempre sulla SX troveremo il Lago Restello
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
(tel. 0438 57243) - orari: da martedì a domenica 9.30-12.30 / 15.00-18.00 Costo € 140,00 Adulti ed € 60, Giovani
Regolamento interno
La pesca è consentita a tutti gli appassionati con il pagamento della quota annuale prevista in € 140, compreso il tesseramento assicurativo Fipsas, in regola con i documenti previsti dalle normative Regionali.
Per i nuovi soci l’iscrizione annuale deve essere formalizzata con una domanda (modulo iscrizione scaricabile dal sito web della Associazione) nella quale vengono riportati i dati anagrafici nel rispetto della privacy. Prima dell’apertura viene rilasciato il libretto uscite personale e quindi assolutamente non cedibile valido nei tre laghi sopra citati.
L‘esercizio della pesca coincide con quanto indicato nelle normative e regolamenti vigenti ed è svolto nei tempi e nei modi e per le specie consentite in osservanza anche al regolamento interno.
Per la pesca occasionale dal 16 maggio è previsto il rilascio di permessi temporanei a pagamento al costo di € 15; il punto di riferimento è indicato successivamente.
La A.S.D. Val Lapisina Iniziative tramite il Comitato di Gestione nomina degli ispettori da affiancare agli organi di vigilanza. Gli ispettori hanno facoltà di controllo e, nel caso di infrazioni, di ritiro del libretto. Il recesso volontario o l’espulsione del socio per gravi motivi o la recidività nelle infrazioni, non dà diritto a nessun tipo di rimborso.
I soci pescatori sono invitati a dedicarsi alla pulizia delle sponde collaborando con il consiglio di gestione e i soci volontari dell’associazione Val Lapisina Iniziative.
Si ricorda a tutti il divieto di balneazione nel Lago Restello e Negrisiola.
REGOLAMENTO GENERALE DI PESCA
Art. 1 – La pesca è consentita da domenica 8 marzo a domenica 27 settembre con regole unificate per i laghi Negrisiola-Restello, diversificate per il lago Morto come di seguito specificato nelle apposite sezioni.
Art. 2 - Come da calendario allegato la settimana di pesca comincia la domenica. Pesca chiusa nei periodi di semina e nella giornata di MARTEDI'.
Art. 3 – Rigorosamente prima di iniziare l’attività di pesca sul libretto và segnata l’uscita a penna non cancellabile (e non a matita !). Ciascuna trota catturata và indicata prima di riprendere la pesca. Non sono ammesse correzioni o abrasioni. I permessi erroneamente compilati valgono come permessi consumati.
Art. 4 – USCITE – Premesso che il libretto uscite è diviso in due parti, una per i laghi Negrisiola-Restello e l’altra per il lago Morto, nell’ arco della stagione di pesca sono ammesse un massimo di 25 uscite di mezza giornata nei laghi Negrisiola-Restello . Mentre nel Lago Morto sono consentite n. 15 USCITE al MESE da Marzo a Settembre per tutta la giornata.
Fermo restando che a 70 catture nell'ambito della concessione (TUTTI e TRE i LAGHI ) il socio smette di pescare e consegna il libretto (vedi art. 5)
RAGGIUNTA LA QUOTA DI n. 70 CATTURE E' POSSIBILE L'ACQUISTO DI UN SECONDO LIBRETTO AL COSTO DI € 50 (cinquanta) PER UN MASSIMO DI n. 35 (trentacinque) TROTE.
a ) laghi Negrisiola-Restello: per l’intera stagione di pesca limite di 25 uscite di mezza giornata (mattina o pomeriggio non nello stesso giorno) con possibilità di spostamento dal Negrisiola al Restello e viceversa (nella stessa uscita non è consentito lo spostamento nel lago Morto e viceversa), per tutta la stagione nella settimana seguente ai ripopolamenti è ammessa una sola uscita, due le uscite nelle settimane successive come specificato anche a margine di ciascun mese (limitazione di uscite dopo la semina valido solo per lago RESTELLO e NEGRISIOLA)
b) Nel lago Morto uscite valide PER TUTTA LA GIORNATA e per tutta la stagione ad eccezione della giornata di MARTEDI' (salvo che la giornata di MARTEDI' non sia una festività Nazionale) e della settimana di semina nelle date indicate di seguito, non è consentito lo spostamento negli altri due laghi (Negrisiola/Restello) nella stessa giornata di pesca.
Art. 5 – CATTURE - Per ogni uscita è ammessa la cattura di 4 trote (salvo raggiungimento prima peso tot. 5 Kg), raggiunta la quota l’azione di pesca deve cessare. Il massimo complessivo annuale nei tre laghi è di 70 trote. Raggiunto tale numero e dopo aver compilato il riepilogo nella parte finale, il libretto deve essere subito consegnato ai responsabili alla gestione della riserva oppure al Circolo Forcal o imbucato nelle cassette nei piazzali del lago Restello e lago Morto.
Art. 6 – In tutti gli altri casi al termine della stagione di pesca il libretto deve essere compilato in tutte le sue parti e imbucato nelle cassette presso i laghi, o consegnato entro il 31 Ottobre. La mancata o ritardata consegna comporta una sanzione di € 30 (trenta).
Art. 7 – Esche vietate: Uova di pesce e loro imitazioni, il sangue e suoi derivati, le interiora di animali, larve di mosca carnaria, è vietata la detenzione, il trasporto e l'uso come esca del pesce vivo e di ogni altro vertebrato, ad eccezione del pesce morto .
Art. 8 - E’ obbligatorio: a) segnare di volta in volta nell’apposita casella le catture; b) tenere tutte le trote di misura (la iridea non ha misura e quindi và sempre trattenuta e segnata). Da indicare inoltre le altre specie consentite e il relativo numero di capi catturati. Il pescato deve essere tenuto nel cestino/retina o borsa personale. Si ribadisce che il pesce sottomisura deve essere liberato come da regolamenti vigenti.
Art. 9 - I pescatori dovranno esibire il libretto uscite ed il pescato per il controllo ai guardiapesca e agli ispettori nominati dal Comitati di Gestione come indicato in premessa.
Art. 10 - Per il rispetto del luogo si richiama l’attenzione all’obbligo di tenere il posto di pesca pulito: non abbandonare stracci, borse, bottiglie o contenitori di vario genere. E’ vietato inoltre pulire il pesce con la immissione delle interiora nei laghi o sulle sponde.
Art. 11 –Al pescatore è severamente vietato oltrepassare le tabelle indicanti “ Zona Interdetta alla Pesca ” o “ Divieto di Pesca ”, deve inoltre tenere una distanza non inferiore di 30 metri dalle linee elettriche aeree.
Art. 12 – Si richiama la diretta responsabilità di chi arreca danni a proprietà o a terzi. La non osservanza del presente regolamento e il mancato adeguamento alle sanzioni rilevate può comportare altri provvedimenti interni da parte del comitato di gestione della concessione stessa.
Lunghezze minime e periodo di cattura
Trota fario cm 22 dal 8 marzo al 27 settembre
Coregone cm 30 dal 8 marzo al 27 settembre
Persico reale cm 15 dal 7 giugno al 27 settembre
Tinca cm 30 dal 5 luglio al 27 settembre
Carpa cm 35 dal 5 luglio al 27 settembre
Cavedano cm 25 dal 8 marzo al 27 settembre
Anguilla cm 40 dal 8 marzo al 27 settembre
SPECIE DI CUI E' VIETATA LA PESCA : Trota Marmorata e Ibrido - Luccio e suoi ibridi Barbo, Storione, Lampreda padana, Scazzone (marson), Gambero di fiume:
NORME PARTICOLARI
PESCA NEI LAGHI NEGRISIOLA/RESTELLO
A) Alla colonna “catture” ogni singola trota va segnata con la lettera “ N ”se pescata nel Negrisiola o con la “ R ” se pescata nel lago Restello
B) Nel rispetto della proprietà privata è consentito pescare solo da riva con una sola canna armata di 1 solo amo. L’uso della mosca e della camola è permesso nei tempi e nei modi previsti dal regolamento regionale. Vietate inoltre tutte le pesche notturne (compresa quella all’anguilla ), la pasturazione e l’uso di attrezzature non previste dal presente regolamento.
C) Tenendo presente quanto indicato all’art. 4 del regolamento generale di seguito si espone il calendario uscite per questi due laghi:
MARZO: dal 08/03 al 14/03 una uscita
dal 15/03 al 21/03 due uscite
dal 22/03 al 29/03 due uscite
dal 30/03 al 04/04 CHIUSA per SEMINA
APRILE: dal 05/04 al 11/04 una uscita
dal 12/04 al 18/04 due uscite
dal 19/04 al 26/04 due uscite
dal 27/04 al 02/05 CHIUSA per SEMINA
MAGGIO: dal 03/05 al 09/05 una uscita
dal 10/05 al 16/05 due uscite
dal 17/05 al 23/05 due uscite
dal 24/05 al 31/05 due uscite
dal 01/06 al 06/06 CHIUSA per SEMINA
GIUGNO: dal 07/06 al 13/06 una uscita
dal 14/06 al 20/06 due uscite
dal 21/06 al 28/06 due uscite
dal 29/06 al 04/7 CHIUSA per SEMINA
LUGLIO: dal 05/07 al 11/07 una uscita
dal 12/07 al 18/07 due uscite
dal 19/07 al 26/07 due uscite
dal 27/07 al 01/08 CHIUSA per SEMINA
AGOSTO: dal 02/08 al 08/08 una uscita
dal 09/08 al 15/08 due uscite
dal 16/08 al 22/08 due uscite
dal 23/08 al 30/08 due uscite
dal 31/08 al 05/09 CHIUSA per SEMINA
SETTEMBRE: dal 06/09 al 12/09 una uscita
dal 13/09 al 19/09 due uscite
dal 20/09 al 27/09 due uscite
. LA PESCA SI CHIUDE DOMENICA 27 SETTEMBRE . .
PESCA NEL LAGO MORTO
A) Dal 8 marzo al 27 settembre uscite tutte valide per l’intera giornata in tutti i giorni consentiti dal regolamento regionale (escluso MARTEDI' e i periodi di semina) .
B) Le trote vanno segnate di volta in volta con una “M” se catturate prima delle ore 12.00 o "P" se catturate dopo le ore 12.00 alla voce catture: massimo quattro catture giornaliere (salvo raggiungimento prima peso 5 Kg.) Completata la quota ogni azione di pesca deve cessare anche per altre specie ittiche.
C) Dal 8 marzo è consentita la pesca anche al coregone con un massimo di 5 capi giornalieri (trote comprese), raggiunta tale quota si deve immediatamente smettere di pescare. Prelievo stagionale coregoni max 100 capi (misura minima cm. 30), è consentito l'utilizzo di camolera con un massimo di 5 mosche artificiali imitazioni di Chironomidi.
D) Dal 07 giugno è consentita la pesca al persico reale, max 20 capi giornalieri, misura cm. 15, prelievo stagionale max 200 capi;
E) E’ consentita la pesca da natante e dal ciambellone.
F) Vietata la pesca notturna (compresa quella della anguilla), la pasturazione e l’uso di attrezzature non previste dal presente regolamento.
G) Tenendo presente quanto indicato all’art. 4 del regolamento generale di seguito si espone lo specifico calendario delle giornate di chiusura del lago Morto:
MARZO: Dal 30/03 - 04/04 CHIUSA per SEMINA
APRILE: Dal 27/04 al 02/05 CHIUSA per SEMINA
MAGGIO: Dal 01/06 al 06/06 CHIUSA per SEMINA
GIUGNO: Dal 29/06 al 04/07 CHIUSA per SEMINA
LUGLIO: Dal 27/07 al 01/08 CHIUSA per SEMINA
AGOSTO: Dal 31/08 al 05/09 CHIUSA per SEMINA
NEGLI ALTRI GIORNI L'USCITA VALE PER L'INTERA GIORNATA
. LA PESCA SI CHIUDE DOMENICA 27 SETTEMBRE .
INFO CONCESSIONE: Giorgio Marenco giorgiomarenco44@libero.it 340 3514108
Tomasi Agostino tomasiagostino@gmail.com 338 9164047
Fasan Bruno fasan.bruno@gmail.com 347 4471856
De Marchi Gianberto 333 4471307
Responsabile VIGILANZA: Marin Gianmaria maringian@libero.it 335 5220644
Info anche c/o Ufficio Turistico, Viale della Vittoria, 110 – Vittorio Veneto tel. 0438 57243.
Sito web: www.vallapisinainiziative.it
e-mail: vallapisinainiziative@gmail.com
INFRAZIONI e SANZIONI
(Gli importi delle sanzioni potranno variare in base al Regolamento regionale)
Pesca senza Licenza o scaduta L.R. 19/98 € 116.67
Pesca senza il permesso del concessionario R.D. 1931 € 166,67
Pesca senza il libretto/Tesserino L.R. 19/98 € 66,67
Mancata annotazione della uscita/pesca L.R. 19/98 € 66,67
Mancata annotazione catture sul libretto/permesso L.R. 19/98 € 166,67 +€ 20 (p/c)
Abbandono di rifiuti o materiale di qualsiasi genere R.R. Art. 12 C. 2 € 166,67
Pesca con attrezzi non consentiti o in numero superiore R.R. art. 13 c.1 lett. a € 166,67
Detenzione di esche non consentite R.R Art. 8 C. 10 € 166,67
Pesca con esche non consentite R.R. Art. 8 C.1 € 166,67
Pesca al di fuori dell'orario R.R. Art. 13 C2 lett. A € 166,67
Maggiore numero di uscite annuali ( n° 25 RESTELLO/NEGRISIOLA) € 30
Maggiore numero di uscite nella settimana (per uscita) € 20
Pesca nella settimana di chiusura per semina € 50
Pesca in periodo di divieto o in zone vietate € 50
Pesca dopo aver raggiunto la quota massima di catture € 50
DIVIETO DI PESCA IL "MARTEDI" SALVO NON RICADA IN UNA FESTIVITA' NAZIONALE
In caso di recidività nell'arco della stagione l'importo delle sanzioni sarà raddoppiato
LAGO SIRIO
TOIl lago Sirio fa parte dei cinque laghi della Serra d’Ivrea di origine glaciale: il progressivo ritiro delle nevi, durante l’ultima grande glaciazione, ha scavato una serie di conce oggi occupate da questi piccoli laghi. Il Sirio è probabilmente il più grosso di essi.
Caratteristiche dimensionali:
Altitudine: 266 m
Lunghezza: 900 m
Area: 29 ha
Perimetro: 3,33 km
Profondità massima: 43.5 m
Il lago è alimentato oltre dalle acque piovane anche da una discreta sorgente.
Nella stagione calda è meta di numerosi bagnanti, la navigazione è permessa solo ai soci del club dei canottieri.
Per la pratica delle pesca occorre essere provvisti della licenza di pesca governativa, della tessera FIPSAS e di un tesserino segna catture della sezione provinciale di Torino facilmente reperibile nei negozi in loco.
E’ un lago definito ciprinicolo, nel quale da Febbraio a Ottobre la FIPSAS immette trote iridee di taglia media 300 gr. La pesca è sempre vietata il quarto venerdì di ogni mese per il ripopolamento di cui sopra.
Permessi in vendita presso: Carlo Pesca Terrin, Pesca e Sport Piero, Effe Sport, Gigapesca, Hobby Pesca Sport, Mattioda, Victoria Sport, Capostagno Luigino, Pesca In, Sezione Provinciale
Come arrivare: In automobile: da Torino autostrada A5 Torino-Aosta uscita Ivrea, a sinistra si entra in città si raggiunge P.za Balla da dove parte la via del lago Sirio. ( circa 48 Km. ). Da Chivasso su statale n° 20 per Ivrea. In autobus: da Ivrea con linee interrurbane.
Tecniche di pesca
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Regolamento interno
LAGO VEDANA
BLIl lago di Vedana è un piccolo specchio d'acqua, di origine glaciale, situato nel territorio comunale di Sospirolo, in provincia di Belluno. Posto subito a meridione della catena dei Monti del Sole, e qualche km ad est del più grande lago del Mis.
Il lago giace in una zona di grande interesse naturalistico, alle porte del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi; esso occupa una piccola depressione causata da un antico alveo del fiume Cordevole, all'interno di una zona denominata Masiere, un'ampia distesa di grossi massi e detriti ormai ricoperta in larga parte da vegetazione pioniera.
Il lago di Vedana e i prati torbosi de “Le Torbe” costituiscono delle “oasi umide”; il lago è alimentato da vene idriche sotterranee, lungo la direttrice di un'antica valle abbandonata del torrente Cordevole. I prati de “Le Torbe” rappresentano probabilmente lo stadio evolutivo finale di un ambiente palustre (o lacustro-palustre) insediato in un avvallamento marginale, circoscritto da depositi glaciali grossolani e caratterizzato da un drenaggio lento e difficoltoso, con sottofondo di terreni limosi-sabbiosi. Le specie presenti includono trota iridea, carpa, tinca, pesce persico, scardola, luccio, cavedano
Come arrivare: Da Belluno prendere la SR204 , in prossimità di Mas continuare su Via Igino d’Incà, a Amas continuare su: SR203/Via Dolomiti, girare a sinistra: P12 (attraversamento di Belvedere) fino a Sospirolo.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
BAR AL CACCIATORE via Mis, 167 Sospirolo Tel:043789336 a 1Km circa dall’impianto chiuso mercoledì
SPORT TEAM via Agordina,42 Sedico Tel:0437853020 (pesca sci sport esche vive) chiuso domenica
SEZIONE PROVINCIALE Piazza T. Merlin 22 Trichiana solo su richiesta telefonica al numero 0437754379
Regolamento interno
parere del Comitato di Gestione S.F.A.I.
2) è riservata solo ai tesserati in regola con le quote tesseramento
2) CATTURE - MISURE MINIME - DIVIETI
Carpa Solo C&R Divieto di pesca dal 30/03 al 14/05 compreso
e dal 31/10 al 01/03 compreso
Tinca Solo C&R Divieto di pesca dal 30/03 al 14/05 compreso
Luccio Solo C&R Divieto di pesca con lago ghiacciato
Persico trota (bass) Solo C&R Divieto di pesca dal 30/03 al 14/05 compreso
Ciprinidi minori Cm 12 Divieto di pesca dal 30/03 al 14/05 compreso
Cavedano Cm 19 Divieto di pesca dal 30/03 al 14/05 compreso
Persico sole ------- Sempre aperta
Persico reale Solo C&R Divieto di pesca dal 30/03 al 14/05 compreso
Salmonidi cm. 18 Stagione fredda Sempre aperta
3) NUMERO CATTURE GIORNALIERE
SALMONIDI MASSIM0 10 CAPI PER GIORNATA ( 5 per ogni permesso).
CAVEDANI DIVIETO DÌ TRATTENERE
CIPRINIDI MINORI DIVIETO DÌ TRATTENERE
LUCCIO DIVIETO DÌ TRATTENERE
BASS Persico trota DIVIETO DÌ TRATTENERE
CARPE E TINCHE DIVIETO DÌ TRATTENERE
Dopo ogni cattura, fatta eccezione per cavedani e ciprinidi minori, e prima di riprendere l'azione di pesca, è fatto
obbligo di segnare la cattura sull’autorizzazione segnando partendo dal n°1. Al raggiungimento del 5° capo si
sospende la pesca in quanto l’autorizzazione per catturare salmonidi non consente altro tipo di pesca C&R
È FATTO DIVIETO DI ESERCITARE LA PESCA "NO KILL" Al SALMONIDI
Raggiunta la quota massima giornaliera consentita dal permesso, il pescatore deve sospendere la pesca e ritirare le
attrezzature.
I pesci allamati sotto misura o in epoca di divieto devono essere immediatamente rimessi in acqua senza
causare danno e con obbligo ove necessario del taglio della lenza.
4) CONSERVAZIONE DEL PESCATO:
Il pesce regolarmente catturato deve essere immediatamente ucciso. Non è consentita la detenzione e l'asportazione
di pesci vivi da parte dei pescatori.
Il commercio del pesce catturato è sempre in ogni caso vietato.
E’ sempre vietato pescare e segnare catture per terze persone.
5) SISTEMI DI PESCA ESCHE ED ATTREZZI
È consentito l'uso di una sola canna con mulinello, armata di un solo amo. È consentita la pratica dello "spinning" con
artificiali per salmonidi solo nei casi in cui non si arreca disturbo a chi già pesca a fondo in posta fissa. Lo stesso vale
per la pesca a mosca con coda di topo che deve essere munita di una sola mosca artificiale. PER LO SPINNING
SONO AMMESSE UNA ANCORETTA PER CUCCHIAINO E 2 PER RAPALA E SIMILI.
2
SONO VIETATE LE SEGUENTI ESCHE:
Larva di mosca carnaria (bigattino) sue Imitazioni e caster, uova di pesce e sue Imitazioni compresa la pallina di
polistirolo, "zuccherini" ed impasti a base di sangue (le comuni paste colorate da salmonidi), Il pesciolino vivo.
Per la pesca ai salmonidi è vietato l’uso del mais in ogni sua forma e delle boiles. Le esche vietate non
possono essere portate o detenute nel luogo di pesca o nei confini dell’impianto.
LA PASTURAZIONE (al di fuori delle competizioni sportive autorizzate) E' SEMPRE VIETATA
Durante i periodi di divieto della pesca di ciprinidi è vietato l’uso d’impasti anche montati su ami e/o ancorette.
L’uso del guadino è consentito soltanto per il recupero del pesce in precedenza allamato e con misura (diametro
massimo) di cm. 50 per la trota e maglia non inferiore a mm. 10 e cm 100 per la carpa con maglia fine
I pescatori sono tenuti al più rigoroso rispetto ed alla massima pulizia delle acque e delle sponde oltre che delle
immediate vicinanze dei litorali.
Coloro che saranno sorpresi a gettare materiali ed oggetti in acqua, oltre alla prevista sanzione pecuniaria, dovranno
rispondere al Magistrato per Infrazione alle norme dl tutela idrica e ambientale. La denuncia è automatica per chi non
è autorizzato dalla F.I.P.S.A.S. alla fruizione dei laghi che debbono essere in ogni caso considerati proprietà privata in
concessione, litorali compresi.
6) PESCA IN POSTO alla trota
Il posto di pesca spetta al primo occupante.
I sopravvenienti potranno appostarsi a non meno di metri lineari 6 l’uno dall’altro avendo cura di non
danneggiare gli altri nell’azione di pesca.
Settori eventualmente segnalati come indisponibili o impraticabili non potranno essere occupati per nessuna ragione.
7) PESCA IN MOVIMENTO alla trota, C&R luccio e bass.
La distanza tra pescatori deve consentire la corretta manovra degli attrezzi e non essere mai inferiore ai 4 m.
7 bis) L’ USO DEI NATANTI E L’ ATTIVITA’ NATATORIA SONO SEMPRE ASSOLUTAMENTE VIETATI E QUINDI
PERSEGUITI. E’ altresì tassativamente vietata l’attività di balneazione e l’uso del lago per giochi acquatici o per
lavare cose od animali. Nel periodo invernale è vietato inoltrarsi e pattinare sulla superficie ghiacciata.
I rifiuti di ogni genere e i mozziconi di sigaretta si portano a casa!
Gli agenti preposti applicano contemporaneamente anche ordinanze specifiche di tutela emanate dai sindaci
competenti per territorio e le sanzioni relative.
I contravventori, oltre alla sanzione pecuniaria prevista dal presente regolamento, saranno denunciati per violazione
della proprietà privata e dei vincoli di protezione ambientale.
E’ sempre vietato allontanarsi lasciando l’attrezzo in pesca. Gli attrezzi di pesca sono considerati personali, quindi non
fruibili da terzi nemmeno in assenza del proprietario anche se da questi autorizzati.
8) SORVEGLIANZA E TUTELA DELLA PROPRIETÀ
Il servizio di Vigilanza sul patrimonio e con riferimento alle norme per l’esercizio della pesca e per la tutela ambientale,
è esplicato a norma di statuto S.F.A.I. e del presente Regolamento particolare dagli agenti della Federazione (Agenti
di PG e Ispettori Federali).
I pescatori sono rigorosamente tenuti ad esibire la tessera F.I.P.S.A.S. settore A.I. e l’indispensabile autorizzazione
giornaliera (la matrice) che deve corrispondere alla porzione numerata (figlia) la quale, debitamente compilata dovrà
essere imbucata nell’ apposito contenitore prima dell’ inizio dell’ azione di pesca.
Le autorizzazioni esaurite per raggiunto limite di catture vanno subito imbucate prima di riprendere l’eventuale pesca
con altra autorizzazione. Presso nostri punti di recapito saranno rilasciate le autorizzazioni, dietro corresponsione di
una quota a titolo di concorso spese per manutenzione e gestione impianti stabilita annualmente dalla Sezione
F.I.P.S.A.S.
9) TIPOLOGIA DELLE AUTORIZZAZIONI
Autorizzazione per mezza giornata di pesca, solo per tesserati e solo per la pesca alla trota,
La mezza giornata al mattino termina alle ore 13,00 il pomeriggio inizia ore 12,00 . è consentito un unico
permesso ogni mezza giornata
Autorizzazione per una giornata di pesca, solo per tesserati per la pesca C&R alla carpa e ciprinidi
Autorizzazione per una giornata di pesca, solo per tesserati per la pesca C&R luccio e persico
TUTTE LE AUTORIZZAZIONI SONO STRETTAMENTE PERSONALI E NON CEDIBILI.
Devono essere compilate in ogni parte in modo chiaro ed indelebile.
Compresa l'annotazione mattino o pomeriggio per i permessi alla trota
Ai minori di anni 14 è consentita la pesca solo se accompagnati dai genitori
o da chi ne esercita la custodia (accompagnatore)
Continua per i minori di anni 12 muniti di regolare tessera la regola che possono pescare con la stessa
autorizzazione del genitore e con canna propria. Le eventuali catture dovranno essere segnate sull’autorizzazione
del genitore e concorreranno a fare quota sino ad esaurimento autorizzazione ( 5 trote)
S’invita i genitori di usare questa opportunità per educare al rispetto delle regole e della sportività i propri figli.
Le autorizzazioni per il lago di Vedana non sono valide per altri laghi convenzionati e viceversa. L’ uso errato o la
difforme compilazione delle autorizzazioni comporta la sanzione di cui al punto 2- dell’elenco sanzioni in visione
presso la sede F.I.P.S.A.S. di Trichiana - Belluno. Piazza Merlin,25 e presso il Bar al Cacciatore Mis di Sospirolo.
La stessa sanzione sarà inflitta d’ufficio dal servizio Provinciale di Vigilanza se errori e difformi compilazioni saranno
riscontrati sui tagliandi introdotti nell’apposito contenitore prima dell’inizio dell’azione di pesca.
Tutte le autorizzazioni giornaliere individuali devono essere custodite dal pescatore sino al termine della giornata di
pesca, esibite a richiesta della Vigilanza ed utilizzate come prova di autorizzazione alla cattura e trasporto del pesce
fuori dal confine dell’ impianto di pesca sportiva.
TUTTE LE AUTORIZZAZIONI ANCHE SE NON USUFRUITE SCADONO AL 31 DICEMBRE DI OGNI ANNO,NON
SONO RIMBORSABILI NE’ RIUTILIZZABILI L’ANNO SUCCESSIVO
10) CLAUSOLE PENALI
In caso d’infrazione alle norme del presente regolamento, mentre avranno corso provvedimenti, previsti dalle leggi del
settore, i pescatori sono tenuti a versare alla Sezione Provinciale di Belluno a titolo di transazione — oblazione, entro
il 5° giorno dalla notifica dell’ infrazione le somme indicate nel capitolo delle SANZIONI.
11) ORARI Dl PESCA STAGIONE 2017ed eventuali limitazioni
Febbraio 8.00 17.00 Luglio 7.00 20.00
Marzo 8.00 *18.00*(19) Agosto 7.00 19.00
Aprile 8.00 19.00 Settembre 8.00 18.30
Maggio 8.00 19.00 Ottobre 8.00 *17.00*(18)
Giugno 8.00 20.00 Novembre 8.00 16,00
Dal giorno dell’entrata in vigore dell’ora legale solo per Il mese di marzo la chiusura serale è posticipata di un’ ora e
viceversa ad ottobre la chiusura viene anticipata di un’ ora.
LA PESCA È CONSENTITA SOLO SE IL LAGO È ALMENO 2 TERZI PRIVO DÌ GHIACCIO.
SI INTENDE CHE DALLE SPONDE OVE VI SIA GHIACCIO NON SI PUÒ PESCARE.
PUNTI RILASCIO TESSERE F.I.P.S.A.S. 2017 E AUTORIZZAZIONI PESCA LAGO DI VEDANA:
BAR AL CACCIATORE via Mis, 167 Sospirolo Tel:043789336 a 1Km circa dall’impianto chiuso mercoledì
SPORT TEAM via Agordina,42 Sedico Tel:0437853020 (pesca sci sport esche vive) chiuso domenica
SEZIONE PROVINCIALE Piazza T. Merlin 22 Trichiana solo su richiesta telefonica al numero 0437754379
Costo tessera F.I.P.S.A.S. 2018 €. 30,00 ADULTI €. 6,00 UNDER 14
€.5,00 TESSERINO AGONISTICO €.5,00 assicurazione H24
4
11) ELENCO SANZIONI
1 Pesca senza tessera F.I.P.S.A.S. €
154,94
Denuncia automatica
2
Pesca senza autorizzazione giornaliera tesserati F.I.P.S.A.S.
più €.20,00 ogni salmonide catturato
€
€
66,66
20,00
3 Pesca con esche od attrezzi vietati o in numero superiore al
consentito € Da 136,00 a 272,00
4
Pesca di pesci sotto misura
Per ogni capo catturato escluso ciprinidi minori
€
€
136,00
20,00
5
Pesca in epoca di divieto (per il primo pesce)
Per ogni pesce successivo al primo
€
136,00
10,00
6 Pesca fuori dell'orario consentito entro la precedente o seguente ora
stabilita. Dopo una ora di tolleranza €.272,00 € Da 136,00
272,00
7 Pesca o pasturazione con impasti e/o sangue in epoca di divieto € Da 136,00
8 Pasturazione in ogni caso esercitata € 136,00
9
Detenzione di pastura o esche vietate o superiori al quantitativo
ammesso, all’interno dei confini dell’impianto anche se non in azione
di pesca
€ 136,00
10 Commercio di pesci in epoca di divieto o sotto misura per ciascun
capo. € 136,00
11 Pesca con le mani € 136,00
12 Pesca notturna o con fonti luminose € Da 136,00 272,00
13 Uso di natante senza autorizzazione, attività natatoria e balneare. € 136,00
14 Pesca con materie esplodenti, stupefacenti o venefiche o con
corrente elettrica ( denuncia automatica ) € Da 258,23 a 774,69
15 Raccolta e commercio di pesci uccisi con sistemi di cui al punto -14- € Da 136,00 272,00
16 Detenzione d’esplosivi o materie venefiche in prossimità del bacino. € Da 272,00 a 544,00
17
Scarico di materiali, residui della pesca, o getto di sacchetti o
mozziconi di sigaretta ed altro in acqua e sul litorale o nelle adiacenze
del lago
€
136,00 più spese
ripristino ambiente
(da quantificare)
18
Scarico nel lago e nelle adiacenze di proprietà di materiali anche
organici, compresi pane, pasta, mangimi da parte di pescatori o di
visitatori
€
136,00 più spese
ripristino ambiente
(da quantificare)
19
Ogni altra infrazione al regolamento che non rientri tra quelle
elencate, e ogni infrazione al regolamento particolare di pesca alla
carpa qualora non già codificata. (vedi art. 24 di questo prontuario)
€ 136,00
20 Nei casi d’inquinamento la penale e rapportata al danno. € Da quantificare
21 Rilascio del pesce in modo da procurare danno all'animale. € 136,00
22
Pesca dopo aver raggiunto la quota massima di salmonidi consentita
più €.20,00 ogni salmonide catturato abusivamente
€
€
136,00
20,00
23
Esercizio della pesca con autorizzazione diversa dal previsto.
Se contraffatta o di anno antecedente e quindi scaduta
€
€
66,66
136,00
24 Omessa annotazione delle catture prima di riprendere l’azione di
pesca €
66,00 al primo pesce
136,00 oltre 1 pesce
25
Cattura per trattenere , danneggiare, la specie carpa di tutti tipi,
Reina, Specchio, Amur, tentativo di trasportarla viva fuori
dall’impianto: richiesta danni al costo di mercato dell’animale, con
richiesta minima di €.300,00 (trecento) e nel caso di trafugamento
in vita aggiunta di sanzione prevista dalla legge Regionale vigente
€
Da quantificare
(minima da 300,00
euro)
N.B. nei casi di recidiva gli importi di cui sopra possono essere raddoppiati.
Il rifiuto al pagamento delle transazioni e/od oblazioni comportano la denuncia all'Autorità giudiziaria per furto e/o
danneggiamento con aggravio delle spese di giudizio.
Copia conforme deliberazione Consiglio della Sezione Provinciale del 09 febbraio 2018
5
REGOLAMENTO PESCA C&R
Per pesca alla Carpa/Amur è possibile pescare su tutto il perimetro del lago
Divieto assoluto di strappare canneti o tagliare rami per creare postazioni di pesca!
Obbligo di guadino capiente (apertura minimo 70cm max. cm 100.) a patto che questo sia utilizzato per il solo
recupero del pesce allamato e di materiale idoneo per la carpa, non per altri fini!
Obbligo di utilizzare il tendifilo per lanci oltre i 10metri onde evitare di creare intralcio con le lenze a chi pratica altre
discipline di pesca.
Obbligo di materassino o culla di slamatura onde evitare danni al pesce che comunque in ogni caso deve esser
tenuto fuori dall’ acqua lo stretto necessario per la foto di rito e poi IMMEDIATAMENTE RILASCIATO (previa
adeguata ossigenazione)
Pasturazione vietata mediante cobra/spomb/barchino/cucchiaione; consentito l’ utilizzo di un piccolo sacchetto o
string idrosolubile in PVA attaccato all’ innesco in cui poter inserire qualche boiles/Pellet in modo da creare un
minimo di "tappeto" in prossimità dell’ innesco stesso.
Consentita la detenzione massima di mais come esca di grammi 250 e boiles massimo Kg. 1,00
Vietato l’ innesco direttamente sull’ amo...(esempio: consentito utilizzare il ring il cui scopo è allamare il pesce nelle
zone esterne della bocca e con la relativa facilità nella slamatura una volta salpato) è obbligatorio usare solo ami di
misura dal n° 4 a scendere (3,2,1 ecc) Non sono consentite le ancorette. Sono consentite 2 canne da pesca La
postazione non deve superare l’ingombro massimo di 10 metri lineari e deve consentire il passaggio delle persone
sul sentiero (Turisti compresi).. Consentiti i segnalatori acustici a patto che questi ultimi non rechino disturbo agli
altri pescatori/visitatori del lago...si consiglia una regolazione di tono basso e un volume utile allo stretto necessario
Il lago non può sopportare come pressione di pesca più di 4 pescatori alla carpa ogni giorno e solo nei periodi
consentiti, pertanto l’autorizzazione alla pesca và richiesta al signor: Parissenti Renato (Sport Team Sedico) che è
anche punto di rilascio tessere F.I.P.S.A.S. e autorizzazioni alla pesca. Telefono: 335294810
Le richieste saranno considerate in ordine di tempo di presentazione e saranno soggette al vaglio insindacabile della
Sezione di Belluno che avrà principalmente il compito di accertare l’idoneità e la serietà del richiedente anche in
termini di attrezzatura prevista.
Le richieste vanno sempre seguite da un contributo di gestione da quantificare e comunque da versare in ogni caso
nelle modalità che verranno comunicate alla richiesta.
Distanze tra pescatori alla carpa:
il primo arrivato sceglie la postazione, a seguire il secondo il terzo,il quarto; la distanza dalla prima postazione e dalle
altre tre è di minimo metri lineari 15,00 o superiore da dove sono posizionate le prime canne.
Si raccomanda la massima cautela nel recupero e nel rilascio della carpa che và trattata con tutti gli accorgimenti atti
a non danneggiarla. La carpa va trattenuta lo stretto tempo necessario per la eventuale foto di rito e rilasciata subito
aiutandola a rientrare in acqua ossigenandola e rilasciandola dolcemente
6
L’autorizzazione vale solo per la pesca ai ciprinidi ed è giornaliera, pertanto, non si possono catturare e trattenere
trote per le quali vale il permesso tradizionale che non consente la pesca alla carpa o ciprinidi minori. Durante il
periodo di divieto che và dal 30/03 al 14/05 compreso non si può esercitare la pesca alla carpa pertanto sono
vietate le esche e la tipologia di pesca tipica della carpa.
Ogni uccisione o danneggiamento provocato da incuria, malafede, voglia di appropriarsi indebitamente di pesci della
specie carpa (Reina, Specchio, Amur.) varrà la richiesta di danneggiamento al valore di mercato dell’esemplare con
minimo di €. 300,00 (trecento,00) e in caso di asportazione o tentativo di asportazione della specie in vita verrà
irrogata anche la sanzione prevista dalla vigente legge regionale.
Per tentativo si intende anche il trattenere la specie oltre lo stretto necessario della slamatura e foto eventuale di rito
oppure trattenere in vivo in nassa gli esemplari.
Per la pesca al luccio e al bass C&R la pesca è sempre aperta anche durante il divieto alla carpa.
Lambro Amm. Prov. di Pavia
PVLANCA DEL BOSCO LEONE FT Novara blu
NOLanca del Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
LANCA DEL GIARDINA' FT Novara blu
NOLanca del fiume Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
LANCA DEL MONZA FT Novara blu
NOLanca del fiume Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
LANCA DELLA CHIOCCIOLA/ LAMA BOSCO DANICO/ LAMA PAL SQUARA' FT Novara blu
NODiramazioni del fiume Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
LANCA DOSCAPLIN FT Novara blu
NOLanca del fiume Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
Lario
LCdal confine località Punta Grumo comune Lierna nei comuni in sponda sinistra di Mandello del Lario, Abbadia lariana e Lecco e in sponda destra nei comuni di Malgrate, Valmadrera e frazioni di Vassena e Onno di Oliveto Lario
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Spinning da Barca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
LE GHIARINE
RAImpianto convenzionato FIPSAS formato da due laghi di acqua salmastra uniti al centro da un canaletto che gli conferisce la cosiddetta forma a occhiali. Spot bello ma molto impegnativo e dal rendimento piuttosto discontinuo. Si tratta di un lago quasi unico nel suo genere visto che si possono catturare sia pesci d’acqua dolce come le carpe o le trote sia spigole e cefali. La tecnica d’elezione rimane comunque il carpfishing che può regalare prede da sogno. Postazioni ottimali le due sul canaletto e la n.5 che dà sulla SS Adriatica. Da aprile a novembre si possono programmare sessioni di pesca notturna con modalità, ticket, orari e numero di catture stabili di volta in volta. Attenzione: per il persico sole è vietato il no-kill. L’attività sportiva si pratica solo da postazioni fisse, con i piedi all’asciutto e da riva. Vietata l’azione itinerante. Presenti numerose postazioni tabellate riservate in maniera permanente ed esclusivamente al carpfishing. I periodi migliori per pescare sono la primavera e l’autunno.
Come arrivare: Il centro sportivo delle Ghiarine è situato sulla S.S. Adriatica al n°564, in località Fosso Ghiaia davanti a Mirabilandia, a 8 km da Ravenna, 8 km da Cervia e a 3 km dal mare. È facilmente raggiungibile per chi viene dalla A1 uscita Cesena nord, si prende la E55 in direzione Ravenna e si esce allo svincolo per Mirabilandia in direzione Cervia-Rimini.
Rilascio permessi
VIA ROMEA SUD, 564 FOSSO GHIAIA RAVENNA
TEL. 3459392185 0544/560688
http://www.fipsasfe.it/
Regolamento interno
La pesca è consentita ai soli Soci, nei tratti contrassegnati, nei giorni di martedì, giovedì, sabato e domenica tutto l’anno, salvo diversa prescrizione.
Bacino Ghiarine Sud
La pesca è consentita ai soli Soci, nei tratti contrassegnati, nei giorni di martedì, giovedì, sabato e domenica da metà ottobre a fine marzo, salvo diversa prescrizione.
Da aprile a novembre si possono programmare serate di pesca notturna, con modalità, orari, ticket e numero di catture ammesse stabilite di volta in volta, con esposizione in bacheca.
Art.1 Modalità di accesso
La pesca sportiva è consentita esclusivamente ai tesserati F.I.P.S.A.S. in possesso di tessera Federale in corso di validità previo pagamento del ticket di allenamento (contributo per ripopolamento/gestione) per l’accesso ai bacini Nord e Sud.
Art.2 Modalità d’uso
Le Società ed i Circoli affiliati che intendono organizzare gare sociali o manifestazioni, devono richiedere gli spazi necessari con almeno una settimana di preavviso, specificando di quali locali e/o servizi intendono usufruire e per quale specifico uso (scopo sociale).
L’uso della piattaforma e relativi percorsi subacquei per immersioni didattiche è uniformato al rilascio di un ticket con un minimo di 10 presenze.
È necessaria la prenotazione con almeno un mese di anticipo, l’utilizzo del reparto spogliatoio con doccia e servizi dovrà essere asciugato e rimesso in ordine a cura della Società che ne fa uso.
Tutte le attività si svolgono sotto la diretta responsabilità della Società che organizza gare, manifestazioni, corsi e/o immersioni didattiche.
Non sono ammesse immersioni di singoli subacquei, anche se regolarmente tesserati, senza il responsabile controllo delle rispettive Società d’appartenenza.
Art.3 Modalità di pesca
L’attività di pesca sportiva si pratica esclusivamente da postazioni fisse (picchetti) con i piedi all’asciutto, da riva.
Non è consentita la pesca sportiva in maniera itinerante.
In alcuni tratti dei due laghi sono state ricavate postazioni di pesca, appositamente tabellate, riservate in maniera permanente al solo Carp Fishing nelle quali sono vietati tutti gli altri tipi di pesca.
I praticanti del Carp Fishing, salvo autorizzazioni per gare o raduni, sono tenuti ad occupare unicamente le postazioni a loro riservate. Qualora TUTTE le postazioni a loro riservate risultino occupate, possono impegnare altre postazioni facendo attenzione a non invadere o disturbare con lenze, fili, tende e quant’altro le postazioni vicine.
Art.4 Pasturazione
La pasturazione è regolamentata nel seguente modo:
pesca ai cefali e latterini – massimo Kg 0.500 di sfarinati leggeri
pesca alla carpa (solo nelle postazioni Carp Fishing) - massimo Kg 0.600 boiles
pesca alla trota - vietata qualsiasi pasturazione
pesca all’anguilla - vietata qualsiasi pasturazione
pesca alla spigola - vietata qualsiasi pasturazione
pesca allo storione - vietata qualsiasi pasturazione
Non è permessa la pasturazione con granaglie, granturco o altro.
Ogni altro tipo di pasturazione è vietato.
Art.5 Esche
Esche naturali ammesse: lombrichi, camole del miele e della crusca, uova di pesce, zuccherini, frumento, polenta, boiles, pane e pastelle di pane e formaggi, arenicole e muriddu, latterini e gamberi vivi o morti, paste per trote già pronte.
Esche artificiali ammesse: coda di topo galleggiante o sommersa, piccoli minnows, similesche in plastica molle o dura, cucchiaini con ami singoli ed ardiglione sempre schiacciato.
L’uso di esche artificiali (pesca o mosca) va fatto in alternativa alla pesca con esche naturali, non si può pescare con una o due canne con esche naturali ed usare contemporaneamente una canna con artificiale. Anche la pesca a mosca o con artificiale va fatta senza spostamenti continui (max due/tre spostamenti) e sempre su picchetti liberi all’interno dello stesso bacino.
L’eventuale uso di esche vive è limitato ai latterini e ai gamberi.
È vietato l’uso del bigattino, della sarda, alice e/o altro pesce azzurro oltre ad alborelle, scardole e/o altri pesci sia vivi che morti, sia interi che a pezzi.
Tutto quanto non annotato nel presente elenco è da ritenersi VIETATO.
Art.6 Uso delle attrezzature
Le canne vanno montate sul posto di pesca lontano da cavi elettrici o pali della luce e devono essere smontate, quando si lascia il posto di pesca. Fare particolare attenzione ai lati dei due laghi che costeggiano la SS. 16 Adriatica dove pur se ad una certa distanza corre una linea elettrica ad alta tensione. Possono essere montate soltanto le canne (1-2-3) per le quali si sia già pagato il ticket di allenamento. Gli attrezzi consentiti (vedi capitolo ticket ) sono canne con o senza mulinello, armate con non più di due ami.
Chi ha pagato il ticket per 2 o 3 canne può, usando una di queste pescare latterini.
L’uso del guadino è consentito per la cattura di una preda, quando la stessa è allamata.
Art.7 Misure minime
Misure minime da rispettare: Storione cm. 60, Anguilla cm. 30, Spigola cm. 30, Cefalo cm. 30, Orata cm. 20, Passera cm. 20, Sogliola cm. 20, Gò cm. 15; Trote, Salmoni e Salmerini non hanno misura minima. Carpe comuni, Carpe cuoio o di galizia e gli altri tipi presenti nei laghi, Amur possono essere pescati, ma vanno accuratamente slamati e posti nuovamente in acqua.
Il persico sole è divenuto endemico, se pescato non va soggetto a ticket , NON VA RIMESSO IN ACQUA.
Art.8 Ticket (allenamento Soci)
Orario giornaliero dei laghi
1-2 canne con o senza mulinello (3 pesci misto) 8 euro
3 canne con o senza mulinello (5 pesci misto) 10 euro
Carp Fishing
1-4 canne in unica postazione
Iscritto Società affiliata Sezione Provinciale di Ravenna 8 euro
Iscritto ad altra Sezione Provinciale F.I.P.S.A.S. 10 euro
NOTTURNE
Normale all’anguilla-spigola ecc. massimo 10 pezzi chiusura ore 24.00
da 1 a 3 canne in unica postazione 12 euro
Notturne e/o prolungata Carp Fishing (solo gruppi prenotati)
1-4 canne in unica postazione
-Opzione A ore 24/26
Dal venerdì sera al sabato fino alla chiusura del lago
Iscritto Società affiliata Sezione Provinciale di Ravenna 12 euro
Iscritto ad altra Sezione Provinciale F.I.P.S.A.S. 14 euro
- Opzione B ore 36/38
Dal sabato alla domenica fino alla chiusura del lago
Iscritto Società affiliata Sezione Provinciale di Ravenna 14 euro
Iscritto ad altra Sezione Provinciale F.I.P.S.A.S. 16 euro
- Opzione C ore 48/50
Dal venerdì sera alla domenica fino alla chiusura del lago
Iscritto Società affiliata Sezione Provinciale di Ravenna 18 euro
Iscritto ad altra Sezione Provinciale F.I.P.S.A.S. 20 euro
Pescate infrasettimanali estive
Giugno - Settembre
Ingresso in giornata di apertura lago e uscita in giornata di apertura lago.
Martedì-mercoledì-giovedì
Iscritto Società affiliata Sezione Provinciale di Ravenna 20 euro
Iscritto ad altra Sezione Provinciale F.I.P.S.A.S. 22 euro
Per tutte le pescate riservate ai gruppi di carp fishing nelle varie opzioni giorni/orario prospettate occorre SEMPRE la prenotazione preventiva.
All’entrata del gruppo va consegnato l’elenco di tutti i partecipanti e versato l’importo complessivo dei ticket dovuti. Inoltre, tutti pagano il ticket dovuto per l’intero periodo prenotato dalla Società/Gruppo, altri soci che si aggiungessero al loro gruppo (stesso sodalizio di appartenenza) dovranno pagare lo stesso ticket degli altri e uscire nel giorno/orario previsto dal tipo di opzione prenotata.
Il numero minimo di presenze richiesto è di 10 persone per i fine settimana e di 8 persone per il turno infrasettimanale estivo.
È facoltà della Direzione del Centro Sportivo e del Responsabile di Gestione adottare provvedimenti in deroga su valutazioni di interesse generale o promozionale senza che il fatto debba costituire precedente. Il numero di pescate infrasettimanali estive viene stabilito annualmente dalla Direzione del Centro Sportivo e del Responsabile di Gestione e viene comunicato, dopo la compilazione del calendario annuale, con le altre prenotazioni.
Ticket allenamento Soci Sub mattino – pomeriggio
Compreso uso dei servizi e della doccia (riservato alle Società, non consentito ai singoli)
10 – 15 allievi (cumulativo) 50 euro
16 – 25 allievi (cumulativo) 70 euro
In occasione di manifestazioni particolari, raduni importanti, meetings, per uso della sala riunioni, sala ristoro e servizi si possono concordare le date e le relative tariffe, gli spazi occupabili e quant’altro con la direzione del Centro Sportivo.
Ticket allenamento pesca giornaliera
(gli altri sono già regolamentati per le catture) danno diritto al singolo Socio di catturare, detenere ed asportare, rispettivamente:
1) fino a Kg. 0.500 di latterini
2) fino a 3 trote o anguille o cefali (ammessa combinazione mista) oppure 1 storione oppure 1 spigola
3) fino a 5 trote o anguille o cefali (ammessa combinazione mista) oppure 1 storione oppure 1 spigola
Eventuali catture di gò, passere, sogliole, non costituiscono superamento del ticket purché non catturati in numero superiore a 2 (totali).
Il persico sole se pescato non va soggetto a ticket NON VA RIMESSO IN ACQUA.
Ogni pesce catturato in più della quota è soggetto a ticket aggiuntivo:
trota, cefalo, anguilla 1.00 euro
spigola 5.00 euro
storione 10.00 euro
È severamente vietato trattenere il pesce catturato nelle nasse per liberarlo a fine giornata, deve essere liberato subito o messo nella nassa e portato come cattura all’uscita.
È altresì vietato liberare in acqua o celare pesci rimasti visibilmente danneggiati nella cattura. Le carpe allamate da parte dei praticanti il carp fishing e, occasionalmente dagli altri pescasportivi, vanno slamate con cura e poste subito in acqua, se gli ami dovessero essere dentro la gola tagliare il filo, non prenderle per le branchie o danneggiarle in alcun modo.
Art.9 Divieti
È assolutamente vietato entrare in acqua e/o pescare nei tratti vietati (acque profonde di cava con sponde ripide).
È fatto assoluto divieto di balneazione in tutto il perimetro dei due laghi.
È fatto assoluto divieto di accesso nelle zone di servizio ed in quelle interdette al pubblico.
È vietato abbandonare rifiuti di qualsiasi genere, compreso pesci morti, esche, pasture, contenitori vari, bottiglie, carta sia in acqua che sugli argini in tutto il perimetro dei due laghi.
Ove dovessero mancare gli appositi raccoglitori o fossero momentaneamente pieni, ogni pescatore è tenuto a portare i propri rifiuti nei contenitori presso lo Chalet o negli apposti cassonetti posti all’uscita centrale dei laghi, dovrà informare la guardia e potrà ricevere i sacchetti supplementari.
È vietato disturbare o molestare in qualsiasi modo la fauna presente all’interno del perimetro dei due laghi, manomettere o danneggiare le piante spontanee e/o quelle messe a dimora, i pali di sostegno, i cartelli segnaletici e quant’altro collocato all’interno del Centro Sportivo. È altresì vietato abbandonare ami innescati con o senza spezzoni di filo, poiché sono causa di morte di uccelli grandi e piccoli.
Per disposizione dell’Associazione e per la salvaguardia dei nidiacei presenti, essendo il Centro Sportivo collocato all’interno della Zona Pre Parco del Delta è assolutamente vietato introdurre cani all’interno del perimetro recintato!
Art.10 Minori
I ragazzi di età inferiore a 14 anni devono essere accompagnati da persona adulta.
Art.11 Tesseramento
Per chi ne è sprovvisto è possibile ottenere la tessera FIPSAS presso lo Chalet.
Art.12 Ingresso
L’ingresso è riservato ai Soci F.I.P.S.A.S. regolarmente tesserati e ad eventuali famigliari che devono comunque restare nei pressi della postazione di pesca; l’attività di pesca è riservata ai soli Soci F.I.P.S.A.S. .
Si raccomanda ai Soci di limitare al massimo l’accesso di familiari e amici. Allorquando questi vengano a trovare il Socio dovranno sempre passare dallo Chalet (sia in entrata che in uscita) avendo cura di rispettare tutte le regole vigenti.
Art.13 Servizi
Presso lo Chalet sono in funzione i servizi igienici a disposizione gratuita di Soci e famigliari con preghiera di tenerli in ordine.
Art.14 Automezzi
L’accesso con autovetture all’altezza dei posti di pesca è ammesso alle seguenti condizioni:
- lo stato della carraia perimetrale non sia reso precario dalla troppa pioggia;
- le auto siano parcheggiate solo e sempre immediatamente a fianco della carraia all’altezza del posto di pesca o nelle piazzole appositamente realizzate, mai vicino all’acqua o in modo da impedire il transito ad altri pescatori o agli addetti ai controlli;
- che lo spostamento dall’ingresso al posto di pesca e ritorno avvenga sempre a velocità ridotta e prestando la massima attenzione.
Particolare raccomandazione ai proprietari di camper e roulotte che dovranno evitare assolutamente le zone più critiche e limitare la sosta alla piazzola o nel tratto di carraia asfaltata, negli altri punti la sosta dovrà avvenire sempre accanto alla carraia principale esterna.
Eventuali costi di rimozioni dovuti ad impantanamento o impossibilità di uscire autonomamente saranno a cura e totale a carico del proprietario del mezzo.
Eventuali inosservanze del regolamento comporteranno il divieto d’ingresso ai recidivi.
Art.15 Obblighi
Prima di uscire dal Centro Sportivo i Soci devono Tassativamente passare dallo Chalet per la segnalazione delle catture, ciò si applica anche per coloro che non abbiano effettuato alcuna cattura e i praticanti del Carp Fishing.
È preciso dovere di ogni coscienzioso Socio segnalare immediatamente eventuali anomalie o comportamenti scorretti perpetrati da parte di altri Soci o Terzi ai danni delle strutture, animali o piante nonché la pratica di attività non contemplate dal regolamento, l’abbandono di rifiuti o pesci morti. Tacere significa rendersi complici di tali misfatti.
Il pagamento del ticket dà diritto alla giornata di pesca purché il Socio non esca dal Centro Sportivo in tale periodo.
Art.16 Sorveglianza, provvedimenti, risarcimenti danni
Il servizio di sorveglianza nei bacini del Centro Sportivo Le Ghiarine, acque private convenzionate F.I.P.S.A.S., è svolto da Guardapesca F.I.P.S.A.S., dagli Ispettori Federali e dai componenti il Comitato di Gestione dei laghi.
I tesserati sono tenuti ad esibire, su richiesta, l’avvenuto pagamento del ticket , la tessera F.I.P.S.A.S. e ad acconsentire a che il personale preposto effettui controlli sulle catture trattenute, le esche, le pasture, il numero degli attrezzi da pesca anche quando collocati all’interno di auto, camper, tende ove ciò si rendesse necessario.
In caso di rifiuto a sottoporsi ai giusti controlli si farà ricorso alle Forze Pubbliche (Carabinieri), in caso di allontanamento ingiustificato il Socio sarà sottoposto a procedimento di espulsione e si darà seguito a regolare denuncia.
Vale ricordare che le Guardie Giurate Volontarie F.I.P.S.A.S. nell’espletamento delle loro funzioni di vigilanza sulla pesca sono a tutti gli effetti di legge Agenti di Polizia Giudiziaria.
Art.17 Sanzioni
° Ingresso/uscita dal Centro Sportivo senza comunicazione allo Chalet 25 euro se recidivi 50 euro
° Pesca senza tessera F.I.P.S.A.S. valida, senza ticket , con numero maggiore di canne, ami, esche e/o pasture in soprannumero o vietate, parcheggio scorretto dell’autovettura, abbandono di rifiuti, trattenimento di pesci sottomisura 50 euro se recidivi 100 euro
° Mancata dichiarazione di supero di catture, trattenimento di specie da liberare, abbandono di pesci, accesso ad aree vietate 100 euro se recidivi 200 euro
° Uso di attrezzi diversi da canne, pesca in zone riservate, canne montate e/o trasportate fuori dalla posta di pesca in zone dove corrono i fili di alta tensione 200 euro se recidivi 400 euro
° Danneggiamento piante, cose o strutture, molestia o cattura di fauna, balneazione 250 euro se recidivi 500 euro
In caso di recidiva, oltre al provvedimento disciplinare e amministrativo il Consiglio Direttivo può decretare l’espulsione del Socio
Chiunque sorpreso in attività di pesca o comunque all’interno del Centro Sportivo fuori dagli orari di apertura, sprovvisto di regolare autorizzazione, sarà sottoposto a denuncia per violazione di domicilio e tentato furto.
LE VALLETTE
FELe Vallette di Ostellato sono un’oasi naturalistica lunga circa 10 km dove terra e acqua convivono in piena armonia. Sono un luogo ideale per passeggiate, escursioni, birdwatching e pesca sportiva.
Nelle acque non molto profonde si pratica soprattutto il carpfishing e la pesca con gli artificiali, in posizioni raggiungibili comodamente in auto, ma senza perdere la sensazione di essere immersi nella natura in un paesaggio davvero incontaminato.
In questo paradiso vivono le carpe, alcune davvero di grandi dimensioni ma molto schive e difficili da catturare. Sono presenti anche esemplari autoctoni, che non vengono dai ripopolamenti. A causa della nutrita presenza di pesci gatto è consigliabile pasturare con boilies e poche granaglie. Nel periodo estivo, per evitare che i “pesci disturbo” distruggano gli inneschi è consigliabile proteggerli con reti di nylon. Nel caso si voglia pescare con le granaglie è indicato l’uso abbinato di esche sintetiche. Il periodo migliore per pescare va da marzo a dicembre.
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
vallette@atlantide.net
Regolamento interno
Lecco - Brivio
LCComune di Brivio dal molinazzo - fiume Adda ( in corrispondenza della vecchia filanda) fino in comune di Calco alla località Colonne di San Colombano
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Lecco - comune di Dervio
LCComune di Dervio: dal ponte sulla provinciale S.P. 72 fino a ponte di legno a monte del viadotto della S.S. 36
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Lecco - comune di Introbio
LCComune di Introbio: nel tratto compreso nei 600 mt a valle del ponte "di Chiuso"
Tecniche di pesca
Regolamento interno
regolamento bacino n° 5
Lecco - comune di Lecco Loc. Bonacina
LCComune di Lecco località Bonacina: dal ponte in prossimità della ditta Capriol fino alla confluenza del torrente Grigna
Come arrivare: accessibile con mezzi
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Lecco - comune di Premana
LCComune di Premana dal ponte di Levino fino al ponte di Gebbio
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Lecco - Pagnona (affluente destro torrente Varrone)
LCcomune di Pagnona dal ponte dei Giabbi 200 metri verso monte
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Lecco - Premana località Forni
LCComune di Premana loc. Forni dalla cascata artificiale per 200 metri a monte
Come arrivare: accesso con automezzi solo con autorizzazione del comune
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Lecco comune di Costamasnaga
LCComune di Costamasnaga: dal ponte di frazione Colombaio per 500 metri a monte
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Lecco comune di Introbio
LCComune di Introbio: dal manufatto all'arrivo della strada di accesso alla cascata del Torrente Troggia al ponte sulla SP 62
Come arrivare: si
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Lecco comune di Primaluna
LCComune di Primaluna: dalla confluenza con il torrente Troggia fino a 70 m a valle del ponte di Barcone
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Lecco -Erve
LCComune di Erve: dal primo ponte dopo la strettoia in via Resegone al sentiero dopo la piazzola all'altezza della teleferica
Come arrivare: accesso con mezzi
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
LETE
CEIl tratto di fiume gestito dalla FIPSAS va dalla dismessa centrale ENEL di Prata Sannita alla cartiera Raiola Pescarini nel Comune di Pratella. Il tratto convenzionato si presenta con caratteristiche prettamente torrentizie con fondale basso e grossi massi. Acque chiare e veloci. Il Torrente Lete sorge nei monti del Matese in località Secine nel cuore del Parco Regionale del Matese, lungo il suo corso ha uno sbarramento che genera il lago di Letino. Nelle sue acque vivono trote e talvolta possono intravedersi anguille.
Come arrivare: Uscita A1 Caianello, prendere SS 372 per Pietravairano e a bivio “Quattroventi” girare a sinistra in direzione Prata Sannita. Le acque in concessione iniziano dall'area pic-nic situata ad inizio paese sulla destra.
Tecniche di pesca
Rilascio permessi
Carmine di Lello
347 9198426
caserta@fipsas.it
Per informazioni e rilascio permessi si possono contattare i FIPSAS point. L'elenco è consultabile al seguente link: www.casertafipsas.it/fipsas-point.html
Regolamento interno
1. Fermo restando le normative previste dalle leggi vigenti in materia, l’esercizio della pesca sportiva nelle acque in concessione alla FIPSAS in provincia di Caserta si svolgerà nel rispetto dei principi stabiliti dalla Federazione e dalle norme riportate nel presente regolamento.
In particolare il pescatore dovrà essere munito di: Licenza di Pesca Governativa in corso di validità, Tessera FIPSAS e Autorizzazione del Concessionario (Libretto di Controllo Catture), il cui costo è stabilito annualmente dalla Sezione Provinciale.
2. La Tessera FIPSAS e l’Autorizzazione, saranno rilasciati presso la Sezione Provinciale o nei punti vendita regolarmente autorizzati, essi costituiscono autorizzazione del concessionario ad esercitare la pesca nelle acque convenzionate, essi sono strettamente personali, per cui l’intestatario dovrà apporre la propria firma per accettazione all’atto del rilascio.
3. Si intenderà pertanto privo di autorizzazione chiunque eserciti la pesca senza la tessera FIPSAS o dell’Autorizzazione del Concessionario.
4. Nelle acque in concessione è fatto divieto di pesca dal tramonto della 1° Domenica di Ottobre ad un’ora prima dell’alba dell’ultima Domenica di Febbraio. Nei periodi sotto elencati è fatto divieto di pesca delle seguenti specie:
A – TINCA, BARBO e CARPA dal 15 Maggio al 30 Giugno;
B – PERSICO REALE dal 15 Maggio al 15 Giugno;
C – ANGUILLA pesca consentita da un’ora prima dell’alba sino alle ore 24,00 e senza l’ausilio di fonti luminose;
D – GAMBERO DI FIUME a tempo indeterminato a causa della forte diminuzione della specie;
E – TROTA qualsiasi specie dal tramonto della 1° Domenica di Ottobre a un’ora prima dell’alba dell’ultima Domenica di Febbraio.
Misure minime:
5. Trota ogni specie cm.22, Carpa cm.30, Tinca cm.22, Anguilla cm.30, Barbo cm.15, Persico Reale cm.20.
A – Il pesce catturato sotto misura o inavvertitamente in epoca di divieto, va rimesso in acqua immediatamente usando i dovuti accorgimenti quali: Bagnarsi le mani e slamarlo con cautela, qualora fosse necessario per non arrecare danno al pesce va tagliata la lenza il più vicino possibile all’apparato boccale.
Giornate di Pesca:
6. La pesca è consentita dall’alba dell’ultima Domenica di Febbraio al tramonto della prima Domenica di Ottobre nei seguenti giorni: MARTEDI', GIOVEDI’, SABATO, DOMENICA e festivi infrasettimanali.
Limitazioni e Marcatura delle Catture:
7. Il limite massimo pro-capite di catture per la Trota ogni specie è di 5 capi giornalieri, raggiunto il limite massimo il pescatore è tenuto a sospendere l’azione di pesca.
A- Il pescatore dovrà segnare sull’apposito libretto in modo indelebile ogni cattura immediatamente dopo averla cestinata. B- Le altre specie presenti non vanno contrassegnate e non posto alcun limite giornaliero.
Esche e Pasture:
8. Sono consentite tutte le esche naturali ad eccezione della larva di mosca cartaria (Bigattino) di cui ne è vietata la detenzione, delle uova di salmone, del sangue, e di tutte le esche chimiche (paste di vario tipo) nonché vietata qualsiasi forma di pasturazione.
Attrezzi e modalità di pesca:
9. La pesca è consentita con una sola canna con o senza mulinello e con un solo amo.
10. L’uso del guadino è consentito solo come ausilio per salpare il pesce.
11. Non è consentito alcun altro attrezzo inclusa la bilancia.
12. L’uso della moschera è consentito.
Salvaguardia dell’ambiente:
13. E’ vietato abbandonare rifiuti di qualsiasi tipo e natura, sia in acqua che sulle sponde, con particolare riferimento a sacchetti di plastica e contenitori per le esche.
Responsabilità per danni:
14. La Sezione Provinciale e la FIPSAS declinano ogni responsabilità per danni subiti o causati dal pescatore nell’esercizio della pesca.
Divieti:
15. Sul Torrente Lete nel tratto che scorre nel Comune di Prata Sannita sarà instaurata una Zona di Protezione e Ripopolamento, opportunamente tabellata.
16. Sul Torrente Lete al fine di salvaguardare il Gambero di Fiume e il suo habitat naturale è instaurata tassativamente la Pesca a piede asciutto, e cioè sarà vietato esercitare l’azione di pesca camminando nel letto del torrente.
Vigilanza:
17. Il servizio di vigilanza nelle acque convenzionate FIPSAS, ai fini dell’accertamento di eventuali infrazioni, è espletato dal corpo di vigilanza ittico-venatoria-ambientale della Provincia e della Regione, al Corpo Forestale dello Stato, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, ai Vigili Urbani e Campestri, dalla Polizia di Stato e da ogni Guardia Ittica. E’ valida la verbalizzazione anche da parte di un solo Guardapesca.
18. Il pescatore ha l’obbligo di mostrare agli addetti alla vigilanza, su loro esplicita richiesta, i documenti prescritti, nonché il contenuto di ogni oggetto atto a contenere pesci, esche e attrezzature (cestini, borse, zaini o loro affini).
Principali sanzioni e Pene Pecuniarie:
19. La sanzione per il mancato possesso delle autorizzazioni nelle acque convenzionate (art.33, R.D. 1604 del 8 Ott. 1931), è di € 100,00 per la mancata indicazione della data sul libretto di controllo catture, € 50,00 per la mancata registrazione della cattura, € 30,00 per ogni cattura in più rispetto al limite di 5 giornaliere, e per ogni cattura sotto misura da € 20,00 a € 103,00.
Per tutto quanto non previsto nel presente regolamento vigono le disposizioni contenute nel R.D. 22 Nov. 1914 n°1486, nel T.U. sulla pesca approvato con R.D. 8 Ott.1931 n°1604 e successive modifiche integrazioni, e dal Calendario di disciplina della pesca emesso dalla Provincia.
N.B. La FIPSAS si riserva di richiedere un risarcimento danni causati dall’inosservanza del presente regolamento.
Deroga all’osservanza del REGOLAMENTO: 20. In occasione di manifestazioni sportive autorizzate dalla Sezione Provinciale e per i soli partecipanti alla gara è ammessa deroga parziale o totale dall’osservanza del presente regolamento in ordine all’azione di gara e alle relative disposizioni.
21. In occasione di dette manifestazioni la Sezione Provinciale si riserva di vietare la pesca per uno o più giorni.
22. La FIPSAS si riserva di vietare la pesca nelle acque convenzionate per uno o più giorni in occasioni di ripopolamenti della fauna ittica.
MELEZZO OCCIDENTALE
VBTorrente che scorre nella Val Vigezzo, nasce dal monte Pizzo Ragno, e sfocia nel Toce. Il tratto in questione è attraversa i comuni di Druogno, Trontano e Masera.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
MENAGO
VRIl tratto in gestione alla Fipsas va dal ponte sito in località San Pierino, in comune di Bovolone, fino a 2 km a monte del mulino sulla strada Villafontana-Isola della Scala, per km 2; e in località Cerea dal ponte della ferrovia a monte fino al mulino Storari, per circa km 5.
Come arrivare: Da Verona prendere la ss. 434, girare a destra sp. 21, attraversare Cà degli Oppi e prendere la sp. 21A fino a Bovolone.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Regolamento interno
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessivo superiore a mt. 20.
Il bilancino è vietato.(decr.Amm.Prov. 7/4/99 n. 16). Si può detenere ed usare Kg.1 di larve di mosca carnaria (bigattini) e Kg. 1 di pastura (asciutta).
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 maggio al 30 giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle "boilles".
Milano - Fiume Adda
MIdal confine con Monza Brianza in località Rondinera sino all'imbocco del naviglio Martesana in comune di Trezzo d'Adda località Concesa.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Barca
Regolamento interno
Regolamento Regionale 2/2018
regolamento di bacino n°6
Milano - Fiume Ticino- Bernate sopra Ticino - Boffalora
MIDa 2.000 metri a monte del Ponte di Boffalora Fino a m. 2.200 a valle del Ponte di Boffalora, si pesca in sponda sinistra
Come arrivare: da strada provinciale- Milano-Torino dopo Ponte del Naviglio grande ( Pontevecchio) prendere per Boffalora, per 200 metri sul ponte sul fiume Ticino girare a sinistra si prosegue per circa 100 metri superare tunnel della provinciale e scendere sul fiume.
Regolamento interno
Regolamento Regionale 2/2018
Regolamento di Bacino n° 3
Milano -F.Ticino - Nosate e Turbigo
MItratto in doppia sponda dalla diga del Naviglio Grande in comune di Nosate sino all'imbocco del Canale Langosco in comune di Turbigo; comprese lanche, morte e mortizze. in comune di Nosate e Turbigo -tratto finale partendo da Turbigo e seguendo le indicazioni località Casa delle Barche - affluenti in sponda sinistra canale Marinone e canale Regresso.
Permessi in vendita presso: Armeria Buzzini
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Spinning da Barca
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
MOLINARA DI CARPIGNANO FT Novara rosso NO-KILL
NOPiccolo canale prevalentemente sotterraneo che scorre dentro il paese di Carpignano Sesia
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
MOLINARA DI CAVAGLIO FT Novara rosso
NOPiccola roggia che nasce dal Fiume Agogna e scorre nel paese di Cavaglio.
Il tratto è compreso dalle origini da Agogna al termine in roggia Guida.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
MOLINARA DI GALLIATE FT Novara rosso
NOMolinara che scorre parallelamente al Ticino e al Naviglio Sforzesco.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
MOLINARA DI GALLIATE FT Novara rosso NO-KILL
NOMolinara che scorre parallelamente al Ticino e al Naviglio Sforzesco.
Il tratto in questione parte dall'allevamento di Casaleggio al sotto passo del Naviglio Sforzesco.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
MOLINARA DI OLEGGIO FT Novara rosso
NORoggia che scorre parallelamente al Ticino, da cui nasce, e in cui conclude il suo corso.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
Molinella (Cons. Bonifica Territori del Mincio)
MNTecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Regolamento interno
MONTEBELLO FT Novara blu
NOcavo di derivazione dal canale cavour e D.A.N. inizio tratto comune di Recetto fino a confine provinciale.
Permessi in vendita presso: Triesport Pesca Sportiva, Mora Pesca Sport
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Rilascio permessi
Giornaliero €5.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
MORA CAMERONA FT novara blu NO-KILL
NOCanale che nasce dal fiume Terdoppio.
Tratto dal Terdoppio al salto sotto alla SP6
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU NO KILL
1. Il pesce catturato va immediatamente rilasciato.
2. E' consentito tenere il pesce in nassa solo in occasione di manifestazioni agonistiche autorizzate.
3. Pesca consentita con la sola canna (massimo 2 in 3 mt.).
4. Pesca del siluro consentita anche con il vivo detenendo i soli pesci innescati (max 2, ovvero 1 x canna) che devono essere di lunghezza superiore ai 25 centimetri.
http://www.fipsas.novara.it/
MORA CERCA FT Novara blu
NORoggia che scorre nei dintorni del paese di Trecate.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
MORA-BUSCA
NOCanale che nasce dalla Mora a Fara e si immette nella Busca sopra a Carpignano.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
Navarolo (Cons. Bonifica Navarolo)
MNTecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
Navarolo canale
CRha origine presso la cascina Ronchi a sud di Casteldidone. Scorre per un certo trattocol nome di Canale. A San Matteo delle Chiaviche, fra Sabbioni e Correggioli,unisce le sue acque a quelle del canale Fossola e del canale Ceriana e, con un canale di Km2, largo mt75 ( Fossola Inferiore)sfocia a destra nell' Oglio in loc. cascina Morane. ( Lunghezza Km 22)
Come arrivare: dalla strada Casalmaggiore-Rivarolo Mn. fino al confine provinciale
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Navigabile Canale (Campo Gara Fipsas)
CRCanale Navigabile – SPINADESCO (comuni di Cremona e Spinadesco) -
In sponda destra (lato Sud) dal ponte Caselli al Manola e dal ponte Manola al Cavatigozzi -
lunghezza: 3,2 km; numero massimo di concorrenti: 400.
Nel tratto prospiciente il campo gara posto sul Canale Navigabile in località Spinadesco –
Cremona vige il divieto di pesca;
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Canale Navigabile Spinadesco
Prenotazione campo gara:
la richiesta di disponibilità potrà essere fatta telefonando alla Sezione Fipsas di Cremona.
Entro i successivi 15 giorni dovrà pervenire la conferma tramite l’apposito modulo debitamente compilato e accompagnato dal versamento effettuato con bonifico bancario
IBAN: IT02J0100511400000000017626 Banca Nazionale Lavoro Cremona oppure sul c/c postale 49301104 intestato a FIPSAS Cremona, pena la decadenza della prenotazione stessa.
Quota iscrizione per ogni singola gara : € 50,00
Quota iscrizione per ogni concorrente prenotato : € 1,00
Orario di accessibilità al campo gara:
Il giorno antecedente la Gara il campo deve essere lasciato libero e pulito entro le ore 18,00.
Il giorno di svolgimento della Gara il campo deve essere lasciato libero e pulito entro le ore 13,00.
Eventuali scostamenti di orario dovranno avere la deroga dalla Sez. FIPSAS di Cremona.
Non sono ammessi spostamenti di orario senza preventiva autorizzazione.
La Sez. FIPSAS di Cremona non risponde per eventuali danni a persone o cose se accadute al di fuori degli orari indicati : dalle ore 8,00 alle ore 13,00
Esche consentite: (salvo deroghe autorizzate dal Comitato di Settore)
2 lt. di terra.
4 lt. di pastura bagnata, (sfarinati) tutto compreso
1 lt. di esche di cui 1/4 litro di fouilles, vermi e vers de vase solo come innesco, contenuti nelle apposite matrioske.
Sono proibiti:
Ghiaietto o briciolino
Retine, anforette, maccheroni
Sangue sotto ogni sua forma
E' severamente proibito detenere pasture o esche in quantità superiore al peso consentito dal regolamento campo gara.
Verranno effettuati controlli a campione sui quantitativi di esche e pasture detenute dal concorrente da parte dei preposti e responsabili della gara nonché dal servizio di vigilanza.
È fatto divieto assoluto di scaricare in acqua esche o pasture a fine pesca o gara.
E vietato l’utilizzo della nassa e/o detenere il pescato all’interno della zona adibita a campo gara fisso.
Il pescato può essere trattenuto vivo nell’apposita nassa, solo durante le gare regolarmente autorizzate.
A fine pesatura il pescato dovrà essere immediatamente rilasciato vivo in acqua attraverso l’uso del guadino.
È obbligo assoluto la pulizia del campo di gara.
L’ inosservanza di detto Regolamento verrà sanzionata come da RNG.
NAVIGLIO ADIGETTO (Adigetto Naviglio)
ROIl tratto inizia da botti Barbarighe fino al ponte del passetto. la larghezza è di circa 25/30 metri con una profondità che va dai 2/2,50 metri con una portata d'acqua lenta.
Come arrivare: Venedo da Adria (RO) verso Cavarzere (VE) strada SR516 al bivio con la SP 30 Verso Pettorazza Grimani.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
N.B i permessi vengono rilasciati solo per le manifestazioni.
Regolamento interno
NAVIGLIO BRENTA
VEDalla chiusa di Strà al ponte per San Bruson compresa la diramazione per i mulini di Dolo
Come arrivare: Autostrada A4 - uscita Dolo strada Riviera del Brenta
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Regolamento interno
NAVIGLIO BUSSE'
VRIl tratto in gestione Fipsas va dalla località Terranegra fino a Porte, nel Comune di Legnago, e si estende per circa km 4. E' permessa la pesca a fondo, con vermi o mais (carpe - tinche - pesce gatto)
Con canne fisse o con mulinello con i bigattini per i carassi - scardole - gardon - carpe - tinche - cavedani.
Come arrivare: ss. Transpolesana uscita Legnago seguire le indicazioni per Terranegra
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Rilascio permessi
contatti: verona@fipsas.it , Tel 045 578126 – Fax 045 8130240
Regolamento interno
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessivo superiore a mt. 20.
Il bilancino è vietato(decr.Amm.Prov. 7/4/99 n. 16) ad eccezione del tratto dal ponte "Bar Alba" a valle fino al ponte Fior di Rosa sulla S.S. Legnago-Cerea in comune di Legnago.
Si può detenere ed usare Kg.1 di larve di mosca carnaria (bigattini) e Kg. 1 di pastura (asciutta).
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 maggio al 30 giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle "boilies".
Naviglio Civico di Cremona
BGIl Naviglio si diparte dall'Oglio tra Calcio e Cividate al Piano. Undici chilometri più a valle, a Fontanella, il corso d'acqua si divide in due rami: a destra il naviglio propriamente detto si dirige verso Casaletto di Sopra, mentre il ramo di sinistra, meglio noto come Naviglio della Melotta, attraversa il cosiddetto Pianalto di Romanengo, una lembo di pianura situato a una quota di una decina di metri superiore rispetto ai terreni circostanti. Per poter superare questo ostacolo altimetrico, al momento della realizzazione del canale è stato necessario realizzare una trincea attraverso il pianalto, per cui oggi il Naviglio scorre incassato in una sorta di gola. Presso la località di Albera, frazione del comune di Salvirola, i due bracci si riuniscono.
Il Naviglio alle Tombe Morte. In evidenza il nuovo scolmatore
Circa 7 km più a valle, in località Tombe Morte, il Naviglio Civico incontra un altro importante canale artificiale, il Naviglio Grande Pallavicino, che scavalca mediante una navazza (manufatto tramite cui un canale può superare un altro corso d'acqua). In questo punto, ha termine anche il Canale Vacchelli che distribuisce le sue acque, mediante un ingegnoso sistema di chiuse, ai due navigli e a un cospicuo insieme di rogge di minore importanza che qui hanno origine. Dalle Tombe Morte si diparte un vaso scolmatore che va a scaricare nell'Oglio: costruito a partire dal 1968 e attivo dal 1981, ha la funzione di deviare, in caso di portate eccessive, parte delle acque che confluiscono nel nodo idraulico proteggendo così tutta la campagna cremonese servita dai due navigli. Dopo l'importante nodo idrico delle Tombe Morte, il Naviglio Civico scorre parallelo al Naviglio Pallavicino; transita sotto la strada provinciale "Soncinese" e si dirige verso Casalmorano. In prossimità della frazione di Mirabello, incrocia la Ciria, un altro notevole canale artificiale a scopo irriguo derivato dal Naviglio Pallavicino. In corrispondenza di Casalbuttano incontra nuovamente il Naviglio Grande Pallavicino che supera ancora mediante una navazza, peraltro senza alcuno scambio idrico.
Da Casalbuttano il corso piega decisamente verso sud, attraversando il territorio di Castelverde senza però toccare alcun centro abitato, dopodiché entra nella periferia settentrionale di Cremona.
Come arrivare: da Calcio ( BG ) a Cremona
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
NAVIGLIO GRANDE BRESCIANO (Cons. di Bonifica Università Naviglio Grande Bresciano)
BSDalla bocca di presa sita in comune di Gavardo fino a S. Eufenia della Fonte
Come arrivare: Dall’ Autostrada A4 prendere l’ uscita Brescia Est. Proseguire in direzione Salò-Trento, dopo 4 km circa inizia il canale.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
tel. 030310968
mail: segreteria@fipsasbrescia.it
Regolamento interno
regolamento regionale n° 2/2018
regolamento di bacino n° 11
Naviglio Grande Pallavicino
BGIl Naviglio Grande trae origine dal fiume Oglio tra Calcio e Pumenengo, in territorio bergamasco. Bagna i centri di Torre Pallavicina, che da esso prende il nome, e di Isengo (frazione di Soncino), dove entra in territorio cremonese.
Scorrendo verso sud, lambisce l'abitato di Ticengo e attraversa Cumignano, prima di incontrare un altro importante corso d'acqua, il naviglio Civico di Cremona, in corrispondenza del nodo idraulico delle Tombe Morte.
Alle Tombe Morte il naviglio Pallavicino è scavalcato dal naviglio Civico mediante un'antica navazza (nome con cui sono note, nella bassa pianura lombarda, le strutture mediante cui un canale artificiale sovrappassa un altro corso d'acqua) realizzata in mattoni, dopodiché riceve un contributo fondamentale in termini di portata da parte del canale Vacchelli, che qui termina il suo corso.
Da questo punto in poi, per diversi chilometri, i due navigli procedono pressoché paralleli e piuttosto ravvicinati tra di essi, assieme a una decina di rogge di piccolo calibro, dando luogo a quella che è considerata una curiosa opera di ingegneria idraulica e che si manifesta nel modo più naturale nei cosiddetti Tredici Ponti di Genivolta, che sono appunto quelli mediante i quali la strada provinciale (ex statale 498) "Soncinese" attraversa i due canali e le undici rogge che li affiancano.
Nelle vicinanze di Mirabello (frazione di Casalmorano), si stacca sulla sinistra la Ciria, importante dispensatore a scopo irriguo che alimenta le utenze sino al settore orientale della provincia.
Il vaso principale, seppur decurtato di gran parte delle sue acque deviate verso la Ciria, prosegue verso Casalbuttano ove incrocia nuovamente il naviglio Civico, sorpassandolo per mezzo di una robusta navazza, e allontanandosi poi definitivamente da esso, puntando decisamente verso est.
Il naviglio Pallavicino propriamente detto ha termine presso la Cascina Graffignana, sita sulla strada provinciale "Quinzanese" tra l'omonimo santuario e Cignone. Immediatamente oltre il ponte, il naviglio si divide in due. Il cavo che deriva sulla sinistra prende il nome di Canobbia Vecchia e si dirige verso Olmeneta nei cui pressi confluisce nella Ciria; l'altro canale (preesistente al naviglio e originariamente alimentato da risorgive, oggi scomparse[2]) prosegue in direzione est, con il nome di Ciria Vecchia, confluendo anch'esso nella Ciria nel centro di Olmeneta.
La Ciria prosegue in direzione di Corte de' Frati, Grontardo, Pescarolo ed Uniti e oltre, sino ai confini orientali della provincia.
Permessi in vendita presso: Colpo In Canna S.A.S., Negozio Pesca 3 P, Un "Po" Di Pesca, Passione Pesca
Come arrivare: Da Cremona a Soncino: Da Cremona prendere la SS415. A Costa Sant' Abramo proseguire dritto. Alla rotonda prendere la 2° uscita e continuare sulla SS415. Continuare sulla SP84 per 9 km e attraversare Soresina. Prendere SS498 per 8,5 km e attraversare Genivolta. Proseguire fino a Soncino. Da Cremona a Casalbuttano: Prendere SS498 / Via Bergamo, uscita Cremona. A Migliaro prendere la SS498 per 10 km attraversando Castelverde e San Martino in Beliseto fino a Casalbuttano. Attraversa i Comuni di : Pumenengo,Soncino,Ticengo,Cumignano sul Naviglio,Genivolta,Casalmorano e Casalbuttano. Lunghezza Km 36
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
NEGOZI CONVENZIONATI
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Armeria Galli
C.so Mazzini, 1 - 26100 Cremona - tel. 0372 29235
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
NAVIGLIO INFERIORE ISORELLA (Consorzio Naviglio Inferiore di Isorella)
BSL'intero corso del Naviglio, nei Comuni di Isorella, Ghedi e Calvisano, è convenzionato F.I.P.S.A.S.
accessibile tutto il tratto con automezzo
Come arrivare: Da Brescia prendere la SPBS-45BIS, percorrerla per 6 km attraversando San Zeno Naviglio. Alla rotonda, prendere la 3° uscita Continuare su: SP24, proseguire per 7,5 km, attraversando Montirone, fino ad arrivare a Ghedi Il canale scorre parallelo la SP 24 da Ghedi ad Isorella.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
030310968
mail: segreteria@fipsasbrescia.it
Regolamento interno
regolamento regionale n° 2/2018
regolamento di bacino n° 11
NAVIGLIO ISSO (Naviglio della Città di Cremona)
BGComprende un tratto di 600 metri di canale detto anche "Fosso Bergamasco" ma sul quale seguono le progressive chilometriche della Fontana Armandi, dalla confluenza delle Fontane Onete con la Fontana Armandi sino al termine, cioè immissione nel Naviglietto di Brabata.
Permessi in vendita presso: Adda Pesca Sport, Caccia Pesca Carrara, Fuselli Sport, Tutto Pesca Ranzanico
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Regolamento regionale 2/2018
bacino fiume Adda n° 6
NAVIGLIO LANGOSCO FT Novara blu
NOCanale artificiale che scorre attraverso il Novarese e la Lomellina, nasce dal Ticino e finisce il suo corso disperdendosi fra i campi.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
Naviglio Nuovo Pallavicino
BGDal Km 1 in località Valle Peschiera comune di Torre Pallavicina ( BG )fino alla sua immissione nel Naviglio Grande in loc. Gorgo della Ghiacciaia in comune di Cumignano sul Naviglio.
Il Naviglio Nuovo inizia presso Torre Pallavicina al punto di confluenza della roggia Molinara, cavo Delle Fontane e cavo di Suppeditazione le cui acque unite costituiscono la sua portata. Scorre in linea tortuosa per buona tratta e profondamente incassato nella costiera lungo la vallata del fiume Oglio, fiancheggia indi la strada comunale Calciana scostandosi da quella alla cascina Tinazzo, internandosi nella pianura, ancora sensibilmente incassato, con andamento in direzione da tramontana a mezzodì dopo alcuni risvolti sino alle mura di Soncino, dove costituisce un tratto dell'antica fossa di fortificazione, che circonda l'abitato lungo il lato a ponente sino al castello. Da qui, sottopassando la strada di circonvallazione e dopo varie tratte e risvolti, si avvicina alla strada provinciale per Cremona e dopo altri risvolti si dirige verso Cumignano e poco inferiormente a questo comune si congiunge col Naviglio Grande. Confluiscono in questo Naviglio Nuovo presso la cascina ca' della Vigna le acque di un piccolo cavo, il Fossadazzo. Nella tratta fra la cascina Ospitale e le mura di Soncino il pelo dell'acqua scorre più elevato delle circostanti campagne e viene sostenuto ad ambo i lati da arginature.
La lunghezza di questo Naviglio è di 13,165 chilometri ed è attraversata da 38 ponti-strada; 32 ponti-canale e 15 canali. Fra questi edifici è rimarchevole il ponte-canale mediante il quale il Naviglio oltrepassa il colatore Dugale Tinazzo costrutto in muratura a tre grandi arcate. Nella tratta in cui il Naviglio scorre lungo la costiera è avvicinato da una svolta del fiume Oglio alla cui difesa vi erano, nel 1850, quattro pennelli di legnami e ciottoli ed una palafitta a grosse colonne ed asse con tiranti e riempimento di ciottoli essendo altresì armati i tratti di sponda intermedi ai pennelli e palafitta con grossi ciottoli dette 'predate'. Attualmente le difese sono costituite da scogliere poste lungo il lato in battuta delle curve del fiume. I manufatti lungo questo Naviglio sommano a 98.
Come arrivare: Comuni : Torre Pallavicina, Soncino e Cumignano sul Naviglio
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
NEGOZI CONVENZIONATI:
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
NAVIGLIO SFORZESCO FT novara blu
NOIl naviglio Sforzesco è un canale artificiale che scorre nelle province di Novara e di Pavia attraversando i comuni di Trecate, Cerano, Cassolnovo Vigevano.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
NAVIGLIO SFORZESCO FT novara rosso NO-KILL
NOIl naviglio Sforzesco è un canale artificiale che scorre nelle province di Novara e di Pavia attraversando i comuni di Trecate, Cerano, Cassolnovo Vigevano.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
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Naviglio Vecchio (naviglio vecchio di pavia)
PVdalla chiusa (conca) di Nivolto allo sbocco in ticino sotto ponte della ferrovia
Permessi in vendita presso: Centro Pesca
Come arrivare: accessibile
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Regolamento interno
È vietata la cattura e la detenzione di pesci la cui lunghezza sia inferiore alle seguenti misure:
-Pesce persico (Perca fluviatilis): centimetri 22;
- Luccio (Esox lucius): centimetri 40;
- Tinca (Tinca tinca): centimetri 25;
- Barbo (Barbus plebejus): centimetri 22;
- Anguilla (Anguilla anguilla): centimetri 30;
- Pigo (Rutilus pigus): centimetri 25;
- Lasca (Chondrostoma genei): centimetri 18;
- Savetta (Chondrostoma soetta): centimetri 22;
- Carpa (Cyprinus carpio) al di fuori dei CPP: centimetri 35;
- Persico trota (Micropterus salmoides): centimetri 25;
- Lucioperca (Stizostedion lucioperca): centimetri 40;
Per ogni giornata di pesca il pescatore dilettante non può catturare e detenere più di:
- 2 capi di luccio;
- 5 kg. complessivi di pesce, comprese le specie precedenti. Detto limite può essere superato nel caso di cattura di un ultimo esemplare di grosse dimensioni.
NERVIA
IMDalla diga del Lago di Tenarda fino al ponte nuovo in Dolceacqua.
Il bacino del Nervia ha caratteristiche torrentizie e annovera una netta prevalenza di ciprinidi.
Le zone troticole più significative sono l'alto Nervia, nella zona di Buggio, il Gordale, il Bonda, il Muratone e l'alto Barbaira.
Nel tratto di categoria B vengono effettuate periodiche immissioni di trote pronta pesca.
Come arrivare: Lasciata l' autostrada A10 al casello di Ventimiglia ci si innesta sulla SS. Aurelia in direzione di Imperia, dopo circa 2 Km all'uscita di Ventimiglia si prende a sinistra la SP 64 in direzione di Camporosso/Dolceacqua/Pigna. Si costeggia tutto il fiume per tutto il tratto in concessione
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Riccardo Pericci (apsd Val Roya)
tel 3389244809
Licenza Governativa (versamenti), Tessera Federale e libretto segna catture Regionale.
Regolamento interno
Nelle acque di categoria A, dalle sorgenti al Ponte delle Terme di Pigna è obbligatorio l'uso dell'amo senza ardiglione.
Vige divieto di pesca negli affluenti Rio delle Tane(Buggio), Rio Muratone - Rio Carne - Basso (Pigna) e Foce - dal ponte ferroviario allo sbocco in mare.
Zona no-kill dal Ponte delle Terme di Pigna fino al Ponte sullo sterrato per Madonna di Passoscio.
Tratta invernale: dalla confluenza del Rio Barbaira sino alla confluenza Rio San Gregorio.
NO KILL ANIENE
RMLa FIPSAS - Comitato Provinciale di Roma, a seguito di bando pubblico, ha stipulato una convenzione con la Regione Lazio, per la gestione della pesca sportiva in uno dei tratti più suggestivi e belli del fiume Aniene. E’ un vero paradiso non soltanto dal punto di vista paesaggistico (ogni scorcio, ogni curva, insenatura o fermo d’acqua sembrano dipinti, immersi in un clima fiabesco), ma anche dal punto di vista della pesca, con trote fario naturali molto veloci e diffidenti, oltre alle fario immesse che si sono adattate meravigliosamente bene all’ambiente e che sono capaci di partenze e salti mozzafiato.
La ZPC 3 è controllata principalmente dalle guardie ittiche volontarie della Comitato Provinciale FIPSAS di Roma. Il Corpo di Vigilanza possiede, oltre alle normali cognizioni in materia, una formazione specifica, che tiene conto degli intenti di salvaguardia ambientale specialistica del catch and release, mirata alla protezione dell’ittiofauna presente, quali le metodologie di trattamento dei pesci da rilasciare correttamente in acqua, le conformazioni dei fondali e dei letti di frega da salvaguardare (divieto di accesso oltre 1 mt.), i comportamenti consoni al rispetto delle abitudini ed allo sviluppo della fauna ittica in genere, le basilari conoscenze della tecnica di pesca per consentire la verifica del reciproco corretto atteggiamento dei pescatori in attività, ogni altro elemento utile a garantire la riuscita del progetto nei suoi principi di salvaguardia e tutela.
Come arrivare: Il No Kill Aniene si può raggiungere agevolmente sia da Roma che dall'Abruzzo, percorrendo l'Autostrada A24 uscita Vicovaro-Mandela. A 400 metri da questa uscita, in direzione Subiaco, si percorre la SS Tiburtina affianco al fiume Aniene, girando a d estra per Sambuci si transita proprio sopra al ponte sulla SP41a che dalla SS5 Tiburtina conduce a Sambuci. Il ponte costituisce il limite i nferiore della ZPC 3 e l’inizio delle acque convenzionate FIPSAS - Regione Lazio
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Tel. 06 83754911
CLUB ITALIANO PESCATORI A MOSCA
Cell. 349 3728492
GUARDIAPESCA FIPSAS Cell. 349 5807468 www.fipsasroma.net
Regolamento interno
Nuovo Delmona cavo
CRl'intero corso d'acqua, dalla derivazione della Ciria Vecchia presso la cascina Guzzafame in comune di Gadesco P.D. fino al suo termine in loc. Cà de Bonavogli in comune di Derovere.
Come arrivare: attraversa i comuni di : Gadesco P.Delmona, Pieve San Giacomo e Derovere
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
OVESCA
VBIl torrente Ovesca nasce dal lago Antrona e scorre lungo la omonima valle per poi entrare nel fiume Toce.
Il tratto in questione parte dalla confluenza del Rio Troncone e rio Loranco fino all'immissione nel Toce.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Il tratto dalla prima traversa a monte del ponte della ferrovia a 100 metri oltre la centralina ex Graffietti è una zona facilitata, fruibile con apposito permesso.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
Parmigiana Moglia - Acque consorziali Emilia Centrale
MNLungo il canale è presente il campo gara denominato "San Siro"
Tecniche di pesca
Regolamento interno
PAVIA - Fiume Po
PVDal ponte autostrada A7 in comune di Pieve Albignola
Al ponte della Becca in comune di Linarolo SP617
Permessi in vendita presso: Loritto
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Spinning da Barca
PAVIA - Fiume Po
PVDal ponte della Becca in comune di Linarolo
Fino a 1000mt prima del ponte di Castel San Giovanni "ex SS412" comune di Arena Po si pesca in entrambe le sponde.
A seguire fino all'imbarcadero Le Gabbiane in comune di Chignolo Po solo sponda sinistra (Prov. Pavia)
RISERVA ESCLUSIVA DOZIO
Da 500mt a valle del ponte della Becca fino a 500mt prima del ponte di Spessa sponda sx
Permessi in vendita presso: Loritto, Acqua Azzurra
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Barca
PAVIA - Fiume Ticino
PVDal ponte coperto di Pavia
Fino al punto di confluenza con il fiume Po
Permessi in vendita presso: Centro Pesca
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
PAVIA - Naviglio Langosco
PVNei tratti scorrente nei comuni di vigevano Gambolò e Tromello dalla progressiva 24804 alle bocche terminali in Tromello ( casina Montagione) alla progressiva 43203 il tutto per km 18399.
Permessi in vendita presso: Bricchi Rosolino
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
PAVIA - Naviglio Nuovo o Pavese (Naviglio Pavese)
PVdall'ingresso in provincia di Pavia fino allo sbocco nel fiume Ticino
Permessi in vendita presso: Centro Pesca, Fishing Flavour
Come arrivare: accessibile su tutto il tratto; no accessibile da pista ciclabile da cascina Rizza a campo sportivo in comune di Pavia; da ponte elevatoio a porta milano comune di pavia
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Regolamento interno
R E G O L A M E N T O
E’ CONSENTITA LA PESCA CON UNA SOLA CANNA CON O SENZA MULINELLO
E’ CONSENTITO L’USO DI ESCHE ARTIFICIALI
armate di un solo amo privo di ardiglione
E’ VIETATO ASPORTARE I PESCI PESCATI
E’ VIETATA LA PESCA NOTTURNA
I PESCI VANNO MANEGGIATI E SLAMATI CON CURA E, SE NECESSITA, CON TAGLIO DEL FILO E IMMEDIATA IMMISSIONE IN ACQUA
PER QUANTO NON CONTEMPLATO, VALE IL REGOLAMENTO FIPSAS, LE VIGENTI LEGGI e
I REGOLAMENTI SULLA PESCA
L.R. 31/08 art 138 e succ. mod. – RR 9/2003 art. 2
D.C.P. n. 38/10
E’ FATTA DEROGA PER LE GARE REGOLARMENTE AUTORIZZATE DALLA FIPSAS PER LE QUALI SI APPLICA IL REGOLAMENTO PARTICOLARE
Delibera Consiglio Provinciale FIPSAS del 29/03/2017 n. 1/17
PAVIA - Roggione di Sartira e sue dipendenze
PVPELLINO
VBPiccolo torrente che scorrente nella provincia del V.C.O e di Novara, è un immissario del lago d'Orta. Tratto che scorre nel comune di Madonna del Sasso.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
Piave canale
CRl'intero corso d'acqua, dalla chiavica Cidalara, in comune di Isola Dovarese a nord della cascina Cidallara, fino allo sbocco nel fiume Oglio in comune di Isola Dovarese
Come arrivare: Isola Dovarese
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Piccolo di Avigliana
TOLago morenico, raggiunge profondità di circa m.9 ed ha una superficie pari a 61 ettari.
Come arrivare: Da Torino - tangenziale di Torino con indicazione autostara Frejus con relativa uscita Avigliana.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
PLESINA
VBPiccolo torrente che scorrente nella provincia del V.C.O e di Novara, è un immissario del lago d'Orta. Tratto che scorre nel comune di Madonna del Sasso.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
Pozzolo Dugale
CRl'intero corso d'acqua, dalla sua origine in comune di Bonemerse loc. Farisengo fino al suo sbocco nel fiume Po in comune di San Daniele Po.
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Bonemerse, Stagno lombardo, Pieve d'Olmi e San Daniele Po.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Quistra cavo
CRl' intero corso d'acqua, dal Cavo Ciria Vecchia in comune di Corte de Frati fino al suo termine in comune di Persico Dosimo.
Come arrivare: da Corte de Frati a Persico Dosimo
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
RACCOGLITORE GALLETTO FT Novara blu
NOPiccola roggia che scorre vicino al paese di Ponzana.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
RAMETTO FT Novara blu
NODiramazione del fiume Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
RAMO PISCIATOIO FT Novara blu
NODiramazione del fiume Ticino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
Riglio Delmonazza
CRdallo sbocco del Acque Alte fino alla confluenza dei canali Gambalone e Gazzolo in comune di Gazzolo S. Margherita (MN)
Come arrivare: Da Cremona prendere la SP87, attraversare Battaglione, girare a destra per la SP7. Attraversare di San Martino del Lago verso Castelponzone.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
RIO FLERES
BZIl Rio Fleres (Pflerscherbach in tedesco) è un fiume dell'Alto Adige che nasce dal Montarso nelle Alpi Breonie. Forma l'omonima valle (Val di Fleres) e confluisce dopo 15 chilometri a Colle Isarco nel fiume Isarco da destra.
Il tratto in concessione alla Fipsas va dalle sue origini, a monte dell’abitato di S.Antonio (compresi gli affluenti), fino alla confluenza con il fiume Isarco.
E’ un tipico e bellissimo torrente di montagna, dai colori forti e contrastanti e dagli azzurri che spesso si fondono col verde smeraldo dei fondali. Un habitat ideale per trote e salmonidi. Scorre interamente nel Comune di Colle Isarco.
Come arrivare: Autostrada A22 del Brennero uscita Vipiteno. Svoltare a destra e seguire le indicazioni per il Brennero. Giunti a Colle Isarco svoltare a sinistra per la Val di Fleres.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Fipsas point:
Ristorante "Da Sergio"
Vipiteno
tel. 0472/764720
Ass. Turistica Colle Isarco
tel. 0472/632580
Regolamento interno
Periodo d’apertura : dal 1° maggio al 30 settembre
Catture: 4 pezzi giornalieri
Esche consentite : cucchiaino armato con amo singolo, pesciolino vero o finto con montatura amo singolo, sistemi a mosca con coda di topo, tutte le esche naturali purché l’apertura dell’amo rispetti la misura di almeno cm.1 e senza ardiglione.
Riolo di Mezzo
CRdallo sbocco del Riglio Delmonazza fino all'argine maestro del fiume Po.
Come arrivare: da Motta Baluffi a San Daniele Po
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Riserva Celesia
COLa riserva prende il nome da Giulia Celesia (1870-1954), moglie di Carlo Vittorio Cays e sorella dello zoologo Paolo Celesia, detta "la Contessa", che aveva ereditato e citato questo diritto di pesca nel suo testamento. Si trova nel primo bacino del Lago di Como. Un tempo la riserva era un diritto esclusivo di pesca di proprietà (come l'omonima villa, situata poco dopo villa Olmo) della famiglia patrizia Celesia. Con la "Ca' Bianca", la darsena con moletto che sorge proprio al di sotto di villa Celesia, fa parte del grande patrimonio immobiliare di proprietà dell'Azienda ospedaliera "Sant'Anna". Molti anni orsono la riserva e la "Ca' Bianca" vennero date in gestione alla Società di pesca sportiva Comense, storico sodalizio comasco, tra i più antichi e blasonati d'Italia. La Comense gestì per alcuni decenni entrambi i beni, ma i costi di gestione, assai elevati per una piccola associazione sportiva, spinsero i dirigenti del sodalizio ad affidare la riserva alla sezione provinciale della Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva ed attività subacquee) e mantenere la gestione della darsena.
La riserva Celesia è prospicente la città di Como delimitata a nord dal pontile della navigazione pubblica in località Tavernola fino alla darsena alla fine di via Geno, accanto a piazza Baratelli. La profondità di queste acque arriva fino ai 90 metri.I fondali sono dolcemente degradanti e principalmente limosi; non ci sono alghe se non in alcuni tratti e in sporadici periodi dell'anno (maggio/giugno) nei primi 5 metri. Sono presenti ciprinidi, persico reale, Luccio, lucio perca, pesce siluro, trote, coregoni e salmerino alpino. Le tecniche di pesca consentite sono varie: spinning, fondo, traina, pesca alla sonda, carpfishing (ma senza accampamento notturno). Le informazioni sui permessi vanno chieste alla sezione provinciale FIPSAS di Como. E’ obbligatorio il tesserino segna-catture gratuito.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Spinning da Barca
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Regolamento interno
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 53 in data 1/7/2019
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 46 in data 30/9/2020
per la pesca nel primo bacino.
ART. 6 - 1 bis punto 5
Fatte salve le manifestazioni sportive specificatamente autorizzate, è sempre vietato l'esercizio della pesca nel parco di Villa Olmo, sul tondello della diga "Pietro Caldirola" area del monumento Libeskind, da dopo il molo di Sant' Agostino fino all'inizio dei giardini a lago. Nelle restanti aree lungo il lago la pesca è consentita, compatibilmente con i flussi di pedoni, adottando ogni cautela a tutela di quest'ultimi. Lungo la diga Foranea "Pietro Caldirola", fermo il divieto sul tondello, la pesca è consentita solamente dalle 15:00 alle 10:30 in vigenza dell'ora solare e dalle 20:00 alle 10:00 in vigenza dell'ora legale.
Robecco cavo
CRl'intero corso d'acqua, dalla sua origine in comune di Olmeneta fino al suo sbocco nel cavo Cerca nell'abitato di Cremona.
Come arrivare: Attraversa i comuni di : Olmeneta, Pozzaglio ed Uniti, Persico Dosimo e Cremona.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
ROGGIA BARBATA (Naviglio della Città di Cremona)
BGDalla progressiva km.1,150 resta cioè esclusa la testa del Naviletto detta Fontana Trobiate partendo dal termine della nostra proprietà sino all'immissione nel Naviglio di Casaletto
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Regolamento interno
regolamento regionale n° 2/2018
regolamento di bacino n° 6
ROGGIA BIRAGA FT novara blu
NOLa Biraga nasce dalle acque del Sesia a Carpignano Sesia, attraversa tutto la provincia di Novara e quella di Pavia prima di immettersi nell'Agogna.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA BIRAGA FT Novara rosso
NOLa roggia Biraga nasce dal Mora-Busca vicino a Carpignano, attraversa tutto la provincia di Novara e quella di Pavia prima di immettersi nell'Agogna.
Tratto compreso fra il Cavour e l'incrocio con la Busca.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA BIRAGA FT novara rosso NO-KILL
NOLa roggia Biraga nasce dal Mora-Busca vicino a Carpignano, attraversa tutto la provincia di Novara e quella di Pavia prima di immettersi nell'Agogna.
Il tratto in questione è dalla nascita all'autostrada A4.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA BIRAGA-torrion balducco FT novara blu NO-KILL
NOLa Biraga nasce dalle acque del Sesia a Carpignano Sesia, attraversa tutto la provincia di Novara e quella di Pavia prima di immettersi nell'Agogna.
Il tratto in questione è compreso fra il ponte di Torrion Balducco a valle fino alla centrale molino dell'Argine
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU NO KILL
1. Il pesce catturato va immediatamente rilasciato.
2. E' consentito tenere il pesce in nassa solo in occasione di manifestazioni agonistiche autorizzate.
3. Pesca consentita con la sola canna (massimo 2 in 3 mt.).
4. Pesca del siluro consentita anche con il vivo detenendo i soli pesci innescati (max 2, ovvero 1 x canna) che devono essere di lunghezza superiore ai 25 centimetri.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA BIRAGHETTA FT Novara blu
NORoggia che scorre nei dintorni di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA BOLGORA FT Novara blu
NOPiccolo canale nei dintorni di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA BUSCA FT novara rosso
NOLa roggia Busca nasce dall'acqua del Mora-busca sopra a Carpignano.
Il tratto in questione è compreso dall'inizio del canale al salto della Molinara di Carpignano.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA BUSCA FT novara rosso NO-KILL
NOLa roggia Busca nasce dall'acqua del Mora-busca sopra a Carpignano.
Il tratto in questione comprende una zona solo mosca.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
Roggia Castellana
PVDal Comune di Vigevano fino al comune di San Martino Sicc.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
ROGGIA CERANA FT Novara blu
NORoggia che scorre a est della città di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA DI OLENGO FT Novara blu
NORoggia che scorre nei dintorni di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA GAMARRA FT Novara blu
NORoggia che scorre a sud di Novara vicino al confine provinciale con Vercelli.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA GAMERETTA FT Novara blu
NORoggia che scorre vicino al paese di Casalino.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
Roggia Girelli - Vaso Santa Giovanna (roggia Girelli)
BSrisorgiva Roggia Girelli nasce nei comuni di Poncarale e Bagnolo Mella
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Regolamento interno
ROGGIA MORA CAMERONA FT Novara blu
NOCanale che nasce dal fiume Terdoppio.
Il tratto comprende una zona no-kill segnalata.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA MORETTA FT Novara blu
NOCanale che scorre tra Novara e Trecate.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
ROGGIA MORETTA FT Novara Rosso
NOCanale artificiale con sponde naturalizzate,che si districa tra le campagne dei comuni di Pernate e Trecate,attraversando gli stessi centri cittadini e tombandosi nel comune di Trecate.
Permessi in vendita presso: La Boutique Della Pesca, Triesport Pesca Sportiva
Come arrivare: Percorrendo la SP11R in comune di Trecate il corso d'acqua si trova a destra e sinistra della SP11R all'altezza della Via Bettole.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €15.
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
Roggia Padulenta
PVNasce a Borgo San Siro, termina nel comune di Carbonara ticino
ROMANS D'ISONZO
GOL'impianto è situato in provincia di Gorizia e precisamente nel Comune di Romans d'Isonzo. E' interamente recintato, con un’area complessiva di 135.000 metri quadrati ed è costituito da 4 laghi, di diverse dimensioni, con una profondità variabile da 2 a 8 metri, a seconda della stagione. L’acqua proviene interamente da sorgive nelle vicinanze. Bacini spettacolari dal puto di vista paesaggistico. Nella riserva vengono organizzate diverse competizioni di pesca alla trota e grazie alle immissioni questo pesce è molto ben distribuito nei laghi. Le tecniche più redditizie sono lo striscio e lo spinning con artificiali siliconici. Sono presenti anche carpe di taglia, molto combattive. Nel solo bacino 3 è consentito l’utilizzo di massimo di 2 canne poste alla distanza non superiore ai 3 metri. E’ consentita la pasturazione a base vegetale e il periodo migliore per frequentare i laghi è la primavera.
Come arrivare: Autostrada Venezia - Trieste, uscita al casello autostradale di Villesse (GO), si prosegue per circa 1 Km, si esce alla prima uscita direzione Romans d'Isonzo. Si prosegue in direzione centro e dopo circa 2 minuti si arriva in Viale Trieste dove si trova l'impianto. In loco ci sono indicazioni segnaletiche riportanti la scritta laghi.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Attualmente è una delle specialità di pesca più praticate, vuoi per l’ambita preda, vuoi per la facilità di reperire luoghi di pesca adatti, anche se non naturali. Infatti si pratica in laghi di cave in disuso, specchi d’acqua di risorgive, laghetti scavati all’uopo. Vengono utilizzate canne da lancio di vario tipo e di diverse lunghezze, munite di mulinello a recupero veloce, a seconda di come si vuole pescare. Le esche usate sono le più svariate. L’azione di pesca può essere esercitata sotto riva o al largo, in superficie o a fondo.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
gorizia@fipsas.it
Presso l'impianto è presente, dalle 10 alle 12, il custode dal quale è possibile acquistare la tessera FIPSAS ed il libretto catture quest'ultimo al costo di €. 15,00.
Regolamento interno
1. AUTORIZZAZIONE DI PESCA
L'esercizio della pesca nei Laghi FIPSAS siti in Comune di Romans d'Isonzo - Viale Trieste e denominati n°1, n°2, n°3 e n°4 è consentito esclusivamente ai titolari della "TESSERA FEDERALE" valida per l'anno in corso nonchè del "LIBRETTO CATTURE" con validità anno solare che viene rilasciato dalla Sezione Provinciale di Gorizia e dai recapiti autorizzati previo pagamento della quota stabilita annualmente dalla Sezione di Gorizia a titolo di concorso spese di gestione, assicurazione, manutenzione e pulizia impianto e di ripopolamento.
E' fatto obbligo di segnare in maniera indelebile nell'apposito spazio del "LIBRETTO CATTURE" prima di iniziare la pesca, il mese ed il giorno e di volta in volta le singole catture contrassegnandole nell'apposito spazio con la lettera (M) quelle effettuate nella mattina e sino alle ore 12 e con (P) quelle effettuate nel pomeriggio dalle ore 12 in poi .
2. USCITE ANNUALI CONSENTITE
Il "LIBRETTO CATTURE" consente l'effettuazione di n° 20 (venti) uscite nell'arco dell'anno. Possono essere rilasciati allo stesso federato, previo pagamento della quota stabilita e restituzione del Libretto già utilizzato, più Libretti Catture.
3. PERIODO DI PESCA
La pesca è consentita - salvo diverse disposizioni per il periodo estivo ed indicate nella bacheca dei Laghi - dalle ore 8,00 (otto) al tramonto e comunque non oltre le ore 20,00 (venti).
4. UTILIZZO DEI LAGHI PER ATTIVITA' SPORTIVA E AGONISTICA
Tutti i Laghi possono essere utilizzati dalle Società affiliate e non, per l'effettuazione di gare di pesca in conformità alle disposizioni della “CIRCOLARE NORMATIVA” vigente e delle norme di cui al “REGOLAMENTO PARTICOLARE UTILIZZO IMPIANTO”. Potrà essere consentito, con apposita autorizzazione scritta indicante le giornate e l'orario, l'utilizzo dei laghi per attività didattica ed agonistica dei Settori Subacqueo e Nuoto Pinnato.
5. VIGILANZA
I Federati sono tenuti su richiesta ad esibire al personale incaricato della Vigilanza munito di apposita tessera di riconoscimento nonchè a tutti i tesserati FIPSAS muniti della Tessera valida per l'anno in corso, i documenti personali di riconoscimento, la Tessera Federale ed il “Libretto Catture” o il “Permesso Temporaneo di Pesca” (pesca sportiva giornaliera a pagamento) e consentire il controllo delle attrezzature di pesca, delle esche e del pescato.
Al fine di non creare malintesi e disguidi si raccomanda di non recarsi a pesca nell’ Impianto Sportivo FIPSAS di Romans con dei pesci catturati in altre acque non convenzionate.
In caso di contestazione, il Federato non potrà rifiutare la consegna del "LIBRETTO CATTURE" al personale incaricato della vigilanza.
Il "Libretto Catture" potrà essere restituito al Federato, dalla Sezione Provinciale di Gorizia comunque solo dopo l'avvenuto pagamento della pena pecuniaria comminata a titolo di liquidazione forfettaria del danno ai sensi del successivo punto 13.
6. RESPONSABILITA'
I minori possono esercitare la pesca solamente se espressamente autorizzati dal genitore esercente la patria podestà e se accompagnati da persone maggiorenni. La FIPSAS, la Sezione Provinciale di Gorizia ed i loro Rappresentanti e Collaboratori sono esonerati da ogni e qualsiasi responsabilità per danni od incidenti di qualsiasi genere che, per effetto dell'esercizio della pesca, possono derivare alle cose o alle persone esercenti la pesca o a terzi.
7. NORME DI COMPORTAMENTO
• chi per primo occupa un posto di pesca ha diritto di mantenervisi per tutto il tempo e lo spazio necessario per il corretto esercizio della pesca;
• è' vietato lasciare o gettare in acqua, sulle sponde o a terra rifiuti di qualsiasi genere (fili di naylon, scatole porta esche, e di sigarette, fazzoletti, ecc.) e recidere o raccogliere piante, arbusti, funghi, fiori di qualsiasi specie e dimensione;
• è' vietata la balneazione e l'uso di natanti;
• l'accesso al perimetro dei laghi è consentito esclusivamente a piedi ;
• gli autoveicoli, cicli e motocicli devono essere posteggiati esclusivamente negli appositi spazi riservati a parcheggio.
8. MODIFICHE AL REGOLAMENTO
La Sezione Provinciale di Gorizia ha la facoltà, per eventi particolari, di limitare l’esercizio della pesca in uno o più laghi. Le modifiche saranno opportunamente segnalate nell’apposite bacheche dell’Impianto Sportivo.
SAGITTARIO
AQTorrente a portata costante con larghezza tra i 10 e i 15 metri, il Sagittario nasce dal lago di Scanno e dopo una ventina di km si getta nell’Aterno. Il tratto Fipsas, di circa un chilometro e mezzo, è raggiungibile dalla A25, uscita Pratola Peligna in direzione Pratola, girando a destra dopo il distributore Agip, fino al ponte di Cerrano (3km). Qui è la trota fario a farla da padrone, ma non è infrequente catturare cavedani, gorssi barbi e perfino carpe. Le fario, di piccola taglia, cacciano uscendo allo scoperto con guizzi velocissimi, rendendo l’azione particolarmente avvincente. Le tecniche praticabili sono un po tutte quelle adatte alla trota e i rislutati come sempre dipendono dall’abilità e dalla giornata, Consentito l’uso di canne con e senza mulinello con un solo amoe di artificiali. Pescando a tocco è consigliato l’utilizzo di corone pesanti. Vietato l’utilizzo della larva della mosca carnaria. Vietato l’uso della larva della mosca carnaria. Periodo di divieto per la trota fario: dalla prima domenica di ottobre all’ultima di febbraio.
Come arrivare: Dall' autostrada A25 uscita Pratola Peligna. Prendere per Pratola, dopo il distributore Agip girare a destra fino al ponte di Via Cerrano (km 3)
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Spinning da Barca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
aquila@fipsas.it
Regolamento interno
SAN LORENZO
IMDalla confluenza col Rio Meree sino al frantoio Dolca.
Il bacino del S.Lorenzo presenta caratteristiche torrentizie.
La zona è tutta mista trota/ciprinidi.
Nel tratto vengono effettuate periodiche immissioni di trote pronta pesca.
Come arrivare: Lasciata l'A10 al casello di Imperia ovest, ci si innesta sulla SS. 1 Aurelia a destra in direzione di Sanremo, la si percorre sino a S.Lorenzo, a inizio paese bivio a destra per Pietrabruna e dopo circa 3 Km. ci si trova sul percorso.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Regolamento interno
E' consentito l'uso di tre ami (cucchiaino/ancoretta) per la pesca con esche artificiali.
Vige Regolamento Regionale.
SANGRO
CHIl tratto di fiume convenzionato inizia dalla località "Pilo", al confine dei comuni di Fallo e Villa Santa Maria, per 3 km a valle, fino al ponte sul fiume Sangro, nei pressi della Chiesa "Madonna In Basilico (nel comune di Villa Santa Maria (CH). Le acque a monte ed a valle del tratto convenzionato sono gestite dalla Amministrazione Provinciale di Chieti.
Come arrivare: Dall' austostrada A25 uscita Chieti, per Guardiagrele, bivio di Casoli, Selva di Altino, Piane D'Archi, Villa Santa Maria. Dall' autostrada A14 uscita Val Di Sangro, Val Di Sangro, Villa Santa Maria Da Castel Di Sangro (AQ), per Ateleta, per stazione di Gamberale, per Quadri, per Villa Santa Maria.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
ASD Villa Santa Maria Tel 329 3985359
Gelateria "Di Federico" - Villa S. Maria (CH)
Regolamento interno
Per i non associati solo il mercoledì di ogni settimana, previo versamento del contributo di ripopolamento di € 2,00 per ogni giornata di pesca o frazione di essa.
Il costo del tesserino segna catture valevole un anno e indispensabile per l'esercizio della pesca nel tratto convenzionato è fissato in € 2,00).
Attrezzi consentiti: una sola canna con o senza mulinello, armata con un solo amo - sono consentite canne di scorta - l'uso del guadino è consentito solo per il recupero delle prede allamate.
Il tratto di fiume è suddiviso in due zone:
1) La zona A comprende il tratto di fiume dalla località Pilo al confine del comune di Borrello, fino al ponte al centro dell'abitato di Villa S. Maria;
Tecniche di pesca consentite:
a) Mosca artificiale lanciata con coda di topo - è vietato l'uso di streamers, ninfe piombate e pesciolini;
b) Utilizzo di esche artificiali metalliche (solo cucchiaini) con un solo amo, senza ardiglione o con ardiglione schiacciato;
c) Pesca a fondo, mezzo fondo o con galleggiante, con amo di apertura non inferiore a cm 1 (uno) e utilizzo di esche consentite dalla Legge Regionale nelle acque di categoria A;
Gli ami usati nella Zona A, qualunque sia la tecnica di pesca, dovranno essere senza ardiglione o con ardiglione schiacciato. E' fatto obbligo ai pescatori di ritirare presso i centri di distribuzione il tesserino segna catture predisposto dalla FIPSAS (Sezione Prov. Di Chieti), su cui annotare le catture; è consentito trattenere n° 5(cinque) salmonidi per ogni giornata di pesca, di lunghezza non inferiore a 30 cm; dopo l'annotazione della 5^ cattura, il pescatore dovrà chiudere la canna e abbandonare il tratto di fiume in convenzione (Zona A e Zona B).
Non è consentito entrare in acqua, né per esercitare l'azione di pesca, né per effettuare spostamenti lungo il fiume;
2) La Zona B comprende il tratto di fiume delimitato a monte dal ponte all'ingresso di Villa S. Maria e a valle dal ponte nei pressi della Chiesa della Madonna In Basilico;
Tecniche di pesca consentite:
a) Mosca artificiale lanciata con coda di topo - è vietato l'uso di streamers, ninfe piombate e pesciolini;
b) Utilizzo di esche artificiali metalliche (solo cucchiaini);
c) Pesca a fondo, mezzo fondo o con galleggiante; le esche consentite sono quelle autorizzate dalla Legge Regionale nelle acque di categoria A;
d) Possibilità di trattenere n° 5 ( cinque) trote per giornata di pesca, di lunghezza consentita dalla Legge Regionale. E' fatto obbligo ai pescatori di ritirare presso i centri di distribuzione il tesserino segna catture predisposto dalla FIPSAS (Sezione Provinciale Di Chieti), su cui annotare le catture - dopo l'annotazione della 5^ cattura, il pescatore dovrà chiudere la canna e abbandonare il tratto di fiume in convenzione (Zona A e Zona B).
Gare di pesca sportiva:
- Nella Zona A saranno effettuate solo gare di pesca alla mosca con tecnica NO KILL;
- Nella Zona B saranno organizzate gare di pesca sportiva con tecniche diverse;
Ripopolamenti:
Saranno effettuati con trote fario provenienti da allevamenti nazionali previa comunicazione alla Provincia di Chieti.
Copia del presente Regolamento sarà allegato ai tesserini segna catture predisposti dalla FIPSAS.
SCARICATORE CROCETTO FT Novara blu
NOCanale nei dintorni di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
SCARICATORE DEI PRATI NUOVI DI CERANO FT Novara blu
NORoggia nei confronti del paese di Novara.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
SCARICATORE NIGOGLIA
VBEmissario del Lago D'Orta che attraversa la città di Omegna per confluire con il fiume Strona.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
E’ molto simile a quella descritta prima, sia per attrezzature che per gestualità. Differenza sostanziale è l’uso di camole al posto delle mosche. Pertanto l’azione di pesca non verrà effettuata in superficie, ma verso il fondale. Di conseguenza non si userà il galleggiante piombato terminale, ma un piombo radente il fondo. E’ molto redditizia se si insidiano Temoli, Barbi e Trote.
Si pratica con una canna da circa tre metri, con mulinello. Alla parte terminale della lenza madre vi sono quattro o cinque corti braccioli di nylon sottile, armati con una mosca finta. In fondo vi è un galleggiante piombato che consente lunghi lanci ed ampie esplorazioni d’acqua, mantenendo le mosche in superficie, con un’azione di pesca simile a quella della pesca mosca classica.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
SCARPIA
VBPiccolo torrente che scorrente nella provincia del V.C.O e di Novara, è un immissario del lago d'Orta. Tratto che scorre nel comune di Madonna del Sasso.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
SCOLO FORTEZZA
VRDal ponte in corrispondenza della confluenza nel Naviglio Bussè a monte per 2,2Km. Fino alla stanga gialla posta sulla strada interpoderale di accesso al corso d'acqua in Comune di Legnago.
Come arrivare: ss. Transpolesana uscita Cerea seguire le indicazioni per S.Zeno il tratto và fino al paese di Asparetto.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Regolamento interno
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessivo superiore a mt. 20.
Il bilancino è vietato.(decr.Amm.Prov. 7/4/99 n. 16). Si può detenere ed usare Kg.1 di larve di mosca carnaria (bigattini) e Kg. 1 di pastura (asciutta).
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 maggio al 30 giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle "boilies".
E' vietata la pesca dal natante.
Secchia (Dir. Ist. Diocesano per il sostentamento del Clero)
MNTecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
SELE (Fiume Sele)
SAFiume di fondovalle di media grandezza con larghezza compresa tra 20 e 40 metri. Vegetazione arborea ripariale rigogliosa, ricchezza di macrofite acquatiche e di specie di macroinvertebrati. E' uno dei pochi corsi d'acqua del Sud Italia con presenza massiccia di Oligoneurella Rhenana. Popolato sia da ciprinidi che da salmonidi (trota fario nativa) con esemplari che possono arrivare anche a 6 kg di peso.
Come arrivare: Autostrada A2 Salerno - Reggio Calabria Uscite di Campagna, Contursi Terme, Sicignano d.Alburni
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati:
Megastore - Battipaglia
Mare e Cielo - Battipaglia
Scotese Antonio - Quadrivio di Campagna
Big Fish One - Pontecagnano F.
Regolamento interno
Nella concessione è stato istituito un tratto NO KILL di circa 2,3 km. In tale tratto è consentita solo la pesca a mosca e quella a spinning con ami singoli privi di ardiglione. Sono vietate tutte le altre tecniche (esche naturali, camolera, ecc…).
SERIO Fiume
CRFiume caratteristico per le possibilità di accesso per i pescatori sportivi senza particolari problemi.Il tratto in pianura del fiume è suddiviso in due parti assai ben distinte: nella parte bergamasca il fiume è caratterizzato da un ampio greto ghiaioso, dovuto all'inabissamento delle acque del fiume.
Poi improvvisamente, all'altezza del ponte della statale 11 a Mozzanica il fiume riemerge ricomponendosi in un alveo meandriforme all'interno di una valle "a cassetta", non molto ampia perché più recente rispetto ad un antico tracciato, ora percorso dal Serio Morto, che portava il fiume a sfociare nell'Adda più a sud, presso Pizzighettone. Questa valle risulta profonda anche 10-12 metri rispetto al livello fondamentale della pianura, in particolar modo nel tratto finale, a sud di Crema.
Nel tratto cremasco vi sono anche i due più importanti ambienti umidi: il primo è protetto dalla Riserva Regionale Palata Menasciutto (tra i comuni di Pianengo e Ricengo) con due rami fluviali morti intersecati dal Serio vivo. Nel comune di Madignano, presso il medievale santuario del Marzale, si trova un'altra ampia lanca privata e visitabile solo su richiesta.
Lungo il basso corso del fiume, da Seriate fino alla confluenza nell'Adda, è stato istituito nel 1985 il parco regionale del Serio con una superficie di 7.750 ettari.
Permessi in vendita presso: Negozio Pesca 3 P
Come arrivare: Dall'autostrada del Sole (A1) tratto Milano/Bologna prendere l'uscita per Lodi. Da Lodi prendere la SS235 per Crema. Da Crema prendere la SS591 per Montodine. Dalla BreBemi uscita Bariano oppure Romano di L.dia seguire indicazioni per Crema. Da Milano S.S.Paullese fino a Crema
Tecniche di pesca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Via Fabio Filzi, 35 26100 Cremona
tel. 037223425
mail. cremona@fipsas.it
Vedi sito WWW.fipsascremona.it
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Nel tratto in concessione esiste una Zona di ripopolamento e di protezione e precisamente: nei Comuni di Madignano, Ripalta Vecchia, Ripalta Arpina, Ripalta Cremasca in sponda destra e sinistra in corrispondenza dell’intera riserva di caccia “Marzale”. E’ vietato l’accesso e la pesca.
La zona di protezione e ripopolamento è debitamente segnalata con cartelli d’inizio, intermedi e termine.
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
Sesia
PVSesia
PVTecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Regolamento interno
Nelle lanche a monte della Diga, in sponda destra, è sempre vietata la pesca con la bilancia.
MISURE MINIME E QUANTITA’ DI CATTURA
È vietata la cattura e la detenzione di pesci la cui lunghezza sia inferiore alle seguenti misure:
- Trota fario (Salmo trutta fario) e Trota lacustre (Salmo trutta lacustris): centimetri 22
- Trota marmorata (Salmo trutta marmoratus): centimetri 40;
- Carpione (Salmo carpio): centimetri 30;
- Coregoni (Coregonus lavaretus e Coregonus macrophthalmus): centimetri 30;
- Salmerino alpino (Salvelinus alpinus): centimetri 22;
- Temolo (Thymallus thymallus): centimetri 35;
- Pesce persico (Perca fluviatilis): centimetri 22;
- Luccio (Esox lucius): centimetri 40;
- Tinca (Tinca tinca): centimetri 25;
- Barbo (Barbus plebejus): centimetri 22;
- Anguilla (Anguilla anguilla): centimetri 30;
- Pigo (Rutilus pigus): centimetri 25;
- Lasca (Chondrostoma genei): centimetri 18;
- Savetta (Chondrostoma soetta): centimetri 22;
- Agone (Alosa fallax): centimetri 15;
- Trota iridea (Oncorhynchus mykiss) al di fuori dei CPP: centimetri 22;
- Salmerino di fonte (Salvelinus fontinalis): centimetri 22;
- Carpa (Cyprinus carpio) al di fuori dei CPP: centimetri 35;
- Persico trota (Micropterus salmoides): centimetri 25;
- Lucioperca (Stizostedion lucioperca): centimetri 40;
Per ogni giornata di pesca il pescatore dilettante non può catturare e detenere più di:
- 6 capi complessivi di salmonidi (trote di tutte le specie, coregoni, salmerini e carpione) col limite tassativo di:
- 1 capo di trota marmorata
- 2 capi di temolo
- 3 capi di carpione
- 2 capi di luccio;
- 5 kg. complessivi di pesce, comprese le specie precedenti. Detto limite può essere superato nel caso di cattura di un ultimo esemplare di grosse dimensioni.
SESIA Doccio FT Novara rosso NO-KILL
NOFra i fiumi più importanti d'Italia (con una portata di circa 70 m³/s), lungo circa 140 km con un alveo largo da 20 a 60m. Nasce dal Monte Rosa e scorre inizialmente lungo la Val Sesia, attraversa 4 province e finisce infine il suo corso immettendosi nel Po.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
SESIA FT Novara blu
NOFra i fiumi più importanti d'Italia (con una portata di circa 70 m³/s), lungo circa 140 km con un alveo largo da 20 a 60m. Nasce dal Monte Rosa e scorre inizialmente lungo la Val Sesia, attraversa 4 province e finisce infine il suo corso immettendosi nel Po.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
SESIA lama di Romagnano FT Novara blu NO-KILL
NOFra i fiumi più importanti d'Italia (con una portata di circa 70 m³/s), lungo circa 140 km con un alveo largo da 20 a 60m. Nasce dal Monte Rosa e scorre inizialmente lungo la Val Sesia, attraversa 4 province e finisce infine il suo corso immettendosi nel Po.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Rilascio permessi
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU NO KILL
1. Il pesce catturato va immediatamente rilasciato.
2. E' consentito tenere il pesce in nassa solo in occasione di manifestazioni agonistiche autorizzate.
3. Pesca consentita con la sola canna (massimo 2 in 3 mt.).
4. Nel periodo compreso fra il 1/11 e il 31/3 non è possibile pescare con esche artificiali e con la tecnica del morto manovrato.
http://www.fipsas.novara.it/
SESIA Romagnano FT Novara rosso NO-KILL
NOFra i fiumi più importanti d'Italia (con una portata di circa 70 m³/s), lungo circa 140 km con un alveo largo da 20 a 60m. Nasce dal Monte Rosa e scorre inizialmente lungo la Val Sesia, attraversa 4 province e finisce infine il suo corso immettendosi nel Po.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
SESIA San Quirico FT Novara rosso
NOFra i fiumi più importanti d'Italia (con una portata di circa 70 m³/s), lungo circa 140 km con un alveo largo da 20 a 60m. Nasce dal Monte Rosa e scorre inizialmente lungo la Val Sesia, attraversa 4 province e finisce infine il suo corso immettendosi nel Po.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
SESSERA
BIIl torrente Sessera nasce dalle pendici della Cima di Bo, scorre per un tratto in una valle di derivazione glaciale e riceve le acque del torrente Dolca. Nel tratto successivo da località Masseranga in poi, la morfologia è più dolce ed il sistema idrografico ha un assetto meno giovanile.
Il territorio lungo cui scorre è caratterizzato da rii e torrenti tributari del Sessera che determinano una ripetizione ritmica di valli e rilievi. Nella piana principale costituita da alluvioni sorgono i paesi di Coggiola, Pray e Crevacuore.
Come arrivare: Il torrente Sessera nasce dalle pendici della Cima di Bo, scorre per un tratto in una valle di derivazione glaciale e riceve le acque del torrente Dolca. Nel tratto successivo da località Masseranga in poi, la morfologia è più dolce ed il sistema idrografico ha un assetto meno giovanile. Il territorio lungo cui scorre è caratterizzato da rii e torrenti tributari del Sessera che determinano una ripetizione ritmica di valli e rilievi. Nella piana principale costituita da alluvioni sorgono i paesi di Coggiola, Pray e Crevacuore.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
SESSERA FT Novara rosso
VCIl torrente Sessera nasce in provincia di Biella, per poi finire il suo corso nella provincia di Vercelli immettendosi nel Sesia.
Il tratto in questione è quello scorrente nella provincia di Vercelli.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
Silvella canale
CRl'intero corso d'acqua, dall'inizio del corso in comune di Stagno L.do ad ovest della strada che porta alla cascina Abbadia fino al suo sbocco nel Dugale Dosolo Superiore in comune di Pieve d'Olmi, a sud della strada bassa di Casalmaggiore.
Come arrivare: da Stagno Lombardo a Pieve d' Olmi
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
SUSSIDIO BIRAGA-BUSCA FT Novara rosso NO-KILL
NOPiccolo canale che porta acqua dalla Biraga alla Busca.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
SUSSIDIO BUSCA-BIRAGA FT Novara rosso NO-KILL
NOPiccolo canale che porta acqua dalla Busca alla Biraga.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
Tagliata Dugale
CRl'intero corso d'acqua, dalla sua origine in comune di Malagnino fino allo sbocco nel fiume Oglio in comune di Calvatone.
Come arrivare: Da Parma prendere la SS343 attraversare Casalmaggiore e S. Giovanni in Croce. Girare a sinistra per la SP27 e proseguire verso Voltido
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Negozi convenzionati :
Negozio "3 P" di Pagani Giuseppe
Via Brescia 76 - 26013 Crema - 348 5151619
Pesca Sportiva Il Battaglione
Via Tacito - Cremona - tel. 0372 432079
Negozio caccia e pesca Caserini
Largo Vittoria, 2 - Pizzighettone - tel. 0372 745093
Negozio caccia e pesca "Colpo in canna"
Via Milano 18 - Spino d’Adda - tel. 0373 966077
Negozio Pesca Zani
Via Donatori Avis-Aido 1 Gussola - tel. 0375 260737
Negozio Pesca Morini
Via della Repubblica 105 - 26041 Casalmaggiore - tel. 0375 41659
Negozio “Un Po di Pesca”
Via Ritorto, 2 - 26020 Cappella Cantone - tel. 0374 372399
Negozio "Passione Pesca"
Via IV Novembre 15 - Soresina tel. 0374 650343
Trattoria Telo'
Via Mantova 2 Torre de' Picenardi tel 0375 394214
Regolamento interno
Prontuario per la pesca dilettantistica nel Bacino N. 9 - OGLIO
Nelle acque convenzionate FIPSAS è fatto divieto assoluto di pesca con le reti.
TANARO
ATLe acque del fiume Tanaro sono acque di carattere torrentizio, esistono zone prevalentemente abitate da ciprinidi reofili tipo barbo, dove la corrente si alterna da forte a debole.
In questo tipo di acque prevalgono il barbo ed il cavedano.
Altre zone con corrente piu' debole, ossigeno scarso, alta temperatura estiva, torbidita' prevalgono ciprinidi limnofili tipo tinca,alborella, carpa, anguilla.
Come arrivare: Uscita dell’ autostrada A21 Asti est. Tutte le direzione portano al fiume.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Regolamento interno
TARTARO CANALBIANCO
RODal Ponte di Zelo fino al Pontr Passo nel Comune di Bosaro, Tratto di Gara Permanente Fino al ponte di Trecenta, ha una larghezza di metri 40/60 con una profondità che va dai 5/6 metri acque medio veloci.
Come arrivare: Da Strada SR434 per Ghiacciano Barruchella, proseguire per la SP 24 fino a Trecenta Fino a Castel Guglielmo SP14 fino a Pincara SP 16
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Spinning da Barca
Spinning da Belly Boat
Rilascio permessi
N.B i permessi vengono rilasciati solo per le manifestazioni.
Regolamento interno
TARTARO NUOVO
VRDalla S.S. Gazzo-Villimpenta alla congiunzione con il fiume Tartaro Vecchio per circa km 4.
Come arrivare: Autostrada uscita Mantova nord seguire le indicazioni per Nogara il tratto è situato tra Gazzo Bigarello e Villimpenta
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
verona@fipsas.it, Tel 045 578126 – Fax 045 8130240
Regolamento interno
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessivo superiore a mt. 20.
Il bilancino è vietato.(decr.Amm.Prov. 7/4/99 n. 16). Si può detenere ed usare Kg.1 di larve di mosca carnaria (bigattini) e Kg. 1 di pastura (asciutta).
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 maggio al 30 giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle "boilles".
E' vietata la pesca dal natante.
TELESE
BNIl lago di Telese è un bacino lacustre situato nel territorio comunale di Telese Terme, ai confini con quello di Solopaca, nella valle del fiume Calore in provincia di Benevento. Formatosi a seguito del terremoto del 1349, è di origine carsica e ha una forma circolare, un perimetro di circa 1 km e una profondità compresa tra i 20 e i 30 metri; la superficie misura circa 49.000 metri quadrati. Soprattutto negli anni settanta e ottanta del Novecento costituiva una rinomata meta turistica.
Una caratteristica del lago è però quella di essere relativamente profondo già presso la riva, elemento che provocò anche degli incidenti tanto che la balneazione fu successivamente interdetta. Presso il lago sono presenti alcune strutture recettive ed è praticata la pesca sportiva.
Oltre i cultori del carpfishing e della trota, il lago di Telese offre tantissima soddisfazione agli appassionati del bass; canneti e alberi caduti in acqua creano spot davvero da sogno per questo predatore. Il bass, nei mesi più caldie sino alla fine dell’estate ama stazionare sotto il pelo dell’acqua, in bassi fondali, in vicinanza di canneti e di ostacoli sommersi, predando qualsiasi cosa cada in acqua. In queste occasioni la pesca topwater con popper e WTD regala emozioni incredibili
Come arrivare: Dall' Autostrada Roma/Napoli: prendere l’ uscita per Caianello e proseguire sulla superstrada Caianello/Benevento fino all'uscita di Telese Terme Dall’ Autostrada Napoli/Bari: prendere l’ uscita per Benevento, proseguire sul raccordo autostradale Castel Del Lago /Benevento e poi direttamente sulla superstrada Benevento/Caianello fino all'uscita di Telese Terme.
Rilascio permessi
Regolamento interno
Terdoppio
PVdal comune di Vigevano fino allo sbocco in Po nel comune di Sommo
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Regolamento interno
dalle origini alla confluenza del cavo Barbassa (Vigevano); dallo sbarramento dei casoni della baita ( vigevano) al ponte della SP 183 gambolò; dalla chiusa di derivazione della roggia reale tromello al ponte canale del cavo dassi di dorno ( Garlasco); dalla chiusa di batterra ( Garlasco) al ponte della SP 30 Zinasco.
zone a regime speciale di pesca:
dalla chiusa di derivazione della Roggia Reale Tromello al ponte canale del cavo Dessi di dorno (Garlasco) limitazione divieto di cattura detenzione di esemplari di carpa di misura inferiore di 50 cm.
per ogni giornata di pesca il pescatore dilettante non può catturare e detenere : 1 capo di carpa
1 capo di Luccio
1 capo di Tinca
1 capo di pesce persico
2 kg di complessivi di pesce, comprese di cui sopra.
il limite può essere superato nel caso di cattura di un ultimo esemplare di grosse dimensioni, e non si applica alle specie alloctone dannose per l'equilibrio del popolamento ittico
MISURE MINIME E QUANTITA’ DI CATTURA
È vietata la cattura e la detenzione di pesci la cui lunghezza sia inferiore alle seguenti misure:
- Trota fario (Salmo trutta fario) e Trota lacustre (Salmo trutta lacustris): centimetri 22
- Trota marmorata (Salmo trutta marmoratus): centimetri 40;
- Carpione (Salmo carpio): centimetri 30;
- Coregoni (Coregonus lavaretus e Coregonus macrophthalmus): centimetri 30;
- Salmerino alpino (Salvelinus alpinus): centimetri 22;
- Temolo (Thymallus thymallus): centimetri 35;
- Pesce persico (Perca fluviatilis): centimetri 22;
- Luccio (Esox lucius): centimetri 40;
- Tinca (Tinca tinca): centimetri 25;
- Barbo (Barbus plebejus): centimetri 22;
- Anguilla (Anguilla anguilla): centimetri 30;
- Pigo (Rutilus pigus): centimetri 25;
- Lasca (Chondrostoma genei): centimetri 18;
- Savetta (Chondrostoma soetta): centimetri 22;
- Agone (Alosa fallax): centimetri 15;
- Trota iridea (Oncorhynchus mykiss) al di fuori dei CPP: centimetri 22;
- Salmerino di fonte (Salvelinus fontinalis): centimetri 22;
- Carpa (Cyprinus carpio) al di fuori dei CPP: centimetri 35;
- Persico trota (Micropterus salmoides): centimetri 25;
- Lucioperca (Stizostedion lucioperca): centimetri 40;
Per ogni giornata di pesca il pescatore dilettante non può catturare e detenere più di:
- 6 capi complessivi di salmonidi (trote di tutte le specie, coregoni, salmerini e carpione) col limite tassativo di:
- 1 capo di trota marmorata
- 2 capi di temolo
- 3 capi di carpione
- 2 capi di luccio;
- 5 kg. complessivi di pesce, comprese le specie precedenti. Detto limite può essere superato nel caso di cattura di un ultimo esemplare di grosse dimensioni.
TEVERE (ZPC 2 Fiume Tevere Ponzano Romano)
RMIl tratto di fiume Tevere oggetto della convenzione si trova tra Ponzano Romano e il Ponte sulla via Tiberina SP 15, in località Torrita Tiberina. Occupa la sponda orografica destra. Il posto offre davvero tante possibilità di pesca e di catture. Massiccia la presenza di breme, ma anche di siluri che si lanciano con potenza, a spinning, su grossi artificiali.
Molto redditizia anche la pesca con la roubasienne alla ricerca di qualche bel cavedano e per gli amanti del feeder catture assicurate tra ciprinidi, col “rischio” di catture da record. Ottima la presenza dei barbi. Il Tevere resta un fiume capace di regalare incredibili emozioni, offrendo ai pescatori la possibilità di stanziare su sponde adattabili, immersi in un habitat naturale ancora meravigliosamente bello.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
L’attrezzo è una semplice rete sorretta da due sbarre metalliche, pieghevoli ed incrociate, collegate per mezzo di una corda ad un palo che viene manovrato dal pescatore e che permette di posare la rete in acque ove si ritiene ci sia presenza o passaggio di pesce. Si può pescare a vista sollevando rapidamente la rete quando il pesce vi passa sopra.
Rilascio permessi
06-83754912
roma@fipsas.it
http://www.fipsasroma.net
SEGRETERIA FIPSAS CP ROMA
Via Flaminia Nuova, 830
Roma
00191
Italia
Regolamento interno
TICINELLO CERANO FT Novara rosso
NOPiccolo canale secondario che nasce e si immette nello stesso corso d'acqua: la Molinara di Galliate
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
TICINELLO DI OLEGGIO FT Novara rosso NO-KILL
NORoggia che nasce dalle acque del Ticino e si immette dopo pochi chilometri nel medesimo fiume.
Tratto che parte dove il Ticinello incontra la Molinara fino alla sua immissione nel Ticino.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE NO-KILL
1.Il pesce catturato va immediatamente rilasciato salvo se diversamente previsto da normative regionali o provinciali.
2. Consentite le sole esche artificiali (max 3 mosche) non siliconiche con ardiglione assente o schiacciato.
3. Dove indicato nell’elenco acque del libretto sono consentite le soft bait, o solo la pesca a mosca con coda di topo.
http://www.fipsas.novara.it/
TICINO FT Novara blu
NOIl Ticino è il secondo fiume per portata in Italia e principale affluente del Po.
Il Ticino sub-lacuale è l'emissario principale del Lago Maggiore.
La concessione in questione è la sponda Piemontese (orografica sinistra) del tratto compreso dall'emissione del fiume al confine regionale.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE BLU
In alcune acque blu contrassegnate in elenco acque sul permesso con un L, a tutela della riproduzione del luccio è stato istituito un periodo di divieto dal 15/1 al 15/4.
http://www.fipsas.novara.it/
TIONE
VRIl tratto gestito dalla Fipsas va dal Mulino di Sopra in località Pontepossero(Sorgà) e la S.S. n° 10 a Bonferraro di Sorgà.
Come arrivare: prendere l'Autostrada Verona sud e seguire le indicazioni per Mantova; a Isola dalla Scale seguire le indicazioni per Erbè e Ponteossero.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si utilizza una canna a lancio con passanti guidafilo, di lunghezza non superiore ai quattro metri, con mulinello leggero dal recupero veloce. E’ una pesca molto utile, specie in caso di vento, perché permette l’esplorazione in un’unica passata di diverse zone d’acqua. Alla lenza madre viene applicato un galleggiante, zavorrato in modo che solo l’astina fuoriesca dalla superficie, che segnala con estrema sensibilità l’abboccata al minimo tocco e a grandi distanze. La lenza in questo modo si può tenere sommersa quasi sino al vettino in modo da non subire interferenze da parte delle onde o del vento. Si pratica nei grandi fiumi a corrente lenta e nei laghi.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
Rilascio permessi
Regolamento interno
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio complessivo superiore a mt. 20.
Il bilancino è vietato.(decr.Amm.Prov. 7/4/99 n. 16). Si può detenere ed usare Kg.1 di larve di mosca carnaria (bigattini) e Kg. 1 di pastura (asciutta).
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 maggio al 30 giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle "boilles".
TOCE- PREMIA
VBIl Toce nasce in Val Formazza, scorre lungo la provincia Verbano-Cusio-Ossola per poi sfociare nel Lago Maggiore dopo aver preso acqua dai numerosi affluenti del suo vasto bacino idrografico.
Tratto scorrente nel comune di Premia.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Da 100 metri a monte del ponte che porta alla centrale di Crego fino alla confluenza con il Deverino è vietata la pesca, a valle fino alla confluenza con lo scarico del canale di Verampio è una zona di pesca no-kill. In tutto il tratto non è possibile trattenere il temolo).
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
TOCE-BEURA CARDEZZA
VBIl Toce nasce in Val Formazza, scorre lungo la provincia Verbano-Cusio-Ossola per poi sfociare nel Lago Maggiore dopo aver preso acqua dai numerosi affluenti del suo vasto bacino idrografico.
Tratto dalla Cappella degli Scopelli nel comune di Beura Cardezza alla foce.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
A valle delle paratoie di Prata è vietata la pesca perché zona di protezione per una lunghezza di 200 metri a valle delle paratoie stesse.
Solo nel tratto a partire dal ponte della statale di Gravellona Toce è permessa la pesca con il cagnotto e la pasturazione è limitata ad 1 kg di cagnotti e 2 kg di sfarinati in quanto zona ciprinicola.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
TOCE-CREVOLADOSSOLA
VBIl Toce nasce in Val Formazza, scorre lungo la provincia Verbano-Cusio-Ossola per poi sfociare nel Lago Maggiore dopo aver preso acqua dai numerosi affluenti del suo vasto bacino idrografico.
Tratto da Pozzomaglione fino al ponte della provinciale Crevoladossola/Montecretese.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Dal ponte della Mizzoccola in comune di Domodossola fino al ponte della provinciale Crevoladossola/Montecretese la zona è no-kill (Regolamento nel librettto segnacatture).
Il tratto comprende anche l'affluente Diveria nel suo tratto compreso fra il ponte napoleonico e la foce).
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
TOCE-CRODO
VBIl Toce nasce in Val Formazza, scorre lungo la provincia Verbano-Cusio-Ossola per poi sfociare nel Lago Maggiore dopo aver preso acqua dai numerosi affluenti del suo vasto bacino idrografico.
Tratto scorrente nel comune di Crodo
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
In località Rencia- dal ponte che porta alla Frazione al Piano Superiore per circa 400 metri a monte e 400 a valle è una zona facilitata
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
TOCE-PIEDILAGO
VBIl Toce nasce in Val Formazza, scorre lungo la provincia Verbano-Cusio-Ossola per poi sfociare nel Lago Maggiore dopo aver preso acqua dai numerosi affluenti del suo vasto bacino idrografico.
Tratto che va da 300 metri a monte del ponte che porta alla Frazione Cristo allo sbarramento a valle del bacino)
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
10€ per i residenti nella provincia
20€ per i non residenti nella provincia
gratuito per i minori di 15 anni
Costo del bollino blu:
80€ per i maggiori di 15 anni
20€ per i minori di 15 anni
Costo del bollino verde: 30€
Regolamento interno
In tutte le acque in concessione è ammesso l'uso di una sola canna con o senza mulinello armata di un solo amo
o amo con più punte (ancoretta- cucchiaino) (minnows-doppia ancoretta) o con massimo 4 mosche o camole artificiali.
Nel Lago di Antrona o nel Lago D'Orta è possibile pescare con due canne.
Il sistema di pesca con l'uso di camole o mosche con zavorra affondante terminale e radente al fondo è vietato.
Non sono consentite l'uso di larve di mosca carnaria e uova naturali di pesce come esche.
Qualsiasi forma di pasturazione è vietata ad eccezione del Lago D'Orta e nell'ultimo Tratto del Toce,
dal ponte di Gravellona alla foce.
Il numero giornaliero di catture è fissato in 10 capi di cui non più di 8 fario, non più di salmerino alpino,
non più di 2 marmorate (non più di 10 capi annui) o ibridi.
L'eventuale cattura del temolo (limitata a un solo capo e non più di 10 capi annui) limita la cattura della
trota fario a n°7 capi, la cattura ella trota iridea è limitata a n°10 capi giornalieri.
Il tratto è pescabile dalla 2°domenica di luglio alla 1°domenica di settembre.
Misure minime e periodo di pesca:
Trota Fario: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Trota Marmorata o ibrido: 40cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Salmerino: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Temolo: 40cm (apertura alle ore 4.30 della prima domenica di giugno)
Trota Iridea: 22cm (apertura alle ore 7 dell'ultima domenica di febbraio)
Apertura Laghi di Cheggio-Campiccioli-Delle Fate e Morasco ore 6.00 della prima Domenica di Maggio
Apertura restanti laghi ore 6.00 della prima Domenica di Giugno
Chiusura: tramonto della 1° Domenica di Ottobre
Sono state istituite alcune zone per la pesca invernale (il regolamento di queste zone è sul libretto segnacatture):
Fiume Toce dal ponte di Migiandone al ponte di Gravellona;
Torrente Ovesca nella zona pesca facilitata.
Il regolamento specifico per ogni tratto è visionabile sul libretto segnacatture.
TORRENTE ANTANELLO
VRDal ponte sulla statale Provinciale n° 20, all'attuale confine meridionale della Concessione A.P.P.V., nel Comune di San Martino Buon Albergo,
a valle fino all'unione con il Torrente Fibbio, per uno sviluppo di circa 3 Km. Il movimento dell'acqua è veloce, la profondità è di circa 70/100 cm.
Come arrivare: Da Verona per San Martino Buon Albergo e da verone a Zevio dopo il ponte dell'Adige.
Tecniche di pesca
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Regolamento interno
usare ami con più dardi.
E' vietato l'uso della lenza a mano.
Ogni pescatore non può occupare uno spazio superiore a Mt. 10,
Il Bilancino è vietato (decr.Amm. Prov. 7/04/99 n.16)
Si può detenere ed usare kg. 0,500 di larve di mosca carnaria (bigattini) e kg.2,0 di pastura asciutta e il doppio bagnata.
E' vietata ogni forma di pasturazione con prodotti artificiali, con il sangue, con interiora di animali e qualsiasi sostanza atta a stordire i pesci.
Dal 15 Maggio al 30 Giugno sono vietati la detenzione sul luogo di pesca e l'uso del mais e suoi derivati e delle boilies.
E' vietata la pesca da natante.
Regolamenti particolari:
Per l'utilizzo del campo gara è necessaria l'autorizzazione della Sezione di Verona che avrà il benestare dalla Regione Veneto.
Campo gara usato esclusivamente per Manifestazioni Provinciali spinning e trota torrente con un massimo di 5 (cinque) competizioni
all'anno. Non adatto a competizioni di pesca al colpo.
Specie ittiche:
Cavedani
Trota Iridea
Barbio
Alborella ( periodo di divieto dal 15 Maggio al 30 Giugno) Max 1kg per giornata.
Anguilla
Scardole ( periodo di divieto dal 15 Maggio al 30 Giugno)
Triotto
Persico Sole.
:
TORRENTE GIAVERA
TVIl tratto in concessione alla Fipsas scorre nel comune di Villorba (TV) tra via Centa e via Giavera, in località Fontane. Sono acque piuttosto veloci, con rive alberate, fondo ghiaioso e larghezza media di 8 metri. La tecnica più produttiva è certamente la pesca a spinning.La corrente è vivace e bisogna sfruttare i piccoli gorghi creati da rami e sassi, dove le trote notoriamente prediligono stanziare. Del tutto indifferente scegliere se pescare a salire o a scendere, in quanto si è sempre nascosti dai fitti arbusti che coprono le rive. Periodo migliore la primavera.
Permessi in vendita presso: Linea Sport, Sport Sile S.R.L., Poloniato Marino, Big Fish Srl, Hobby Pesca
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Rilascio permessi
Linea Sport Via S. Antonio, 6 Biancade -TV-
Sport Sile Via Internati 37/a Silea -TV-
Polo Pesca Via Erizzo, 33 Crocetta del Montello (TV)
Tutto per la pesca by Achille Via Sottotreviso 33, Ponte di Piave
Hobby Pesca Via Ca' Larga 9, Mareno di Piave
Dan Fisherman Via Liberazione, 35, San Vendemiano TV
Regolamento interno
Via San Antonio 6, Biancade TV
Tel: 0422 848082 www.fipsas-tv.i
Regolamento Zona A/B 2019
ART.1 Premessa:
In tutta la Concessione l’attività di pesca è regolamentata dalla Legge Regionale, e dal Regolamento attualmente in vigore per la ZONA A/B ove richiesto e dal Regolamento Interno del Comitato Provinciale FIPSAS di Treviso.
Il Tesserino SOSTITUISCE, per la sola attività di pesca nelle Concessioni (Giavera, Musestre, Meolo, Malgher, Aralt, e Negrisia.), il Tesserino Regionale per la Prov. Di TV in ZONA A/B. Sono consentite due uscite settimanali di mezza giornata (mattino o Pomeriggio), non nello stesso giorno con un massimo di otto uscite mensili. La settimana inizia dalla domenica. E’ consentito un solo spostamento in altra concessione durante la stessa uscita. E’ consentita la cattura di massimo 3 Salmonidi ad uscita, per un numero massimo di 20 catture mensile e fino ad 80 capi annuali. Al raggiungimento di tali limiti si può acquistare un secondo tesserino. Il Tesserato, con il pagamento del Tesserino, DICHIARA espressamente di essere a conoscenza del presente Regolamento Interno e di ACCETTARLO nella sua interezza e globalità DICHIARA di accettare il controllo sia degli Agenti di Vigilanza sia degli Ispettori preposti per quanto riguarda l’attività di pesca, e i documenti relativi all’esercizio della stessa. DICHIARA di accettare anche il controllo e l’ispezione del veicolo con il quale il Tesserato accede al luogo di pesca.
ART.2 Obblighi e Divieti.
1. Divieto di pesca nelle settimane di semina. (Vedi Date riportate sul tesserino)
2. Divieto di pesca fuori orario consentito (Vedi orari riportati sul Tesserino)
3. Divieto di detenzione ed utilizzo di esche non consentite.
4. Divieto di pesca nei giorni di Martedì e Venerdì purché non siano festivi.
5. È vietato continuare la pesca dopo aver raggiunto la cattura di capi previsti o il peso previsto di kg 5.
6. Obbligo di annotazione del giorno e la zona prima di iniziare l’attività piscatoria
7. Obbligo di annotazione immediata subito dopo la cattura del salmonide
8. E Consentito detenere massimo N° 3 esemplari di salmonidi per ogni uscita
9. E’ vietato il rilascio di salmonidi in misura catturati con esche naturali
10. Solo dopo la settimana di semina non si possono effettuare due uscite consecutive
TORRENTE RESE FT Novara rosso
NOTorrente che sfocia nel lago Maggiore in località Villaggi
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
Permessi annuali fishing tour Ciprinidi €30 Giornaliero No kill solo pesca a Spinning e Pesca a Mosca €5
Regolamento interno
1. La quota massima giornalmente consentita è di 8 capi di salmonidi di cui non più di 6 fario e 3 Kg. di altre specie senza limite numerico.
2. Trota marmorata e ibrido non possono essere trattenuti e vanno sempre rilasciati immediatamente e con la massima cura.
3. Ogni cattura trattenuta di trota fario o iridea va, subito dopo averla effettuata, segnata indelebilmente sul calendario con una X.
4. È’ obbligatorio, per un eventuale controllo, detenere il pescato in vista e separato da quello di altri pescatori e, se in vivo, solo ciprinidi in nassa ad almeno 5 anelli.
5. Ai fini di quantità, misura minima e periodo di divieto vengono considerati tutti i pesci, anche se in vivo, di cui il pescatore è in possesso all’atto del controllo.
6. Possono essere posti divieti temporanei di pesca per la tutela della fauna ittica, per operazioni di recupero, per eventi agonistico-promozionali od altri eccezionali.
7. La pesca con pasturatore (contenitore di pastura collegato alla lenza) è consentita con un solo amo.
8. E’ vietato l’uso di artificiali armati con più di due ami semplici o multipli.
9. È vietato svolgere manifestazioni agonistiche di qualsiasi genere senza autorizzazione provinciale.
10. Ogni pescatore, ha il dovere di prestarsi al controllo, da parte degli addetti alla sorveglianza, dei documenti, degli attrezzi e di ogni mezzo atto a contenere pesci o esche.
11. Nelle specifiche zone ogni pescatore deve avere il previsto permesso e rispettare le successive disposizioni regolamentari.
12. In tutte le acque della provincia di Novara è disposto il divieto di trattenere le specie: temolo, savetta, lasca o strigia, luccio e tinca.
DISPOSIZIONI PARTICOLARI ACQUE ROSSE
1. La pesca deve essere interrotta a raggiungimento di una quota di salmonidi.
2. Le trote iridee non possono essere rilasciate salvo si stiano usando esche artificiali prive di ardiglioni e non siliconiche.
3. Consentita una sola canna, vietate pesca notturna, radente il fondo (ballerina) e pasturazione.
4. Nelle acque indicate per un’immissione la pesca è vietata per 48 ore dalle ore 7 del giorno precedente quello di semina previsto nella tabella del libretto.
5. Ove e quando indicato in elenco acque sono vietate la pesca con il pesce vivo e quella dal tramonto della prima domenica d’ottobre all’alba dell’ultima domenica di febbraio.
http://www.fipsas.novara.it/
TORRENTE SPOREGGIO
TNLo Sporeggio è un torrente di montagna che sorge sull'Altipiano della Paganella e sfocia nel torrente Noce. Le acque sono molto fredde, popolate da salmonidi sia d'inverno che d'estate. Particolarmente interessante per la sua biodiversità, ha caratteri che variano da punto a punto.
Nel tratto pianeggiante (No Kill), vicino alla foce, lo Sporeggio è molto regolare, poco profondo, con acqua limpidissima che scorre velocemente. Può essere affrontato a gambe in acqua, sia a mosca che a spinning, con l'obbligo di rilascio dei capi catturati. Il torrente Sporeggio è particolarmente apprezzato per il tratto di pronta pesca di circa 2km che viene mantenuto sempre molto pulito e ben ripopolato sia per la pesca settimanale sia come campo gara. Molto belli anche però i successivi 5 km di selvatico dove troviamo un ambiente più impervio e naturale. Nel tratto pronta pesca vengono immesse trote fario mentre nel tratto selvatico che ripopoliamo con materiale non adulto, troviamo sia fario che bellissime iridee naturali.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
presidente@pescatorivaldinon.it
cell 348-7701319
Regolamento interno
Varese - Vizzola Ticino loc. Castelnovate
VADal termine del comune di Somma Lombardo verso frazione Castelnovate, ora Vizzola Ticino al punto denominato "Dorata discendente"Ticino
Permessi in vendita presso: Clan Il Meglio Per La Pesca
Come arrivare: Uscita autostradale Busto Arsizio (A4). Seguire superstrada per Malpensa fino ad uscita di Somma Lombardo, poi indicazioni per Castelnovate.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
L’ attrezzo può essere sia la canna fissa, sia la canna tipo bolognese di misura non superiore ai 5/6 metri, realizzata con materiali rigidi e resistenti.
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Si utilizzano canne di vario tipo, in funzione della piombatura o dell’affondante che si intende impiegare. Alla lenza madre viene collegata una zavorra di varia grammatura (piombo a spirale, piombo con legno di balsa, bombarda, piombo affondante, semiaffondante, ballerino, ecc.) Si usano esche naturali e l’azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare l’esca a piccoli strappi, facendola strisciare sul fondo. Tale movimento incuriosisce il pesce, stimolandone più la curiosità che l’appetito ed invitandolo ad abboccare.
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Questa speciale canna, ideata dai cugini transalpini, è costruita in fibre di carbonio e di altri materiali ad alta tecnologia per renderla il più leggera possibile, vista la sua eccezionale lunghezza. Essa stessa dà il nome a questo modo di pescare, legato alla specificità di portare verticalmente l’esca sul pesce. Essendo un attrezzo molto rigido, generalmente viene applicato al suo vettino un elastico con funzioni di ammortizzatore. Il pescatore userà tutti o parte dei segmenti che la compongono in funzione della distanza che lo separa dal pesce. I segmenti sono ad innesto ed avendo una lenza più corta della canna, il recupero del pesce può avvenire smontando o montando i pezzi finali. Tenendo conto che canne di questo tipo possono raggiungere anche i 14 metri, è intuitivo che la preparazione fisica, che in questo caso possiamo ben dire atletica, è indispensabile per permettere questo tipo di pesca. Anche in questo caso si usano piombature di vario tipo, esche naturali e pasturazioni appropriate.
E’ una moderna tecnica di pesca, rivolta alla cattura di ciprinidi di grossa mole con attrezzature molto particolari e sofisticate, ideate per questa specialità. E’ una pesca di attesa che richiede l’utilizzo di pasturazioni speciali con sfarinati e boiles composte da carboidrati, vitamine e grassi di facile assimilazione, mescolati in proporzioni diverse a seconda del tipo di acqua, dell’ora e della stagione in cui vengono usati.
Rilascio permessi
Viene rilasciata in Sede, in Via Speri Della Chiesa 15 a Varese, aperta Lunedì a giovedì dalle 09,00 alle 12,00; n. tel. 0332 280386. Oppure con versamento su c/c postale n. 556217.
Regolamento interno
Varese comune di Biandronno canale Brabbia
VADalla foce nel lago di Varese fino all'ultima parte del canale sotto l'opificio dei F.lli Borghi. dal ponte della S.P. 36 a monte zona di tutela ittica (200 m.).
Come arrivare: uscita autostrada Buguggiate direzione Biandronno ponte S.P. 36
Tecniche di pesca
varese comune di LuinoMaggiore
VAdalla sorgente all'immissione nel lago Maggiore in comune di Luino località Colmegna
Come arrivare: uscita autostrada A8 fino a Varese statale della Valganna fino a Mesenzana per Luino proseguire sul lago fino a Colmegna
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Varese comune di Maccagno
VAdalla sorgente in Canton Ticino, monte Tamaro, fino alla foce nel lago Maggiore in comune di Maccagno, affluente di sinistra torrente Viaschina
Come arrivare: Da Verbania prendere la SS34 per 24 km attraversando i comuni di Ghiffa, Oggebbio, Cannero Riviera, Carmine, fino a Cannobio
Tecniche di pesca
Regolamento interno
Varese Fiume Margorabbia
VAdal ponte del comune di Grantola (inzio) fino al ponte Molino d'Anna in comune di Mesenzana la pesca è zona no kill, nel restante tratto la pesca è libera.
Come arrivare: da Varese indicazioni per Gavirate, Cittiglio Luino.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Varese Fiume Tresa
VAdalla località Biviglione fino alla diga di Creva dopo l'invaso fino alla foce nel lago Maggiore in comune di Germignaga.
in sponda sinistra fiume Margorabbia
Come arrivare: dalla autostrada Milano-Varese A8 uscita Buguggiate seguire indicazioni per Luino
Tecniche di pesca
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Regolamento interno
Regolamento Regionale n° 2/2018
regolanto di bacino n° 5
Varese -lago di varese
VALago situato in Provincia di Varese che bagna i Comuni Di Varese, Bodio, Gavirate, Cazzago Brabbia, Bardello, Biandronno, Azzate, Galliate Lombardo; fanno parte del Diritto anche il Canale Brabbia (dalla foce del Lago di Varese sino all'ultima parte sotto l'opificio dei f.lli Borghi) e il Fiume Bardello sino al ponte stradale sulla provinciale Gavirate-Besozzo
Permessi in vendita presso: Every Sports
Come arrivare: Autostrada Milano-Varese uscita Buguggiate, seguire indicazioni per il Lago, strada circumlacuale.
Tecniche di pesca
Monofilo, ami e piombature dovranno essere graduati in funzione della taglia dei pesci che si presume vivano nelle acque da esplorare (quasi sempre carpe e tinche di buona taglia). Sovente viene utilizzato un piombo scorrevole per non insospettire il pesce che può rilevare una resistenza anomala in caso d imboccata. Di norma si utilizza come esca: lombrico, larva di mosca, polenta e frutta.
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Viene effettuata sia con canna fissa che con canna a lancio su fiumi e canali con acque a medio e lento decorso, lanciando l'esca a monte e facendola scorrere verso valle, frenando la lenza armata di esca, piombo ed eventuale galleggiante con leggere trattenute. E' necessario conoscere molto bene il fondale, la sua profondità ed eventuali ostacoli sommersi, per far seguire all'esca un percorso il più naturale possibile, tale da non insospettire il pesce. La taratura della lenza ed il tipo di galleggiante da utilizzare, varieranno in funzione della profondità e della velocità della corrente. Per ottenere buoni risultati con questo tipo di pesca, è indispensabile procedere ad una discreta pasturazione della zona prescelta, da effettuarsi, con lanci eseguiti mediante una fionda, a monte. La pasturazione, rivolta principalmente alla pesca di CIPRINIDI, può consistere sia in larve di mosca carnaria, lombrichi, pane, sia in sfarinati leggeri.
Spinning da Belly Boat
Spinning da Barca
Permette una pesca che ha come scopo fondamentale, tramite una lenza molto sensibile e leggera, il raggiungimento di distanze e profondità altrimenti non raggiungibili. Altra caratteristica è l’uso di un pasturatore piombato (contenitore in plastica munito di piccoli fori e riempito di larve di mosca carnaria che piano piano, raggiunto il fondo, fuoriescono pasturando la zona) che funge da zavorra ed al quale, nella parte terminale non collegata con la lenza, si applica un finale con amo ed esca. La canna è munita di mulinello ed ha un vettino molto sensibile, atto a segnalare anche la minima abboccata.
Rilascio permessi
Viene rilasciata in Sede, in Via Speri Della Chiesa 15 a Varese, aperta da Lunedì e giovedì dalle 08,00 alle 132,00;n. tel. 0332 280386.- cell. 349558422- Oppure con versamento su c/c postale n. 556217. Per il permesso di pesca dalla barca rivolgersi inoltre alla Cooperativa Pescatori Lago di Varese tel. 0332/320115.
Regolamento interno
Varese Somma Lombardo
VATratto del fiume Ticino dalla crocetta del Panperduto fino al diritto Turati in comune di Vizzola Ticino
Come arrivare: Uscita autostradale Busto Arsizio (A4). Seguire superstrada per Malpensa fino ad uscita di Somma Lombardo, poi indicazioni per località Maddalena.
Tecniche di pesca
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Si pratica in torrenti e fiumi a forte corrente, abitati principalmente da trote, barbi e temoli. Anche qui, a seconda delle preferenze del pescatore, si può usare sia la canna fissa, sia la canna con mulinello e passanti. E’ molto utile, in caso di fitta copertura di alberi, la canna teleregolabile autobloccante che consente di posare l’esca anche negli anfratti più nascosti e protetti dalla vegetazione e dai massi. Il monofilo è privo di galleggiante e il sistema di piombatura usato per zavorrare l’esca varia da zona a zona (olivette, pallini raggruppati o in corona, spirali fisse o scorrenti). Il peso e la quantità di zavorra cambiano naturalmente in funzione della corrente e della profondità, togliendo o aggiungendo piombo al variare delle due condizioni anzidette. Per meglio individuare la posizione del monofilo e, quindi, dell’esca, si può legare alla lenza, in un punto che non verrà sommerso o arrotolato nel mulinello, un filo di lana colorato o un apposito segnalenza. L’abboccata del pesce viene avvertita dal pescatore attraverso i piccoli colpi sul vettino oppure attraverso le vibrazioni della lenza che lo stesso tiene, senza stringerla, con la mano libera dal calcio della canna. Anche qui il successo di questa azione di pesca dipende dalla naturalezza con cui si presenta al pesce l’esca, facendola scorrere o fermare nei gorghi, nei raschi e nelle pozze profonde del torrente.
Rilascio permessi
VOLTURNO
CEIl tratto del Fiume Volturno oggetto della convenzione è compreso tra il confine con la provincia di Isernia, segnalato come Masseria Mazzoni, e a monte della Diga di Capriati. In tutto il tratto in questione il Fiume è a carattere torrentizio, fondali bassi e ghiaiosi, e largo non più di venti metri.
Come arrivare: Uscita A1 Caianello - prendere la SS85 Venafrana direzione Isernia, dopo 17 km girare a dx per Capriati al Volturno.
Tecniche di pesca
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Carmine di Lello
347 9198426
caserta@fipsas.it
Per informazioni e rilascio permessi si possono contattare i FIPSAS point. L'elenco è consultabile al seguente link: www.casertafipsas.it/fipsas-point.html
Regolamento interno
1. Fermo restando le normative previste dalle leggi vigenti in materia, l’esercizio della pesca sportiva nelle acque in concessione alla FIPSAS in provincia di Caserta si svolgerà nel rispetto dei principi stabiliti dalla Federazione e dalle norme riportate nel presente regolamento.
In particolare il pescatore dovrà essere munito di: Licenza di Pesca Governativa in corso di validità, Tessera FIPSAS e Autorizzazione del Concessionario (Libretto di Controllo Catture), il cui costo è stabilito annualmente dalla Sezione Provinciale.
2. La Tessera FIPSAS e l’Autorizzazione saranno rilasciati presso la Sezione Provinciale o nei punti vendita regolarmente autorizzati, essi costituiscono autorizzazione del concessionario ad esercitare la pesca nelle acque convenzionate, essi sono strettamente personali, per cui l’intestatario dovrà apporre la propria firma per accettazione all’atto del rilascio.
3. Si intenderà pertanto privo di autorizzazione chiunque eserciti la pesca senza la tessera FIPSAS o dell’Autorizzazione del Concessionario.
Periodi di pesca:
4. Nelle acque in concessione è fatto divieto di pesca dal tramonto della 1° Domenica di Ottobre ad un’ora prima dell’alba dell’ultima Domenica di Febbraio. Nei periodi sotto elencati è fatto divieto di pesca delle seguenti specie:
A – TINCA, BARBO e CARPA dal 15 Maggio al 30 Giugno;
B – PERSICO REALE dal 15 Maggio al 15 Giugno;
C – ANGUILLA pesca consentita da un’ora prima dell’alba sino alle ore 24,00 e senza l’ausilio di fonti luminose;
D – GAMBERO DI FIUME a tempo indeterminato a causa della forte diminuzione della specie;
E – TROTA qualsiasi specie dal tramonto della 1° Domenica di Ottobre a un’ora prima dell’alba dell’ultima Domenica di Febbraio.
Misure minime:
5. Trota ogni specie cm.22, Carpa cm.30, Tinca cm.22, Anguilla cm.30, Barbo cm.15, Persico Reale cm.20.
A – Il pesce catturato sotto misura o inavvertitamente in epoca di divieto, va rimesso in acqua immediatamente usando i dovuti accorgimenti quali: Bagnarsi le mani e slamarlo con cautela, qualora fosse necessario per non arrecare danno al pesce va tagliata la lenza il più vicino possibile all’apparato boccale.
Giornate di Pesca:
6. La pesca è consentita dall’alba dell’ultima Domenica di Febbraio al tramonto della prima Domenica di Ottobre nei seguenti giorni: MARTEDI', GIOVEDI’, SABATO, DOMENICA e festivi infrasettimanali.
Limitazioni e Marcatura delle Catture:
7. Il limite massimo pro-capite di catture per la Trota ogni specie è di 5 capi giornalieri, raggiunto il limite massimo il pescatore è tenuto a sospendere l’azione di pesca.
A- Il pescatore dovrà segnare sull’apposito libretto in modo indelebile ogni cattura immediatamente dopo averla cestinata.
B- Le altre specie presenti non vanno contrassegnate e non è posto alcun limite giornaliero.
Esche e Pasture:
8. Sono consentite tutte le esche naturali ad eccezione della larva di mosca carnaria (Bigattino) di cui ne è vietata la detenzione, delle uova di salmone, del sangue, e di tutte le esche chimiche (paste di vario tipo), è vietata qualsiasi forma di pasturazione.
Attrezzi e modalità di pesca:
9. La pesca è consentita con una sola canna con o senza mulinello e con un solo amo.
10. L’uso del guadino è consentito solo come ausilio per salpare il pesce.
11. Non è consentito alcun altro attrezzo inclusa la bilancia.
12. L’uso della moschera è consentito.
Salvaguardia dell’ambiente:
13. E’ vietato abbandonare rifiuti di qualsiasi tipo e natura, sia in acqua che sulle sponde, con particolare riferimento a sacchetti di plastica e contenitori per le esche.
Responsabilità per danni:
14. La Sezione Provinciale e la FIPSAS declinano ogni responsabilità per danni subiti o causati dal pescatore nell’esercizio della pesca.
Vigilanza:
15. Il servizio di vigilanza nelle acque convenzionate FIPSAS, ai fini dell’accertamento di eventuali infrazioni, è espletato dal corpo di vigilanza ittico-venatoria-ambientale della Provincia e della Regione, al Corpo Forestale dello Stato, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, ai Vigili Urbani e Campestri, dalla Polizia di Stato e da ogni Guardia Ittica. E’ valida la verbalizzazione anche da parte di un solo Guardapesca.
16. Il pescatore ha l’obbligo di mostrare agli addetti alla vigilanza, su loro esplicita richiesta, i documenti prescritti, nonché il contenuto di ogni oggetto atto a contenere pesci, esche e attrezzature (cestini, borse, zaini o loro affini).
Principali sanzioni e Pene Pecuniarie:
17. La sanzione per il mancato possesso delle autorizzazioni nelle acque convenzionate (art.33, R.D. 1604 del 8 Ott. 1931), è di € 100,00 per la mancata indicazione della data sul libretto di controllo catture, € 50,00 per la mancata registrazione della cattura, € 30,00 per ogni cattura in più rispetto al limite di 5 giornaliere, e per ogni cattura sotto misura da € 20,00 a € 103,00.
Per tutto quanto non previsto nel presente regolamento vigono le disposizioni contenute nel R.D. 22 Nov. 1914 n°1486, nel T.U. sulla pesca approvato con R.D. 8 Ott.1931 n°1604 e successive modifiche integrazioni, e dal Calendario di disciplina della pesca emesso dalla Provincia.
N.B. La FIPSAS si riserva di richiedere un risarcimento danni causati dall’inosservanza del presente regolamento.
Deroga all’osservanza del REGOLAMENTO:
18. In occasione di manifestazioni sportive autorizzate dalla Sezione Provinciale e per i soli partecipanti alla gara è ammessa deroga parziale o totale dall’osservanza del presente regolamento in ordine all’azione di gara e alle relative disposizioni.
19. In occasione di dette manifestazioni la Sezione Provinciale si riserva di vietare la pesca per uno o più giorni.
20. La FIPSAS si riserva di vietare la pesca nelle acque convenzionate per uno o più giorni in occasioni di ripopolamenti della fauna ittica.
VOLTURNO
ISLa Sezione FIPSAS di Isernia gestisce un tratto del fiume Volturno lungo circa 7 Km. Il tratto in concessione inizia 800 metri a valle della confluenza del Fiume Volturno con il Rio Chiaro (Comune di Colli a Volturno) sino al Ponte 25 Archi (Comune di Montaquila). L’area in concessione è divisa in due riserve di pesca, un tratto generico ed una zona No Kill. Il fiume Volturno nella prima parte della nostra riserva si presenta come un corso d’acqua prettamente torrentizio, con alveo stretto ad alternanza di tratti con acque calme e profonde e tratti con veloci correnti, ma una volta ricevute le acque del fiume Cavaliere, affluente di sinistra, modifica la propria struttura divenendo un classico corso d’acqua di media valle, l’alveo si allarga e la portata d’acqua aumenta notevolmente andando a creare una moltitudine di spot di pesca differenti.
Come arrivare: Da ROMA – Autostrada A1 uscita San Vittore, continuare in direzione Roccaraso per circa 30 Km sino a raggiungere la località di Roccaravindola. Da NAPOLI – Autostrada A1 uscita Caianello, continuare in direzione Roccaraso per circa 33 Km sino a raggiungere la località di Roccaravindola. Da PESCARA – Autostrada E80 uscita Pratola Peligna, proseguire in direzione Napoli per circa 95 Km sino a raggiungere la località di Roccaravindola.
Tecniche di pesca
Questo tipo di pesca consiste nel lanciare e far muovere, esplorando una vasta zona d’acqua, un’esca artificiale che risvegli l’istinto di predazione e di possesso territoriale del pesce, costringendolo cosi ad attaccare l’intruso. Viene praticata utilizzando una robusta canna da lancio, con lunghezza che va dal metro e mezzo per i ruscelli molto infrascati sino ai due metri e venti circa per i grandi fiumi del piano. La potenza della canna sarà scelta in base al tipo di artificiale impiegato, al peso dello stesso ed alla distanza a cui si reputa conveniente lanciarlo. La sua “nervosità” dipende dal tipo di movimento che si vuol far fare all’artificiale. Il nylon che si utilizza deve avere delle caratteristiche notevoli: sottile, ma altamente resistente, per poter essere contenuto in grossa quantità nel mulinello, che non abbia tendenza a spiralizzare, che resista alle abrasioni per il continuo e veloce passaggio sull’archetto e sugli anelli guidafilo, sufficientemente elastico per sopportare i tentativi di fuga di eventuali grosse prede. Qualità superiori si richiedono ovviamente anche agli altri componenti della canna, visto il continuo stress a cui sono sottoposti durante una battuta di pesca. E vediamo ora velocemente come sono queste esche che “irritano” a tal punto il pesce da indurlo ad abboccare: le più comuni sono i cucchiaini, cosi chiamati per la forma della loro paletta, rotante intorno ad un asse. Al di sotto della paletta, che può essere dei colori più disparati, al termine dell’asse, vi è collegata (in modo snodato) un’ancoretta a tre ami che nella ferrata si agganciano all’apparato boccale del pesce. Varianti al cucchiaino sono i tandem (due palette), i devon, i misti (paletta e simulacro di pesce più o meno snodato), i cucchiaini con fiocchi e nappe, ecc. Prede specifiche di queste esche sono per la maggior parte Trote, Lucci, Cavedani e Persici Trota. Quando si insidiano esemplari di grossa mole (in special modo i Lucci) è buona norma collegare l’artificiale al monofilo tramite un bracciolino di acciaio sottile, ma resistente ai denti del palato e della lingua di questi predatori che potrebbero tagliare anche nylon di notevole diametro. Un’altra esca usata nello spinning è il Rapala e tutti i suoi discendenti e similari. Si tratta di un’imitazione di un pesciolino argenteo, usata e costruita inizialmente all’estremo nord dell’Europa, in legno di balsa e portante all’apice del muso un piccolo alettone in plastica trasparente che, in funzione della velocità di recupero, la fa affondare od emergere alla stregua di un pesce ferito o impaurito, risvegliando cosi l’istinto di caccia dei grossi predatori.
Consiste nel lanciare il più distante possibile, o meglio, dove si è vista la classica “bollata” del pesce salito in superficie per afferrare un insetto che volava a pelo d’acqua, un’esca artificiale imitante l’insetto stesso. Detta così la cosa è di una semplicità estrema, ma la sua pratica ci dimostra invece quanto sia difficile effettuarla con successo. Innanzitutto la tecnica del lancio: non è per niente facile imparare il coordinamento e la sequenza dei gesti che ci permettono, senza ausilio di alcuna zavorra, di posare delicatamente e naturalmente un artificiale dal peso inferiore al grammo, anche a più di dieci metri di distanza senza agganciare piante, erbe o sassi.
Come non è facile scegliere il tipo di artificiale da usare per ogni fiume, per ogni ora del giorno, per ogni pesce. I pescatori inglesi, alla prima cattura non disdegnano di fare gli anatomopatologi per vedere di che tipo, dimensione e colore sono gli insetti che si trovano già nello stomaco del pesce e, quindi, utilizzare la mosca che più gli assomiglia. Importante è anche la lenza che permette il lancio di questa mosca infinitamente leggera: si chiama in gergo “coda di topo” e può essere galleggiante o affondante; in genere consiste in due lunghi tronchi di cono, affusolati ed uniti per la base, atti a facilitare la sequenza di lancio. Anche le mosche possono essere galleggianti o affondanti a seconda della specialità di pesca che si pratica.
Ma il fascino della pesca con la mosca non finisce con l’uscita sul torrente o sul fiume, ma continua a casa, nel piccolo laboratorio o nell’angolo del “fai da te”, dove il pescatore si dedica, personalmente, alla costruzione degli artificiali, con strumenti speciali quali lenti, morsetti, pinzette ed utilizzando materiali quali pelo di lepre, piume di gallo cedrone, di anatra mandarina, di collo di fagiano, fili di seta colorata. Probabilmente è questa parte lontano dal fiume che contribuisce alla creazione di questo alone di fascino e di passione che circonda la pesca con la mosca.
Ricordiamo, infine che in alta Italia e, precisamente, in Valsesia si usa da tempo immemore una particolare pesca con la mosca detta appunto “alla valsesiana” che consiste nel posare in acqua l’artificiale non con attrezzature sofisticate (canne in refendù, bambù ottagonale o materiali sintetici, mulinelli, code di topo ed altro), ma con una semplice canna fissa a cui è legata una lenza, a diametro decrescente, generalmente costruita dal pescatore medesimo, più lunga della canna stessa. Questa caratteristica obbliga il pescasportivo, onde non aggrovigliare la lenza, al caratteristico movimento della “frustata” che effettua anche negli spostamenti lungo le rive ghiaiose del fiume.
Rilascio permessi
Tel: 3473771623
Sito:www.fipsasisernia.org
Facebook: www.facebook.com/fipsas.isernia.1
Regolamento interno
Riserva No Kill: Il solo sistema di pesca consentito è la pesca a mosca con coda di topo con finale con non più di due mosche (secca, sommersa, ninfa, streamer), con ami privi di ardiglione o con ardiglione schiacciato. È consigliato l’uso del guadino al fine di prevenire il ferimento del pesce in fase di recupero e rilascio. Il pesce dovrà essere tempestivamente liberato in acqua con la massima cura e cautela possibili e con le mani bagnate.
Riserva generica: Trote massimo 5 capi giornalieri
Riserva No Kill: obbligo di rilascio del pescato
Riserva generica FIPSAS: In questa riserva con la sola tessera F.I.P.S.A.S., è consentita la pesca nelle giornate del Giovedì e della Domenica ed in tutte le festività infrasettimanali, è tuttavia possibile acquistare un apposito tesserino denominato “SEGNA-CATTURE” per praticare la pesca anche nelle giornate del Martedì e del Sabato. È sempre vietato esercitare la pesca nelle giornate del Lunedì, Mercoledì e Venerdì salvo se ricadono come festività infrasettimanali.
Riserva NO KILL: Possono esercitare la pesca nel tratto a mosca NO KILL tutti i pescatori sportivi tesserati FIPSAS muniti di apposito permesso rilasciato dalla Sezione Prov.le FIPSAS di Isernia o da punti vendita convenzionati. Sono disponibili due tipologie di permessi, quello annuale al costo di Euro 30,00 e quello giornaliero al costo di Euro 10,00.
Dalle acque cristalline dei fiumi del Trentino-Alto Adige fino alle riserve naturali della Sicilia, attraversando corsi d’acqua e torrenti di tutte le regioni italiane, la Federazione offre ai propri tesserati centinaia di opportunità per vivere la pesca a stretto contatto con una natura spesso ancora intatta.
La gestione delle acque significa anche responsabilità e competenza: un impegno costante, supportato da criteri scientifici, per la tutela degli ecosistemi acquatici e del patrimonio ittico. Questo si traduce nella conduzione di impianti ittiogenici, in progetti di recupero e conservazione delle specie autoctone, nel salvataggio di grandi quantità di pesci in difficoltà e in numerose altre attività a difesa dell’ambiente.
Dalle acque cristalline dei fiumi del Trentino-Alto Adige fino alle riserve naturali della Sicilia, attraversando corsi d’acqua e torrenti di tutte le regioni italiane, la Federazione offre ai propri tesserati centinaia di opportunità per vivere la pesca a stretto contatto con una natura spesso ancora intatta.
La gestione delle acque significa anche responsabilità e competenza: un impegno costante, supportato da criteri scientifici, per la tutela degli ecosistemi acquatici e del patrimonio ittico. Questo si traduce nella conduzione di impianti ittiogenici, in progetti di recupero e conservazione delle specie autoctone, nel salvataggio di grandi quantità di pesci in difficoltà e in numerose altre attività a difesa dell’ambiente.